Capitolo 46.
«Sai ballare molto bene» due labbra mi sussurrano questa frase vicino al mio orecchio mentre due mani forti e possenti mi afferrano per i fianchi.
Mi giro per vedere chi fosse: «Ethan» ridacchio.
«Che ridi?» chiede.
«Mi gira la testa» continuo a ridere.
«Sei ubriaca» sorride, passandomi una mano tra i capelli. «Posso baciarti, quindi»
«No che non puoi» dico.
«Perché no?» chiede.
«Lo dico a Jason» dico e continuo a ballare cercando di gestire la situazione, per quanto sia possibile.
«Oh, ma lui non c'è questa sera» mi sorride e inizia ad avvicinarsi a me.
«Dai» ridacchio e cerco di spostarlo.
«Uno solo» mi supplica.
«Sono ubriaca vero?» chiedo.
«Ssh» mi poggia l'indice sul labbro e inizia a baciarmi.
Non riesco a spostarmi. Dove sono Margot e Dakota? Possibile che non ci vedano.
Inizia a girarmi la testa, mi sento troppo male per reagire, alla fine mi lascio andare e ricambio il bacio di Ethan.
«Vuoi salire in camera?» sussurra tra le mie labbra.
«No» dico seria e questa volta riesco a spostarmi da lui.
Riprendo coscienza, realizzo quello che è successo. «Basta Ethan» dico.
«Scusa» ride mentre io resto seria.
«Devo andare al bagno scusa» dico e vado al piano di sopra alla ricerca di un bagno.
Busso alla prima porta chiusa sulla mia destra, non risponde nessuno, apro ed è una camera. Faccio la stessa cosa con la porta successiva e questa volta per fortuna è il bagno.
Mi chiudo dentro a chiave, mi accascio per terra e scoppio a piangere. Perché ho baciato Ethan? Perché Jason non è qui?
Perché avete litigato. Mi ricorda il mio subconscio.
Afferro il telefono sono le 00:16, mi asciugo le lacrime e digito il numero di Jason. È giusto chiamarlo? Mi decido e faccio partire la telefonata.
«Dove stai?» è la prima cosa che dice appena risponde.
«In bagno» rido.
«A casa di Ethan?» ha una voce strana.
«Alla festa»
«Hai bevuto?» chiede serio.
«Forse» ricordo di aver bevuto ma non so quanto.
«Vengo a prenderti» dice in tono severo.
«Ma è divertente qui, dovresti venire anche tu» ridacchio.
«Infatti adesso arrivo e ti riporto a casa» sbuffa.
«Ma è appena iniziata la festa» metto il broncio.
«Perché mi hai chiamato?» chiede.
Perché l'ho chiamato?
«Mi è partita la chiamata»
«Dimmi quanti drink hai bevuto e io non ti riporto a casa» dice.
«Non lo so, sei o sette..» allungo la mano verso il lavandino e cerco di alzarmi in piedi, mi gira tremendamente la testa e il telefono cade per terra.
Lo riprendo e torno alla chiamata con Jason.
«Flaminia tutto bene?» il suo tono da nervoso è diventato preoccupato.
«Nulla era caduto il telefono, mi gira la testa, vado a ballare. Ciao amico» riaggancio e rimetto il telefono in borsa.
Mi guardo allo specchio, ho un aspetto orrendo: gli occhi lucidi, le labbra rosse e i capelli spettinati. Cerco di sistemarmi e mentre passo le mie mani tra i capelli mi viene da vomitare. Corro verso la tazza, mi chino, con una mano afferro i capelli e alla fine non faccio nulla. Odio questa sensazione, starei meglio se il mio corpo decidesse di vomitare. Aspetto altri cinque minuti dopo decido di uscire dal bagno.
Mi chiudo la porta alle spalle e di fronte a me ci sono Dakota e Brian che sono appena usciti da una stanza. In tutto ciò con chi è Margot?
«Amica» dico e le vado incontro.
Amica? Si forse sono ubriaca.
«Flam, dio mio, sei ubriaca fradicia» dice Dakota e io scoppio a ridere.
«Sto bene» cerco di sembrare seria e composta ma le gambe sembrano cedermi. «Dov'è Margot?» chiedo appoggiandomi al muro.
«Sta a ballare con qualche ragazzo, ha bevuto anche lei» ridacchia.
«Okay» sorrido e li saluto. Loro tornano sotto, mi guardo intorno e decido che devo riscendere anche io.
I gradini mi sembrano infiniti e li vedo tutti sfocati, finirò per cadere.
Mi reggo sul passamano e ne scendo uno alla volta con calma, assicurandomi che tutti e due i piedi siano ben saldi.
«Problemi di equilibrio?» mi giro e c'è Taylor.
«Si più o meno» ridacchio.
Mi prende in braccio: «Ci penso io, così farai prima» mi porta in braccio fino al piano di sotto e quando mi fa scendere lo ringrazio.
«Vieni» mi dice prendendomi per un braccio.
Mi porta in cucina e spero con tutta me stessa che non mi offra un drink. «Stiamo per iniziare una partita a beer pong, gioca con noi»
«Okay» dico senza riflettere che non conosco bene le regole del gioco.
«Ragazzi gioca anche Flam» dice Taylor al suo gruppo di amici. Sono tutti maschi e mi sto pendendo di aver accettato.
«Allora precedenza alle donne» dice un ragazzo rivolgendosi a me.
«Flam allora cerca di fare centro nei bicchieri. Ogni bicchiere che centri dovrai berlo» mi spiega Tay.
«È birra?» chiedo.
«Si» dice.
Afferro la pallina e i bicchieri li vedo doppi, spero vivamente di non fare centro. La lancio e entra perfettamente in un bicchiere della seconda fila della piramide.
«Che mira!» esclama un ragazzo passandomi il bicchiere da bere.
Mentre bevo mi sento afferrare per un braccio: «Flam che cazzo stai facendo?»
«Jason sto giocando» dico.
«Con tutti i maschi e sei ubriaca fradicia» mi afferra il polso e inizia a portarmi via.
Sento delle voci dietro di me del tipo: «È arrivato lo sposo, ora sarà la fine per lei»
«Jason ti prego fermati» lo supplico.
Arriviamo sul cortile che è pieno di gente, c'è chi fuma, chi beve e chi dorme sul prato.
Jason apre lo sportello della macchina e mi costringe a salire: «Sali immediatamente»
«Torno con le mie amiche» dico.
«Flam sali dobbiamo parlare»
Obbedisco e salgo in macchina. Lui si siede affianco a me: «Non mi riporti a casa vero?»
«Se tua mamma ti vedesse così gli verrebbe un infarto, vieni a dormire da me» dice.
Dopo il discorso fatto nel pomeriggio ora vuole che dormiamo insieme?
«No» dico secca. «O mi riporti a casa o mi lasci qui»
Ignora le mie parole e fa partire la macchina.
«Non stiamo insieme smettila di comportarti come un fidanzato geloso» sbuffo.
La presa del volante si fa più stretta e serra anche la mascella ma non mi risponde.
Arriviamo a casa sua, scendo dalla macchina e lo seguo. «Togli le scarpe altrimenti farai rumore»
«Parliamo qui» dico.
Mi afferra per le gambe e mi carica sulla sua spalla fino alla camera sua.
«Cosa vuoi?» chiedo sedendomi sul suo letto.
«Cos'è successo alla festa?» chiede.
«Nulla mi sono divertita poi sei arrivato tu e mi hai portata via» alzo gli occhi al cielo.
«Dakota e Margot non c'erano, con chi sei stata?» la sua espressione è severa ma non riesco a prendere la sua domanda sul serio.
«Ma ti senti? Non siamo fidanzati, non dovrebbe importarti quello che faccio» mi passo una mano tra i capelli e mi alzo.
Perdo l'equilibrio ma per fortuna riesco ad appoggiarmi alla porta.
«Invece mi importa» risponde.
«Perché?»
«Non voglio che fai stronzate» spiega. «Cosa hai combinato a quella festa?»
«Ho giocato al gioco della bottiglia, credo, poi ho ballato» voglio evitare di dirgli quello che è successo con Ethan, già si odiano loro due, dirgli che ci siamo baciati potrebbe essere la fine.
«Dimmi che non sei andata al letto con nessuno» la sua voce diventa preoccupata.
«No, questo penso proprio di no» dico. Per evitare altre domande gli chiedo: «Mi riporti a casa?»
«Non sei in condizione. Dormirai qui stanotte»
«Che dirò a mia madre?» chiedo.
«Dammi il telefono, le scrivo che dormi da Dakota e avverto anche lei» dice prendendosi il mio telefono.
«Fatto. Ora vieni qui» dice aprendo le braccia.
Mi siedo sulla sua gamba, mi abbraccia e mi bacia.
Lo respingo immediatamente, dopo il bacio di Ethan non voglio più essere baciata quando sono poco cosciente.
«Che hai?» chiede.
«Non posso baciarti» dico.
«Ancora per quella stronzata che siamo solo amici?» domanda alzando gli occhi al cielo.
«Non solo per quello» dico abbassando la testa. Devo dirglielo, devo dirgli di Ethan.
«Per cos'altro allora?» domanda.
«Ho baciato Ethan» ammetto.
«Fantastico» esclama alzandosi in piedi. «Forse è meglio se ti addormenti, col tempo potresti ricordarti anche di esserci andata al letto con lui e per questa sera ne ho già viste e sentite abbastanza» afferra un cuscino ed esce dalla sua stanza, sbattendo la porta.
Scoppio in lacrime. Mi tolgo le scarpe e decido di andare da Jason dirgli che può dormire lui sul letto e io mi prendo il divano.
«Vai sul tuo letto, io dormo qui» dico entrando in sala.
Si alza senza esitazione, mi passa affianco e sale sulle scale: «Notte» dice qualche secondo prima di sbattere la porta di casa sua.
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