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capitolo 4

Anna camminò perdendo il conto dei secondi, dei minuti, delle ore e dei giorni.
Ma una notte Mirko finalmente le annunciò che di lì a poco sarebbero giunti alla prima vera tappa di quel viaggio: il rifugio della sua banda.
Non dovette attendere a lungo prima di riuscire a scorgerne l'ingresso.
Era aperto e illuminato da due luci al neon che sfrigolavano ogni tanto e si notava anche da lontano.
Man mano che si avvicinavano l'atmosfera si faceva sempre più inquietante, apprezzò la luce che espandevano.
Mirko non l'aspettò e saltellò dentro.
Lei esitò un istante poi fece la sua entrata, cercando di non attirare troppo l'attenzione, e inciampò nel meccanismo di una trappola che scattò all'istante.
Lanciò un urlo spaventato e si ritrovò appesa al soffitto trattenuta da una rete di metallo spinosa che la graffiò dappertutto.
- Mirko!!!- gridò terrorizzata, - Che sta succedendo? Fammi scendere!-.
Il ragazzino ricomparve affiancato da un uomo barbuto e una giovane carbonaia dalla faccia piena di nera fuliggine.
Senza capire che cosa stesse succedendo e cercando di non graffiarsi troppo, si girò per guardarli tutti in faccia.
- Decisamente... senza di noi non potrebbe sopravvivere...- commentò l'uomo grattandosi la testa accigliato.
Mirko continuò a fissarla serio e scambiò con la giovane carbonaia un'occhiata di intesa.
- Avresti dovuto lasciarla dov'era...- disse la ragazza avvicinandosi per calarla lentamente verso terra.
- Grazie...- le disse Anna infuriata, fulminando con lo sguardo il ragazzino che l'aveva colpita alle spalle in quel modo brutale solo per metterla alla prova. 
- Come hai potuto? - gli chiese incredula e lui si strinse nelle spalle, - Avresti dovuto fare più attenzione...- le disse lui impassibile.
- Ora... guardati intirno... passeremo qui un po' di tempo prima di ripartire- le annunciò andando a sedersi su un bidone decorato insieme ai suoi compagni.
Lei sbuffò e, sentendosi quasi obbligata, si aggirò guardinga per quel largo spazio ottagonale che improvvisamente si era aperto davanti ai suoi occhi, illuminato a giorno da lampade di ogni foggia e epoca.
Rimase a bocca aperta per le caratteristiche straordinarie di quel rifugio.
Era una vera e propria base, un punto di ristoro, di monitoraggio e anche una sorta di svincolo; da lì partivano infatti due tunnel, i primi che avesse mai visto, che univano i sottotetti degli altri treni a quello.
C'erano diverse nicchiette. Alcune avevano un materasso, altre un divano, altre ancora semplicemente dei cuscini. In un paio di rientranze erano conservate cianfrusaglie da museo come libri, pentole, radio... e in ennesimo spazio invece erano stati incasellati diversi monitor, nuovi e vecchi, che ogni tanto vibravano e facevano vedere alcune immagini sgranate.
Non c'erano molte persone lì intorno e i pochi che li avevano accolti erano quasi tutti a dormire nella propria nicchietta.
Solo un paio erano davanti ai computer e a guardia dei tunnel.
Anna si riempì gli occhi di quelle immagini stravaganti e buie e, per la prima volta dopo molto tempo, rivide di nuovo il cielo. Un'unica finestra si apriva in mezzo alla parete, e poi sul soffitto, e permetteva di scorgere uno scorcio di cielo stellato.
- Wow...- sussurrò avvicinandosi al vetro freddo.
Anche se arrabbiata, di fronte a quello spettacolo non poteva fare a meno di rimanere meravigliata. Quello era ciò che amava del suo viaggiare e del suo fuggire: finire sempre con il trovare posti misteriosi e bellissimi, come quello, era la sua passione.
- Scusami ancora per il benvenuto non proprio piacevole...- disse Mirko affiancandola,  - Ma mi fa piacere che questo posto ti piaccia... questa è casa nostra- disse abbracciandola simbolicamente allargando le braccia.
- Come l'avete costruita, pensata, organizzata una roba del genere? - chiese stupita e il ragazzino sorrise.
- Potrai non crederci ma c'è molta gente in gamba quassù- la informò con orgoglio.
Lei annuì e sorrise.
- Mi piacerebbe conoscerli- disse sinceramente incuriosita.
Mirko annuì, - Immaginavo, per questo ho chiesto a Noha ed Emily di aspettarci qui...- disse come se per lui comunicare da una sezione all'altra fosse possibile.
La prese per mano e la guidò senza esitazione verso i suoi due compagni e con un grande entusiasmo li presentò.
- Loro sono i migliori qui, organizzano e regolano la vita della base- spiegò con calma, - Io ora vado a sgranocchiare qualcosa, vi lascio, così siete liberi di parlare- disse balzando via verso un altro angolo pieno di bidoni colmi di provviste.
Anna lo guardò imbambolata per un secondo con un sopracciglio alzato, un po' confusa, ma venne subito distratta da Emily che sbattè energicamente una mano sul metallo.
- Allora... Viaggiatrice di fortuna eh? Per quanto tempo ancora pensavi di sfuggire ai Controllori?- le chiese con ironia.
Lei si strinse nelle spalle e sospirò, - Sarei andata avanti finché fossi riuscita...- disse sinceramente.
Non si era mai posta il problema, né voleva farlo in quel momento.
La giovane dalla faccia fuligginosa si appoggiò soddisfatta alla parete.
- Mi piace- disse al suo silenzioso compagno.
Noha si appoggiò sui gomiti per osservarla, non disse nulla per un po'.
Poi si stiracchiò, - Piace anche a me- commentò alzandosi per andare verso una cuccetta.
- Ma? Dove?- chiese lei.
Emily le diede una pacca sulla spalla, - È ora di dormire per noi, goditi la permanenza- le augurò seguendo le orme dell'omone.
Anna rimase sola, assetata e affamata, vogliosa di risposte.
- Alla faccia della conversazione...- bofonchiò rivolta al vuoto e sobbalzò quando una grande mano affusolata le posò di fronte un boccale pieno di succo verde.
- Ero certo che prima o poi avresti avuto bisogno di me... ti offro da bere. Questa volta non negarmi il piacere di farti un favore- disse con voce calda un giovane vestito di abiti sportivi e un po' trasandati.
Lo squadrò con attenzione e le bastò un secondo per riconoscerlo.
I capelli biondi, molto corti, gli occhi verdissimi erano gli stessi. Mancavano solo gli occhiali dalla montatura sottile per incorniciare quel viso dai tratti duri ma eleganti.
Anna si allontanò da lui sconcertata.
- Tu che ci fai qui?- gli domandò con una voce stridula.
- Io? Ci vivo- rispose lui con un sorriso malizioso.

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