Prologo;
La bambina sorrise, ammirando il disegno a cui aveva lavorato tutto il pomeriggio.
Il blu del cielo sul foglio era intervallato da una spessa striscia gialla e, in basso, due uomini visti di schiena la stavano indicando con la mano. La ragazzina annuì fra sé e scrisse a matita quattro parole nell'angolo destro del foglio: Haley Mellark, 7 anni. Arricciò le labbra in una smorfia impensierita, prima di aggiungere una quinta parola fra parentesi: Halley.
Posò poi la matita e balzò giù dalla sedia, per raggiungere il soggiorno.
Trovò sua madre sulla poltrona, con un libro aperto sulle ginocchia. Sbirciò oltre la spalla di Katniss e riconobbe nella pagina a nel volume il ritratto di suo nonno Caleb; le assomigliava. Aveva i capelli neri come i suoi, ma gli occhi erano grigi, come quelli della mamma e di suo fratello Rowan. La pagina a fianco a quella con il ritratto era vuota; Haley sorrise e lisciò bene il suo disegno, prima di appoggiarlo sul foglio bianco.
"Papà ha detto che potevo metterlo" spiegò poi a Katniss.
Disegnare non le piaceva molto, ma era orgogliosa di quella sua piccola opera. Ci teneva a dare un contributo per arricchire il libro dei suoi genitori, specialmente in una giornata speciale come quella: non stava più nella pelle, ormai, al pensiero che da lì a poche ore avrebbe finalmente visto la cometa di Halley. Joel Hawthorne le aveva raccontato che in quella scia luminosa c'era qualcosa di magico, in grado di cambiare il futuro delle persone che l'avvistavano. E poi, rifletté con un sorriso, si chiamava quasi come lei: per quello l'aveva disegnata.
Avrebbe potuto aggiungere il suo disegno in una delle ultime pagine del libro, dove c'era più spazio, ma alla fine aveva deciso di incollarlo vicino al ritratto di nonno Caleb perché anche lui, da giovane, aveva sognato di assistere al passaggio della cometa.
Sua madre annuì, distogliendo lo sguardo dalla figura del padre per osservare il nuovo disegno; aveva l'aria triste e Haley non poté fare a meno di sentirsi dispiaciuta per l'assenza di un sorriso sul suo volto. Un po' la capiva: anche lei sarebbe stata triste, se non avesse avuto il suo papà con sé la notte del passaggio della cometa. O il suo fratellino.
Avrebbe voluto dirle che, probabilmente, nonno Caleb e la zia Prim avrebbero aspettato Halley assieme a loro, solo che invece di guardare in su avrebbero rivolto lo sguardo verso il basso, perché si trovavano già in cielo. E che veder passare la cometa sarebbe stato talmente bello che la tristezza se ne sarebbe andata via in un soffio, proprio come succedeva a lei quando metteva il broncio per qualcosa e il papà le faceva il solletico. Avrebbe voluto dirle tutto questo, invece si limitò a tenderle la mano.
"Andiamo?" chiese titubante, abbozzando un sorriso.
Katniss la osservò per un istante, prima di annuire e chiudere il libro.
La mano della donna strinse quella della figlia.
"Andiamo."
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Note Finali.
Questa storia è il seguito de "La Cometa del Distretto Dodici". è un po' il fulcro di tutte le mie storie, perchè racconta della sera in cui Gale e Katniss riescono a parlarsi per la prima volta dopo anni di separazione. Sarà suddivisa in capitoli, perchè come al solito mi è uscita fuori decisamente troppo lunga. è la prima volta che pubblico una storia qui prima che su efp e ammetto di essere piuttosto emozionata e nervosa, perchè sono tre anni che ho in programma di scrivere questo racconto, ma credo che non mi sia uscito molto bene :/ Però è essenziale per il mio head-canon, quindi ci tenevo a pubblicarlo. Chiedo a chi legge il parere di lasciarmi un parere, per me è davvero importante per capire se questa storia funziona o meno!
Grazie infinite a chiunque lascerà un commento! Al più presto cercherò di pubblicare il primo capitolo.
Un abbraccio e a presto!
Laura
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