Cap.20: Condannato
Quando fu portato nella sala del trono, al cospetto di suo padre, si sentì tutti gli occhi dei presenti incollati addosso, era una sensazione orribile, tutti i Lord e le cortigiane lo stavano guardando con disprezzo e cattiveria, come se lui fosse la causa di tutti i loro mali. Stiriaco percepiva i loro sguardi accusatori in modo fin troppo chiaro, tanto che per una frazione di secondo pensò che sarebbe stato bello essere invisibile. Si riprese: lui non era un debole, avrebbe sostenuto i loro sguardi con dignità. Non appena furono a soli due passi dal trono i due soldati che lo scortavano lo spinsero in avanti, e lo fecero con tanta forza che quasi Stiriaco cadde a terra. Suo padre fissò i suoi occhi gelidi sulla sua faccia, il suo sguardo era tremendo, il più duro da sopportare; alla fine si alzò dal suo scranno, gli si avvicinò con passi pesanti e non appena fu abbastanza vicino lo schiaffeggiò con talmente tanta violenza da farlo cadere a terra. - Sei la mia vergogna!- gridò rivolto al figlio, Stiriaco tentò di rimettersi in piedi, si mise prima carponi e poi in ginocchio, ma non appena tentò di ergersi in piedi, l'Imperatore gli assestò un calcio allo stomaco, che gli tolse il respiro, facendolo ricadere carponi; non contento il sovrano infierì ancora, questa volta la forza del colpo fu tale che quasi ruppe le costole al figlio, mandandolo nuovamente a terra, supino; alla fine gli posò il piede destro sullo sterno, togliendo a Stiriaco il respiro e mormorò - questo non è niente. Niente. - . Il giovane guardò il padre tra le lacrime - sono contento di avervi rivisto- disse, quindi sentì che qualcuno lo sollevava e lo trascinava via, nelle segrete. Quando arrivarono il buio lo avvolse nel suo manto oscuro, non riusciva a vedere quasi nulla, capì che lo avevano portato in profondità, sotto terra lontano dai comuni detenuti: in isolamento. Era solo, terribilmente solo. È stata una tua scelta si disse, e ritrovò così un po' di coraggio. Alla fine gli liberarono i polsi dalle catene, ma il sollievo fu momentaneo, infatti lo assicurarono a delle altre, che erano ancora più pesanti e arrugginite delle prime. Senza neanche accorgersene Stiriaco si ritrovò letteralmente appeso al muro, i piedi che toccavano per un pelo il pavimento. In quello spazio angusto e buio perse immediatamente la cognizione del tempo, sentiva solo un gran dolore all'addome e ai polsi, che si erano abrasi. Dopo un tempo indefinito il giovane sentì qualcuno entrare nella sua cella, alzò svogliatamente la testa per vedere di chi si trattava: Alart. Suo fratellino era venuto a trovarlo. - Stiriaco - lo chiamò - pensavo che non ce l'avrei mai fatta a metterti in gabbia - - ora sono qui - disse lui - non mi dai il ben tornato?- aggiunse poi con tono provocatorio e di sfida - hai voglia di scherzare fratellone? Meglio così, perché io sono venuto qui appositamente per darti il mio regalo di ben tornato, non sei contento?- lo prese in giro Alart - conosco le procedure meglio di te. Sono solo sorpreso che tu sia disposto a sporcarti le mani- disse Stiriaco guardandolo sprezzante - solo io mi sporcherò le mani del tuo sangue. Solo io. - e mentre pronunciava quelle parole il fratello minore gli si avvicino fino a sussurrargli all'orecchio; poco dopo si fece portare una spranga di ferro dalla punta acuminata e incandescente - so che non mi dirai nulla dei Ribelli, siamo stati addestrati bene io e te - Alart sorrise - ma tu sei pur sempre uno dei loro comandanti adesso, perciò ti dovrò fare qualche domanda, è la prassi. Sei pronto? - aggiunse con tono beffardo, canzonatorio - fai quello che devi e basta - gli intimò Stiriaco, la sua voce era sicura, solo alla fine tentennò un po'. Alart si avvicinò al fratello brandendo la spranga dalla punta incandescente, nei suoi occhi brillava pura e oscura cattiveria. Inflisse il primo colpo, poi il secondo e il terzo, accanendosi sulle braccia, che erano l'unica parte del corpo ad essere scoperta; avrebbe potuto spogliarlo e infierire su ogni centimetro del corpo del fratello, ma non ne aveva voglia, e poi c'era tempo, tutto il tempo che voleva per fargliela pagare. Nessuno gli avrebbe tolto il trono. Nessuno. Alart non diede tregua al fratello, nemmeno quando le sue grida diventarono tanto forti da arrivare alle orecchie delle cortigiane, che si riempirono d'angoscia; lo torturò finché non lo vide cedere e svenire dal dolore sotto i suoi colpi sei sempre stato il migliore, sempre! Ma ora è diverso! Io sarò Imperatore e tu solo un brutto ricordo... pensò mentre si allontanava e faceva cadere a terra la spranga di ferro.
Quando Stiriaco si risvegliò vide solo buio intorno a lui, poi sentì il dolore alle braccia e ricordò tutto quello che era successo. Alart lo aveva torturato e lui era svenuto, ma la pergamena era al sicuro, appoggiata al suo addome sotto uno strato consistente di bende e quando Alart lo avrebbe infilzato con la sua spada, sapeva che lo avrebbe fatto, la Pergamena si sarebbe intrisa del suo sangue che avrebbe composto le parole che vi aveva inciso prima di partire, esaudendo così il suo desiderio. Era un piano folle, ma avrebbe funzionato e Alart non avrebbe potuto immaginare, ne tanto meno lontanamente pensare o sognare nei peggiori dei suoi incubi ciò che lo attendeva da lì a pochi giorni. Dopo un tempo che gli parve infinito Stiriaco sentì entrare qualcuno nella sua cella e supponendo che fosse il fratello minore disse: - sei tornato per divertirti prima del processo e del verdetto finale? - ma un'altra voce gli rispose sorprendendolo - sono Silas e sono qui per rovinare il tuo piano - Stiriaco alzò la testa e lo guardò perplesso - cosa ci fai qui? - -non sono affari tuoi - rispose, quindi fece cenno a delle guardie di slegarlo e una volta che Stiriaco fu libero gli si avvicinò e sfoderò un coltello - che vuoi fare? - gli domandò cercando di tenersi in piedi - vuoi torturarmi anche tu? vuoi sfregiarmi? So che mi odi, mi hai sempre odiato... non mi sorprende vederti dalla parte di mio padre... - -zitto!- gli intimò il giovane mago - sono qui per smascherarti,per assistere alla tua disfatta - quindi gli tagliò la maglia in due, lasciandolo a petto nudo - queste bende non coprono una ferita, ma la Pergamena, vero Stiriaco?- gli sussurrò nell'orecchio Silas - sai, quel pezzo di carta emana un forte potere e lascia dietro di se una potente "scia magica"... non appena sei entrato nel castello e nella sala del trono l'ho sentita e ho capito quello che avresti fatto, ma non te lo permetterò - - stai condannando a morte migliaia di persone!- esclamò Stiriaco fuori di sé - tu le hai condannate iniziando questa guerra! - gli fece eco il giovane mago - sei accecato dall'odio che provi per me... non capisci che posso tornare in dietro e mettere a posto tutto? - tentò di fargli capire Stiriaco, in un vano tentativo di salvare il suo piano - non puoi giocare con il tempo Stiriaco. Quel che è fatto è fatto e io non te lo perdonerò mai. - gli disse Silas, poi gli strappò le bende di dosso e non appena trovò la Pergamena la prese e gli voltò le spalle - stai tradendo il tuo popolo - gli disse Stiriaco, ma il giovane era già scomparso alla sua vista. Alla fine le guardie lo legarono nuovamente e si ritrovò un' altra volta appeso al muro. Non seppe dire quanto tempo passò prima che suo fratello tornasse e infierisse su di lui con maggiore cattiveria - saresti voluto tornare indietro per cancellare tutto! - gli disse Alart mentre calava la frusta su di lui - mi dispiace... hai fallito! - e continuò fino a che Stiriaco, soprafatto dal dolore, svenne. Quando si svegliò Stiriaco sentì la schiena a brandelli, le braccia doloranti e solo dopo un po' si accorse di essere appeso con il viso rivolto contro il muro. Non riusciva a vedere nulla, si sentiva male e aveva fame; ad un certo punto sentì la porta della cella aprirsi, pensò che erano venuti a prenderlo, che finalmente tutto stava per finire, ma nessuno lo liberò dalle catene, nessuno lo torturò, sentì solo una voce di donna che non udiva da moltissimo tempo - zia... - riuscì a sussurrare - Vissia è qui bambino mio - disse la vecchia accarezzandogli la guancia - non ti devi più preoccupare... - - zia... che cosa... - shhh!- lo zittì la donna - non parlare! - quindi gli sembrò che un liquido fresco gli inondasse le braccia e la schiena, donandogli un sollievo immediato - presto starai meglio e ricorda: tu ucciderai Alart. Io l'ho visto. Io non sbaglio mai. - e così come era venuta se ne andò.
Alla fine il giorno del processo arrivò, una guardia venne a prenderlo nella sua cella, gli liberò i polsi dalle catene, ma non appena Stiriaco appoggiò i piedi completamente a terra, non ebbe nemmeno il tempo di voltarsi verso l'uscita che le gambe gli cedettero e cadde in ginocchio. La guardia lo tirò su bruscamente e lo trascinò fuori, fino a che, una volta fuori dalle segrete, Stiriaco non venne letteralmente accecato dalla luce, dato che oramai i suoi occhi si erano abituati al buio più totale. Successivamente alla guardia che lo scortava se ne aggiunse un'altra, ed entrambe lo trascinarono di peso fino a che non furono nella Sala dei Giudizi. Quella Sala Stiriaco la conosceva bene, era la stessa dove per la prima volta suo padre lo aveva chiamato traditore, la stessa dove avevano decretato il suo esilio. Quando entrò guardò solo davanti a se, fissò i suoi occhi in quelli del padre a cui nonostante tutto voleva bene, sapeva che era mosso dalla rabbia, che voleva cancellare il disonore e mettere a tacere il suo orgoglio ferito; lui aveva scelto di credere ad Alart, questo gli era dispiaciuto, ma non poteva farci nulla. Suo padre aveva provato a proteggerlo esiliandolo, ma ora non aveva veramente più scelta e Stiriaco lo sapeva, lui lo comprendeva. Quando le guardie lo trascinarono fino ad arrivare al centro della Sala, il processo iniziò. Suo padre espose tutti i crimini di cui si era macchiato, la lista sembrava non finire mai, fino a che non disse - ... per questo dichiaro l'irreversibile e immediata condanna a morte del prigioniero. C'è qualcuno che si oppone? - nessuno fiatò e proprio mentre si accingevano a portarlo via Stiriaco disse - ho un ultimo desiderio. Ne ho diritto. - tutti ammutolirono - hai coraggio ad avanzare pretese in una situazione del genere- gli rispose l'Imperatore -non ho nulla da perdere, voglio solo che ad uccidermi sia Alart. - - concesso- disse l'Imperatore, sapendo che Alart stesso gli avrebbe implorato di poter eseguire la pena capitale. Successivamente Stiriaco fu trascinato via e portato nella piazza principale di Mistnida. C'era una folla inaudita e tutti aspettavano lo stesso spettacolo: la sua morte. Quando Alart fece la sua entrata Stiriaco raddrizzò bene le spalle e lo guardò con aria di sfida, aspettando il momento in cui lo avrebbe passato da parte a parte. - Di le tue ultime preghiere - gli disse il fratello - almeno io rivedrò nostra madre- fu la risposta - tu invece brucerai all'inferno!- gridò poi - non nominarla!- esclamò Alart infuriato, preparandosi a sferrare il colpo mortale - forza, che aspetti!- lo incitò Stiriaco - colpiscimi!- e così il fratello minore calò la spada su di lui, passandogli l'addome da parte a parte - come vuoi tu... -gli sussurrò ad un orecchio chinandosi fino a sfiorare la guancia di Stiriaco che,nonostante fosse straziato dal dolore, mise una mano tremante sull'elsa della spada del fratello, proprio dove sapeva esserci posizionato un diamante, lo prese tra le dita, lo girò e lo schiacciò. Alart si sentì mancare il respiro e non appena capì cosa era successo fu preso dalla paura. - Tu... maledetto... hai azionato la punta d'acciaio nascosta nell'impugnatura... - - si... - rantolò Stiriaco - ti avevo detto che... avresti bruciato... all' inferno...- disse, poi rivolse lo sguardo al cielo, chiuse gli occhi, il dolore svanì, sparirono i suoni, i colori...
Poco dopo anche Alart morì, mentre una pozza di sangue enorme colorava tristemente la piazza. Tutti i presenti rimasero basiti, sconvolti, qualcuno gridò, altri piansero o corsero via. Quando l'Imperatore capì cos'era successo urlò disperato e ripensando alle parole delle sorella la maledisse e maledisse anche se stesso per non averle mai creduto.
- la verità. Io dico la verità. Alart morirà prima del prossimo attacco della malattia. Perirà per mano di suo fratello-
Così le aveva detto il giorno della ricaduta inaspettata del figlio, il giorno in cui Alart era tornato dal viaggio nelle terre delle Fenici Rosse.
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