Capitolo Quattro: fratellone!
Io e Kamado parliamo per un po', riguardo il nostro Esame Finale.
Non ricordo, momentaneamente, di averlo già incontrato prima d'ora, ma, pian piano, i ricordi riaffiorano alla mente.
Quasi a disagio, mi scuso. Non sono mai stata una cima a ricordare eventi passati. «Perdonami, Kamado. Non mi sono ricordata di te perché sono stata troppo impegnata a sopravvivere con tutte le mie forze. Non essendo particolarmente forte, ho avuto parecchie difficoltà a superare quella Prova».
«Da quel poco che ho avuto occasione di vedere, non ti considero debole. Anzi! Credo che tu sia molto forte!», asserisce il rosso. «Quindi, per favore, non avere così poca considerazione di te! Se ora sei qui, un motivo ci sarà!». Pronuncia l'ultima frase con un grande sorriso, che mi lascia di stucco. «E poi, chiamami Tanjiro. Non farti problemi!».
Lo guardo a bocca aperta e sopracciglia corrugate, non sapendo esattamente cosa rispondere. È come se brillasse di luce propria; la purezza che emana quasi mi acceca. «Ti ringrazio», dico inizialmente, incerta. «Credo, però, che tu ti stia sbagliando», smentisco. «In qualunque modo, sei una persona molto affabile, Tanjiro», dico, questa volta, con fermezza.
In fondo, è vero. Lui ispira molta fiducia e gentilezza. Sembra molto cortese e si esprime con cordialità. Non ho problemi a definirlo in questo modo.
Sembra paralizzarsi sul posto, quando sente la mia frase. Arrossisce di colpo e balbetta qualcosa d'incomprensibile. Si rende, però, immediatamente conto della sua reazione esagerata e si ricompone alla svelta.
Mi scappa una piccola risata.
Intanto, la piccola Teruko che, con affanno, si guarda attorno, inizia a tirare con delicatezza l'haori del ragazzo, chiamandolo. «Fratellone Tanjiro...», dice preoccupata, con le lacrime agli occhi. «Ho sentito degli strani rumori in lontananza. E se fosse di nuovo il demone?».
Lui ritorna serio, annusando l'aria. Lo vedo annacare in risposta, pronto a raggiungere l'uscita. «È odore di sangue...», dice con un cipiglio in volto.
Lo guardo confusa. Io non ho sentito assolutamente nulla. Poi, che significa che sente 'odore di sangue'?
«Tanjiro», mi rivolgo a lui; si volta in mia direzione, ancora con la stessa espressione. «Cosa intendi con 'odore di sangue'?», chiedo. «Pensi che il mostro di prima stia ritornando all'attacco?».
Il suo volto sembra farsi più scuro alla mia domanda. «No. Penso ci sia qualcuno ferito, o in pericolo. È un odore differente da quello che lasciano i demoni dopo aver attaccato». Prende la mano di Teruko, «Vedi, ho un olfatto molto sviluppato, quindi riesco a percepire odori che, normalmente, un essere umano non sentirebbe».
Ne resto sorpresa. Tutti questi Ammazzademoni sono straordinari. Chissà se potrò essere anche io come loro, un giorno.
«In qualsiasi modo, è meglio andare subito a controllare, (Cognome). Qualcuno potrebbe essere in pericolo», dice serio.
Annuisco e, con attenzione, usciamo. Io e la piccola ci lasciamo guidare dal rosso che, con il suo olfatto, tenta di conoscere la direzione da prendere.
Ogni tanto, apriamo qualche Shoji, in modo da controllare al suo interno. Infine, Tanjiro si arresta e si affianca ad una grande porta color conchiglia. «Sento provenire un forte odore di sangue da questa stanza», pronuncia. Si volta verso di me, come ad attendere un qualche tipo di consenso.
Mi avvicino a lui e annuisco, seria. Lentamente, allungo la mano verso la porta Shoji e mi accingo ad aprila pian piano.
Ammetto di avere un po' di paura, ma non posso mostrarmi turbata di fronte alla piccola.
Sentiamo, però, sia io, che Tanjiro, un lamento provenire all'interno della stanza. Allarmata, non attendo neanche un secondo, e apro completamente la porta.
Cala momentaneamente il silenzio. All'interno è presente un ragazzino tremante, seduto a terra, ferito alla gamba e con un tamburo tra le mani. Appena si accorge di noi, impacciato, cerca di suonare lo strumento che tiene, ma, prima che possa farlo, si ferma.
«Fratellone!», dice, Teruko, a voce alta, rivolgendosi al ragazzo all'interno. Lascia andare l'haori del rosso e corre verso lo sconosciuto.
«Teruko!», risponde lui al richiamo. Tenta di alzarsi, aprendo le braccia. La piccola si getta contro di lui e, senza controllo, inizia a piangere. «Fratellone, ho avuto tanta paura di non vederti più!».
Anche lui, come la più piccola, si accinge a piagnucolare; con moderazione.
Io e Tanjiro ci guardiamo sollevati e ci avviciniamo. Lascio andare un sospiro di sollievo.
«Va tutto bene?», chiede il compagno di Squadra al ragazzo, che risponde positivamente; inginocchiandosi, poi, davanti a lui. «Siamo della Squadra Ammazzademoni e vogliamo aiutarti».
«Sono delle persone molto gentili e forti, fratellone! Ci aiuteranno ad uscire da qui!», continua la bimba.
Il ragazzo ferito sembra commuoversi. Come se ogni preoccupazione fosse appena scivolata via dal suo corpo. «Shoichi, invece, dove si trova? Sta bene?».
«Sì, è con un altro signore molto forte. Lo protegge lui», risponde la bambina, abbracciando forte il fratello.
Mentre parlano tra loro, mi abbasso per controllare il taglio nella sua gamba. «Sei ferito alla gamba», dico. «Come te lo sei procurato?».
«Sono stati i mostri di questa casa! Litigavano per me, in particolare su chi dovesse mangiarmi per ottenere il mio sangue raro. Fortunatamente sono riuscito a rubare questo tamburo magico che è caduto dal corpo di uno di loro, mentre combattevano!», spiega agitato. «Sembra che possa cambiare l'ordine delle stanze...», conclude.
Sangue raro?
«Ho capito», risponde Tanjiro. «(Cognome), deve trattarsi del demone di prima», si rivolge a me.
«Non c'è dubbio, è lui». Intanto, cerco di capire come pulire al meglio la ferita del fratello di Teruko e Shoichi e prendo un fazzoletto dal mio haori.
Il rosso dalla spada nichirin nera guarda ciò che tento di fare, con curiosità, e si rialza. «Ho dell'unguento con me. (Cognome), puoi usarlo per curare la ferita», dice, estraendo in medicinale e porgendomelo.
Lo accetto e lo prendo tra le mani. Che fortuna.
«Tu stai qui e occupati di loro, io vado a sconfiggere, una volta per tutte, quel demone», conclude, sistemando meglio la sua katana.
Mi volto di scatto in sua direzione. «Cosa? Vuoi andarci da solo? Assolutamente no!», ribatto. Se dovesse succedere qualcosa a Tanjiro a causa della mia assenza, non potrei perdonarmelo.
Lui sospira leggermente, poi sorride. «So che vorresti affrontarlo anche tu, ma non possiamo lasciare soli loro due. Cerca di comprendere», dice. «Se, in nostra assenza, dovesse succedere qualcosa a Teruko e suo fratello, non sarebbe servito a niente il nostro intervento. È più conveniente e sicuro che una persona della Squadra stia qui con loro», la sua voce dispensa sicurezza. «Non ti preoccupare! Troverò velocemente quel demone grazie al mio olfatto!».
Non so esattamente cosa rispondere. Mi preoccupa farlo andare per proprio conto, ma, allo stesso tempo, ha ragione. Non posso lasciare questi due giovani da soli. «Va bene», dico. «Lascia fare a me».
Tanjiro sorride apertamente a tutti e, senza perdere altro tempo, si avvia. «Se sentite qualche strano rumore, non esitate a colpire il tamburo per trasportarvi. Quando avrò finito, per farmi riconoscere da voi, chiamerò i vostri nomi!».
Teruko e suo fratello annuiscono, tutto sommato sicuri.
«Contiamo su di te», dico, rivolgendomi al rosso, mentre si dirige verso l'uscita della stanza.
«Lascia fare a me», chiude un pugno, rivolgendolo al cielo. «Conto anche io su di te!». Dopo averlo detto, corre via e scompare nel nulla.
Come sparisce dalla mia vista, apro e prendo tra le dita l'unguento. Inizio, così, a spalmarlo sulla gamba del ragazzino, anche se non amo molto la vista del sangue.
«Sorellona (Nome)», mi chiama la piccola. Era da tanto che non venivo chiamata per nome.
«Mh?», rispondo, continuando il mio lavoro.
«Pensi che il fratellone Tanjiro ce la farà?», domanda, un po' pensierosa.
Le rivolgo un caldo sorriso. «Non avete di che preoccuparvi. Ritornerà prima di quanto possiate immaginare».
Il fratello di Teruko sorride a sua volta e posa una mano nella testa della piccola, scompigliandole i capelli. Questo fa sorridere di rimando, a trentadue denti, la bambina. «Sorellona (Nome)», mi richiama. «Cosa stai mettendo nella gamba del fratellone? È molliccio!».
Finisco di medicare e poso a terra l'unguento. «È un medicinale. Si spalma sulle ferite e, come per magia, fa guarire tutto», dico, alzando giocosamente le braccia al cielo.
Teruko sembra apprezzare il mio temperamento giocoso. In fondo si tratta pur sempre di una bambina. Questo la fa calmare.
Non posso, però, che sentirmi inquieta. Cerco in tutti i modi di non farlo notare ai due e mi riesce anche bene.
Passano i minuti. Lunghi e interminabili minuti. Spero vada tutto bene.
Non riesco a darmi pace. E se fosse successo qualcosa a Tanjiro?
In più la preoccupazione non fa che aumentare quando penso agli altri membri della Squadra, dispersi, chissà dove, per la casa. Chissà se quello strano Ragazzo-Cinghiale e il ragazzo che accompagna e protegge Shoichi, stanno bene. Spero di poterli incontrare sani e salvi, più tardi.
Mentre penso e ripenso a tutto ciò, un piccolo gridolino, da parte dei due, mi riporta alla realtà. «Ah! Si è consumato!», dicono, quasi all'unisono.
Non capendo a cosa si riferiscono, guardo meglio; così facendo, capisco. Il tamburo è sparito.
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