Capitolo 11✅
Almost thought we could've been something
Almost thought we could have tried, butIt didn't happen so I need you to get out my life
That's us _Anson Seabra_
Buio, ecco quello che mi ricordo del giorno dopo. Un buio immenso e incolmabile nel mio petto e attorno a me. Hope mi aveva portato schifezze la mattina, il pomeriggio e la sera. Nessun contatto con l'esterno o con qualsiasi essere umano all'infuori della mia migliore amica. Erano più o meno le cinque di pomeriggio e arrivai alla conclusione finale:
Chase non vale la mia tristezza, sta sera si esce con bei ragazzi, me ne rimorchio uno e poi si vedrà.
Andai alla finestra e la spalancai con una ritrovata determinazione, rimasi accecata dalla luce del sole, feci una smorfia infastidita e mi girai dall'altra parte.
<Cazzo... Non ho nulla>, borbottai dopo aver notato di non avere niente di adatto ad un party tra le mie cose. Dovevo andare a fare shopping con Carmen e Hope uno di questi giorni.
<Hooooooopeeeee>, urlai forte e aspettai un paio di attimi.
<Siiiiiiii? >, I suoi passi che venivano in camera mia mi fecero sorridere.
Entrò nella mia stanza con un sorrisone stampato sulla bocca.
<Sta sera si va ad una festa!>, lei si mise a saltellare per tutta la stanza.
<Dobbiamo dirlo anche a Carmen e Josh magari e.... Christian!!>, guardò nel mio armadio e fece una smorfia mettendosi teatralmente le mani sui fianchi.
<Nessun vestito? No problem! Seguimi, ragazza!>, entrammo nella sua camera ed insieme revisionammo i suoi completi per le feste.
<Questo?>, un tubino rosso smagliante con uno spacco sulla pancia e la gonna cortissima.
<Non credo mi stia bene... Magari dovrei mettere quello che avevo indossato l'altra volta>, lei scosse la testa con forza.
<Negativo capitano! Provati questo>, mi infilai il vestito rosso corrucciata e Hope emise un urletto meravigliato illuminando come una bambina .
<Se non fossi etero ci proverei anche io con te>, rise ma subito dopo mise il broncio,
<Non è giusto! A te sta bene tutto>
<Grazie amore, ma sai benissimo che anche a te sta bene anche un sacco di patate>, sorrisi e le presi le mani facendole fare un piroette.
Si vestì anche lei con un semplice top viola con delle fiamme nere e dei pantaloni di pelle neri corti che le fasciavano i fianchi. Per quanto riguarda il trucco Hope era una maga: mi disegnò una linea decisa e spessa di eyeliner come un vero e proprio artista, applicò ai miei occhi un po' di mascara e lasciò la bocca lucida ma senza rossetto per non farmi sembrare troppo volgare come la maggior parte delle ragazzine che ci sarebbero state a quel party. Hope si truccò velocemente, quasi disinteressata al suo aspetto, come se avesse ben altro a cui pensare. Scendemmo al piano di sotto e notai che solo Christian e Josh erano presenti mentre Carmen non era lì insieme a loro.
<Esami>, disse Hope come se mi avesse letto nella mente.
Adesso glielo chiedo.
<No, non so leggere nella mente>, la guardai stupita e lei mi fece l'occhiolino.
Wait a damn minute...
Uscimmo di casa parlando delle doti nascoste di Hope e dei miei super poteri da donna vissuta in quanto avessi addosso un vestito rosso che ricordava a Josh un film sui viaggi nel tempo. Era buffo come riuscissi a dimenticare la mia situazione con Chase insieme a quei fantastici ragazzi.
Arrivammo in un locale da cui proveniva musica alta e uscivano ed entravano continuamente persone che indubbiamente non erano abbastanza grandi per partecipare al party ma il buttafuori sembrava essere troppo concentrato sulle scollature delle ragazzine per notare anche la faccia, come se la età fosse uguale alla taglia di reggiseno... Viscido schifoso.
Andammo all'entrata ed il buttafuori sorrise a Hope con fare malizioso fissandole con insistenza il seno sotto il top viola, Josh si parò davanti a lei e fronteggiò l'omone con aria di sfida. Avevo un tantino paura per lui dato che Jimmy, così lo avevo chiamato a primo impatto, era triplo di lui ed era tutto dire dato che Josh era davvero una montagna. Dopo un paio di minuti ci fece entrare senza fare altri commenti.
Mi sarebbe piaciuto avere un ragazzo come Josh: attraente, romantico, dolce, intelligente, protettivo... Era davvero perfetto, ma sembrava sempre che mi debba innamorare delle persone più sbagliate per me.
Era pieno di gente, quasi non si respirava. Cercai il bancone del bar tentando di non affogare tra i corpi dei ballerini sulla pista. Arrivai davanti al barman e sorrisi vittoriosa, lui ricambiò il sorriso. Sarà stato un ragazzo più o meno di un anno più grande di me, o almeno così supponevo, aveva capelli color miele che sembravano davvero soffici, una pelle abbronzata da surfista di Malibu e due occhi scuri che gli donavano una profondità allo sguardo che mi lasciava intrigata.
<Che cosa desideri da bere?>, chiese lui sorridendo.
<Umh... Una vodka>, dissi quasi urlando per sovrastare il rumore assurdo della musica a palla.
<Arriva subito, dolcezza>, annuii tralasciando il soprannome che mi aveva affibbiato, mi ricordava maledettamente Chase.
Preparò il mio drink con agilità e me lo mise davanti, lo tracannai in un colpo cercando di non pensare più a lui. IL solo ricordarmi il suo sorriso mi faceva venir voglia di piangere, urlare e ritornare a letto.
<Wow...assetata?>, ridacchiò il ragazzo surfista.
<Molto assetata, un'altro per favore>, lui si affrettò a farne un'altro che ovviamente seguì il suo compagno nel mio stomaco.
<Qual'è il tuo nome, dolcezza?>, mi cominciavo a sentire più spensierata e leggera dopo il terzo bicchiere ed il soprannome mi iniziava a piacere quasi... quasi.
<Mi chiamo Cindy, tu?>
<Il mio nome è Luca>, sorrisi felice senza un motivo.
Iniziammo a parlare delle nostre vite e delle nostre famiglie. Scoprii che Luca aveva la mamma Californiana e lui era nato lì per poi trasferirsi al college proprio alla UCLA, aveva terminato gli studi un anno prima e faceva il giornalista in un giornale minore di Los Angeles. Al quinto bicchiere di vodka ero quasi del tutto brilla ed iniziavo ad essere un po' troppo appiccicosa ma da gentiluomo Luca non me lo faceva pesare troppo.
<Ora basta bere, Cindy, chi ti ha accompagnata qui?>, mi poggiai una mano sul mento pensierosa.
<Una mia amica... Il suo ragazzo... E... Christian>, sorrisi divertita e feci gli occhioni dolci a Luca che sembrò divertito dal mio comportamento.
<Senti, ti riaccompagno a casa e poi chiami i tuoi amici per dirglielo, va bene?>, annuii sentendomi un po' girare la testa. Cercai di alzarmi ma per poco non caddi a terra quindi lui mi caricò in braccio e mi fece uscire dalla porta di servizio. Dava su un parcheggio che credo dovesse essere riservato ai dipendenti del locale. Luca aveva un macchina davvero bella, non riuscivo a distinguere la marca ma era bella... O forse ero solo io ad essere ubriaca marcia.
<La mia casa è la sesta della via>, dissi io iniziando a sentirmi stanca e triste.
Perché Chase mi ha illusa? Che gli ho fatto di male?
<Eccoci qui, Cindy.. Ti va se ti lascio il mio numero e ci becchiamo uno di questi giorni>, io sorrisi debolmente smontando dall'auto mentre lui scribacchiava il suo numero su un biglietto e me lo consegnava con un bel sorriso.
<Se domani sarò ancora viva dopo la sbornia ti chiamo di sicuro>, lui mi sorrise malizioso e mi fece l'occhiolino per poi augurarmi la buonanotte e andarsene via.
Rientrai in casa, era buio e avevo paura di inciampare sui tacchi, me li sfilai e accesi la luce, per poco non mi misi ad urlare: Chase stava immobile in mezzo al salotto e mi guardava fisso.
<Buona notte anche a te, cazzo... Sto per morire di infarto>, mi massaggiai la fronte e strinsi il bigliettino con il numero di Luca tra le dita.
<Divertita?>, chiese lui incrociando le braccia al petto.
<Si, molto ad essere sincera.... Mi faresti il favore di chiamare Hope e dirle che sono sana e salva a casa... E dille che c'è anche un certo Luca di cui devo parlarle>, detto ciò lasciai il salotto salendo le scale fino alla mia camera.
I suoi passi dietro di me mi fecero accelerare fino quasi a correre e poi infilarmi nella mia camera e chiudere la porta a chiave. Non lo volevo guardarlo, non volevo parlargli, non volevo...
Non vuoi ammettere di averci creduto davvero anche se per poco.
<Cindy... non intendevo ferirti, io ci tengo a te>, sembrava dire la verità ma io non riuscivo a credergli comunque.
<Chase, io non sono arrabbiata, davvero>, sospirai sconfitta,<Solo, speravo che tra noi potesse nascere qualcosa e non è successo... ho capito male i tuoi comportamenti>
Attraverso la porta sentivo la sua indecisione, come se volesse dire qualcosa ma non potesse e io non ero sicura di voler sapere cosa mi nascondesse.
<Ti piace davvero lei?>, chiesi io. Mi sentivo svuotata e inerme davanti allo tsunami di delusione che mi sovrastava pronto a schiacciarmi.
<Si, mi piace davvero>, sorrisi senza divertimento alcuno ountando lo sguardo dall'altro capo della stanza, nel buio senza fine che si estendeva davanti a me.
<Beh, sono contenta per te, buonanotte Chase>, restai appoggiata alla porta con la schiena verso di lui o così pensavo nella mia mente ancora fissata con l'idea infantile che anche lui fosse seduto con la schiena contro la porta come in un film. Un sospiro e passi che si allontanavano.
Cosa sarebbe successo? solo il tempo lo avrebbe rivelato, immagino.
Che male alla testa. Mi sembra di avere degli scarafaggi che mi mangiano il cervello.
Rabbrividii all'idea ed uscii dalla doccia, mi infilai l'asciugamano e tornai in camera mia. I miei coinquilini stavano al piano di sotto facendo colazione probabilmente, io non avevo fame. Presi in mano il telefono e composi il numero di Luca, volevo ringraziarlo per ieri, era stato davvero carino riportandomi a casa e magari avremmo potuto fissare un'uscita come aveva proposto.
<Pronto?>
<Hey, ciao, sono Cindy... ti ricordi?>
<No, mi dispiace>
<Ok, non importa..>, sospirai leggermente triste.
<Scherzone! Come va ubriacona?>, risi e intanto mi infilai un vestito bianco con sopra un giacchetto di jeans.
<Abbastanza bene tutto sommato, tu?>, lui rise e la sua risata mi mise stranamente a mio agio.
<Me la cavo... a cosa devo questa chiamata?>
<Volevo ringraziarti per avermi portata a casa ieri e... beh, avevi proposto di uscire una volta... Mi chiedevo se l'offerta fosse ancora valida...>, dissi ansiosa e imbarazzata.
<Certo! Che ne dici questo pomeriggio? Ti vengo a prendere a scuola e andiamo a farci un giretto, ti va?>, sorrisi all'idea.
<Certo, ci vediamo dopo allora>
<Ciao, dolcezza>
Chiusi la chiamata e mi misi a saltare dalla felicità come Hope da brava sensei mi aveva fatto imparare.
<Ho un appuntamento, ho un appuntamento!>, canticchiai ballando in modo davvero imbarazzante e ringraziai di essere senza testimoni.
Mi infilai delle ballerine aperte bianche con un pochino di tacco che mi aveva prestato un paio di giorni fa Hope e scesi le scale inciampando nei miei stessi passi e per poco non precipitai giù dagli scalini. Arrivai in cucina ed erano ancora tutti a tavola, guardai Hope negli occhi e le sorrisi, anche lei sorrise capendo quello che era successo.
<Quindiiii?>, chiese lei mantenendo il contatto visivo e alzandosi dal tavolo.
<è fatta!>, lei si mise a saltare per la cucina ed io sorrisi battendo le mani.
<Certo che non siete tutte normali voi due!>, disse Josh ridendo.
<Sai che noia se fossimo normali!>, lo rimbeccò Hope facendogli la linguaccia che lui ricambiò per poi scoppiare e ridere entrambi.
<Beh, io vado a truccarmi, ci vediamo dopo>, salutai tutti senza guardare Chase negli occhi e uscii dalla cucina trattenendo il respiro.
Ero super eccitata per quel pomeriggio e non stavo più nella pelle di rivedere Luca. Avevo voglia di fare esperienze e divertirmi. Nella mia vita non avevo mai avuto l'occasione di avere un appuntamento o qualcosa di simile quindi era la prima volta per me. Le lezioni di quella mattinata si susseguirono lente e noiose mentre io distrattamente ascoltavo stralci di spiegazione fantasticando sulla mia uscita di poche ore dopo e scribacchiavo sul mio quaderno degli appunti.
Era finalmente giunto il suono della campanella finale ed io stavo già sorridendo come un ebete, mi sentivo leggere come l'aria. Uscii dalla porta principale e subito notai confusa che più o meno tutte le ragazze della scuola erano concentrate su un punto della strada come falene attirate dalla luce di una candela. C'era chi ridacchiava, chi spettegolava con quella vicino, chi faceva foto di nascosto, mi sembrava di essere capitolati in un filmetto adolescenziale.
Che succede ora? Arriva Troy e mi porta a cantare sulla terrazza della scuola?
Cercai di vedere chi fosse ma quando lo capii restai piacevolmente colpita: Luca stava su una decappottabile rossa, come quelle che si vedono nei film, ed era più bello di come lo ricordasse la mia mente annebbiata dall'alcol: la pelle abbronzata sembrava quasi di caramello, i capelli color nocciola al sole avevano dei bellissimi riflessi biondi che lo facevano sembrare un dio greco appena uscito da qualche mito antico. Appena mi vide mi sorrise smagliante e mi fece segno di avvicinarmi, mi sciolsi in imbarazzo lo chignon che di solito facevo durante le lezioni per stare più comoda e sotto gli sguardi invidiosi e incuriositi delle mie compagne di scuola mi infilai nella sua macchina.
Che imbarazzo... ma credo che sia questo il prezzo di uscire con un ragazzo del genere.
<Hey, dolcezza, come va?>, sorrisi smagliante a Luca con l'aria a scompigliarmi i capelli ormai liberi dal elastico.
<Bene, tu?>, lui sorrise.
<Niente male, hai fame?>, arrossii sentendo il mio stomaco brontolare pacatamente.
<Sto morendo di fame, in verità>, lui rise e mi appoggiò il braccio dietro le spalle, mi sentii un poco a disagio ma mi cercai solamente di godermi il momento senza pensarci su troppo.
<Ma la Alfa Romeo Spider ha il cambio manuale?>, lui rimase sorpreso dal fatto che conoscessi il nome della macchina e sorrise soddisfatto.
<Si, sei una appassionata di macchine?>, scossi il capo chiudendo gli occhi e abbandonando la testa all'indietro.
<In verità preferisco le moto, mio padre le fabbrica quindi sono cresciuta in mezzo ai motori e con persone che continuavano a parlare di moto dalla mattina alla sera>, risi al solo ricordo.
<Hai un buon rapporto con tuo padre?>
<Per nulla in verità, non lo vedo da anni>, lui non insistette sull'argomento, magari per non mettermi a disagio o forse perché non gli importava, in tutti e due i casi mi andava bene così.
<Cosa ti piace fare, quando non parli di moto, ovviamente>, risi.
<Scrivo canzoni nel tempo libero, però al momento non lo faccio spesso dato che ho esami un giorno si e l'altro anche>, sbuffai intristita: il college era davvero duro
<Mi ricordo di come era fare tutti quegli esami, uff! Se hai bisogno di aiuto per qualcosa chiedi pure>
<Grazie>, sorrisi riconoscente e lui ricambiò.
Parlammo per un'altra mezz'oretta mentre lui guidava a velocità quasi sovra umana ed io mi divertivo come una matta ad ascoltare tutti gli aneddoti più strabilianti della sua vita.
<Ma dove stiamo andando?>, lui sorrise.
<Nel centro di Los Angeles, pensavo ti sarebbe piaciuto>, i miei occhi si illuminarono.
<Certo che mi piace! Volevo andarci da quando sono arrivata qui!>
<Bene, sono contento di farti felice>, mi scompigliò i capelli dolcemente ed io chiusi gli occhi felice.
Los Angeles era mozzafiato! Passammo la maggior parte del tempo a parlare più o meno di tutto, senza filtri, senza muri a dividerci. Non mi ero mai aperta così tanto con qualcuno in così poco tempo e non pensavo come ogni volta al fatto che avrebbe potuto usare quelle informazioni per farmi del male, non riuscivo a pensarlo mentre lui mi sorrideva e mi diceva i suoi segreti più grandi e mi chiedeva di me. Chiamatemi sciocca o ingenua, dopo tutto quello che avevo passato riuscivo ancora fidarmi.
Stavamo camminando per la strada quando notammo sul ciglio della strada dei ragazzi che stavano suonando Us di James Bay, era una canzone che sinceramente adoravo e che era davvero un peccato lasciare senza solista. Lo ripeto: non sono una ragazza coraggiosa, ne forte e ne tanto meno sicura di se, ma in quel momento sapevo cosa fare.
<Vieni>, trascinai Luca davanti alla band, lui mi guardava confuso e divertito.
<Mi scusi, quello è un ragazzo che mi piace, vorrei fare colpo... potrei cantare questa canzone?>, sussurrai al pianista, lui rise e mi fece l'occhiolino passandomi un microfono.
<Tutto tuo ragazza>, mi disse e poi aggiunse ai ragazzi della band, <Dall'inizio>
Presi un profondo respiro, l'energia che mi scorreva dalla punta delle dita fino a quella dei capelli mi faceva rabbrividire di felicità.
Sometimes I'm beaten
Sometimes I'm broken
'Cause sometimes this is nothing but smoke
Luca era ad occhi spalancati e sembrava non credere alle sue orecchie, era buffo con quella espressione d bimbo.
Can we make it better?
'Cause I'm losing hope
Continuavo a cantare e scoprii che ero sempre meno tesa ogni volta che mi esibivo. Intorno a me si stava raggruppando un bel gruppo di persone, alcune mettevano soldi nel cappello della band, altri filmavano, altri battevano le mani a tempo ma a me non importava: guardavo Luca negli occhi e non riuscivo a distrarmi da quelle pozze scure e magnetiche che riuscivano ad incantarmi in un modo a me sconosciuto.
La canzone era finita ormai ed io non riuscivo a restare seria, le persone si congratulavano e mi chiedevano per quale casa discografica lavorassi, da quanto studiarsi canto e se il bel ragazzo che mi guardava eccitatissimo fosse il mio ragazzo. Era strano essere al centro della attenzione in quel modo in verità, ma reagivo abbastanza bene nonostante non avessi mai provato nulla di simile prima.
<Hey>, lui mi prese le mani e sorrise smagliante.
<Quando mi hai detto che cantavi non mi immaginavo che fossi davvero così brava>, arrossii e mi tirai piano una ciocca di capelli in imbarazzo.
Continuammo a camminare ad arrivammo alla sua macchina, lui sorrise e mi aprì la portiera con un inchino esagerato, io risi e salii. Il viaggio di ritorno fu rilassato e divertente, non volevo che quella giornata finisse, mi sembrava fosse durata un'ora scarsa anche se ne avevamo utilizzate quasi quattro e mezza.
<Non sparire, voglio rivederti>, disse lui appoggiandosi alla sua macchina. Eravamo davanti a casa mia e ormai era sera inoltrata. La luna regnava già nel cielo come un grande occhio bianco puntato su di noi.
<Piuttosto tu non sparire>, lui rise e mi prese con dolcezza la mano, la accarezzò guardandomi insistentemente negli occhi e vi lasciò un bacio caldo, sentii i brividi corrermi per tutta la schiena.
<Ti chiamo domani>, disse lui e salì in macchina.
<Allora a domani>, lui mi fece un occhiolino e sparì lungo la strada illuminata dai lampioni.
Quel ragazzo era davvero un sogno, non avevo incontrato mai nessuno così simile a me. Ma ero decisa a fare con calma con lui, dopo tutta la storia con Zayn la situazione "fiducia" era peggiorata più di quanto lo fosse già.
<Sono tornata!>, dissi ad alta voce, ma mi pietrificai di colpo quando vidi tutti a tavola ed il mio posto occupato da una bellissima ragazza mora che aveva popolato i miei incubi dalla partita di due giorni prima.
<Ciao Cindy, ben tornata! proprio in tempo per la cena>, disse Hope alzandosi da tavolo per abbracciarmi.
<Come stai? Non ci aspettavamo che venisse anche lei ma Chase l'ha invitata e non potevamo fare altrimenti...>, mi sussurrò così che nessuno notasse la conversazione in atto, scossi la testa e sorrisi.
<è la fidanzata di Chase, la vedremo molto spesso d'ora in poi>, sorrisi alla bella ragazza e lei rispose facendo altrettanto. Da vicino era ancora più attraente che da lontano, cominciavo a capire perché Chase avesse scelto lei.
Allora perché sembra che qualcuno gli stesse dando dei calci nelle palle da sotto il tavolo?
<Beh, io sono Kim, la ragazza di Chase, piacere di conoscerti>
<Io mi chiamo Cindy>, lei sorrise e guardò Chase di sottecchi.
<Chase mi ha parlato molto di te, è come se ti conoscessi da sempre>, l'espressione di Chase divenne dura come la pietra e vidi tutto il suo corpo irrigidirsi. Che problemi ha?
<Tutto ok tesoro?>, la sua mano si infilò sotto il tavolo e gli sfiorò la mano che aveva riposto sotto il tavolo. Chase ritirò la mano nascosta e la strinse all'altra.
C'è qualcosa che non quadra.
Hope mi guardò come se cercasse risposte ma ormai nulla di quello che pensavo su Chase sembrava essere vero, perciò feci spallucce e presi un trancio di pizza dal cartone al centro del tavolo addentandolo.
La cena passò tra chiacchiere amichevoli. Tutti volevano i particolari della relazione tra Kim e Chase mentre io osservavo il secondo cercando di capire che cosa gli accadesse.
Se non posso essere la sua ragazza o simili almeno posso essergli amica.
<Si è fatto davvero tardi, credo che ora dovresti andare Kim, è davvero pericoloso camminare da sole a quest'ora>, dissi io alzandomi da tavolo.
<Tranquilla Cindy, mi accompagna Chase a casa>, sorrise timida ma negli occhi aveva una punta di qualcosa che non riuscivo a capire. Era come se ci vedesse come delle pedine inferiori a lei e che potesse tenerci tutti in pugno senza sforzo,mi sentivo insignificante... o magari mi facevo troppi complessi perché ero invidiosa di lei.
<Sono stanco, vacci da sola>, disse lui brusco.
L'espressione di Kim si fece dura come il marmo, non sembrava più così gentile e carina, si avvicinò a lui con una strana espressione tra l'altezzoso e il minaccioso, prese un braccio di Chase e si avvicinò al suo orecchio per poi sussurrargli qualcosa, l'espressione di Chase cambiò di colpo, sbiancò e digrignò i denti.
Kim sorrise trionfante e scoccó un bacio bagnato a Chase che sembrava una mezza via tra il disgusto represso e l'odio profondo.
<L'accompagno a casa, torno tra poco>, detto questo uscì seguito da Kim che trotterellava come una bambina dietro il suo ragazzo come se le avessero regalato un pacchetto di caramelle.
Era tutto davvero insolito.
Mi ripromisi di aspettarlo sul divano fino al suo ritorno.
<Hey>, dissi quando lui entrò nel salotto, si fermò di colpo.
<Ciao Cindy, cosa vuoi?>, chiese lui incrociando le braccia al petto muscoloso, cercai di distogliere l'attenzione dai suoi bicipiti.
<Siediti qui con me>, lui non si mosse per due interminabili istanti e poi si sedette a debita distanza da me.
<Mi sembravi strano a cena e anche Kim si comportava in modo strano>, lui cercò di non guardarmi negli occhi troppo a lungo.
<Kim è fatta così ed io ero stanco... Tu stai uscendo con un certo... Luke? >, risi piano e mi stiracchiai.
<Luca>, lo corressi <E si, oggi siamo usciti, lui è davvero perfetto>, sorrisi, ma non riuscivo ad essere convincente nemmeno per me stessa.
<Ma lui è quello che ti potrà rendere felice? Tu sarai felice con lui?>, chiese Chase come se si aspettasse che lasciassi perdere del tutto Luca e scegliessi qualcos'altro... Qualcun'altro. Per davvero?! Come poteva stare lì davanti a me e pretendere che dopo che lui si era fidanzato scegliessi ancora lui, nonostante avesse anche sostenuto di essere davvero innamorato di Kim.
<Ci siamo visti solo per 4 ore e solo oggi, non posso dirti con sicurezza se mi renderà felice o no, ok? Però sono certa che tu sia abbastanza sicuro su quanto Kim ti renda felice quindi smettiamola con questa farsa del:>, feci una vociona imitando la sua, <Lui sarà il ragazzo giusto? Mi interessa davvero se tu trovi quello giusto, sai, almeno non sarai l'unica disperata zitella della casa ahahahah>, lui rimase in silenzio. Ero arrabbiata, certo, non era stato corretto da parte sua quel tiro di Kim, pensavo che lo avessi superato dato che ero uscita con un ragazzo bellissimo e intelligente come Luca ma non era così.
L'aria mi fu strappata dai polmoni, un tuffo al cuore, gli occhi sbarrati: mi ritrovai lunga distesa sul divano, gli occhi azzurri come il cielo di Chase ad un centimetro di distanza.
<Tu non capisci>, si avvicinò ancora di più se possibile, non riuscivo a formulare un pensiero di senso compiuto. La sua mano si fece strada tra i ciuffi dei miei capelli sparsi sulle spalle, tra la carne fresca e cedevole del mio collo, quella soda e morbida della mia guancia e accarezzare le mie labbra dischiuse.
<Se potessi ti spiegherei tutto ma non posso proprio... Sappi solo che lo faccio per te>, le sue labbra erano così vicine che mentre parlava sentivo le sentivo sfiorare le mie. Strinsi la sua maglietta tra le dita e buttai fuori tutta l'aria che avevo nei polmoni in un grande sospiro quasi a scatti, Chase chiuse gli occhi per poi riaprirli.
<Chase... Ti prego... >, non so esattamente cosa lo stessi pregando di fare o non fare, e credo che neanche io lo sapevo in quel momento.
<Piccola... >, le sue labbra erano praticamente sulle mie ma era come se non fosse abbastanza, volevo sentire il suo respiro attorcigliarsi e fondersi al mio. Strinsi i suoi capelli e lo avvicinai a me facendogli posare effettivamente la sua bocca sulla mia. Lui restava immobile, gli occhi spalancati mentre io non riuscivo a tenerli aperti, ero troppo concentrata sulla sublime somma del suo profumo e la morbidezza della sua pelle Alla fine sembrò abbandonare qualsiasi forza perché ricambiò il mio bacio attirandomi di più a sé e divorando il mio respiro tremulo. Mi staccati dalle sue labbra di colpo, tutto quello era sbagliato. Me.... Lui... Era tutto sbagliato.
<Non pensare a questo ora, Piccola>, mi prese il mento tra il pollice e l'indice e mi riportò davanti alle sue labbra e le premette contro le mie. Mi strinsi a lui disperatamente come se non avessi mai respirato e lui fosse la prima boccata d'aria dopo essere quasi affogata. I suoi capelli tra le mie dita sembravano ciocche di seta e la sua pelle sembrava priva di imperfezioni. Mi sentivo bruciare in ogni singola fibra del mio essere e la malattia che avevo cercato di curare fino ad ora si propagava nelle mie vene chiamando a gran voce il suo nome, il mio cuore pulsava buttando altro veleno nel mio sangue che mi rendeva febbricitante ed ebbra dei suoi baci. Le sue mani erano dappertutto sui miei capelli e sul mio viso. Sentivo la sua presenza in tutto il mio corpo e nel mio cuore. Avevo paura che fosse tutto solo un sogno e che tra pochi instanti lui sarebbe scomparso ritornando nel mondo dei sogni da dove era provenuto. Lo baciai con trasporto e lui ricambiò senza freni, ci stringevamo con sempre più foga mentre il suo battito accelerato andava in sincrono con il mio creando una meravigliosa sinfonia di respiri e battiti. Le sue mani si infilarono sotto la mia maglietta ed io mi raggelai di colpo nonostante stessi bruciando fuori e dentro.
Cosa
Stiamo
Facendo?
Scandiva la mia mente d'un tratto lucida e coerente, anche troppo.
Lui
È
Fidanzato
Disse ancora colpendomi in faccia come pugni.
Lui
Ha
Scelto
Lei
Non
Te.
Spinsi via Chase bruscamente, il fiato corto ed il cuore che sembrava esplodermi nel petto. Lui mi guardava a corto di fiato e con i capelli scompigliati quanto me, colpevole del nostro dolce peccato quanto lo ero io.
Chase sembrò voler riprendere quello che stavamo facendo perché si buttò quasi in avanti cercando di intrappolarmi tra le sue braccia, e Dio solo sa quanto avrei voluto lasciarmi imprigionare se la mia gabbia era il suo corpo e lui il mio carceriere.
<Non mi sta bene essere una amante, Chase>, dissi lentamente io riprendendo a scatti il controllo della mia voce roca e tremante.
<O sei mio del tutto o non voglio averti>, mi alzai dal divano con lo sguardo basso le mani che tremavano, le ginocchia mi cedevano ad ogni passo che compievo lontano da lui.
<Non aspetto un uomo in eterno quindi ti consiglio di decidere in fretta perché se non ti muovi non sarò qui ad aspettarti>, salii le scale di corsa e mi chiusi in camera mia lasciandomi avvolgere dal buio della mia stanza.
Mi sfiorai le labbra con un dito e notai che erano ancora ipersensibili dopo quello che era... Successo. Rabbrividii leggermente al ricordo del suo corpo contro al mio e dei suoi occhi dritti nei miei ma cercai di scacciare via il pensiero andando a farmi una bella doccia fredda.
Ora spetta a lui decidere.
................................... ..
Ciao a tutti ragazzuoli miei!
Allora, ho un paio di domande da porvi! 😏
Cosa ne pensate di Kim? Secondo voi è solo una ragazza dalla bellezza eterea e gentile o ha qualcosa che bolle nel suo pentolone?
Che ne pensate del nostro Luca? Si rivelerà come Zayn (😒) o sarà il ragazzo giusto per Cindy?
E infine, avete delle teorie sul comportamento di Chase?
Scatenatevi!!! ❤️😉
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