Capitolo Venti: una chiacchierata alla luce della Luna (parte due)
Mi passo una mano tra i capelli, sciogliendo alcuni nodi che si sono creati nelle ore precedenti. Ancora con la testa rivolta dal lato opposto di Inosuke, la sposto e la metto tra le mie gambe, in modo da coprire il mio viso, probabilmente ancora arrossato.
C'è, però, un unico pensiero, riguardante il ragazzo dalla strana maschera da cinghiale, che continua ad invadermi la mente: lui pensa di rado; molto spesso non sa quel che dice o non si rende conto delle sue parole. È schietto, sincero e senza peli sulla lingua. Il suo modo di fare rude e sempre pronto a battagliare, stride con i suoi modi di fare puri e bizzarri. Mi piace, tuttavia, aver scoperto in lui dell'emotività e, inaspettatamente, tutto questo pensare mi porta a sorridere, nascosta tra le mie stesse gambe.
Pur non avendo visuale, riesco a sentire Inosuke stendersi a terra mentre pensa ad alta voce. «Dove ho visto quelle gemme?», si dice.
«Probabilmente le avrai trovate in qualche ruscello», dico, portando il mio sguardo verso di lui. Lo sento voltarsi in mia direzione e rispondere un debole: «È vero. Hai ragione». Non appena i nostri occhi si incrociano, sposto lo sguardo verso il basso ma, quando lui ricomincia a ragionare tra sé e sé, ne approfitto per riprendere a guardarlo disteso.
La luce della Luna illumina il suo bel viso e, grazie a essa, cade all'occhio un ciuffo di capelli, neri e tendenti al blu, a coprire un po' del suo stesso viso. Ne rimango affascinata; il colore evidenzia ancora di più la candida pelle e gli occhi verdi e brillanti sembrano più luminosi.
La cosa mi incanta talmente tanto che, senza pensarci e senza farmi troppi problemi, mi stendo a pochi centimetri con il corpo rivolto verso di lui e appena sono abbastanza vicina, allungo una mano e scosto il ciuffo che ha nel viso, spostandolo dietro l'orecchio.
«Uhm?», pronuncia Inosuke, a mezza bocca chiusa, quando viene interrotto dai suoi pensieri.
Ritorno immediatamente alla realtà e tiro indietro la mano, come scottata dal contatto con la sua pelle. «Scusami!», dico, spostandomi di qualche centimetro. «N-non so cosa mi sia preso».
«Perché ti scusi?», risponde lui sbadigliando. Si stiracchia e poi, da disteso, porta le mani sotto la sua testa, come a volerle rendere un cuscino.
«Perché...», tento di rispondere, ma mi fermo a ragionare. Davvero non si è infastidito alla mia mancanza di rispetto, o semplicemente non ci ha fatto caso?
Con le dita, raggiungo il suo braccio e lo tocco, in modo da avere la sua attenzione. Difatti riprende a guardarmi, aspettando. «Non ti ha dato fastidio?», domando.
Le sue sopracciglia si inarcano e, con tono ovvio, risponde. «Perché? Doveva darmi fastidio?».
Non rispondo. Forse per l'inaspettato, o forse perché Inosuke non riesce realmente a capire quello che ho chiesto. Resto semplicemente a guardarlo, senza aspettarmi un'altra risposta e senza pensare ad una possibile da dare.
Lo sento sbuffare debolmente, mentre prende a guardare il soffitto. «Prima hai detto che siamo amici. Che significa?».
«Amici?», ripeto. Perché mi ha fatto questa domanda? Non sa davvero che significa, oppure mi considera solo una compagna di viaggio?
Però, in fondo, abbiamo stretto un legame di amicizia, o io stessa lo considero una persona qualsiasi con cui condividere questi momenti?
«Già... Siamo amici?».
Inosuke grugnisce, sbuffando poi più forte di prima. «Non risponde alla mia domanda con un'altra domanda!».
Annuisco, dando ragione al ragazzo. Sposto i capelli dietro l'orecchio e, senza esitazione, rispondo: «Essere amici significa avere un legame».
Lui accenna un sì, anche se sembra non capire alla perfezione. «È di questo che parlavi tempo fa», mi ricorda. Non è affatto stupido.
Faccio spallucce. «Circa», rispondo.
Cala uno strano, ma piacevole, silenzio tra di noi. Un silenzio accompagnato dalla notte e dai suoi deboli suoni: siamo circondati dall'eco del gracidio delle rane, rospi e raganelle, il rumore delle foglie sugli alberi e la calma di un ruscello in lontananza.
Mentre questa quiete ci accompagna, Inosuke si volta verso di me, guardandomi negli occhi e osservandomi con intensità. Non mi causa timore ma, al contrario, mi viene ancora più voglia di ricambiare lo sguardo silenzioso che mi sta rivolgendo.
Senza cambiare nulla, riprende a parlare. «Mi piace questa cosa dell'amicizia. Sei mia amica, quindi?», domanda sereno.
Senza poterlo controllare, un sorriso si forma nel mio viso, ormai convinta. «Sì. Sì, lo sono».
Anche Inosuke sorride, alzando le sopracciglia a rilassando il dolce viso. Alza i pugni al cielo ed esclama: «Ora ho un'amica!».
Rido dolcemente ad espressione serena, mentre studio i suoi morbidi lineamenti.
Ammetto che il suo sorriso è quasi luminoso. Mentre lo osservo, vedo le ciocche, dei suoi capelli, muoversi ovunque. Una in particolare finisce sopra il suo naso.
Allungo una mano, bloccandomi a pochi centimetri da lui. «Posso sistemare questo ciuffo?», chiedo.
Il sorriso scompare dal suo volto, lasciando spazio ad un cipiglio, forse trovando strana la domanda. Però, pur faticando a comprendere, acconsente con un "sì".
Ci ripenso per un attimo, chiudendo la mano in un pugno leggero ma, dato il suo consenso, lo faccio comunque. Allungo di quei pochi centimetri la mano e libero il naso, nascosto dalle ciocche nere e blu, spostandoli a lato. Tuttavia, contro il mio volere, la mano non si sposta da lì; anzi, si poggia nella sua guancia.
Sento Inosuke irrigidirsi, quasi smarrito dalla mia azione. «Che stai facendo?», mi interroga.
Le sue parole mi ridestano e il fiato mi muore in gola. Alzo la mano senza, tuttavia, spostarla completamente. «S-scusa!».
«Uhm». Non dice nulla e, con la coda dell'occhio, guarda velocemente la mia mano. «È stata una bella sensazione», dice solamente, come rievocando qualche cosa nella sua mente. «Puoi rifarlo?».
Sento una strana e improvvisa sensazione allo stomaco, colta alla sprovvista da tale richiesta. Lo vedo così fragile in certi momenti, che mi fa venire voglia di scoprire tutto di lui e del suo passato; del motivo per cui ha dei momenti di totale calma e altri di completa euforia, oppure perché, come in questo caso, sembra rievocare vecchi ricordi del suo passato.
Senza dare un'effettiva risposta, poggio nuovamente la mano nella sua guancia ma, questa volta, lascio qualche lenta carezza, come a voler studiare la reazione di lui. Poco dopo, Inosuke si rilassa a occhi chiusi, godendosi il momento.
Una scena simile, da parte sua, mi scalda il cuore e la mia espressione si addolcisce. La mia pelle è in diretto contatto con la sua: morbida, delicata e candida. «Inosuke», lo richiamo. «Non ci ho mai fatto caso, ma hai la pelle molto morbida».
Lui non risponde. Troppo concentrato - o rilassato - dal momento. Dopo qualche secondo di silenzio, decido di togliere la mano e lasciarla a pochi centimetri dal suo viso ma, prima di poter dire altro, il ragazzo parla con voce profonda. «Non ricevevo una carezza da molto tempo».
Mi piacerebbe rimanere qui per sempre, a offrire ad Inosuke tutto l'affetto che merita veramente. Un desiderio, tuttavia, che deve rimanere segreto e che, io stessa, devo soffocare.
«Scricciolo», riprende, chiamandomi data la mancata risposta. «Tu prima volevi uno dei pesci che avevo catturato, vero?».
Mi sfugge una debole risata, ma nego con la testa. «No. Non preoccuparti di questo».
Il ragazzo alza le spalle, poi si mette comodo - sempre disteso - e chiude gli occhi. «Se lo dici tu».
«Non sto mentendo», dico. Chiudendo gli occhi a mia volta. «Comunque scusami per prima... Per averti scacciato».
«Me ne ero dimenticato», risponde, chiudendo il discorso e girandosi dal lato opposto, in modo da potersi addormentare con tranquillità.
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