9. Equivoci
All'ora indicata nel foglietto che Anita le aveva passato quella mattina, Kate, Rob e Max si ritrovarono nella base temporanea del F.Y.R.
Dall'esterno sembrava un enorme capannone, ma all'interno, scesi i primi gradini ci si ritrovava in un ambiente pulito e confortevole. Kate era ancora sorpresa per il contrasto tra fuori e dentro, mentre percorreva il lungo corridoio dalle pareti bianche e dai neon enormi appesi al soffitto. Presa dalla curiosità si guardò intorno. C'era stata solo una volta, quando era arrivata, ma si era fermata nella prima stanza a destra: la sala riunioni. E anche allora guardando la sobrietà dei mobili in ciliegio e la tecnologia degli enormi schermi a led che servivano per le riunioni via etere, era rimasta a bocca aperta.
Emozione che stava provando ora, guardando da fuori la stanza delle macchine di Kevin.
Quel ragazzo, con la sua intelligenza e l'attrezzatura a disposizione, avrebbe potuto creare qualcosa di estremamente pericoloso.
Era un tipo strano, sempre con la testa tra i computer, non usciva quasi mai e aveva pochissimi amici. Ma era furbo, scaltro e trovava sempre una soluzione a tutto. Lo avevano soprannominato il mago, per via della sua somiglianza con Harry Potter, ma anche perché lui non era solo un hacker, lui, poteva davvero fare magie con l'elettronica.
Rimase in silenzio mentre gli altri conversavano di cose banali; era in pensiero per Julian, sentiva che qualcosa non andava. Il giovane Scott, non si era fatto vedere a lezione, e non si era fatto sentire per tutto il giorno. Nemmeno sua sorella era riuscita a rintracciarlo, ma la cosa che la preoccava di più, era stato lo sguardo terrorizzato di Sara.
Dopo il pomeriggio di allegria e shopping, appena aveva le chiesto di Julian, aveva provato a chiamarlo. Ma non ricevendo risposta era scappata dal bar dove si erano fermate per prendere qualcosa.
Perché aveva tutta quella fretta improvvisa di trovare suo fratello? Perché aveva quell'espressione sconvolta sul viso? Cosa sapeva Sara Scott?
Stava rimunginando su quella storia quando fu Rob ad attirare la sua attenzione:
«Kate? Stai bene?»
Rob la guardava sospettoso, temeva una ricaduta, mentre la ragazza era persa nei suoi pensieri.
Lo guardò e gli sorrise, lui c'era sempre e comunque.
«Sì, tutto bene... solo pensavo...»
Rob si avvicinò e le prese la mano, le sembrava un pulcino impaurito, così mentre gli altri si spostarono nell'ufficio di Anita, lui senza riflettere le prese la mano e la portò con sé nella prima stanza che trovò aperta. Era un piccolo sgabuzzino buio, senza finestre.
«Rob! Che fai?»
«Kate, dobbiamo parlare! Sei assente... io sono preoccupato per te... forse ho sbagliato a coinvolgerti...»
Lei lo guardava stupita, per una volta che non aveva paura, ma era solo coinvolta nell'indagine, lui era ancora in pensiero per lei. Erano vicini, molto vicini. Il profumo di Rob le inebriò la mente. Forse poteva dirglielo, forse non sarebbe stato un problema, magari anche lui provava lo stesso sentimento che la torturava da anni.
Si avvicinò ancora a lui e gli si strinse contro, in un abbraccio, sospirò prendendo coraggio e lo guardò negli occhi.
I loro volti così vicini; lui le carezzava i capelli e la guardava intensamente. Sospirò, era pronta.
«Rob, io... ti...» ma non riuscì a finire la frase.
La porta dello sgabuzzino si spalancò all'improvviso e una luce li accecò. Kate nascose il viso appoggiandolo alla spalla di Rob. Sentì la sua voce imprecare e si girò guardare cosa stava accadendo: Anita, Max e Kevin li guardavano.
Il mago aveva il cellulare in mano e il flash attivo, segno che stava registrando un video.
« Ma cosa combinate!» isse la bionda con palese nervosismo.
Kate e Rob imbarazzati non risposero ma la risata di Max risultò nello spazio angusto.
«Anita, che domande! non si vede cosa stavano facendo?»
Kate, lo guardò con occhi truci, era innervosita dall'equivoco e da Max che la irritava di continuo. Così senza pensare gli diede uno spintone e lo fece cadere, si avventò su lui. Voleva picchiarlo, sfogarsi per tutte le volte che l'aveva presa in giro.
Ma non glielo permisero, Rob e Anita li separarono.
«Cosa cavolo fai Kate! Mi sto pentendo seriamente di aver accettato questo lavoro! Siete dei ragazzini e pretendete di essere agenti! Questa missione finirà male, molto male! e tu Kevin spegni quel coso! tutti nel mio ufficio, ora!» urlò contro tutti e si voltò di scatto allontanandosi verso la sua stanza.
Gli agenti in silenzio seguirono Anita, erano mortificati dal casino che avevano fatto e Kate era sull'orlo delle lacrime, rimase in silenzio per tutto il tempo ascoltando la sfuriata del suo capogruppo:
«Questi sono cellulari modificati, identici al modello che avete. C'è una doppia sim e una delle due è collegata al F.Y.R. e a noi.
Domani andrete alla festa a casa di Max e ne approfitterete per piazzare delle cimici ovunque.
Tu Kate cerca di scoprire quanto più possibile sulla vita di Julian e Sara Scott. Dimenticherò quanto successo stasera ma che non riaccada più! Potete andare!
A quelle parole Kate senza neanche guardarsi intorno e senza salutare si girò di scatto e uscì dalla base. Salì in auto e col piede sull'acceleratore sfogò tutta la sua rabbia.
Odiava tutti, odiava se stessa, era stata debole e aveva fatto di nuovo prevalere i sentimenti per Rob. Non sarebbe più accaduto.
☆☆☆
Angolo autore: di solito non sono di molte parole, ma questa volta volevo ringraziare chi continua a leggermi anche se, per problemi personali ho dovuto rallentare la pubblicazione.
Ho molti progetti nella mia testa e mi piacerebbe tanto riuscire a dargli vita attraverso la scrittura. Ma, ho bisogno del vostro calore e del vostro affetto che finora non mi è mai mancato. Vi ringrazio tutti. Koe☆
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