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Capitolo 1

Dopo la fuga raramente riusciva a chiudere occhio per più di due ore.
In realtà non aveva mai dormito molto.
A casa lo sferragliare del treno sud era insopportabile, ma se non altro era un suono familiare.
Le numerose e affollate Cabine degli operai, dei meccanici, dei cuochi, degli spazzini, erano ciò che occupava i Vagoni del treno di terza classe.
Tutti i lavoranti erano relegati in quell'ammasso di ferraglia che a malapena stava al passo con gli altri due convogli paralleli.
Lei, dopo una lunga e difficile infanzia, aveva deciso di lasciarsi tutto alle spalle per viaggiare.
Era diventata una nomade, rapina tra i vagoni dei tre treni, alla ricerca di quello che mai nessuno aveva raggiunto: le locomotive.
Sbadigliò assonnata ma riposata.
Da quando aveva lasciato il treno sud, la storia del dormire era cambiata.
Quel mattino si era svegliata nella Cabina, dopo una lunga notte di sonno senza sogni.
Aveva fatto bene ad attraversare i ponti e il treno centrale, quello dei servizi pubblici, per entrare nel treno nord.
Lì la vita aveva tutto un altro gusto.
Il sole filtrava pigro attraverso il finestrino trasparente e illuminava ogni angolo di una tiepida luce gialla che le scaldava anche un po' il cuore.
Da quando aveva scoperto che la sua vita era destinata a consumarsi rinchiusa in quel gigantesco mostro di metallo, rotaie e vagoni, aveva perso il piacere di godersi l'esistenza.
L'orologio digitale appeso alla parete arancio sul lato di quel soggiorno estraneo segnava le 7:30.
Decise che sarebbe stata l'ultima infrazione che avrebbe compiuto: non avrebbe più fatto irruzione in una Cabina altrui, sebbene in quella suite di lusso fosse stata davvero una favola.
Di lì a poco sarebbe passato un Cameriere per la colazione, come sarebbe passato anche per il pranzo e per la cena e lei avrebbe dovuto fingere di essere la proprietaria di quel luogo.
Già si immaginava cosa avrebbe ordinato: una spremuta d'arancia e una brioche ripiena di cioccolato fuso.
Ordinava sempre la stessa cosa da anni se ne aveva l'occasione e non aveva cambiato abitudine nemmeno quando era andata a vivere da sola, nemmeno da quando aveva iniziato il suo viaggio, la sua fuga.
Si alzò dal letto con calma.
Ormai non aveva più il turno di lavoro, che da sempre viene assegnato a ogni membro della società.
Era disoccupata, ma aveva il suo obbiettivo.
Non aveva nessun obbligo.
Si vestì con abiti pratici e comodi senza però trascurare di aggiungere un dettaglio elegante al tutto: la collanina di sua mamma.
Si diresse verso la porta che dava sul corridoio ascoltando, come ogni giorno, gli avvisi delle otto del capotreno, decisamente diversi da quelli del treno sud, e borbottando tra sé e sé quanta strada sarebbe riuscita a fare prima di essere scoperta, si lasciò la Cabina alle spalle.
Il grande e trafficato mondo del treno nord le si aprì come un variopinto e caotico panorama davanti agli occhi. Il grande spazio era diviso in corsie che erano rigidamente segnalate, così come lo erano le regole di percorrenza. Abitanti del vagone si affaccendavano di qua e di là, chi impegnato nelle sue mansioni, chi libero di passeggiare come lei.
Quella galleria era la via principale, l'arteria del treno. Sulla sinistra c'erano tutte le Cabine, sulla destra invece, si trovavano i ponti che conducevano al treno centrale, parallelo a quello, che trasportava dalle scuole agli ospedali, dai tribunali alle poste, dai ristoranti ai bar, alle palestre.
Anna viveva in quel mondo piccolo e organizzato da quando era nata.
Tre treni che custodivano un'umanità ristretta, rigida e controllata.
Ogni treno era diviso in Sezioni, quattro o cinque vagoni, che bastavano a contenere una piccola comunità.
Nemmeno il maestro più informato era a conoscenza del loro numero esatto, nessuno li aveva mai attraversati tutti. Per questo i treni erano detti infiniti.
La certezza che tutti avevano però, era che una locomotiva esisteva, per ciascuno di essi, e che un uomo governava e organizzava la vita della loro società.
Il Capotreno non l'aveva mai visto nessuno, si faceva sentire attraverso le casse installate in tutte le Cabine e nei corridoi.
Anna non aveva mai fatto molta attenzione a lui, fino a poco tempo prima non si era mai chiesta nulla su quel treno, sulle Sezioni, sulla società in cui era nata e vissuta. Ma quando aveva iniziato il suo viaggio per trovarlo, aveva cominciato a scoprire troppe cose, aveva iniziato a fare troppe domande ed era finita nei guai.
Ora passava le giornate camminando verso est, la stessa direzione verso cui correvano i treni, in cerca della locomotiva.
Si sistemò lo zainetto, comodo e mezzo vuoto, sulle spalle e scansò alcuni passeggeri che si stavano dirigendo a lavoro.
Studiò lo spazio che la circondava, puntando al portone di collegamento tra le Sezioni.
Quella notte l'aveva passata nel quinto vagone della Sezione Cinquantasette e si accingeva a passare nella Sezione Cinquantotto.
Impiegava circa una giornata a percorre una sezione ma quella mattina puntava ad arrivare alla cinquantanovesima.
Secondo i suoi calcoli doveva essere a metà del treno, ma per ora nulla era cambiato nel paesaggio.
Cercò con la coda dell'occhio le telecamere che controllavano i corridoi e ne individuò un paio.
Sospirò sperando che nessuno la notasse, non aveva voglia di cominciare subito a correre.
I Controllori erano diventati troppo bravi a trovarla e tenerla sott'occhio dai video di sorveglianza, perciò non voleva attirare l'attenzione.

Raggiunse il portone verso le otto e mezza e dopo aver recuperato il taccuino, segnò, prima di attraversarlo, il suo numero.
Soddisfatta guardò la colonna di simboli sulla carta, - Ancora un po' e arriverò in punta- si disse con un sorriso.
- Signorina? Che sta facendo? - domandò una voce ruvida che la fece scattare in piedi.
Dietro di lei un giovane Controllore la studiava con aria critica e incuriosita, mantenendo solo in apparenza un'aria severa.
Sembrava essere un apprendista.
Prese un respiro e cercò di calmarsi, gli sorrise, - sto facendo una ricerca- disse tirando il sorriso, -per la scuola...- aggiunse quando lo vide alzare un sopracciglio.
L'uomo scosse la testa, - che classe fai ragazzina? Dov'è il tuo insegnante? Nel treno nord non sono previste attività scolastiche- la informò minaccioso.
Si strinse nelle spalle e sorrise, - Ah... non lo sapevo, ho attraversato un ponte per caso, non volevo infrangere una regola- si difese facendo il labbruccio.
Il Controllore sospirò massaggiandosi la fronte, - Devo chiederti di venire con me, devo chiamare i tuoi genitori- disse tenendole una mano. Lei scosse la testa e sorrise, - sapete... temo che non sia il caso- disse cominciando a correre come un fulmine tra le corsie, creando scompiglio.
Oltrepassò il portone che si stava chiudendo appena in tempo e tirò un sospiro di sollievo, poi ricominciò a correre determinata a raggiungere il ponte di quella Sezione al più presto. Se non voleva farsi prendere, avrebbe dovuto cambiare treno.

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