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Capitolo Uno


Eccoci qua, si ricomincia. In questo capitolo non ho censurato nulla, dato che non c'è nulla da censurare. E niente, buona lettura!

Vi volevo ringraziare per le letture e i messaggi del capitolo di ieri, mi avete tirato su il morale, grazie ancora!

Stefano's POV:

Ero seduto sulla solita panchina davanti alla scuola, con lo zaino in spalla, le mani nelle tasche e il naso congelato immerso nell'aria gelida e pungente che caratterizzava ogni mattina d'inverno in quella città odiosa.

Purtroppo vivevo in quel posto da più di un mese, e ancora non ero riuscito a farmi amici, nonostante sia una persona molto socievole.

Iniziavo a pensare che il problema non ero io, ma i miei coetanei di quel posto. Erano molto diversi dagli amici che avevo nella città dove vivevo prima. I miei vecchi amici erano simpatici, solari e gentili, questi qui invece sono i contrario, si credono tutti chissà chi e arricciano sempre il naso come se sentissero sempre una gran puzza. Chissà come mai lo facevano sempre quando io mi avvicinavo a loro per fare due chiacchiere.

In quella città anche gli adulti non erano da meno, in particolare i professori di quella scuola mi pregiudicavano dal primo giorno in cui ero arrivato, per loro ero solo un poco di buono che aveva cambiato scuola per non perdere l'anno, dato che il livello della mia nuova scuola non era proprio il massimo ed era frequentata da tutti i bocciati delle altre scuole. Io al contrario sono sempre andato bene a scuola, ma naturalmente se non si è motivati si inizia a peggiorare, e infatti è proprio quello che è successo a me. Così facendo ho confermato le teorie infondate che i professori avevano su di me. Ma della loro opinione, mi importa assai poco.

Infine c'era il preside. Il Signor preside. Un uomo alto, giovane per il suo ruolo, con i capelli neri dritti sulla testa e vestito in maniera molto sportiva, come un ragazzo della mia età. Non doveva avere tutte le rotelle a posto, cambiava molto spesso umore e a volte mi parlava come se fossi il suo migliore amico, altre mi trattava malissimo.

Si chiamava Sascha Burci, e non so perché, anche il suo nome aveva un non so che di misterioso, forse perché era particolare.

La campanella suonò, e dopo aver aspettato che tutti i miei compagni entrassero, decisi di alzarmi e avanzare verso l'entrata anche io, quando, dopo aver appena sorpassato la porta della presidenza, mi sentii tirare da un braccio, così mi voltai e vidi davanti a me proprio lui, il Preside. Indietreggiai quasi impaurito, e balbettai

- B-buongiorno signor Preside... - Sascha mi sorrise, svelando due fossette che io trovavo adorabili.

- Buongiorno – rispose lui con fermezza. Avanzò un po' verso di me, ma io non indietreggiai questa volta, rimasi imbambolato dov'ero, permettendogli di appoggiare le sue dita sul mio mento che iniziò a muovere, accarezzandomi pian piano.

A quel gesto arrossii e lui se ne accorse, accennando un sorriso e staccando la sua mano dal mio viso.

-questo pomeriggio, al termine delle lezioni, ti voglio qui in Presidenza. E ora vai in classe che è tardi – mi ordinò lui.

- sì, signor Preside. - detto questo, mi allontanai a grandi falcate da lui e sparii dietro l'angolo. Non potevo credere a quello che mi era successo.

Le sei ore di scuola trascorsero velocemente, non ascoltai nulla di quello che i professori dicevano, avevo di meglio a cui pensare. Quando suonò l'ultima campanella non potevo che essere più felice, stavo per alzarmi, ma due mani robuste sbatterono sulle mie spalle facendomi sussultare e obbligandomi a rimanere seduto.  

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