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capitolo 9 - Lavoro


Prima di arrivare al mio sogno di diventare un pilota, trasportando persone da ogni parte del mondo e poi insegnando ad altri come farlo, ho subito molte, molte sconfitte. Nel mio primo lavoro, mi hanno licenziato dandomi dell'incapace! Servivo pizze, in una piccola pizzeria al trancio; sì lo ammetto non ero molto sveglio allora, ma tutti lo direbbero di se stessi con il senno di poi. Quello che dobbiamo capire, al momento, è che anche se qualcuno ci dà dello stupido, dell'incapace o dell'imbranato, l'importante è sapere che possiamo migliorare e che miglioreremo!

Iniziai a lavorare presto, potrei dire, durante la stagione estiva nei tre mesi di pausa da scuola, a quindici anni, nella pizzeria in cui mi licenziarono. A sedici anni noleggiavo pedalò in spiaggia, questa volta senza essere licenziato, e a diciassette anni ero di nuovo in pizzeria (ma in un'altra sede). Qui riuscii a farmi accettare e a non farmi licenziare finché non partii per l'Australia. Posso dire con certezza che lavorare in una pizzeria non era una mia ambizione, quindi è normale che non lo facessi con passione (dopotutto se giudicassimo un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi potremmo dargli dell'incapace per sempre).

In Australia, il gioco fu inseguire un posto di lavoro, o meglio inseguire i soldi di quel posto di lavoro, perché erano collegati ad un'idea e ad un piano di viaggio che andava a braccetto con la possibilità di rinnovare il visto turistico lavorativo.

Questo mi motivò ad arrampicarmi sugli alberi... nel vero senso della parola. Iniziai a lavorare in una parte remota del continente potando alberi con delle grandi motoseghe, che diventavano in pratica i nostri "migliori amici", amici di cui dovevamo prenderci cura, controllandoli, pulendoli a facendogli la lama. Ci pagavano per produzioni, per alberi abbattuti, e non avere una lama ben fatta poteva costarti molto tempo, il che si trasformava in soldi persi.

Raggiunto il mio obiettivo dei giorni lavorativi, ne arrivò presto un altro: è questa una parte fondamentale del vivere, cioè avere dei problemi da risolvere e risolverli.

Tornato in Italia, per mesi ho concorso solo per ottenere un posto di lavoro.

In molti lavori mi ritrovai a fronteggiare il fatto che non volessi farlo, ma avevo bisogno dello stipendio che il lavoro mi dava. Ho capito che si può amare, in fondo, un qualsiasi lavoro anche se non è quello dei sogni, se l'intento per cui lo si fa è grande abbastanza.

Lavorare duro, in un lavoro che non amiamo, è nobile!

Non c'è niente di male in questo, si sa: il 90% delle persone svolge un lavoro che non li soddisfa completamente, lavorando solo per arrivare a fine mese. Se ti trovi a far parte di questo 90%, sii sicuro di essere il migliore in quello che fai, in modo che magari il lavoro inizi anche a piacerti. In questo modo non ti sentirai ricompensato solo a fine mese.

Se, invece, fai qualcosa che ti piace ma in cui non vieni ricompensato abbastanza, continua a farlo e dai del tuo meglio, vedrai che un modo per ricevere un buon compenso si troverà. Abbi fede.


//spazio autore//

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