Capitolo VIII
Da quasi una settimana Killian e la sua ciurma avevano lasciato l'America con le sue brutalità alla volta della tanto agognata Irlanda.
-Di questo passo saremo in Irlanda fra una settimana capitano! Il mare e le correnti ci sono favorevoli.-
-Attento Spugna. Guarda bene in alto.
Entro questa sera rimangerai le tue parole.- rispose con aria malinconica il capitano, mentre riponeva dentro una busta l'elegante cannocchiale che era solito usare durante la navigazione per controllare la situazione.
La previsione era stata corretta.
Al tramonto il sole calò e una leggera brezza di maestrale prese a soffiare sul mare.
Quattro ore dopo, un uragano esplose con tutta la sua violenza.
Il vento, con impressionante progressione, andava rapidamente aumentando di intensità.
Killian dispose la prua della nave al mare, ma aspettò, fin quando fu possibile, a diminuire l'andatura. Le onde erano ancora domabili e la "Jolly Roger" procedeva a quasi diciassette miglia di velocità.
L'anemometro segnò un vento reale di quaranta, cinquanta, poi sessanta nodi e, quando raggiunse i settanta, il rilevatore fu divelto dall'albero.
La notte era limpida e livida.
Una luce sinistra illuminava il mare bianco, dove onde di sei – sette metri si rincorrevano per aggredire la prua della nave.
Poi la straordinaria visibilità fu inghiottita, all'improvviso, da un sudario di vele d'acqua, nebulizzate dalla tempesta.
Sul ponte di comando, a poppa della nave, il beccheggio era insopportabile nelle gole tormentate dei crateri delle onde.
La paura era sommersa dalla furia del mare, ed era una impresa riuscire a governare la nave in modo che non si traversasse alla tempesta.
La tempeste imperversava da due giorni ormai e Killian iniziava a pensare che non sarebbe più finita.
Ovviamente non era la priva volta che vedeva una tale tempesta. Ma così grande era il desiderio di tornare dalla donna che, adesso, con certezza poteva dire di amare più di Milah.
Molto più di Milah.
Solo in quel momento si rendeva conto che dal momento in cui aveva conosciuto Aria, il ricordo di Milah era diventato sempre più sbiadito, fino a cancellarsi completamente.
Le sue ferite, le stesse che un tempo aveva ritenuto incurabili si erano sanate poco alla volta.
Non aveva più risposto alla lettera della sorella.
Non avrebbe saputo esprimere a parole i sentimenti che lo attanagliavano.
Avrebbe potuto scrivere "Mi manchi", "Ti voglio Bene", "Torno presto", ma erano tutte parole. Parole che non potevano soddisfarlo completamente.
Aveva sempre preferito i gesti alle parole, sin da bambino.
E benchè durante la sua adolescenza fosse diventato un uomo all'apparenza freddo, adesso sentiva il bisogno di tornare ad abbracciare, di tornare a baciare.
Perchè un abbraccia sarebbe valso molto pù di un "Ti voglio bene", un bacio più di un "Ti amo".
Dopo altri cinque giorni la tempesta era finalmente passata.
Ecco che il sereno apparve improvvisamente a nord, mentre la nebbia e il freddo si diradavano.
Gli uomini provarono un senso di gioia, da ogni parte ripresero i soliti rumori e le occupazioni di sempre.
Quando la vita è così dolce e così gradita come ora?
Il piacere è figlio del dolore , è proprio vero. La gioia nasce dalla paura appena passata.
-Uscite da lì poltroni! Solo per una tempesta vi siete andati a chiudere nella stiva!- Urlò Hook scendendo le scale della stiva.
-Capitano, ma avete visto la tempesta? Non avevate paura? Era la tempesta più grande che io abbia mai visto!- gli rispose di rimando Logan, il mozzo.
-Si vede che non hai mai attraversato l'oceano. Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò. -
Gli uomini si voltarono a guardarlo scioccati.
-Che c'è ? Devo averlo letto da qualche parte!-
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"Tra le cose di cui è meraviglioso smettere di avere paura c'è il dire liberamente a qualcuno quanto ti sia mancato e ancora ti manchi."
Aria sfogliava le pagine del diario della madre, approfittando del leggero venticello che rinfrescava la sua stanza, entrando dalla grande finestra lasciata aperta.
Erano passate già diverse settimane da quando Chrys aveva scritto al fratello e la regina non riusciva a fare a meno di stare in pena per lui.
Magari gli era successo qualcosa e quella lettera non l'aveva mai ricevuta.
O la nave poteva essere affondata a causa delle recenti tempeste di cui era venuta conoscenza.
O addirittura la strega aveva fatto qualcosa.
Aveva cercato una giustificazione che non implicasse niente di negativo, ma non riusciva a trovarla.
Se stava bene, perchè non aveva risposto alla sorella?
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Intanto alla corte inglese, il piano della regina veniva portato avanti.
-Adesso che Black Irish è lontano, nulla ci impedirà di distruggere l'Irlanda. Magari alla fine mi ringrazierà per aver tolto dalla faccia della terra quella ragazzina. L'Irlanda sarà presto mia.-
SPAZIO AUTRICE
Scusate ancora il ritardo.
Adesso inizierà la scuola e non assicuro di essere sempre assidua.
Cercherò di pubblicare un capitolo a settimana di entrambe le storie.
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