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Capitolo 2

«Raccontami tutto senza tralasciare alcun dettaglio!» Maddy lasciò la presa dal mio braccio non appena ci sedemmo sul letto della mia stanza.

Era stata lei a prendere me e Daniel in aeroporto. Sia Maddy che Antony avevano già preso la patente, io invece, avevo superato la parte teorica e rimandato le guide; volevo semplicemente godermi a pieno l'estate. «Sai che mi hai fatto male con quella presa? E... dove sono andati Daniel e Antony?»

«Non provare a cambiare discorso, racconta» ribatté, sedendosi a gambe incrociate in attesa di una mia risposta. Per un attimo pensai "cavolo, perché è così euforica", poi ricordai che si trattava di Maddy.

Iniziai a disfare lo zaino mentre raccontavo i tre giorni trascorsi a Malta. Era una di quelle destinazioni a cui non mancava niente, aveva tutto: mare, sole, cultura, divertimento. Avevo adorato l'architettura barocca de La Valletta e i balconi colorati che spiccavano sulle facciate degli edifici, mentre le cabine telefoniche rosse sparse in vari punti della capitale mi ricordavano quelle di Londra.

I Giardini Upper Barrakka che offrivano la vista panoramica del Porto Grande, le tipiche imbarcazioni dalle vivaci tonalità di Marsaxlokk, era tutto bello; persino i negozi per turisti che si somigliavano tutti. L'unica cosa che mi dispiaceva era di non aver fatto l'escursione in barca che avrebbe dovuto portarci a Gozo, Comino, alla Laguna Blu e nelle Grotte Marine, per via del maltempo. Dopo aver letto l'email dell'annullamento dell'escursione ero un po' triste. Avevo sempre visto quei posti sui social e non vedevo l'ora di vederli con i miei stessi occhi, ma poi Daniel mi portò in piscina al Café del Mar per rimediare: un posto stupendo con la vista del mare. Sarebbe stato perfetto guardare il tramonto da lì, ma il mare mosso e il cielo nuvoloso non collaboravano con il termine perfezione.

Il giorno dopo, camminando tra le bancarelle di Midina, avevamo notato la gente che saliva sulle barche colorate, e dopo esserci informati scoprimmo che erano dei tour in barca che portavano a St. Peter's Pool. Era possibile andare nella spiaggia e restare lì a proprio piacimento, occorreva solo specificare la durata alle ragazze che lavoravano allo stand così da precisarlo nel biglietto.

«Okay, i posti sono stupendi, a Paceville ti sarà sembrato di trovarti in un film e tutto era economico. Dell'albergo cosa mi racconti?»

«Era molto carino, andavamo sempre nella sala dove si faceva colazione per poter prendere l'acqua e trovavamo sempre lo stesso ragazzino ad osservarci e...»

«Emily, non mi interessa niente del ragazzino, era un modo per sapere se è successo qualcosa con Daniel ma con te bisogna essere abbastanza diretti, concetto afferrato» venni interrotta da Maddy con una risata.

Sapevo dove voleva arrivare, però a me imbarazzava parlare delle mie situazioni intime, per questo motivo feci finta di niente. Non ero come lei che non si vergognava a parlare di qualsiasi argomento, questo lo sapeva, e lo aveva capito anche in quel momento dato che non aprii bocca dopo le sue parole.

«Quando ti entrerà in quella testolina che non c'è nulla di cui vergognarsi a parlare di...»

«Non dirlo» la interruppi, facendo segno con le mani di smettere.

«Di sesso Emily. Di. Sesso» scandì bene le parole, ignorando le mie. «Il sesso, l'amore, fanno parte della vita. Prima o poi entreranno a far parte della vita di tutti, ed è solo una stupidaggine quando le persone fanno credere che si tratta di un argomento da evitare.»

Okay, forse c'era qualcosa di vero nelle sue parole, ma di certo non avrei parlato dei miei rapporti sessuali con chiunque. Il problema era proprio quella parola, mi imbarazzava al punto che le mie guance diventavano rosse come un pomodoro, come una fragola, come... o come Heidi. Mi venne in mente la scena di quando a dodici anni mia madre stava guardando un film e durante una scena più spinta guardavo ovunque per evitare il suo sguardo per via dell'imbarazzo, ma lei sembrava non battere ciglio. Adesso avevo quasi diciannove anni e la situazione non era cambiata.

«Sì, lo abbiamo fatto. Contenta?»

«Questo lo avevo già capito da sola, volevo sapere se c'è stata qualche situazione particolare, quindi no. Non sono contenta» sbuffò, buttandosi all'indietro a gambe incrociate. Guardò il soffitto e poi me in attesa di una mia risposta ma in cambio ricevette solo degli sguardi mentre attorcigliavo i capelli tra le dita e un silenzio. Avrei voluto disfare anche lo zaino di Daniel solo per non incrociare lo sguardo di Maddy che mi metteva un tantino di pressione in quel momento.

«Lo so, non devo vergognarmi di parlare di sesso e cose simili, soprattutto con te, me lo ripeti in continuazione» sbuffai, smettendo di toccare le ciocche di capelli, «e ci sto provando. Vorrei capire anch'io perché mi imbarazza parlarne, ma del resto non siamo tutti uguali, no?»

«Il mio souvenir?» domandò cambiando argomento e alzandosi dal letto.

Che liberazione!

«Eccolo» presi il braccialetto dal sacchetto bianco contenente altri souvenir e glielo allungai. Era un braccialetto intrecciato blu con l'occhio di Horus, simbolo della protezione.

«Ci vediamo domani, ti passo a prendere alle venti» disse, riferendosi al compleanno di Edoardo.

Erano quasi le nove di sera e, insieme alla mia famiglia e Daniel avevamo finito di preparare la cena sulle note delle hit estive. Era bella l'atmosfera che si era venuta a creare come una vera famiglia serena, e la presenza di Daniel che scherzava con mio padre mi fece scappare un sorriso.

«Com'è andato il viaggio?» domandò mia madre non appena ci sedemmo a tavola.

Io e Daniel avevamo iniziato a raccontare quello che avevamo fatto, i posti visitati, e mentre ci lanciavamo dei sorrisi dovuti ai ricordi dei giorni precedenti.

«Vedo che vi siete divertiti» rispose mio padre, portando alla bocca il risotto ai funghi.

«Molto, sarei voluto rimanere lì» Daniel mise una mano sul mio ginocchio destro. Quel suo tocco inaspettato mi fece quasi balzare in aria.

«Sì, molto» affermai ciò che disse Daniel mentre versavo la Coca-Cola nel bicchiere.

Dopo aver cenato andai in bagno a fare una doccia, avevo bisogno di rilassarmi un po' sotto il getto l'acqua gelida e sentire l'odore del bagnoschiuma alle mandorle sul mio corpo, ma la troppa stanchezza mi impedii di lavare i miei lunghi capelli biondi.

Non appena entrai nella mia stanza con l'asciugamano che avvolgeva il mio corpo vidi Daniel steso sul letto a pancia in giù e con il cellulare nelle mani. Aveva finito di fare la doccia da poco anche lui, mi piacevano davvero tanto i suoi capelli scompigliati.

Mi avvicinai verso l'armadio per poter prendere i pantaloncini del pigiama e una semplice canottiera nera.

«Come siamo profumate» pronunciò, interrompendo quel silenzio. Lanciò il cellulare sul letto e si alzò per prendermi i polsi e portarmi sul letto insieme a lui. Sciolse i miei capelli dallo chignon fatto per non bagnarli e mi guardò dritto negli occhi con un sorriso.

«Sono sporchi, li laverò domani» dissi riferendomi ai capelli.

«Sei perfetta anche con i capelli sporchi.»

La mano di Daniel raggiunse la mia guancia destra e il suo volto si avvicinò al mio, poggiando il naso sul mio e dopo mi diede un bacio. Approfondii il bacio e lui mi prese per farmi stendere sopra di lui. «Forse è meglio se indosso il pigiama» gli feci notare che ero ancora avvolta dal classico asciugamano bianco e la pelle era bagnata.

«Potresti anche restare senza» sussurrò. Avvicinò di nuovo le sue labbra alle mie e cercò di togliere la tovaglia dal mio corpo con una sola mano, senza staccarsi dalle mie labbra. Sentii dei passi provenire dal corridoio e mi staccai da Daniel, vestendomi velocemente per evitare situazioni imbarazzanti semmai i miei genitori fossero diretti nella mia stanza.

«Vedi, non erano diretti qui, potevi rimanere senza» ironizzò Daniel, prendendo di nuovo le mie mani per buttarmi contro il suo corpo.

«In albergo credo di essere rimasta abbastanza tempo senza asciugamano, chissà chi me l'avrà rubata l'ultima sera» gli ricordai utilizzando il suo stesso timbro ironico mentre mi alzai a sedere sopra di lui. Guardai il suo corpo privo di maglietta e percorsi con le mani gli addominali, disegnando con le dita dei cerchi circolari.

«Forse li avevano finiti» scherzò, invertendo i posti: lui sopra di me e io sotto di lui.

«Bugiardo!»

La conversazione venne troncata dal toc toc della porta, con essa anche le nostre posizioni, da sdraiati uno sopra l'altro a seduti.

«Avanti» dissi con gli occhi puntati sulla porta.

Era mio padre.

«Volevo darvi la buona notte, e ognuno...»

«Nelle proprie stanze» continuammo in coro io e Daniel.

«Esatto» sorrise dandoci di nuovo la buona notte e uscì dalla stanza.

«I miei capiranno mai che ho quasi diciannove anni e che non mi devono trattare come se fossi una ragazzina?» domandai, sdraiandomi su un solo fianco.

«Sarai sempre la loro bambina. Forse non hanno neanche capito che non dormiamo più in stanze separate.»

Era vero. Stavamo insieme da quasi un anno e rispettammo i "ognuno nelle proprie stanze" solo i primi due mesi, poi aspettavamo che i miei andassero a dormire e Daniel tornava nella mia stanza. La mattina seguente non c'era alcun problema, i miei non venivano a svegliarci e dunque non sapevano che stavamo nella stessa stanza.

«Cosa ti è piaciuto di più di Malta?» mi domandò. Si sdraiò anche lui su un fianco e mi prese la vita per avvicinarmi a sé.

Quella domanda era così facile e così difficile al tempo stesso; dopotutto stava parlando con la ragazza più indecisa di questo mondo.

«Mh, fammi pensare... I tramonti!» esclamai con un sorriso. Dopo i tramonti la cosa che avevo preferito di Malta era senza alcun dubbio l'hamburger mangiato da Hungry Horse: uno dei migliori mangiati in vita mia!

«Risposta scontata. Allora sentiamo, cosa non ti è piaciuto?»

«St. Peter's Pool» risposi senza pensarci due volte. Era un bel posto, ma fare il bagno in quella spiaggia senza farsi male era non impossibile ma quasi. Non era una delle classiche spiagge, avevamo dovuto arrampicarci nelle rocce per poter andare in acqua e risalire. Dovevamo fare attenzione a dove poggiavamo i piedi e le mani altrimenti rischiavamo di scivolare e farci del male.

«Concordo.»

«Cosa ti è piaciuto di più di Malta?» riproposi la sua stessa domanda.

«Il tuo volto in mezzo a tutte quelle vie e quei paesaggi stupendi» i suoi occhi iniziarono a brillare e la sua bocca si allargò in un sorriso.

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