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36. Elias

-avviso-
Per evitare incomprensioni e ripetizioni, ogni capitolo inizia sempre con il p.o.v di James, a meno che non ne sia specificato uno diverso. E ora, a voi la lettura del capitolo!

Stavo cavalcando insieme alla mia scorta quando da dietro una duna vedemmo le mura di Elias, la capitale del regno Egizio, già a quella distanza si poteva capire quanto esse fossero grandi e possenti e quanto fosse immensa la città. Ne rimasi stupefatto. Arrivando da sud potemmo vedere alla nostra destra le alte montagne rocciose quasi completamente brulle che davano vita al fiume che poi irrigava tutta la pianura e che scorreva dentro la città. Ordinai a Giulia di erigere il campo quando fummo a mezza giornata di cammino, saremmo potuti arrivare direttamente in città, ma volevo che gli abitanti e i funzionari vedessero le truppe romane al massimo del loro splendore. Dopo aver eretto il campo diedi ordine di lucidare armature e spade, pulire gli stendardi; molti soldati lavorarono quasi tutta la notte, ma ero sicuro che lo avrebbero fatto comunque perché il regno egizio era famoso per molte cose, ma sicuramente ai soldati interessava soltanto la fama che ricadeva sui bordelli e si sa che, per far colpo, la divisa di un militare è sempre la miglior arma. Il tempo ci diede fortunatamente una tregua e potemmo bearci di un cielo stellato stupendo e quella notte riuscii ad addormentarmi senza vedere davanti gli occhi il viso dell'uomo che avevo ucciso. La mattina seguente smontammo il campo che era ancora buio e riprendemmo la marcia verso Elias; arrivammo davanti alle porte quando non era ancora mezzogiorno e stranamente venimmo accolti da una delegazione dei sacerdoti della città. Mi era stato spiegato da Leonardo che la città era governata da un consiglio di sacerdoti e al contrario degli altri regni, in questo ero considerato un diretto emissario delle divinità, per questo la mia parola era legge. Ero già convinto che gli egiziani fossero dei folli, ma quando vidi come erano vestiti i soldati di scorta ai sacerdoti me ne convinsi del tutto, perché erano abbigliati con una semplice tunica bianca e al posto dell'elmo avevano una stranissima maschera che gli copriva tutto il viso tranne gli occhi a forma di sciacallo, e con la mano destra impugnavano una lancia; a essere sinceri era abbastanza inquietante la maschera, ma aveva l'idea di essere molto pesante e con quel clima deve essere una tortura portarla. Avvicinatomi alla porta diedi ordine alla mia guardia e a Giulia di smontare da cavallo per andare incontro ai sacerdoti a piedi. Quando fummo abbastanza vicini Andrea enunciò tutti i miei innumerevoli e inutili titoli ed epiteti quando arrivò alla fine e recitò la formula di rito che consisteva in un atto di sottomissione al re. Appena ebbe terminato di recitarla si alzò subito un'enorme tensione, i secondi passavano e la mia preoccupazione aumentava oltre a essere preoccupato per i possibili avvenimenti che sarebbero potuti accadere se non mi avessero subito riconosciuto come loro re. Ero anche preoccupato per le nostre vite perché sopra alla porta erano ammassati parecchi arcieri che avrebbero potuto scatenarci addosso una pioggia di frecce. Fortunatamente la tensione si sciolse, dopo quello che mi sembrò un'eternità, quando il più anziano dei sacerdoti si inchinò seguito dagli altri per ordine di età; quando anche l'ultimo si inchinò, senza però evitarmi uno sguardo pieno di disprezzo, ripresi a respirare e come me tutta la mia guardia "Alzatevi vi prego" dissi. Uno alla volta si presentarono ed entrammo in città. Non dovetti chiedere neanche dove potessi far alloggiare le truppe perché il più anziano ci indicò un'agglomerato di case che veniva usata per alloggiare le truppe romane in visita. Giulia fece cenno ai centurioni di dirigersi verso le caserme e di aspettare suoi ordini per i permessi di uscita, nel frattempo visitammo la città. Era stupenda, molto diversa dalla capitale del regno romano dove tutto, anche i templi, erano funzionali al loro compito; con un minimo di decorazioni dove era necessario, ma senza mai eccedere, invece a Elias tutto era esagerato e grandioso, sia nella parte povera sia in quella ricca si potevano vedere fontane di diversa fattura. Ai bordi delle strade c'erano delle botteghe dove c'era un costante via e vai di mercanti e acquirenti, quando ci dissero che ci stavamo avvicinando al fiume mi aspettai di sentire un pessimo odore, invece quando fummo sulle rive del fiume non sentii nemmeno una leggera puzza, anzi sentii un leggero profumo di rose dovuto alle profumerie che c'erano in quel quartiere. Infine ci portarono a quello che sarebbe dovuto essere il mio palazzo: più che un palazzo sembrava un tempio infatti eravamo nel quartiere dei templi. Era completamente costruito in arenaria per cui aveva un colore giallo sabbia, ma le decorazioni all'interno erano qualcosa di strabiliante. C'erano statue in vetro di tutta la mia dinastia fino a arrivare a mio padre mi incantai a osservarlo. Era qualcosa di spettacolare, nemmeno nel mio mondo con tutte quelle tecnologie potevamo sognarci una statua in vetro di quella fattura sembrava che il corpo di quel padre che non avevo mai conosciuto si fosse cristallizzato davanti a me "Ci perdoni la mancanza sire, ma non avevamo idea delle vostre sembianze perciò non abbiamo potuto provvedere" disse il più anziano "Non preoccupatevi" gli dissi distratto, vide che ero perso nei miei pensieri e sorrise "Se non ha ancora bisogno di noi la lasciamo solo" mi disse il sacerdote "Si certo andate pure" mentre stavano andando via mi tornò in mente il motivo per cui ero lì "Un momento" e immediatamente si fermarono "Avrei bisogno di un maestro che mi insegni il controllo dell'acqua" vidi i sacerdoti sorpresi e uno di loro mi chiese "Mi scusi per l'ardire sire, ma lei non controlla solo l'elemento del fuoco?" gli risposi sorridendo della loro reazione, evidentemente il messaggio proveniente dal regno romano non gli aveva informati di tutto "No controllo tutti gli elementi compresi... " mi morsi la lingua, Giacomo si era raccomandato di non dire a nessuno il mio controllo sui poteri della vita e della morte, feci finta di tossire "compreso l'elemento dell'acqua" nel frattempo i sacerdoti avevano riacquistato la loro compostezza e il più anziano mi rispose "Domani le invieremo il più esperto maestro che tutto il regno conosce" li ringraziai con il capo e loro si congedarono.

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