Cap.2: Kimberly
Dai campi appariva soltanto come un piccolo punto violaceo nel cielo limpido poi, man mano che si avvicinava al terreno, si riuscivano a scorgere le forme sempre più evidenti di un drago e il suo cavaliere. La creatura atterrò sui bastioni del castello di Mistnida, mentre pochi metri più in basso si estendeva il suo lussureggiante giardino, un magnifico e ineguagliabile tripudio di piante rare, splendi fiori dai colori accesi e fontane. Una volta che la possente bestia ebbe chiuso le sue muscolose ali, la figura che la governava scese dal suo dorso e, con un balzo, fu sulla distesa verde oltre le mura. Con passo sicuro, di chi sa di conoscere il luogo dove sta andando, il cavaliere si avviò alle porte del castello, entrò e si diresse alla sala del trono: dove il re e suo figlio lo attendevano. Quando fu al loro cospetto si tolse l'elmo, lo assicurò sotto il braccio e si inginocchiò; nel mentre, una cascata di capelli biondi e lisci ricadde sulle sue spalle, e ne incorniciò lo splendido viso di donna che in realtà era. – Vostre altezze..- disse tenendo lo sguardo fisso a terra – Ebbene Kimberly, spero tu abbia per me delle buone notizie, ultimamente le mie vecchie orecchie sanno sentirne solo di cattive..- la incalzò il re senza muoversi dal suo scranno, mentre il principe stava di fianco a lui, immobile come una statua, limitandosi impassibile ad ascoltare - purtroppo mio signore, non ho alcuna notizia positiva che possa rallegrarvi..- rispose lei, lo sguardo sempre fisso a terra, sui quei rettangolini perfetti che componevano il mosaico che si sostituiva al pavimento;- ebbene? – chiese – ditemi quello per cui siete venuta fin qui..- - la missione di Baìr è fallita, i soldati a cui l'avevate affidata sono tutti morti e la pergamena è andata perduta insieme a loro...sicuramente ora è in mano dei Ribelli..- rispose Kimberly – Quei dannati Ribelli! Non finiranno mai di complicarmi la vita!- si infuriò il re, poi si alzò e Kimberly sentì i suoi passi pesanti farsi sempre più vicini, fino a che non si fermarono a un nulla dal suo viso; dopo si sentì urlar addosso solo veleno, il principe sempre impassibile al suo posto, che lei sapeva, si stava godendo la scena. La sfuriata del re durò qualche minuto, del resto se lo aspettava: lei era a capo del drappello che doveva proteggere la pergamena, e non era stata capace di difenderla, forse non aveva voluto difenderla, ma aveva comunque fallito, ancora. Qualche istante dopo, con più calma, il re ordinò a Kimberly di andare immediatamente a recuperare la pergamena, non importava a quale prezzo e se avesse fallito anche questa missione, non sarebbe stato clemente.
Appena fu fuori dal castello , Kimberly montò svelta in sella al suo drago, e mentre volava via, pensò che se avesse potuto, si sarebbe opposta a quell'ordine: non voleva andare nelle Terre di Nessuno, non tanto per la presenza dei Ribelli, che non le facevano ne caldo ne freddo, ma tanto per il fatto che andare li significava quasi sicuramente rivedere Stiriaco, e dopo quello che era successo tra loro due non aveva alcuna voglia di rivederlo, soprattutto perché il ricordo di lui, di quando lo aveva perso, era ancora vivido e dolente, come fosse accaduto da poco tempo.
Era notte fonda : lei era felice, stava salendo le scale tutte di corsa,non vedeva l'ora di rivederlo e saltargli al collo , senza aver paura di essere scoperta, come quando invece erano sul campo di battaglia o a corte, e lei riusciva a stento a tenere a freno le sue emozioni. La loro era una storia clandestina:lui l'erede al trono, lei un semplice cavaliere di drago; se mai li avessero scoperti sarebbe stato uno scandalo, proprio per questo si concedevano tenerezze solo la notte, quando tutti dormivano. Quella sera lui la attendeva nella torre, quella dell' osservatorio, dove si incontravano sempre quando erano a corte. Quando fu in cima alle scale lo vide: era appoggiato alla parete e sembrava strano, diverso dal solito...sembrava non esser felice di rivederla, e nel momento in cui lei arrivò, lui non la accolse con il solito bacio, ne l'abbracciò: c'era qualcosa che lo turbava, e lei lo aveva capito subito, fin da quando lo aveva intravisto dalle scale. – Cosa c'è?- chiese con dolcezza Kimberly avvicinandosi – non possiamo più vederci...- rispose impassibile – perché?!- domandò lei sfiorandogli una guancia, ma lui allontanò la sua mano con mala grazia e le disse:- perché sta diventando pericoloso...potrebbero scoprirci...- - non dire sciocchezze! Non ci ha mai scoperto nessuno!- - abbassa il tono Kimberly o ci scopriranno per davvero!- l'ammonì lui, poi continuò il discorso – ieri sera mentre tornavo nella mia stanza ho intravisto mio fratello mentre si aggirava nei corridoi...- - magari non riusciva a dormire...- - ora sei tu la sciocca Kimberly...so per certo che sta tramando qualcosa...è da un po' che si comporta in modo strano e voglio scoprirne la ragione, anche perché se ci ha scoperto, tu dovrai fuggire per tempo, e nasconderti...- disse – io non voglio lasciarti! E poi, questa faccenda di tuo fratello mi spaventa...- e lo abbracciò senza nessun preavviso, lui si lasciò cullare per un po' dal suo dolce abbraccio, poi si divincolò e le disse :- non ti devi preoccupare, staremo lontani il tempo che mi serve per scoprire cosa trama, o cosa sa...poi sarò di nuovo da te, niente e nessuno può separarci...ti prometto che non accadrà nulla, e che presto tutto tornerà normale...- poi la baciò e se ne ritornò indietro. Purtroppo Stiriaco non mantenne la sua promessa. I sospetti che aveva sul fratello si dimostrarono fondati, anche se questi riuscì ad ingannarlo, e una sera lo incastrò, facendo ricadere su di lui il tentato furto di un documento molto importante. Suo padre lo fece arrestare, processare e poi lo esiliò per alto tradimento. Kimberly pianse molto il suo esilio, ma soprattutto il fatto di non aver potuto fare niente per aiutarlo, di essere rimasta semplicemente a guardare mentre lo accusavano ingiustamente, quando davanti a tutti lo avevano chiamato "traditore dell'Impero", quando infine se n'era andato via per non tornare mai più. Ma non bastavano i sensi di colpa e la tristezza... e anche se cercò di farsene una ragione, di provare a dimenticarlo... non ci riuscì mai: il vuoto che aveva lasciato era troppo grande, e forse solo il tempo poteva, almeno in parte sperare, di poter riempire quel vuoto lacerante.
Quando i ricordi svanirono, Kimberly incominciò a pesare ad un piano per recuperare la pergamena che si era fatta sfuggire; intanto a meno di due giorni dalle Terre di Nessuno, il panorama sotto di lei cambiava rapidamente.
***
Con un balzo Isabel fu in groppa al suo cavallo, e in un istante fu in testa al gruppo: al fianco del comandante. Era ancora imbarazzata per quello che era successo, per questo per tutto il viaggio non proferì parola, se non per rispondere a quello che lui le chiedeva. – Il gatto ti ha mangiato la lingua?la prima volta che ci siamo incontrati non eri così zitta...- - non ho alcuna voglia di parlare...- rispose lei schermendosi – non sarà per quello che è successo spero! Infondo ti sei solo addormentata al mio fianco...non hai fatto nulla di male, anzi...mi hai salvato- la prese in giro Stiriaco – si è per questo- disse, poi dopo un momento di pausa – avreste potuto ammalarvi, con il freddo che faceva li fuori...- - anche tu rischiavi di ammalarti. Questo imbarazzo non ha alcun senso, hai fatto solamente il tuo dovere...e poi volevo parlarti di altro.- - cosa comandante?- chiese Isabel, ancora non del tutto a suo agio nonostante quello che lui aveva detto – ieri ho trovato questa nella bisaccia di uno dei cinque soldati che ci erano sfuggiti- rispose, tirando fuori da una tasca della sella uno strano contenitore cilindrico. Quando Isabel la vide, non nascose lo stupore e gli chiese :- hai idea di cosa tieni tra mani?!- -il contenitore di una pergamena? Potrebbe contenere le disposizioni per il prossimo attacco ai Ribelli - rispose lui – no, quella che tieni stretta fra le mani è la causa della tua condanna.- disse Isabel con calma. Stiriaco guardò per un momento l'oggetto in questione, poi la strinse fino a far sbiancare le nocche, fermò Carbone all' improvviso e gridò tutta la sua rabbia, dicendo che era impossibile, che quel maledetto pezzo di carta era a palazzo e che non poteva essere nelle mani di quei soldati . Isabel non biasimò la sua rabbia, ne tentò di fermarlo quando, una volta arrivati nelle loro terre, decise di andare a parlare con Gherart, capiva la sua rabbia e tutto ciò che quella pergamena gli ricordava . La sera tardi lo scorse mentre usciva dalla sala del consiglio, una delle poche agibili che si trovavano nella torre di Baìr, era stanco e arrabbiato, tutti avevano sentito la discussione che aveva avuto con il capo dei ribelli, tutti avevano ascoltato la sua rabbia, ma nessuno poteva capirlo...tranne lei. Lei condivideva il suo stesso passato, la sua stessa sorte, il suo stesso destino: entrambi reduci di un fato crudele che li aveva strappati agli affetti, che li aveva poi forgiati per farli diventare quelli che erano adesso; entrambi erano due guerrieri che combattevano per motivi non del tutto chiari ai loro stessi occhi, forse per sfuggire ai ricordi? Per la libertà? Per la sopravvivenza? O magari solo per poter sperare in un destino più clemente? Loro che della spada avevano fatto la loro unica ragione di vita, una compagna insostituibile e del campo di battaglia la loro unica vera casa, dove tutto svaniva e rimanevi solo tu ... non erano altro che anime in cerca di un vero senso per vivere e dimenticare. Appena Stiriaco aveva messo piede fuori da quel posto dimenticato dagli dei, aveva accolto con sollievo l'aria gelida della notte e alzato lo sguardo al cielo, pensando che era stato uno stupido a poter credere davvero di riuscire a dimenticare affidandosi soltanto ai Ribelli e al campo di battaglia. Niente e nessuno poteva allietare la sua sofferenza, tanto meno quel branco di fuorilegge; lui non apparteneva più a nessuno ormai: ne ai Ribelli ne all' impero, apparteneva solo a se stesso, e da solo avrebbe combattuto. Quei pensieri però svanirono presto quando ricordò le parole di Gherart :- sapevi che rimanendo qui non avresti mai dimenticato, ragazzo! Noi ci siamo sempre opposti al regime di Tuo padre! Certo, non abbiamo mai scatenato una vera e propria guerra: non era nei nostri interessi, e neanche in quelli di tuo padre...ma ora che Tu sei tra noi, la guerra è stata inevitabile! Anche se decidessi di andartene, Stiriaco, l'unico a rimettercene saresti tu...e sai perché? Perché saresti da solo! Gli uomini di tuo padre ti troverebbero in poco tempo e di te non rimarrebbe niente! Vuoi davvero che finisca così?Pensaci Stiriaco...da solo non puoi niente, non dimenticare che in fondo hai solo ventidue anni... se rimani con noi sarai al sicuro, e forse un giorno riuscirai nel tuo intento...-Gherart aveva ragione: se fosse andato via, sarebbe stato solo nel bel mezzo di una guerra, una guerra che doveva essere solo sua e di suo fratello e non un inutile spargimento di sangue, avrebbe dovuto essere soltanto la sua personale vendetta. Nonostante quei pensieri e la consapevolezza di non fare veramente parte di qualcosa , si disse che quando tutto sarebbe finito,quando non sarebbe dovuto sottostare a qualcuno ,allora avrebbe agito veramente da Solo: nessuno lo avrebbe fermato, e solo allora, alla fine di tutto, avrebbe potuto rincominciare a vivere e a cercare un nuovo senso per il quale valesse la pena dimenticare e costruire qualcosa di nuovo.
***
Arrivò nelle Terre di Nessuno che era già buio e la luna l'unica cosa che rischiarava il cielo cupo . Fece atterrare il drago in una radura poco lontano dalle casupole dei Ribelli, poi proseguì a piedi. Mentre camminava, notò uno di loro che passeggiava distrattamente lontano dalle case, vicino alla torre, dove sicuramente tenevano la Pergamena . Pensò che doveva essere una guardia che andava a dare il cambio, così lo seguì e al momento opportuno lo spinse contro il muro, tappandogli la bocca e puntandogli il pugnale alla gola, ma quando si accorse che stava sfoderando la spada, lo bloccò con la magia, richiamando dei rampicanti che lo tenessero fermo. – Dimmi dov'è la Pergamena Ribelle!- ordinò Kimberly – non so dov'è, e non voglio saperlo – disse il malcapitato e di tutta risposta la donna strinse di più la presa dei rampicanti sulla sua gola . – ora ti ricordi?- chiese rabbiosamente – chiunque tu sia, evidentemente non ci senti bene...- rispose l'uomo. Kimberly perse la pazienza: affondò il pugnale nella coscia del ragazzo Ribelle senza alcuna pietà , lui rantolò appena, poi scoppiò a ridere. Lei lo guardò tra stupore e rabbia e gli chiese, estraendo il pugnale con mala grazia e stringendo ancora una volta la presa dei rampicanti : - mi stai prendendo in giro ribelle? - - affatto...soltanto evidentemente non sai con chi stai parlando...sai, se ora mi uccidessi, diventeresti un eroina...- rispose , poi vedendo che non capiva le disse :- io sono Stiriaco- . Kimberly lo guardò , era cambiato: il suo volto non era più quello di un ragazzino cresciuto troppo in fretta e i suoi occhi non erano più brillanti: solo pieni d'odio. – Non mi riconosci?- chiese lei a sua volta con dolcezza, ma senza liberarlo – e perché dovrei?- - sono Kimberly...- disse semplicemente; questa volta fu lui ad essere stupito: non si aspettava di rivederla, soprattutto in quel modo e in quel momento, pensò a loro due quando erano felici, a quando stavano ancora insieme, pensò a quanto doveva aver sofferto il suo esilio...Poi si riprese: non doveva pensare a lei! Lei era parte del passato! Ma come poteva rinnegarla ora che era li, di fronte a lui? Come poteva in un solo istante mettere da parte i sentimenti profondi che aveva provato per quella donna? Dimenticare ogni cosa, perfino il suo viso, il suo odore? Fu Kimberly stessa a dargli la risposta, infatti se prima lo aveva guardato con affetto, ora lo fissava con rabbia, quasi con odio; nel suo sguardo percepì tutta la sua sofferenza e tutto quello che aveva passato dopo la sua scomparsa, capì che tra loro le cose non sarebbero più state le stesse, poi un istante dopo tutto diventò bianco,di una luce abbagliante, sentì il ruggito di un drago e il grido di una donna, provò a camminare ma la gamba urlava pietà, la ferita era profonda e doleva moltissimo, alla fine perse l'equilibrio e cadendo a terra sbatté la testa, svenne e in un battito di ciglia tutto intorno a lui diventò nero e silenzioso.
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