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Capitolo Undici


Fatto random che non c'entra niente con la storia: molto probabilmente nei prossimi giorni pubblicherò un'altra fanfiction saschefano.

 E sabato arrivò. Giuseppe e Salvatore mi vennero a prendere a casa in macchina e io non potevo che essere più felice. Sascha in quell'ultima settimana mi aveva fatto soffrire, ed era giusto distrarsi un po', anche io ne avevo bisogno. Arrivammo nella casa delle vacanze di Tudor, che non era poi così distante da casa mia. La festa era già iniziata, Tudor aveva portato la musica e aveva scelto una bella playist, mi sono sempre piaciuti i suoi gusti musicali. Appena scendemmo dalla macchina, Tudor ci venne incontro e mi abbracciò sorridente.

- Stefano! Sono felice di vederti, non ero convinto venissi! Dai entra, ti presento il festeggiato . E mi accompagnò dentro l'abitazione. Era pieno di gente, tutti ballavano e festeggiavano, erano tutti felici, e io mi feci subito condizionare. Tudor si fermò davanti a un divanetto posto all'angolo del salotto, dove c'era un ragazzo magro con i capelli ricci che in compagnia di altre due ragazze rideva e diceva parole confuse.

- Stefano, questo è il mio amico Lorenzo, è lui il festeggiato...anche se la festa è iniziata da solamente mezz'ora si è già lasciato andare... - il ragazzo appena mi vide mi sorrise con uno sguardo da ebete. Aveva bevuto, e anche un po' troppo.

- ciao, piacere...io sono...aspetta lo so...s sono Stefano, piacere Lorenzo! - io risi e gli strinsi la mano. MI girai verso Tudor ma non lo vidi più, allora mi voltai per vedere se dietro di me c'erano ancora Giuseppe e Salvatore, ma di loro nessuna traccia. Mi guardai intorno, spaesato, ma non riuscivo a riconoscere i miei amici, solamente tanti volti sconosciuti. Perfetto, di ben tre amici che avevo non ne trovavo nemmeno uno.

- dai Ste....? Posso chiamarti Ste? - chiese Lorenzo, ancora seduto sul divanetto.

- sì...certo – risposi io. Non ero abituato a tutta quella confidenza.

- allora Ste siediti con noi, di certo i tuoi amici non potranno essere andati lontano! - così gli sorrisi e mi sedetti vicino ai tre.

Vedevo che davanti a loro era posto un tavolino con tanti bicchieri e bottiglie di vetro sparsi alla rinfusa. Erano alcolici, ma non riuscivo a riconoscerne nemmeno uno perché non avevo molta esperienza. Non mi ero mai nemmeno avvicinato a quella roba, ma quella sera, avevo molta voglia di farlo. L'alcool non serve a nulla al fisico, ma aiuta a distrarre la mente dai brutti pensieri, e in quel momento ne avevo bisogno più che mai.

- dai coraggio butta giù e lasciati andare – mi incitò Lorenzo, passandomi un bicchiere da shot con qualcosa di sconosciuto dentro. Io eseguii, e in un solo sorso buttai giù tutta la bevanda.

Subito, dal primo contatto con la mia bocca, la sostanza iniziò a bruciare, e ad espandersi dalla bocca alla gola, dalla gola allo stomaco, per poi fermarsi. Tutto questo bruciore si tramutò in un semplice colpo di tosse. Avevo le lacrime agli occhi, ma non scesero, riuscii a trattenermi. Probabilmente quell'alcolico era troppo forte per iniziare. Alla mia reazione, Lorenzo e le altre due ragazze scoppiarono a ridere.

- forse sei più adatto a qualcosa di leggero... - sghignazzò una. Detto questo, Lorenzo mi passò un altro bicchiere più grande, che io a differenza di prima annusai. Non volevo fare la fine della prima volta. Era un liquido ambrato e dall'odore amarognolo, quindi si trattava probabilmente di birra. Non l'avevo mai provata, ma sapevo che non era così forte come la prima bevanda che avevo provato, così iniziai a buttarla giù ma non tutta in un sorso, cercando di gustarmela facendo delle brevi pause tra un sorso e l'altro. Aveva un buon sapore, mi piaceva. Dopo quel secondo bicchiere, Lorenzo e le sue due amiche continuarono a farmi provare alcolici, facendomi mischiare i vari gradi, in modo tale da non farmi più capire nulla nel giro di poco.

Quando iniziai a sentire gli effetti dell'alcool, mi abbandonai allo schienale del divano. Iniziai a dire cose alla rinfusa, a mandare messaggi a caso a gente a casa salvata nella mia rubrica, la mia testa rimbombava e mi sentivo malissimo. Lorenzo decise così di alzarmi, e, insieme alle due ragazze, ci recammo al centro della pista, iniziando a ballare, a saltare, a festeggiare. 

Mi sentivo libero, felice, come mai ero stato prima d'ora. 

D'improvviso però, tutto iniziò a girare, la testa mi premeva, e nulla aveva più senso. Decisi di allontanarmi da tutta quella gente, mi dileguai e percorsi un corridoio che mi sembrava infinito e non so come arrivai in bagno. Appena raggiunta la tazza del gabinetto, mi chinai iniziando a vomitare.

Rimasi accucciato lì vicino, avevo un forte mal di testa e mi sentivo malissimo. Sì, nel salotto con gli altri ero più allegro, ma quando mi ritrovai da solo capii che avevo fatto una cazzata. Ad un certo punto, la porta del bagno si aprì, ed entrò la persona di cui avevo più bisogno in quel momento. Tudor.

Quando mi vide in quello stato, scosse la testa in segno di disapprovazione, ma poi mi sorrise per rassicurarmi e si sedette vicino a me.

- mi allontano per un'ora e ti ritrovo in questo stato? Ma che mi combini, Ste... - mormorò lui, amareggiato.

- scusa...ma volevo distrarmi un po' da tutto quello che è successo questa settimana... - naturalmente Tudor non era a conoscenza della mia relazione con il signor preside, non lo avevo detto a nessuno, e il segreto viveva in noi. Per questo a quelle parole rimase confuso, così io gli sorrisi scuotendo la testa, facendogli capire di lasciar perdere.

- ti prego, mi accompagni a casa? - Tudor aggrottò le sopracciglia

- sicuro? Ma tuo padre potrebbe preoccuparsi vedendo il tuo stato... - io alzai le spalle. Sinceramente non mi interessava di quello che pensava mio padre. Non era mai in casa, non parlavo con lui da non so quanto tempo, capivo che doveva lavorare, ma stava superando ogni limite.

- se vuoi posso accompagnarti di sopra, ci sono tre stanze da letto...poi domani mattina ti riaccompagno a casa, di sicuro sarai in uno stato più presentabile... - io scossi la testa. In quel momento volevo solo ritornare a casa mia.

Tudor sospirò, e mi aiutò a rialzarmi. Mi continuò a sostenere per tutto il tragitto dal bagno al salotto. Prese in disparte Giuseppe, gli disse qualcosa che mi riguardava, Giuseppe allora mi guardò pensieroso e preoccupato e salutò Tudor.

Arrivammo alla macchina di Tudor e mi fece sedere nel sedile posteriore, per poi mettersi alla guida e partire verso la mia casa.  

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