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Capitolo I

Aria aveva visto la nave allontanarsi sembre di più, aveva sentito Killian allontanarsi sempre di più da lei.

Nel momento in cui l'aveva baciata l'aveva sentito così vicino, subito dopo così lontano.

Dentro di lei aveva sperato sino all'ultimo che non partisse, proprio come succedeva nei libri che tanto amava leggere.

Ma quella era la realtà, la dura e cruda realtà.

Rientrata al castello, dopo aver accompagnato Crysthal nella camera delle sorelle, dove aveva ordinato che venisse portato un altro letto, si era chiusa in camera.

Non aveva versato una singola lacrima. Per quanto tentasse di sfogarsi, di lasciar fuoriuscire quelle gocce salate per trovare un attimo di sfogo non vi era riuscita.

Quel bacio aveva solo peggiorato le cose.

Fino a quel momento la frase "credo di essermi innamorato" era stata solo una macchia di inchiostro su della carta, ma in quel bacio aveva sentito tutto il suo amore.
Lei aveva messo tutta se stessa in quel bacio.

Ma lui era partito comunque.

Forse non l'amava veramente. Quale uomo innamorato avrebbe lasciato la donna amata per rispondere agli ordini di un'altra?

Magari il prossimo ordine di quella megera sarebbe stato proprio quello di conquistare l'Irlanda.

E cosa lo avrebbe impedito a quel pirata? Lei non sarebbe stata in grado di opporre resistenza. E non a causa della forza militare, che in quel momento era più che sufficiente.

Bussavano alla sua porta da un po', ma lei era come al di fuori del mondo.

Si sentiva per la prima volta con una normale ragazza di diciannove anni davanti ai primi amori.
Per la prima volta non si sentiva una regina.

Intanto alla porta continuavano a bussare sempre più insistentemente.
Questa volta senti, ma fece finta di niente. Non voleva vedere nessuno.

Ripromise a se stessa che si sarebbe lasciata andare solo fino all'ora di cena, poi si sarebbe sistemata, avrebbe indossato il suo miglior sorriso e avrebbe finto davanti a tutti di stare bene.

Aveva visto sua madre fare lo stesso quanto il padre l'aveva abbandonata a causa della peste che dilagava nel paese.

-Mia signora, una lettera senza mittente!-

Sospirò, forse non poteva concedere così tanto tempo al suo sfogo.

-Solo un attimo!-

Velocemente si sedette alla toeletta, lavò il viso, si truccò e passò le mani sul vestito per dargli una ripulita.

-Avanti!-

Si fece avanti un serva grassottella, Elaiza, non era esattamente una serva, non per Aria almeno.
Aveva aiutato la precedente regina a crescerla, e Aria la vedeva come una seconda madre.

-Ela! Che significa che è arrivata una lettera senza mittente?-
-Piccola mia tutto bene? Mi sembri triste.-
-Ti prego, ho bisogno di pensare ad altro. Parlami di queste lettera.-
-Beh, poco fa è arrivato un marinai con quella lettera in mano, ce l'ha consegnata e ha detto che voi avreste capito.-

Il primo pensiero andò a Killian, per questo il viso sembrò illuminarsi improvvisamente.

La ragazza aprì velocemente la busta e il viso si rabbuiò nuovamente: quella non era la calligrafia di Killian.

Quella la ricordava benissimo.

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Killian intanto sulla sua nave teneva con l'uncino il timone e con la mano la bottiglia del rum.

Osservava gli uomini che lo circondavano.
Non erano un granché, ma meglio di niente.

Aveva fatto tutto con grande fretta, sapeva che più fosse rimasto, più difficile sarebbe stato ripartire.

"Via il dente, via il dolore" aveva spesso sentito dire, ma allora perché si sentiva così?

Spugna gli si avvicinò e gli poggiò una mano sulla spalla.
Non servivano parole fra quei due.

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Aria aveva letto la lettera velocemente e l'aveva accartocciata.

Era in inglese e ci aveva messo poco a riconoscere il mittente: quella serpe.

Il sunto era "Arrenditi tanto sai che la mia flotta è imbattibile".

Se l'avesse avuta davanti, l'avrebbe già presa a pugni, fregandosene dell'etichetta, prescriveva un comportamento dignitoso anche davanti alle serpi.

Era la causa di tutto il suo dolore.
I genitori, la guerra, Killian.

Questa volta scoppiòa piangere contro la sua volontà.

-Piccola mia, che ti prende? Eri così allegra ieri!-

-Invita il principe Philippe a cena, preparami un bagno caldo, questo regno ha bisogno di un alleato.- disse decisa senza rispondere alla domanda della donna.

Quella capì che non avrebbe ricevuto risposte in quel momento e dopo un cenno del capo si dileguò per fare ciò che le era stato comandato.

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-Il vostro invito mi ha fatto grande piacere, regina.-
-L'ospitalità è una dote che non manca di certo agli Irlandesi- rispose quella con un sorriso.

Avevano passato la sera a parlare del più e del meno, come normali amici, con grande stupore da parte della ragazza.

-Permettetemi di porvi una domanda, chi è l'uomo di cui parlano tanto in paese, "l'uomo con l'uncino"- chiese, citando le parole che aveva sentito dire ai paesani.

Aria deglutì. Tasto dolente.

-Nessuno di cui dobbiate preoccuparvi. Permettete a me una domanda adesso.- tentò di sviare il discorso. - per quanto vi tratterrete?
Non fraintendete, non voglio cacciarvi via, solo mi piace tenere le cose sotto controllo.-

-Finché sarà necessario, perché voi mi concediate la vostra mano-.

Spazio autrice
Ed eccomi tornata con la seconda serie!
Sì, lo so che sono in anticipo di tipo venti giorni, ma dopo aver visto la storia in seconda posizione non ho potuto fare a meno di ringraziarvi scrivendo il primo capitolo.

Come al solito fatemi sapere cosa ne pensate, commentando e cliccando sulla stellina, perché lo farete, vero?

Adesso mi dileguo.

No aspettate, un'altra cosa.
Mi chiedevo... che ne pensate di un gruppo su whatsapp per parlare del libro e per le anticipazioni?
Fatemi sapere nei commenti e mandandomi i vostri numeri nella chat privata!

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