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Capitolo 7.

Il rumore della sveglia rimbomba nella camera. Allungo un braccio sul comodino per spegnerla e faccio cadere qualche oggetto che avevo lasciato fuori posto.

Oggi non ho proprio voglia di alzarmi e andare a scuola, chiederei a mia madre di farmi rimanere a casa ma non posso permettermi assenze nel mese di gennaio.
Cinque minuti e mi alzo, continua a ripetermi la mia testa, ma appena apro gli occhi di scatto mi accorgo che sono le 7:30 a.m.

Mi alzo di scatto e vado in bagno a prepararmi. Per fortuna ieri sera avevo scelto i vestiti da mettermi oggi, almeno non perdo tempo. Metto un filo di mascara negli occhi, alliscio i ciuffi davanti più corti e sono pronta. Guardo l'orario e sono le 7:50, ho cinque minuti per arrivare in fermata e non perdere il pullman.
Scendo in cucina prendo una merendina al volo per fare colazione, afferro lo zaino e esco di casa salutando la mamma.

Mentre cammino di fretta verso la fermata, il mio telefono inizia a squillare. Lo prendo per rispondere alla chiamata e sullo schermo appare il nome di Jason. Perché mi chiama a quest'ora?

«Pronto» dico con un filo di voce a causa del fiatone.

«Ehi, se sei pronta, arrivo»

Per un attimo non capisco cosa mi stia dicendo, ci metto un po a collegare e ricordo che ieri sera mi aveva mandato un messaggio dicendomi che mi avrebbe accompagnata in macchina. Sono proprio sbadata. Mi ero completamente dimenticata e avrei potuto evitare di prepararmi di fretta.

«Allora?» mi chiede non ricevendo alcuna risposta.

«Si puoi venire» dico.

«Ma stai correndo?» ridacchia.

«No..ehm..ho appena fatto le scale e di mattina sono stancanti..» mento e nel frattempo ritorno verso casa.

«Mmh, va bene, sto arrivando.» dice chiudendo la chiamata.

Quando arrivo davanti casa mi sento sfinita e ci metto un po a far tornare la mia respirazione regolare. Direi che la mattinata non è iniziata affatto bene, ho fatto tutto di fretta e non ci ho capito nulla, non so neanche se il mio zaino era pronto con le materie di oggi.

Poco dopo Jason arriva e salgo in macchina.

«Buongiorno» dico sorridendo, facendo finta che non sia successo nulla.

«A te» dice sfoggiando il suo bellissimo sorriso. «Quindi le scale sono faticose ?» ridacchia.

«Ehm..si» È stata la prima scusa che mi è venuta in mente, non c'è bisogno di ribadirlo.

Nella macchina il riscaldamento è accesso e i sedili sono molto comodi, tutto questo mi concilia il sonno e spero che incontreremo del traffico così il viaggio durerà di più.

«A me sembrava quasi che tu stessi correndo a prendere il pullman e ti fossi dimenticata di me» mi guarda con la coda dell'occhio, con un atteggiamento furbetto.

Com'è possibile? Forse mi stava spiando da qualche parte e questa cosa inizia a spaventarmi.

«Cosaa?» chiedo con ansia.

«Supponevo» risponde facendo spalluce.

«Hai indovinato, però» ammetto che ha capito come sono andate le cose e non so come abbia fatto.

«Sei prevedibile» mi guarda e fa l'occhiolino.

Mi sta confondendo, sembra che mi conosca da una vita. Mi limito a non rispondere per evitare di continuare il discorso e arrivare a scuola completamente confusa.

Durante il resto del viaggio restiamo in silenzio, nonostante nella mia testa sono nate molte domande. Arrivati al parcheggio della scuola, prima di scendere Jason mi dice: «Sai, stai molto meglio così»

«Così come?» chiedo curiosa anche se ho una vaga idea a cosa si riferisce.

«Così, senza tutta quella robaccia nera, borchie e quant'altro»

«Grazie, lo penso anche io» dico ed è vero, mi vedo meglio così.

«Come mai hai deciso di fare questo cambiamento?» chiede fissandomi negli occhi. Potrei perdermici, oggi sono verdi tendenti all'azzurro, credo cambino in base al tempo.

«Storia lunga» rispondo, perché non ho voglia di raccontare tutto, glielo dirò in un'altra occasione.

«Va bene» dice e scendiamo dalla macchina.

Al cancello vedo Dakota, le vado subito incontro mentre Jason va dai suoi amici. È strano che non ci sia Margot, oggi mi doveva parlare per raccontarmi quello che è successo alla festa.

«Ehi» le dico abbracciandola.

«Ciao» dice ricambiando l'abbraccio. Si stacca da me e chiede: «Sei venuta con Jason?»

«Si mi ha dato un passaggio in macchina» abbasso lo sguardo, non voglio che si faccia strane idee.

«Che carini» dice sorridendomi.

Mi sforzo di ricambiare il sorriso e cerco di cambiare argomento parlando di Margot. «Come mai Margot ancora non arriva?» chiedo.

«Non lo so, non l'ho sentita questa mattina, ma penso che venga» dice mentre guarda il telefono per controllare se le abbia scritto.

«Speriamo» dico. Non credo le sia successo qualcosa, forse non aveva voglia di venire o entrerà in ritardo.

Le prima due ore di lezione sono state poco interessanti e non avere Margot affianco rende il tutto molto noioso.

Finalmente la campanella della ricreazione è suonata. Mi dirigo alla macchinetta per comprarmi qualcosa da mangiare. Come ogni giorno c'è una fila tremenda e non riesco a vedere se c'è quello che voglio.

«Flam» mi sento chiamare da dietro e dalla voce non capisco chi sia.

Mi volto e vedo Jason. «Ehi» lo saluto.

«Oggi ti riaccompagno io a casa» non capisco se la sua era una domanda o un osservazione, in ogni caso accetto perché proprio non mi va di prendere il pullman.

«Va bene» dico.

«Cosa devi prendere alla macchinetta?» chiede.

«La merendina al cioccolato» dico alzandomi sulle punte per vedere se ci sia.

«Dammi i soldi ci penso io» dice sorridendo.

Non capisco cosa voglia fare ma decido di darglieli lo stesso.

«Scusatee sono di fretta» inizia a dire tra la folla sorpassando le persone.

Non ci credo! Vorrei andarmene. Sento le persone che si lamentano e non posso biasimarle, anche io mi arrabbierei se qualcuno mi passa avanti. Quando lo vedo venire verso di me, con la mia merendina, non posso fare altro che ridere e ringraziarlo.

«Non dovevi ma grazie» dico.

Mi lascia un bacio sulla fronte e se ne va. Rimango imbabolata per qualche secondo a causa del suo gesto. Tra gli abbracci inaspettati e questo bacio non so cosa pensare.

«Ehi ci sei ?» La voce di Dakota mi fa tornare sulla terra.

«Si dimmi» rispondo mentre inizio a mangiare la mia adorata merendina al cioccolato.

«Ti stavo dicendo che ho mandato un messaggio a Margot per sapere cos'è successo» dice mentre camminiamo verso la nostra classe.

«Va bene, fammi sapere cosa ti dice» spero che non sia nulla di grave. È strano che non abbia avvisato qualcuno.

Appena suona l'inizio della terza ora, la professoressa di inglese entra iniziando a mettere i ritardi a tutti coloro che non sono in classe, tra cui Jason.

«Ragazzi, sono uscite le mete dello stage linguistico. C'è Dublino o Londra. Si terrà nel mese di aprile, per chi fosse interessato entro la fine del mese deve ritirare il modulo in segreteria» annuncia la professoressa.

Tutti i miei compagni iniziano ad esultare e parlare tra di loro. Io sono molto entusiasta e vorrei andare a Londra. Ci sono già stata tre anni fa ma ci tornerei a occhi chiusi. Spero che qualche mia amica voglia andare così potremmo condividere la stessa stanza e sopratutto spero che mia madre mi faccia partire.

Le ultime tre ore di lezione trascorrono velocemente, non ho seguito un granché perché non ho fatto altro che pensare a come potrebbe essere bello passare un mese a Londra con Margot o Dakota e al comportamento di Jason.
Finalmente suona l'ultima campanella, il segno della libertà. Mentre mi immischio nel corridoio, tra la folla, Jason mi raggiunge mettendo un braccio intorno alle mie spalle.

«Potresti accendere il riscaldamento?» gli chiedo quando ripartiamo.

«Si ecco» accende il riscaldamento al massimo e anche la radio. «Oggi che fai?»

«Non lo so sinceramente, tu?» chiedo.

«Vado ad allenarmi in palestra» Ora si spiega perche abbia un fisico così perfetto. Prosegue dicendo: «dovremmo uscire più spesso per conoscerci meglio, così tu mi parli di questo cambiamento»

Non capisco perché adesso gli sia venuta tutta questa voglia di uscire con me. Cerco di farmi forza e glielo chiedo. «Jason, perché tutto d'un tratto vuoi uscire con me? Per cinque anni mi hai detto a malapena ciao»

Si passa la mano tra i capelli e dice: «Perché in cinque anni sei stata l'unica con la quale non mi sono legato e ora ho voglia di essere tuo amico, se a te non dispiace».

Il suo comportamento continua a stupirmi, è diverso quando siamo da soli, è così gentile.
«Si, mi fa piacere» è l'unica cosa che riesco a rispondere. Si volta per guardarmi e appoggia una mano sulla mia coscia. Un brivido mi percorre tutta la schiena e penso sia perché la sua mano è fredda e io porto i leggins.

«Grazie del passaggio, a domani» dico davanti casa mia, mentre scendo dalla sua auto.

«A domani» mi fa l'occhiolino e riparte.

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