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Capitolo 5.

Sono le tre, fra un'ora Jason verrà a prendermi e non ho idea di dove vuole portarmi. A scuola, mi ha ricordato solo il nostro appuntamento per accertarsi che non avessi cambiato idea. Per un attimo ci avevo pensato ma poi ho capito che dovevo comportarmi da persona matura.

Margot e Dakota, sapevano già del mio appuntamento, prima che glielo dicessi. Probabilmente ne hanno parlato ieri alla festa e sono sicura che loro due sappiano molte cose che dovrei sapere anche io. A scuola le ho supplicate a farmi dire qualcosa ma ovviamente non ho ottenuto risposte, solo qualche sguardo e risatine.

Volevo cambiarmi i vestiti ma visto che l'ansia non mi aiuta a scegliere qualcosa di carino da mettermi, decido di restare con i jeans e il maglioncino grigio, che ho messo questa mattina.

Fuori inizia a piovere e la mia voglia di uscire è pari a zero. Vorrei stendermi sul letto e addormentarmi oppure leggere un libro. Spero che Jason non mi porti in un centro commerciale o al cinema, sarebbe la noia più totale. Gli proporrei di stare a casa ma non vorrei farlo arrabbiare.

Quando salgo in macchina il volume della musica è talmente alto che sono costretta a urlare per salutarlo. Quando si rende conto l'abbassa e ricambia il saluto con uno dei sorrisi più belli che abbia mai visto.

«Allora, dove mi porti?» chiedo curiosa mentre allaccio la cintura.

«È una sorpresa» mi risponde. «Volevo portarti a fare una passeggiata al parco ma il tempo non mi ha appoggiato, quindi ho cambiato piano.»

Mentre ci allontaniamo da casa mia, inizia a raccontare della festa di ieri sera ma non lo sto ascoltando. La sua voce è diventata un sottofondo per i miei pensieri che mi riempiono la testa. Mi ricordo che mi sono dimenticata di dire a mia madre che uscivo con lui, quindi le mando subito un messaggio.

«Hai capito che ha combinato Margot?» mi chiede Jason, interrompendomi dai miei pensieri.

Cosa avrà combinato? Si sarà scatenata tutta la serata.

«No scusami, mi ero distratta» gli rispondo timidamente, mettendo via il cellulare.

«Ti sto annoiando? Puoi dirmelo tranquillamente.»

«Nono e solo che mi sono appena ricordata che dovevo dire a mia mamma che uscivo» mi giustifico così, ma infondo è la verità.

«Tranquilla. Ti stavo dicendo che Margot si era ubriacata e a metà serata è caduta di faccia perché non si è accorta di un gradino» cerca di trattenere una risata mentre lo racconta, io invece non resisto e scoppio a ridere. È la solita, inciampa ovunque.

«Dopo la chiamo per vedere come sta» non riesco a smettere di ridere e la mia risata contagia anche quella di Jason che, ovviamente, è bellissima. Spero non si sia fatta del male.

«Non dovresti ridere delle disgrazie altrui» mi prende in giro. E io a queste parole rido ancora perché nella mia testa mi sto immaginando la scena.

«Neanche tu dovresti» ribatto cercando di tornare seria.

«Io sto ridendo di te»

A queste parole cerco di fare l'offesa ma non ci riesco. Gli lancio uno schiaffo sul braccio e inizia a prendermi in giro per la mia mossa.

Devo dire che la giornata sta iniziando bene, meglio di quello che pensavo e devo ammettere che non mi ero mai divertita così tanto in un viaggio in macchina.
É proprio vero, Jason è tutta un'altra persona a scuola. Usa un atteggiamento strafottente e forse lo fa solo per attirare l'attenzione. In realtà, da quello che mi sta facendo notare, è simpatico e tranquillo.

«Siamo arrivati» dice mentre parcheggia l'auto.

Mi volto per capire dove siamo e vedo un edificio con su scritto: "Bowling". Non ci credo! Non ci so giocare, farò solo figuracce. Vorrei chiedergli di andarcene ma ormai siamo arrivati fino a qui e forse a lui piace questo gioco.

«Che hai?» chiede.

«Nulla..non ci so giocare al bowling» confesso e abbasso lo sguardo.

«Ti insegno io» ridacchia.

Annuisco e scendiamo dalla macchina.

Quando entriamo, una ragazza bionda ci viene incontro sorridendo e guardando Jason. Forse è una sua amica.

«Ehi» esclama, abbracciandolo.

«Ciao» risponde Jason, ricambiando l'abbraccio.

«Che ci fai qui?» dice Barbie. Ha proprio l'aspetto di una barbie, magra, alta, capelli biondi, gonnellina bianca, top rosa e rossetto fucsia.
Dove si presenta conciata così?

«Ho accompagnato una mia amica per passare un pomeriggio diverso» risponde.

Barbie si gira a guardarmi e mi squadra dalla testa ai piedi. Immagino che starà pensando tante cattiverie su di me e su come sono vestita, visto che porto dei semplici jeans e un maglioncino. Scusami se non siamo tutti come te.

«Va bene, a presto» dice e torna dal suo gruppo di amici.

«Ciao» risponde Jason.

Mentre ci cambiamo le scarpe gli chiedo, curiosa: «Chi era?»

«Si chiama Marika, lei è...» fa una pausa, poi riprende: «..una mia ex»

«Sei stato con lei?» scoppio a ridere. Non riesco a immaginare Jason con una ragazze come lei.

«Si ma, prima, era più tranquilla, diciamo» dice imbarazzato.

«E ora Barbie ha trovato il suo Ken?» dico.

«Come l'hai chiamata?» ridacchia.

«Barbie» replico.

«Dai, non essere cattiva. È simpatica» dice.

«Sisi come no» Non so se é simpatica veramente, ma, di solito, le persone come lei sono sempre stronze e con la testa montata. Le riconosci subito.

«Dai, andiamo che ti insegno» dice stendendomi una mano per farmi alzare.

Mi alzo senza il suo aiuto e ci dirigiamo verso la nostra corsia di gioco. Prendiamo una palla da bowling a testa e a me iniziano a tremarmi le gambe per l'ansia.

«Ora ti faccio vedere come si fa, poi provi tu, quando hai imparato iniziamo una partita» dice Jason.

«Mhh okay» dico.

Mi fa vedere come si impugna una palla e il movimento da fare. Dopodiché si posiziona a inizio corsia e cerca di studiare la mira esatta. Con una forza adeguata la lancia e per un birillo non fa strike. Si gira verso di me e mi guarda con aria soddisfatta: «Ora prova tu»

«Okay, sembra facile» ammetto. Ma sono sicura che non ci riuscirò.

Cerco di imitarlo, mi posiziono e cerco di capire quale sia la giusta forza per lanciarla. Mi sento osservata da tutti, forse è così. Per l'ansia mi iniziano a sudare le mani quindi faccio una piccola corsa e lancio la palla. Lascio la presa troppo tardi e invece di andare in avanti, l'ho lanciata all'indietro.

Sento Jason che sta ridendo come un matto e la sua risata viene sovrapposta da altre. Ci metto un po a capire di chi fossero. Mi volto e noto che, alla nostra destra, stanno giocando Barbie e il suo gruppo e, ovviamente, ridono di me. Non posso arrabbiarmi perche sono sicura che se mi avessi vista, avrei riso anche io.

«Dai, riprova» dice lui passandomi la palla.

Mi rimetto in posizione, prendo una piccola corsa e lancio. Vedo la palla che va semplicemente in alto e in avanti si sposta di pochissimo. Questa volta scoppio a ridere anche io. Sono una frana.

«Direi che non sono per niente portata per il bowling» dico.

«Devi solo capire il meccanismo. È semplice» si alza e viene verso di me «vuoi farla lo stesso la partita?» chiede.

Vorrei dirgli di no, ma so che lui vuole quindi accetto.

Ovviamente, tutti i suoi tiri sono quasi perfetti e per ben due volte è riuscito a fare strike. Fa dei movimenti perfetti e atletici per lanciare la palla e vedendolo sembra tutto molto facile. I miei tiri fanno pena, invece. Il più delle volte rimangono in piedi più della metà dei birilli e mi capita ancora di tirare all'indietro o fuori corsia.

Ogni volta che lancio, mi sento gli occhi di Marika, credo si chiamasse così, puntati addosso e delle risate.

«Se la tua amica non smette di fissarmi e ridere dei miei tiri, vado lì e la meno» dico a Jason, cercando di alzare il tono della mia voce per farmi sentire anche da Barbie.

Lui ridacchia e dice: «sarebbe bello vederti fare a botte con una ragazza»
Poi prosegue serio: «e comunque lasciala perdere, Marika è fatta così»

Sbuffo e di tanto in tanto mi volto a guardarla. Appena si accorge di me, gira subito la faccia. Come se non me ne fossi accorta. Le persone come lei non le ho mai sopportate e tra i buoni propositi per il nuovo anno c'era una voce riferita proprio a cercare di odiare di meno la gente. Posso dire già ora che sarà difficile se non impossibile.

Dopo aver visto, per cinque minuti buoni, Jason esultare per la sua vittoria, come se fosse un bambino, decidiamo di andarcene.

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