Capitolo 29.
Senza neanche accorgermene sono le quattro. Mi affretto a salutare Margot e raggiungo Jason nello spiazzale.
«Sali in macchina» dice facendomi l'occhiolino. Ridacchio e faccio come mi ha detto.
«Margot mi ha raccontato che non ricorda molto dell'incidente ma sa per certo che è stata una moto o uno scooter ad investirla e non una macchina» spiego.
«Come fa ad esserne certa?» chiede.
«Si ricorda perfettamente che stava per attraversare e ha visto avvicinarsi, a tutta velocità, un faro di una moto» spiego.
«Ma se era mattina come fa a ricordarsi della luce?» chiede perplesso.
«Non lo so..» non ci avevo riflettuto. Ma io le credo, alla fine nessuno sa come sono andate le cose.
«Da dove vuoi iniziare la tua "indagine"?» chiede trattenendo una risata. Tutto questo lo fa ridere perché sa che non concluderemo nulla, forse sarà così ma almeno voglio provarci. Non ho ancora un piano vero e proprio ma penso che la cosa più saggia da fare sia parlare con il barista del locale di fronte al luogo dell'incidente.
«Andiamo a parlare col signore del bar. Magari era lì presente e ha visto qualcosa» dico.
Jason annuisce e si immerge nel traffico di San Francisco.
«Ti fermi da me dopo?» chiede.
«Perché?» non so perché ho fatto questa domanda ma mi è uscita d'istinto, deve smetterla di cogliermi alla sprovvista.
«Così. Ci vediamo un film e poi questa mattina ti avevo chiesto se venivi da me a riposarti ma poi hai deciso di fare l'investigatrice» sorride.
Adoro quel sorriso, sarebbe in grado di convincere chiunque con le sue richieste ma sinceramente non mi va di andare da lui.
«Scusami non posso venire perché devo studiare» mento, in realtà voglio solo riposarmi.
«Non c'è nessun test domani, cosa studi?» chiede.
Oh no! E ora cosa mi invento?
«Storia» mi affretto a dire. È stata la prima materia che mi è venuta in mente.
«Come storia? Abbiamo avuto il test una settimana fa»
«Eh si..» inizio a mordermi il labbro «ma praticamente non mi è andato bene» non so se è una scusa credibile ma non so come reggere la situazione.
«Perché ho la sensazione che questa cosa non sia vera?» mi guarda con la faccia sospetta come se avesse capito qual è la verità.
Merda. Jason dovresti smetterla di farmi questo, sono una frana a dire le bugie e tu sei troppo furbo da capire la verità.
Il mio subconscio è irrequieto e questo non fa che alimentare la mia ansia. «È la verità» abbasso lo sguardo e lui continua a tenere gli occhi puntati su di me.
«Dai scendi che siamo arrivati» sorride e mi da un bacio sulla guancia. I suoi sbalzi d'umore mi fanno girare la testa. Non so mai quale potrebbe essere la situazione e questo mi fa impazzire.
Tiro un sospiro di sollievo mentre scendo la macchina. Un viaggio di 5 minuti sembra durato un eternità.
«Dal momento che non siamo del FBI adesso entriamo ci sediamo al bancone e ordiniamo qualcosa e dopo un po iniziamo a parlare col signore. Ok?» dice.
«Si va bene» sorrido.
«Ehi Flam..» viene di fronte a me, appoggia le mani sulle mie spalle poi prosegue: «promettimi una cosa» mi sta già salendo l'ansia, odio questi incipit sopratutto se fatti da lui. «Per favore.. Non fare le tue solite figuracce» scoppia a ridere e mi abbraccia.
«Sei uno stronzo» inizio a dargli degli schiaffi sulla schiena e mi fingo offesa. E io che pensavo fosse qualcosa di serio!
«Scusa ma dovevo, visto che le fai sempre» continua a ridere. Non so perché trova divertente questa cosa.
«Eddai, non è vero» mi lamento.
«Andiamo che è meglio» dice divertito.
Ci sediamo su due sgabelli di fronte al bancone. Faccio fatica a salire a causa della mia statura e Jason inizia già a ridacchiare e prendermi in giro. Dopo alcuni tentativi ci riesco e mi posiziono in modo da non sembrare disagiata.
«Prima figuraccia fatta. Ti stavano guardando tutti» dice divertito.
«Potevi scegliere un tavolo piuttosto che questi cosi scomodi» sbuffo.
«L'ho fatto apposta» ridacchia.
«Ciao ragazzi ditemi» ci interrompe una donna bionda.
«Per me un caffè» dice Jason.
«Per lei signorina?» chiede rivolgendosi a me.
Non ho ancora pensato a cosa prendere in realtà.
«Un succo alla pera» dico di getto.
«Ok» dice la donna e inizia a preparare le nostre ordinazioni.
Mi sento gli occhi puntati addosso, mi giro verso Jason e mi sta fissando con un' espressione buffa.
«Che c'è?» chiedo.
«Sei seria?»
«Perché?» non capisco.
«Ti sei presa veramente un succo alla pera?» ridacchia.
«Si» dico seria.
«Bimba» ribatte.
«Dai Jason smettila a prendermi in giro» dico con un tono disperato. Oggi sta dando il meglio di se, è antipatico ma allo stesso tempo simpatico. Si sta prendendo gioco di me e si diverte un mondo.
«Ecco a voi ragazzi» dice la donna posando sul bancone le nostre bevande.
«Chiedi tu vero?» domanda Jason.
«Va bene ma come inizio il discorso?»
«Non lo so, inventa qualcosa» replica Jason.
Provo a pensare a come potrei introdurre un dialogo ma non mi viene in mente niente.
«Dai» mi incita Jason.
Faccio un sospiro: «Mi scusi, potrei farle una domanda?» chiedo alla barista. Per fortuna che ora non c'è tanta gente e non ha da fare.
Si gira e annuisce.
«Si ricorda l'incidente che c'è stato qui davanti il 28 gennaio?» chiedo.
«La ragazza che è stata investita giusto?» chiede.
«Si» rispondiamo insieme Jason ed io. «Ecco, lei è una nostra amica di scuola e volevamo sapere se ha visto chi l'ha investita»
«Mi dispiace ragazzi purtroppo non si chi è stato, la polizia locale è ancora sulle sue tracce. Come sta la ragazza?» chiede mostrando un sorriso dolce.
«Si sta riprendendo. Ma lei sa se è stata una macchina o un motore ad investirlo?» chiedo.
«Si era una moto completamente nera»
Margot aveva ragione. Quello che si ricorda è giusto.
«Vorremmo tanto sapere chi è» dico ponendo lo sguardo sul bancone.
«Sicuramente è stato un gesto voluto e ora credo che non sia più qui in città altrimenti l'avrebbero rintracciato»
«Ho capito. Grazie mille» le sorrido.
Usciamo dal bar e torniamo in macchina. Come previsto non potevamo scoprire chi fosse ma almeno abbiamo delle notizie in più.
«Ci abbiamo provato» mi sorride Jason.
Annuisco: «grazie per avermi accompagnata»
«In cambio ora dovresti venire a casa mia» dice divertito.
«I ricatti non valgono» sbuffo.
«Eh va bene, ti porto a studiare storia» sorride.
«Però spiegami perché hai voluto fare questa cosa oggi»
«Perché voglio troppo sapere chi è stato» ammetto.
«Ma se non lo ha scoperto la polizia come pensavi di poterlo capire tu?» chiede guardando serio sulla strada.
«No mi bastava semplicemente saperne di più..» non so spiegarlo sinceramente, forse è stata un'idea stupida e inutile che mi è venuta in mente.
«Va bene, abbiamo trascorso una giornata diversa» dice.
«Si. A domani e grazie» dico scendendo dalla macchina.
«Ciao Flam, studiala bene storia» mi fa l'occhiolino e se ne va.
Appena rientro in casa, vado dritta verso la mia stanza e mi allungo sul letto. Ora ho voglia solo di riposarmi. Questa notte non ho dormito per colpa di Cristian e poi oggi è stata una giornata lunga e stancante.
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