Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

6. Il cappello cornuto

Quando Kate tornò a casa, era stanca e confusa. Il cuore le martellava in petto e aveva una gran voglia di piangere. Si sentiva sola e insoddisfatta. No, non era la parola giusta. Lei era inadatta.

Sì, inadatta ad affrontare quella situazione più grossa di lei. Avrebbe dato qualsiasi cosa per poterne uscire e scappare da una situazione in cui non si sentiva in grado di vincere, ma che non poteva non affrontare.

L'ansia le attanagliava lo stomaco e le lacrime iniziarono a uscire dalle palpebre. Chiuse la porta dietro di sé. Quella non era casa sua, lei una casa non ce l'aveva. Le era stata affittata da Anita. Aveva solo una caserma dove dormire e quella che chiamava casa nei primi anni di vita, ormai era in disuso da anni e ancora sotto sequestro.

Guardò il salotto e immaginò di avere i propri genitori lì con sé. Forse suo padre sarebbe seduto sul divano in tessuto blu, mentre leggeva un giornale o guardava l'enorme tv al plasma. La madre l'avrebbe trovata nella bellissima cucina bianca, intenta a sfornare qualcosa di caldo e succulente. Lei avrebbe potuto studiare sul terrazzino che dava direttamente sulla spiaggia.

Sospirò e andò in camera da letto. Dalla portafinestra si vedeva il mare. Le onde, infrangendosi, rubavano la sabbia alla riva.

Lei era il mare in tempesta e non poteva non stare bene guardando quello spettacolo. Magari, in futuro sarebbe stato calmo e limpido come in un giorno senza vento. Per ora, era l'oceano che con la sua furia gorgogliava di rabbia.

Fece una lunga doccia, cercando di non pensare e mise abiti comodi, poi andò sul terrazzino che aveva già adottato come postazione preferita e iniziò a guardare un po' la scheda di Sara. Sarebbe uscita con lei e Sam l'indomani e doveva conoscere i suoi gusti per poterne diventare amica.

Mentre era lì, presa dallo studiare i gusti letterari e musicali della figlia di Scott, sentì un rumore. Si girò di scatto, dubbiosa. Lo vide lì, sorridente e con la solita faccia da schiaffi. Non poté non sorridergli. Era lui, era Rob.

«Ti sono mancato?» le chiese salendo la scaletta di legno che li divideva. Kate non ebbe bisogno di parlare, loro si capivano. Riuscivano a comunicare con gli sguardi, meglio che con stupide parole. Sorrise e lo abbracciò forte, poi con la mano gli strinse la faccia e lo baciò sulla guancia. Lui rise, era un gesto che lei faceva spesso.

«Piano, piano... lo so che sono irresistibile, ma fammi respirare!» Le disse, fingendo di protestare. In realtà era felice di vederla e di ritrovare un pezzo di sé in lei.

«Lo sai che mi sei mancato, ma sei così egocentrico che vuoi sentirtelo dire!» lo punzecchiò divertita.

«Ehi signorina, guarda che sono scappato da tutti pur di vederti. Nessuno sa che sono qui. Ora fammi entrare e vediamo un po' questa meraviglia! Hai una fortuna sfacciata, ti hanno affittato casa nel quartiere migliore di Berkeley!»

In effetti era vero. La casa al mare, che faceva parte del quartiere più lussuoso della città, era stata fittata più per evitare che Kate al campus desse troppo nell'occhio con i suoi incubi. Anche perché potevano disporre così di un altro posto oltre la base provvisoria che sarebbe servito anche da appoggio. Da lì non solo vedeva il mare, ma anche le ville dei ricconi che, come gioielli incorniciavano la veduta.

«Perché non dormi qui?» le chiese illuminandosi. Erano soliti cenare insieme e spesso lui si fermava a dormire nella sua stanza quando erano alla base. Capì da sola però che era una domanda stupida. E Rob glielo confermò guardandola perplesso.

«Piccola, non posso dormire qui. È troppo pericoloso. Qualcuno potrebbe avere sospetti non vedendomi a lungo. Sai, è da poco che ho iniziato ad avere un po' di fiducia da parte di Julian, mentre Max lo sai come è fatto; mi starà già cercando!»

Kate sospirò. Sapeva che il suo amico aveva ragione e si accoccolò sul divano, accanto a lui. Le piaceva sentire l'odore della sua pelle. Le piaceva guardarlo coi capelli sciolti che gli avvolgevano il viso. Sembravano tanti fili di lucida seta del colore del grano. Si avvolse una ciocca di quei capelli tra le dita. Non sapeva come esprimere quello che provava, non erano mai stati tanto tempo lontano e tra le mille frasi che le affollavano la mente, ne scelse una, sembrava andare bene. Era strutturata in modo da fargli capire quello che voleva esprimere; gli disse:

«Io t'immagino con le corna!» non era proprio come l'aveva immaginata e Rob, dopo un'espressione sorpresa, alzò gli occhi al cielo.

«Grazie Kate, molto gentile. Ne sono lusingato!» Lei arrossì: ne aveva fatta un'altra e voleva rimediare.

«No, aspetta, cosa hai capito? Io volevo dire "col cappello cornuto!"» disse poco convinta, ma non trovava le parole giuste! Rob la guardò e scoppiò a ridere, mentre Kate cercava di respirare imbarazzata.

«Nordischer kammhelen! L'elmo vichingo?» disse, ormai con le lacrime agli occhi. Kate lo guardò. Da ragazzina aveva sempre pensato a lui come un dio greco; qualcuno di inavvicinabile, ma allo stesso tempo l'unico di cui fidarsi. Come un fiume le parole le uscirono più veloci del pudore: Le aveva già pronunciate quando si rese conto che erano risuonate nell'aria e lui la guardava di nuovo sorpreso.

«Quando eravamo piccoli, pensavo fossi il mio angelo custode. Forse lo sei ancora!» Lo sguardo di Rob si fece carico di tenerezza.

«Piccola, sono solo un uomo, ma proverò sempre a proteggerti finché avrò vita e forse anche dopo!» L'abbracciò forte, cullandola come una bambina. Poi si alzò e sistemandosi la camicia bordeaux le disse:

«Sei stata brava stamattina! Julian è stato tra le nuvole tutto il pomeriggio.»

Kate annuì, non voleva dirgli che non aveva finto. Non sarebbe stato l'ideale iniziare la missione con un'attrazione verso il figlio di un sospettato. Si alzò e lo accompagnò alla porta. Prima di andare via Rob la baciò sulla fronte e quando Kate richiuse la porta, sospirò. Non avrebbe dovuto farsi vedere troppo vulnerabile: lo immaginavano già in troppi e la loro amicizia tale doveva restare.

Aveva un'infatuazione per Rob da quando aveva quindici anni, c'era stato un solo bacio tra loro, una sera durante una festa al lago. Lui nemmeno se lo ricordava, era completamente ubriaco e anche lei era alticcia. Alcuni amici del F.Y.R, vollero fare un bagno di mezzanotte. Lei come al solito fifona, tentennava. Rob le prese la mano e insieme fecero il bagno tra le risate e gli schizzi dei ragazzi. Dopo poco, lui la portò in un posto isolato e la baciò. Stava per dirle qualcosa quando Max arrivò e li fece spostare imbarazzati. Kate non seppe mai cosa stava per dirle, ma ci aveva rinunciato. Lui aveva avuto tante storie in quegli anni che l'avevano portata a credere fosse solo un momento di follia dovuto dall'alcol. 

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro