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5. Il Serpente

Capii che c'era qualcosa di pericoloso quando un enorme serpente passo davanti al portale facendoci sobbalzare, ci vide e alzò la testa per fissarci, anzi no fissava me, lo so che sembra strano ma quegli occhi sembravano umani e sembrava che mi volesse dire qualcosa.
"Jack ti stai avvicinando al portale " disse Sofia preoccupata, io non la sentii oppure la ignorai; stavo per toccare il portale e quindi andare dal serpente, ma mentre stavo per toccare il portale qualcuno mi bloccò e sentii delle braccia forti che mi trattenevano non capivo il perché, volevo solo andare dal serpente dopo tutto; mi chiamava, non lo capivano? Sentii la stretta aumentare e la cosa mi innervosì, sentii la rabbia montare e insieme alla mia rabbia si alzò il vento e la casa iniziò a tremare come se ci fosse un terremoto.
Le braccia aumentarono e iniziarono a tirarmi indietro, ma io non volevo, io volevo andare dal serpente dopo tutto mi chiamava, più le braccia mi tiravano forte più il vento aumentava e la casa tremava violentemente.
Alla fine le braccia ebbero il sopravvento e mi tirarono indietro facendomi cadere sul fondoschiena, persi il contatto visivo con il serpente e il vento e le scosse cessarono, fu come risvegliarsi da un sogno ad occhi aperti; ricordavo tutto, ma non capivo perché lo stessi facendo.
Mi voltai a osservare il portale per vedere se c'era ancora il serpente, ma il portale si stava sgretolando, i fili che lo componevano si stavano lentamente staccando dalla trama. Questi ultimi quando si staccavano volteggiavano per un momento per la stanza e poi si disgregavano in una manciata di polvere dorata, "è semplicemente meraviglioso" pensai.
Ormai il portale era scomparso e rimase soltanto il vecchio arco di pietra, ero molto tentato di toccarlo di nuovo per rivedere il serpente, ma non lo feci, perché sapevo che non era il momento, quindi mi voltai verso i miei compagni per chiedergli se anche loro avevano visto quel fantastico serpente, ma la domanda mi morì in gola quando vidi le loro facce.
Erano completamente sconvolti, nel loro viso potevo benissimo leggere il terrore "perché?" mi chiesi "era solo un serpente". Osservando meglio notai che, sopratutto i capelli, erano in disordine anche quelli di quelle ragazze che consideravo delle oche, che mai in tutta la loro vita sarebbero uscite dalla loro camera con i capelli in disordine o senza chili di mascara.
"Cosa avete fatto ai capelli sembra che siate passati in mezzo a un'uragano?!" chiesi loro ingenuamente, nessuno mi rispose, mi guardavano con dipinto sul volto il terrore puro come se gli stessi puntando una pistola contro. Iniziai a ricordare "mi stavo avvicinando al portale volevo toccare il serpente, Sofy aveva detto qualcosa poi qualcuno mi aveva bloccato, ma io volevo toccare il serpente, mi stavo arrabbiando perché non capivano quanto era importante?  Ero arrabbiato volevo arrivare dal serpente e loro non me lo permettevano, poi arrivò il vento e la casa iniziò a tremare, ma io non avevo paura perché li avevo chiamati io".
Ero terrorizzato da quanto avevo ricordato, non potevo essere stato io, come se mi avesse letto nel pensiero Giorgio chiese "Sei stato tu vero?" io non sapevo cosa dire ero terrorizzato, paralizzato; non feci in tempo a rispondere che qualcuno urlò " dicci la verità" ero scioccato da quello che era appena successo.
Tutti iniziarono a urlarmi contro, ma io non li sentivo, sentivo solo la mia mente che continuava a dire "sono stato io" nessuno mi si avvicinava, "avevano paura?" pensai, Giorgio sussurrò "ovvio che è stato lui chi sennò?" Tutti trattennero il respiro, io mi alzai e senza guardare nessuno in faccia risposi "credo di sì" "come avevo fatto? Sono forse un mostro?"mi chiesi; mi voltai verso Sofia, lei che mi dava sempre conforto anche se non lo sapeva, aveva sul volto una maschera di terrore, doveva essere una maschera non poteva avere paura di me, io che gli ero sempre stato vicino, io il suo confidente, io che sotto un salice al tramonto le avevo detto che l'amavo; no, mi resi conto, non era una maschera era quello che provava veramente.
L'unica cosa che non mi fece scappare a gambe levate in camera mia fu il mio stupido orgoglio che mi costrinse a uscire con malcelata calma dalla stanza, mentre passavo vicino ai miei compagni questi si scostavano per farmi passare, terrorizzati al semplice pensiero di un casuale contatto con me.
Ero finalmente arrivato in camera mia e subito mi buttai sul letto e mi resoconto solo quando ormai le palpebre umide di stavano chiudendo di quando fossi stanco; poco primi di cadere nelle braccia di Morfeo sentii delle urla soffocate fuori dalla porta e un rumore di scale mobili, ci misi un'attimo a capire, la casa, probabilmente, stava riportando tutti i ragazzi nelle loro stanze per la notte, con questo pensiero mi addormentai.
Quella notte dormi male, ma almeno dormii, comunque mi alzai comunque troppo presto era appena l'alba ed ero ancora tremendamente stanco, con l'intenzione di provare a svegliarmi andai a farmi la doccia. Mi cambia e andai su un completo elegante: giacca nera gessata, camicia nera lucida, pantaloni anch'essi gessati e neri, l'unico tocco di colore era nel taschino della giacca dove c'era una rosa blu (le rose blu indicano il perdono o la richiesta di perdono).
Scesi per fare colazione ovviamente appena entrato in cucina comparve tutto il necessario per le colazioni di tutti, feci la mia molto velocemente volevo evitare di incontrare qualcuno, anche se molto improbabile visto che era mattina molto presto. Stavo per uscire dalla cucina quando ebbi la stupida idea di preparare la colazione alla mia ragazza, non ci misi molto perché tutto era già pronto, le presi un caffè latte e nella schiuma feci un cavallo stilizzato, mi ero esercitato molto per riuscirci, vicino alla tazza le lascia una brioche alla crema e un biglietto con su scritto solamente una parola

Scusami

Ero di nuovo sulla porta però decisi di tornare al tavolo e depositai la rosa sopra la tazza, fatto questo uscii nel parco e tornai al gazebo del giorno prima. Notai con piacere che ora davanti al gazebo c'era un'altro albero così se mi avessero cercato non mi avrebbero visto, inoltre sul tavolino del gazebo c'era lo stesso libro di ieri e con piacere mi rifugia nella sua storia per poter fuggire dal mio presente.
Arrivato l'orario del pranzo sentii delle voci vicino a me e notai che ero molto vicino alla finestra della cucina ma gli ero celato alla vista grazie a un bellissimo cespuglio di rose, sentii che si lamentavano del fatto che avevano fame e questo mi fece sentire in colpa. Dopotutto ero stato io a portarli in quel casino e quindi toccava a me rimediare, quindi mi alzai presi il libro, che avevo finito di leggere, ed entrai in casa. Mi diressi in biblioteca quasi correndo, perché avevo paura di incontrare qualcuno, mentre passai davanti alla cucina rallentai e vidi comparire come al solito i piatti dal nulla.
Arrivato in biblioteca cercai lo scaffale dove avrei dovuto mettere il libro, appena lo individua lo sistemai e me ne andai, ero stanco di leggere. Prima di uscire dalla biblioteca tirai fuori dalla tasca la piantina della casa e cercai con lo sguardo i miei compagni in modo tale da evitarli e mi diressi a una stanza che sulla mappa era chiamata palestra, mi sembrava troppo bello avere una palestra in casa. Arrivato in palestra, mi cambiai negli spogliatoi annessi e iniziai a fare esercizio, faci anche un paio di bracciate in piscina, mi accorsi che era passato tutto il pomeriggio quando sentii brontolare il mio stomaco che mi ricordava che non avevo pranzato.
Tornai in camera mia e mi feci una doccia veloce, mi misi un altro completo identico a quello della mattina e mi diressi in cucina. Appena entrai in cucina tutti si zittirono e mi fissarono con sguardi carichi di rancore, un'altra cosa sorprendente  fu che comparì solo della pizza e non come al solito vari tipi di pietanze. Mi affrettai a prendere un cartone di pizza e immediatamente uscii e tornai in camera mia per mangiare in tranquillità.
Stavo per addentare la prima fetta di pizza quando qualcuno bussò alla porta, fui indeciso se andare ad aprire o no, ma decisi di andarci più per cortesia che per altro.
Aperta la porta vidi una raggiante Giulia "posso entrare?" io un po' sorpreso gli risposi "certo entra pure, accomodati ". Lei entrò e si sedette nella sedia della scrivania e mi fissò, dopo un paio di minuti di imbarazzo mi decisi a rompere il silenzio "come mai non sei giù a mangiare con gli altri?" lei ripose "perché trovo che si stiano comportando in maniera infantile" io rimasi un po' perplesso e lei continuò "perché dopo tutto non è colpa tua, certamente tu non volevi tutto questo, o sbaglio?" con un leggero tono di sollievo nella voce gli risposi "finalmente qualcuno che lo ha capito". Giulia riprese "non sono l'unica a pensarla così, non ti preoccupare" "ah, se posso chi sono gli altri?" chiesi io, vidi Giulia muoversi in imbarazzo sulla sedia "Ehm ovviamente ci sono io, poi la Sofy" e qui io sorrisi come un'ebete "allora non era arrabbiata con me" pensai, Giulia tossì per riavere la mia attenzione e continuo "oltre a noi due c'è solo Vincenzo che ti crede gli altri sostengono che sei solo un pazzo malvagio" un po' sconfortato gli risposti "Addirittura malvagio?" "Non preoccuparti Jack sono accecati dalla paura di tutto questo" dicendo questo fece un gesto per indicare tutta la casa "dopo tutto se fosti stato malvagio perché mi avresti salvata, potevi benissimo lasciarmi morire" dicendo questo si alzò esci dalla stanza.
Mentre ripensavo a quella conversazione mi sedetti sul letto e mi gustai la mia pizza.
Quella notte dormii molto bene non seppi mai se fosse grazie all'esercizio fisico oppure per le rassicurazioni di Giulia, ma comunque dormii profondamente fino a quando fui svegliato da un tuono fortissimo, evidentemente, fuori dalla finestra, c'era un fortissimo temporale; sentii bussare alla porta, non mi volli alzare però farfugliai "avanti" evidentemente mi sentii e la porta si aprii. Vidi una figura venire verso di me e sdraiarsi vicino a me sul letto, altro tuono, l'intruso sussulta e si gira verso di me e nel buio riconosco quei due occhi da cerbiatto che mi guardavano terrorizzata. Era Sofia, la mia ragazza, era terrorizzata dai tuoni fin da piccola; senza dire nulla la abbracciai e la tirai a me, lei appoggiò la testa sul mio petto e io nei suoi capelli.

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