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Cap.4: Attentato al falso re


Volarono per altri due giorni, finché non  avvistarono il castello: le guglie perse nel mare rossiccio che era il cielo, le pareti merlate risplendenti di un arancio acceso…era sempre bellissimo ammirare il tramonto da quel posto riservato che era il dorso del suo drago. Mentre viaggiava, si era spesso chiesta se quello in cui credeva fosse giusto. Da quando Janaly l'aveva esclusa dalla sua mente quella domanda la logorava, da quando Isabel si era messa tra lei e la sua metà più profonda, il suo drago, non riusciva a darsi pace. Del resto quelle domande erano fondate…come poteva credere ancora nell'Impero dopo quello a cui aveva assistito? Dopo che le avevano portato via Lui, Stiriaco? Dopo che l'istituzione a cui aveva giurato fedeltà aveva deciso di costruire il suo futuro su una menzogna? Certo non poteva crederci, forse per questo ultimamente le sue azioni di guerriglia erano fallite: perché non credeva veramente in qualcosa, ma non poteva farci niente,il suo giuramento la vincolava a vita e così piano piano si era lasciata andare a quella realtà senza più poter reagire. Pensò che era una triste realtà, poi rimuginò su cosa dire al Re: non aveva la pergamena, certo, ma aveva con se un ostaggio che valeva molto di più; Isabel era la sua scusa, la sua scappatoia.

***

Sentì bussare alla sua porta. - Avanti…- disse con voce stanca senza voltarsi, continuando a guardare fuori dalla finestra della sua stanza - signore, vostro padre vuole vedervi- annunciò il servetto mentre spalancava la porta , che si aprì su quella che non si sarebbe detta una stanza da principi: completamente in disordine, carte dappertutto , per terra, sul tavolo…letto disfatto, per non parlare della mobilia! completamente invasa da fogli e libri , più una sedia giacente sul pavimento…il tutto illuminato dalla tenue luce rossastra che penetrava dalla finestra. - Dite a mio padre che non posso venire, sto cercando di studiare un piano per il prossimo attacco ai Ribelli…- rispose voltandosi verso il servetto - ma…il re ha detto che questo è un ordine.- disse un po' spaventato lui - …allora dite al re che suo figlio sarà da lui il prima possibile- si arrese sbuffando il principe - si signore- obbedì il servetto e fu fuori dalla sua stanza.  Alart si chiese cosa avesse suo padre per farlo chiamare: oggi aveva già fatto rapporto, la cena era tra un ora…non riusciva a trovare una risposta, solo la speranza che non fossero cattive notizie. Scese le scale svogliatamente , arrivò davanti alla sala del trono , le sue porte d'ebano si spalancarono spinte dalle due guardie e…
e…si. Si incontrarono. Alart si fermò sul ciglio della porta, la fissò a lungo: due pozzi neri che lo guardavano con odio, infiammati da chissà quale speranza e coraggio, capelli lunghi, mossi,castani che incorniciavano una maschera da dolce bambina che celava in realtà quello di una guerriera forte e  maga  potente. Aveva  sentito parlare molto di lei, se l'era spesso immaginata e ora eccola davanti a lui: il più grande dono che i Ribelli possedevano: Isabel. Al suo fianco impassibile come sempre c'era Kimberly, l'amante di suo fratello, che sapeva ribollire di rabbia in quel momento, come del resto lo era tutte le volte che lo vedeva. Isabel era trattenuta da un uomo, che a dire la verità riusciva a domarla a stento, talmente si muoveva…Poi il tempo tornò a scorrere, fece il suo ingresso nella grande sala del trono, si inchinò come di consuetudine al padre portando il pugno destro al petto in segno di rispetto, si rialzò e continuando a voltare le spalle agli "ospiti", come se non ci fossero, chiese al padre - ebbene, mi avete chiamato?- - si, e credo tu abbia già capito  perché - rispose il re - certamente- disse soltanto Alart mentre andava a mettersi al suo fianco : le loro conversazioni erano sempre molto scarne, soprattutto da quando ogni cosa era cambiata.

A un cenno del re, Kimberly incominciò a parlare,e come in una lezione imparata a memoria, fece il resoconto della sua missione, di tutto quello che aveva passato: senza tralasciare nulla, nemmeno delle tappe che aveva fatto tra andata-ritorno. Fu molto fiscale e disse tutto lasciando trasparire una glacialità quasi spaventosa…era sempre stata una combattente valida e fidata, sapeva fare il suo lavoro, ma era evidente che il cambiamento l'aveva segnata profondamente: era chiaro che aveva perso la fiducia nei confronti dei Reali, ma il suo giuramento la metteva con le spalle al muro e le circostanze la obbligavano ad essere più spietata di quanto non dovesse essere. Il re la ascoltò con sufficienza ma quando gli fu riferito che un piccolo esercito stava marciando contro le Terre di Nessuno trasalì. - Un esercito?- - si sire.- rispose Kimberly colta di sorpresa - impossibile…non avevo dato ordine di marciare contro quelle terre…sei sicura ?- - ma certo che è sicura padre, la vostra memoria comincia  a vacillare, non ricordate, una settimana fa, quando insieme a me deste l'ordine di attaccare?- si intromise Alart - come osi indugiare sulla mia memoria?! Ricordo benissimo di non aver dato quell'ordine! Piccolo infame indegno, ne tu ne tuo fratello avrete questo trono! Piccoli bastardi…- disse ma si sentì male e cadde in ginocchio, prontamente rialzato dai servi che lo avevano tirato su  e a un cenno di Alart lo avevano portato nelle sue stanze nonostante dicesse di stare meglio.- Mi dispiace che abbiate dovuto assistere a questa scena…da quando la Regina mia madre è venuta a mancare, qualche settimana fa…lo sconforto insieme con la vecchiaia già avanzata gli fanno questi brutti scherzi alla memoria…e al corpo…- disse con voce triste poi congedò Kimberly e diede l'ordine di imprigionare Isabel, che sentendo della morte della madre di Stiriaco, rimase sconvolta e si chiese come l'avrebbe presa lui quando mai gliel'avrebbero detto...nelle Loro terre, infatti, la notizia non era ancora giunta…

A fatica l'uomo che la tratteneva riuscì a trascinarla fin giù nelle segrete e a sbatterla in una cella. - Sta attento Richard…quella lì è una selvaggia…- lo avvertì  mentre portava i suoi muscoli luridi fuori da là sotto - non ti preoccupare George , ci so fare con le gatte selvatiche come questa…- disse con un sorriso beffardo mentre si avvicinava alla cella di Isabel. - Allora, cosa hai rubato?- chiese ma non  ottenne risposta - ho capito, sei una gatta muta , ma so bene come farti parlare…- disse mentre arrivava ad accostarsi alle sbarre della cella, poi riprese a parlare come se stesse ragionando tra se e se - dunque se non hai rubato o hai ammazzato qualcuno o sei una prostituta…- - non sono una prostituta…!- - ah! Lo sapevo ! funziona sempre questo giochetto della donna di strada…quindi se non sei ne una ladra ne un assassina ne tanto meno una prostituta…devi essere una spia…una cospiratrice…giusto?- chiese in fine il carceriere - la tua deduzione non è completamente esatta- rispose - e allora chi sei giovane gatta?-  - sono prigioniera di guerra. Sono colei che voi popolani amate chiamare Fenice …- disse portandosi più vicina al suo carceriere con gran  frastuono di catene - possenti dei! Non è possibile…ma come hanno fatto a…-esclamò stupefatto  l'uomo - non ha importanza. Tu piuttosto, che sei così sorpreso di avermi difronte…da che parte stai? Sei forse una spia?un cospiratore?-  chiese Isabel mentre cercava di avvicinarsi sempre più alle sbarre - oh milady , io sono Besa, infiltrato speciale del terzo comando di spionaggio al servizio dei Ribelli- proclamò irrigidendosi nel saluto militare - bene. Allora mi aiuterai a evadere da qui. - - si signora. C'è una cosa che dovete sapere …- tentò di dire ma non fece in tempo a finire la frase che entrò un uomo per darli il cambio: il suo turno era finito. - Sta attento e non ti avvicinare. Questa gatta morde- disse al compagno che stava entrando , poi sparì su per le scale.

***

Quando si addormentò la luna spendeva già da molto alta nel cielo, non era riuscito ad addormentarsi prima perché strane visioni gli invadevano la mente, inquietandolo, ogni volta che socchiudeva gli occhi. Aveva visto se stesso inerme tra le braccia del padre, la testa ciondolante, il corpo pallido e abbandonato a se…come se fosse morto…aveva visto il padre alzare quel corpo, quel suo corpo, al cielo a stento e subito dopo porlo nelle mani dei cavalieri che erano sopraggiunti dal castello per portarlo nelle sue stanze…camera buia dove il letto aveva accolto un corpo immobile…Poi vide due figure a cavallo galoppare lontano fuori dalla città e due occhi, due occhi che gridavano vittoria.  Si svegliò turbato ma non lo diede a vedere e non raccontò a nessuno delle visioni che aveva avuto, avrebbero potuto spaventarsi per niente, ma soprattutto impedirgli di partecipare al torneo che ci sarebbe stato l'indomani.

Isalbel fu svegliata in malo modo, ma in cuor suo ringrazió il suo carcieriere, che inconsalevolmente, l'aveva liberata dagli incubi e i sogni di sangue e di guerra. Il pomeriggio tardi arrivó Besa che la informò di un piano che le avrebbe permesso di fuggire. - Ascoltami bene milady, perché è una cosa che si può fare una volta sola: domani attenteranno alla vita del principe , e io sarò di guardia a te quando accadrà. Il mio aiutante verrà a chiamarmi, per dirmi dell'accaduto e io correrò via assieme a lui verso il luogo dell'attentato, che è molto lontano da qui. Mentre uscirò lascerò cadere le chiavi vicino alla tua cella, tu ti libererai, prenderai il mantello che lascerò appeso là e fuggirai da quella porticina che dà su un corridoio che sbuca su di una stradina deserta, alla fine del corridoio troverai un ragazzo, si chiama Pasicrate, con lui fuggirai fuori dalla città in sella al suo cavallo. Non ti devi preoccupare troppo, se tutto va come deve andare, nessuno farà caso a voi: saranno troppo occupati a guardare il principe morire…- spiegò tutto d'un fiato - ho capito- fu l'asciutta risposta poi non si videro più fino al giorno dopo, un'altra notte di sangue la avvolse e un'altra notte di oscuri  presagi tenne sveglio il falso re. 

***

Indossò la splendente armatura, fissò gli schinieri sbalzati alle tibie, allacciò il cinturone alla cintola e vi infilò la spada, imbracciò lo scudo con la serpe e prese l'elmo sotto braccio, poi uscì allo scoperto: un grido lo accolse  alla sua entrata nell'Arena  ma nessun rumore lo accompagnò quando cadde nel oblio più profondo : stava tornando nella sua tenda dopo aver affrontato uno dei primi duelli e all'improvviso sentì un dolore opprimente al petto, che lo piegò in due, poi si accasciò a terra, si sentiva soffocare…qualcosa di invisibile lo aveva colpito…in pochi istanti perse i sensi e si rivelò l'inganno: una piccola freccia, ora visibile a tutti, e sicuramente avvelenata, lo aveva colpito, tirata da chissà quale mano tra gli spettatori. I primi soccorsi arrivarono tempestivi, le prime voci sull'accaduto incominciarono a girare, il torneo fu sospeso e il re in persona si fece largo tra i medici di campo e soccorritori per portare lui stesso il figlio a  corte dove lo avrebbero curato con più riguardo…la visione si era avverata…ma mentre tutto questo accadeva, Isabel si faceva strada per il cunicolo buio finché non trovò la luce e il suo salvatore. - Tu devi essere Pasicrate…- disse - e tu Isabel. Forza monta su abbiamo poco tempo-  e così dicendo i due giovani incappucciati si allontanarono dalla città indisturbati . Quando furono fuori dalle mura Isabel sentì il cuore riempirsi di gioia e quando si voltò in dietro a guadare la città non poté fare a meno di sorridere: aveva vinto a la città aveva perso, ma la voce di Pasicrate la riscosse : -  purtroppo non siamo ancora fuori pericolo, quando si accorgeranno che sei scomparsa sguinzaglieranno spie e cacciatori di taglie per ritrovarti e prenderti prima che tu possa arrivare nelle tue terre…ma sfortunatamente non possiamo tornare nelle Terre di Nessuno, come sai li c'è la guerra e sarebbe troppo pericoloso…- - cosa intendi fare dunque?- chiese Isabel che lo aveva ascoltato molto attentamente - dobbiamo uscire dai confini - rispose secco il suo interlocutore - uscire dai confini?! - esclamò esterrefatta Isabel - è una pazzia…- - è l'unico modo per non farsi catturare, una volta fuori dall'Impero non potranno più toccarci, e quando le acque si calmeranno ritorneremo…non ti preoccupare troppo, ho degli amici in Saymia che sono pronti ad accoglierci e poi conosco una scorciatoia, se cavalchiamo a tappe ferrate saremo li in meno di una settimana…-   - sta bene anche se… mi dispiace abbandonare la mia terra ora che ha più bisogno di me - disse con tono triste Isabel - alcune volte è necessario- fu la risposta poi dopo un breve silenzio aggiunse - se restiamo ti ammazzerebbero: non gioverebbe a nessuno…e poi la Saymia è un bel posto, nessuno sospetterà che siamo in quel regno. - - forse hai ragione…- disse Isabel e quelle furono le ultime parole della giornata, mentre il sole tramontava sulla prateria e tingeva di rosso i tetti lontani di Mistnida.

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