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Capitolo 27.

«Dovresti addormentarti, è tardi» dice mia madre affacciandosi alla porta. Probabilmente ha visto la televisione accesa ed è entrata a controllare. Vorrei dormire ma non riesco, dopo l'incontro con Cristian, per la testa ho mille pensieri.

«Si non preoccuparti» le rispondo.

Sono le due, Jason è andato via da un po e io ancora non riesco a prendere sonno. La scorsa notte sono stata sempre sveglia perché lo sguardo strafottente di Cristian mi tormentava, questa volta devo dormire un po. Ne ho bisogno perché domani c'è scuola.

Prendo l'Ipod sul comodino, faccio partire un playlist rilassante e mi stendo sul letto. Sembra che funzioni, a mano a mano sento gli occhi farsi più pesanti e tenerli aperti diventa quasi impossibile.

«Flaminia» sento chiamarmi da dietro, mi giro per vedere chi fosse e trovo due occhi marroni puntati su di me. Inizio a farmi prendere dall'ansia e il cuore inizia a martellarmi nel petto.

«Cr..Cristian..» balbetto.

«Vieni con me» dice ridacchiando.

«No» grido. Cerco di andarmene ma è troppo tardi. La sua mano tiene stretto il mio braccio e liberarsi è impossibile. «Lasciami stare» continuo ad agitarmi senza ottenere nulla. Mi guarda divertito e la sua risata malefica mi rintona nella testa.

«Non ti farò del male» ridacchia.

«Me l'hai già fatto» grido. Cerco di correre per scappare, non ci riesco. Penso che questa volta non ho scampo.

«No invece» con l'altra mano inizia ad accarezzarmi la guancia e si avvicina lentamente. Quando siamo a pochissima distanza inizia a baciarmi, vorrei vomitare, non può fare questo! Inizio a gridare e divincolarmi ma la sua presa si fa sempre più forte e penso che il sangue non arrivi più al polso.

Mi sveglio di scatto, accendo la luce e in camera non c'è nessuno. Ho il cuore che potrebbe esplodere e il respiro affannoso. Era solo un incubo e ciò mi fa sentire sollevata e arrabbiata allo stesso tempo. Sono arrabbiata per quello che mi sta causando quel ragazzo, ero riuscita a dimenticarmelo, quasi, e ora, a distanza di anni, ho ricominciato ad avere gli incubi su di lui. So che dovrei reagire, non posso permettermi che mi tormenti di nuovo e soprattutto non posso passare le notti in bianco per colpa sua.

Il suono della sveglia rimbomba per la stanza. A fatica apro gli occhi e la spengo. Ho dormito a malapena un'ora e sarà impossibile seguire le lezioni di oggi. Decido di alzarmi prima che possa riaddormentarmi.

Scendo in cucina e trovo mia madre che ascolta il telegiornale.

«Buongiorno » dico.

«Che bell'aspetto» ironizza. Le lancio un'occhiataccia e prima ancora che possa fare altre domande la supplico affinché mi prepari un po di latte.

«Hai 18 anni, dovresti essere abbastanza grande per fare da sola certe cose» dice.

«Per favore, questa mattina non ce l'ha faccio.» ed è vero. Mi sento rallentata, è faticoso anche parlare. Le faccio gli occhioni dolci sperando di convincerla.

«Eh va bene» sbuffa con una risatina sotto i baffi.

Ci metto più del solito a mangiare la mia tazza di latte. Trovo interessante addirittura fissare i cereali che galleggiano e prenderli uno ad uno per mangiarli.

Vado in camera e mi preparo velocemente con le prime cose che mi capitano. Non mi importa molto oggi del mio aspetto, voglio solo che passi in fretta.

Nel mio vialetto c'è Jason ad aspettarmi. Non mi aveva detto che mi avrebbe portata lui a scuola ma gliene sono grata, prendere il pullman sarebbe stata l'ultima cosa che avrei voluto fare.

«Buongiorno » dico entrando in macchina.

«Buongiorno» dice baciandomi le labbra. Rimango stupita a questo gesto. C'è qualcosa che non ricordo?

«Non hai dormito vero?» chiede.

«Cosa te lo fa pensare?» rido.

«La faccia...i vestiti..un po tutto» dice lanciandomi un bacio.

«Lo so, sono uno schifo. Ho provato a chiudere occhio ma ho avuto subito un incubo» spiega.

«Oh mi dispiace» dice «Se vuoi oggi puoi venire da me a riposare»

«Questa notte?» dico senza pensarci. Come mi è saltato in mente, non potrei mai dormire una notte con lui.

Ridacchia «Beh se vuoi» poi prosegue: «Io intendevo il pomeriggio, dovresti riposare»

«Lo so» sospiro «Ti farò sapere» sorrido.

Arriviamo a scuola e mi stupisco di come l'atrio sia vuoto. Guardo l'orario e noto che sono solo le 8:10. Probabilmente è passato prima a prendermi oppure è andato veloce e non me ne sono accorta.

Al cancello c'è Dakota. Ha le cuffiette alle orecchie e sono sicura che è immersa nel suo mondo.

«Ehi» le dico.

«Ciao Flam. Ciao Jason» ci saluta con uno dei sorrisi migliori. «Come stai?» aggiunge.

«Bene» sorrido.

Inarca un sopracciglio e mi guarda con un'espressione del tipo "Non ti credo neanche se mi paghi". Anche lei e Margot sanno di Cristian e sono sicura che la sua domanda era per sapere come sto reagendo a lui.

«Mi tormentano i pensieri» ammetto.

«Lo vedo. Ti sei rivestita anche tutta di nero» dice.

Non me ne ero neanche accorta, questa mattina mi sono vestita con le prime cose che ho trovato nell'armadio e non l'ho fatto volontariamente a vestirmi così. Devo dire che rispecchia molto il mio stato d'animo oggi e sono felice che non mi siano capitate cose colorate.

«Entriamo?» chiedo per cambiare argomento.

«Cos'è tutta questa fretta di andare a fare il compito?» ironizza Dakota.

«Che compito?» domando perplessa.

«C'è il compito di matematica oggi»

Oh no! «E io perché non lo sapevo? È uno scherzo vero?» chiedo preoccupata. Non ho studiato nulla, dovrò recuperarlo.

«Probabilmente non stavi ascoltando» interviene Jason.

Gli faccio una smorfia e entriamo. La voglia di tornare a casa è tanta, ma purtroppo devo prendere le mie responsabilità e andare a fare questo compito.

Quando entriamo in classe i banchi sono già divisi e sopra ad ognuno c'è il test. Mi metto subito all'opera: scrivo nome, cognome, classe e data e inizio a vedere i quesiti. Le prime quattro sono di teoria, fantastico! Non ci ha mai fatto studiare la teoria perché questa volta si? Spero che qualcuno riesce a suggerirmi le risposte, intanto provo a risolvere i problemi.

I primi due già non mi ridanno, sto perdendo la pazienza e sto per consegnare così.

«Ehii serve una mano?» è Jason.

«Se puoi..» sorrido e lui annuisce. «Almeno la teoria, dico.»

Afferra un foglio e appena il professore si gira me lo lancia. Rimango sbalordita lo apro ed è la sua brutta copia, c'è tutto il compito fatto e mi basta solo copiarlo in bella. Magari cambio qualcosa!

«Mancano 10 minuti alla consegna» annuncia il professore gironzolando tra i banchi.

Se scoprisse che sto copiando, mi metterebbe una F con tanto di nota. Inizio a scrivere velocissimo perché non voglio rischiare di consegnare il compito a metà per colpa del tempo.

Al suono della campanella tiro un sospiro di sollievo perché ce l'ho fatta e consegno.

«Signorina Cooper cos'è questo?» mi giro e il professore è vicino al mio banco con la brutta copia di Jason.

Oh no! Impallidisco.

«È la mia brutta copia, signore» interviene Jason.

Perché gliel'ha detto?

«Ma era sul banco della signorina Cooper» il suo tono di voce si sta alzando e sono sicura che stia per perdere la pazienza.

Ecco, lo sapevo. Il destino voleva che io oggi prendessi una F.

«In realtà l'ho appoggiato ora sul suo banco così possiamo confrontare insieme gli errori fatti.» inventa Jason. Devo dire che è molto convincente, è un attore.

Il professore ci lancia un'occhiataccia ad entrambi e se ne va. Tiro un sospiro di sollievo e vado ad abbracciare Jason.

«Grazie, per tutto quello che hai fatto» dico.

«Figurati» sorride. «Ora andiamo che chimica ci aspetta»

Annuisco e andiamo nel laboratorio di Chimica.

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