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Capitolo Sette

 Giuseppe POV :

Quella mattina Salvatore non era venuto a scuola perché aveva una visita medica, così mi recai a casa sua nel pomeriggio per vederlo un po'. Il motivo principale per cui ero andato a trovarlo era Stefano. Gli volevo raccontare quello che era successo con lui quella mattina e volevo cercare di farlo ragionare. Per lui era facile, non picchiava nessuno, ero io quello che doveva fare la parte più difficile e si prendeva la colpa. Decidemmo di vederci un film, ma, quando finì, decisi di trovare coraggio e parlargli. Mi schiarii la voce, attirando l'attenzione.

- Sai...oggi sono andato a scuola e... - feci una pausa. Non sapevo come iniziare.

- sì lo so...e? - mi incalzò lui.

- beh...c'era Stefano, sai quel ragazzo nuovo che abbiamo preso di mira. - mi morsi il labbro. Perché ero così debole? Non dovevo di certo avere paura di Sal...lui mi amava, mi avrebbe capito.

- che è successo, l'hai picchiato di nuovo?- sghignazzò lui. - peccato che non sono venuto...mi sono perso lo spettacolo – continuò, con un ghigno stampato in volto.

- no, non l'ho picchiato, non è successo nulla di tutto questo, e non succederà più. - a quelle parole, Salvatore cambiò espressione, aggrottando le sopracciglia, perplesso.

- che cosa vorresti dire? - chiese, sistemandosi meglio sul divano.

- hai capito benissimo, non farò più parte dei tuoi giochetti e di quelli dei nostri "amici"...ti giuro, parlare con Stefano mi ha aperto gli occhi, così tanto che non sopporto più quello che sono stato per tutti questi anni. - Salvatore socchiuse gli occhi, fingendo di non capire.

- non fare quella faccia, anche tu dentro di te sai di valere meno di zero. Come abbiamo potuto trattare male tutti quei ragazzini piccoli e indifesi, come abbiamo potuto dopo tutto quello che noi due abbiamo passato? - Salvatore abbassò il capo, rimanendo zitto e riflettendo.

- tu mi stai dicendo che sei diventato amico di quello sfigato? - domandò poi, con una nota di disgusto.

- anche noi eravamo degli sfigati, Sal. Ma si può sapere perché ti ostini a rimanere fermo nelle tue convinzioni? - a quelle parole, Sal si morse il labbro, capendo il suo errore.

- hai ragione...ma a me piace questa sensazione, siamo riusciti ad entrare nel gruppo dei fighi della scuola, abbiamo tutte le attenzioni che prima potevamo solo sognarci, perché vuoi interrompere tutto questo e diventare amico di uno sfigato? - serrai le labbra. Non ero sicuro se dirglielo o no, perché Stefano mi aveva confidato una cosa privata, ma alla fine mi decisi.

- perché Stefano è gay – a quella frase, Salvatore spalancò la bocca, stupito.

- cosa?...davvero? - io annuii.

- beh...allora forse... -

- forse è il caso di recuperare un po' di empatia e chiedergli scusa – conclusi io per lui. Salvatore mi guardò a lungo, come se stesse decidendo cosa fare.

- sì...hai ragione. Domani, appena lo vediamo a scuola... - io gli sorrisi, sollevato. Erano quelle le piccole cose che mi facevano capire quando lo amavo, e il perché avevo scelto lui. Mi avvicinai a lui, odorando il suo profumo.

- mmh...questo te l'ho regalato io al tuo compleanno... - lui fece cenno di sì con il capo, appoggiando la schiena sul divano. Mi prese il volto e iniziò a baciarmi appassionatamente, mentre io infilai la mano destra sotto la sua maglietta, accarezzandogli piano il ventre. Mi staccai dalle sue labbra e iniziai a baciargli il collo, fino a concentrarmi su un punto vicino all'orecchio lasciandogli un succhiotto.

Censuro anche questa scena, ma vi voglio bene

Sal scese da sopra di me e si mise al mio fianco, accarezzandomi i capelli.

- promettimi che non farai più violenza di alcun tipo a nessuno – gli chiesi io.

- lo prometto, amore mio – rispose lui, lasciandomi un dolce bacio sulle labbra. Ci addormentammo così, abbracciati e più uniti di prima.

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