Capitolo 50.
La sveglia comincia a suonare e il rumore rimbomba su tutta la stanza infastidendoci.
Allungo il braccio per afferrare il telefono e mettere a tacere questo rumore stridulo.
«Già sono le 7?» si lamenta Dakota.
«Dai ragazze, facciamoci coraggio insieme» dico cercando di liberarmi dalle coperte e scendere dal letto.
«Abbiamo dormito a malapena due ore» farfuglia Margot.
Vado in bagno, mi soffermo davanti allo specchio e devo ammettere che ho un aspetto tremendo: i capelli sono scompigliati e ho il viso pallido, con le occhiaie. Fantastico!
Apro la valigia e cerco qualcosa di carino da mettermi. Prendo un paio di jeans attillati, una camicetta a quadri e un maglioncino. Oggi è il primo giorno di Aprile ma a Londra fa sempre freddo, attualmente il mio telefono segna 4 gradi.
«Vado a prepararvi la colazione» dice Margot sbadigliando.
«Cinque minuti e arrivo» replico finendomi di vestire.
«Fa freddo fuori?» chiede Dakota.
«Attualmente ci sono 4 gradi e l'aria è fresca» spiego.
Inizia a vestirsi anche lei. Ha deciso di mettersi dei jeans e una felpa: «proprio come San Francisco»
«Benvenuta a Londra tesoro» le mando un bacio e scendo in cucina.
Margot ha preparato tre tazze di latte con i cereali.
«È l'unica cosa che c'era in dispensa, credo sia buono» spiega.
«Ma si tranquilla, grazie» dico.
Dopo aver fatto colazione e finito di prepararci guardiamo l'orario e decidiamo che sia ora di andare. Fra 15 minuti c'è l'incontro presso Victoria station.
«Vai Flam, suona tu» dice Margot davanti alla porta di Paul. In teoria dovrebbe portarci lui.
Mi faccio coraggio e suono il campanello, aspettiamo un po' ma nessuno viene ad aprirci. Suoniamo nuovamente ma nulla. Inizia a salirmi l'ansia. Come ci arriveremo lì?
«Ma tu guarda che stronzo» esclama Margot.
«Non abbiamo nemmeno il suo numero» si lamenta Dakota, poi aggiunge: «Io chiamo il prof, vediamo cosa dobbiamo fare»
«Come iniziare al meglio insomma» sbuffo.
Alla fine raggiungiamo il meeting point con il taxi e quando arriviamo stanno aspettando tutti a noi. Mi sento osservata e in soggezione.
«La signorina si fa attendere» dice Jason avvicinandosi a me.
Gli lancio un'occhiataccia e rispondo secca: «Buongiorno»
«Buongiorno ragazzi, ora che siamo tutti vi spiego un po' come sarà la giornata oggi» il nostro professore ci illustra il programma e oggi andremo in centro a visitare Westminster.
Per la prima volta salirò su una metropolitana. Mi ha sempre incuriosito questo mezzo di trasporto e in particolare il misterioso mondo che si cela sotto. Mi sono documentata sulla storia della metropolitana di Londra o The Tube, come la chiamano qui, e mi affascina troppo l'idea che ogni linea è caratterizzata da un colore.
«Ma mi stai ascoltando?» Jason mi scuote facendomi tornare alla realtà.
«No scusa, mi ero distratta» sorrido.
«Hai dormito poco eh?» chiede Jason.
«Già. Tu hai dormito?» chiedo a mia volta.
«Forza ragazzi, restate uniti. Ora dobbiamo prendere la Circle line, quella gialla, è scendere a Westminster» dice il professore.
Jason mi mette un braccio intorno alle spalle: «Andiamo!» esclama. «Ho dormito solo un'ora ma almeno riesco a stare sveglio»
«Anche io» ridacchio.
«Si vede»
Gli faccio una linguaccia e lui mi da un bacio sulla guancia. Dopo tutti questi mesi ancora mi sento andare la faccia a fuoco e le gambe tremare.
La voce del treno annuncia la nostra fermata. Mi faccio spazio tra le persone e mi dirigo verso l'uscita.
«Flam tieniti pronta!» esclama Margot con un'espressione indecifrabile ma, sicuramente, di entusiasmo.
«Per cosa?» la guardo con un'espressione interrogativa .
«Per quello che vedremo appena finiremo di salire queste scale» dice mentre saliamo fino all'uscita.
Appena usciamo dalla stazione davanti ai nostri occhi c'è l'enorme Big Ben e tutto il palazzo di Westminster. Ho sempre visto questa struttura nelle foto e non mi immaginavo di certo che fosse così immenso.
«Andiamo a farci delle foto» Margie mi afferra per un braccio e mi porta sotto il campanile.
Mentre ci mettiamo in posa la mia attenzione è concentrata sullo spettacolo che abbiamo davanti ai nostri occhi. Il sole riflette sulla parete est di Westminster facendola sembrare dorata.
«Jason facci una foto, per favore» Margie passa il telefono a Jason e mi abbraccia.
«Siete bellissime ma il Big Ben lo è di più» ridacchia e scoppio a ridere anche io.
«È vero» affermo.
Jason viene da me e mi abbraccia da dietro. Rimaniamo per qualche minuto in silenzio ad osservare tutto quello che ci circonda. A sinistra il Big Ben, a destra la London Eye e sotto di noi il Tamigi.
«Siete dolcissimi in questa foto!» esclama Margot mostrandomi il display della fotocamera.
«No dai, eliminala» mi lamento.
«Lasciala» dice Jason facendogli un occhiolino.
«Non mi piace fare le foto» spiego.
«Shh sei bellissima» mi lascia un bacio sulla testa e io non posso fare a meno di sorridere.
«Ragazzi» il professore richiama la nostra attenzione. «Ora percorreremo a piedi, sul marciapiede parallelo al fiume, tutta la strada per vedere i ponti principali e St'Paul Cathedral. Al ritorno prenderemo la barca»
«Prof ma possiamo salire sulla ruota?» chiede Brian.
«Poi vediamo se facciamo in tempo» spiega.
«Allora Londra sta rispecchiando le tue aspettative?» chiede Jason mentre camminiamo.
«No» dico.
«Cosa? Perché?» chiede quasi disperato.
«Le ha superate le mie aspettative, è ufficialmente la città dei miei sogni» dico.
«Allora ci torneremo» dice mostrandomi uno dei sorrisi più affascinanti di questo mondo.
«Tu ed io?»
«Certo» mi fa un occhiolino.
Mentre camminiamo vedo Margot in posa davanti ad una cabina rossa. È incredibile, si sarà fatta già tremila foto. Incrocio il suo sguardo e scoppio a ridere.
«Eddai» si lamenta perché ha capito che rido di lei.
Dakota, che sta in posizione per scattarle le foto, si volta verso di me e con il labiale pronuncia: «Salvami!»
Faccio spallucce e continuo a ridere.
«In questi casi sono davvero felice che non piace farmi le foto» dico.
«A me piace avere dei ricordi ma Margot esagera» dice Jason ironico, ma so che infondo alle sue parole c'è un filo di verità perché è così.
Dopo dieci minuti buoni finalmente arriviamo a St. Paul cathedral, passando per il Millenium bridge, un enorme ponte in acciaio che attraversa il fiume Tamigi.
«Ragazzi questa è St. Paul» dice il professore richiamando così la nostra attenzione. «È una delle due cattedrali anglicane di Londra ed è il secondo edificio religioso per dimensione in Gran Bretagna dopo la cattedrale di Liverpool. La sua data storica risale al 600 d.c. ma dopo una serie di distruzioni e ristrutturazione è considerato il capolavoro dell'architetto Christopher Wren che ha saputo combinare lo stile classico con quello rinascimentale»
«Ma quanto parla?» pronuncia Jason al mio orecchio e io ridacchio lanciandogli una gomitata.
«Non ce ne frega nulla della storia della chiesa» continua a commentare e io metto una mano davanti alla bocca per trattenere una risata.
«..La cupola, che in realtà è una "falsa cupola", è stata ispirata dalla Basilica di San Pietro a Roma..» fa una pausa e mi lancia un'occhiataccia «Ti fa ridere mrs Parker?»
«No, mi scusi» dico abbassando la testa per la vergogna.
Finita la lezione sulla basilica, mi arrabbio con Jason perché, per colpa sua, vengo sempre richiamata dai miei professori e questo graverà sulla mia condotta.
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