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34. Amore

I soldati si divisero come al solito in diversi gruppi, chi andava a tagliare gli alberi per avere il legno della palizzata, chi scavava il fossato e un gruppo a cavallo che si occupava di sorvegliare i dintorni, tutti si davano molto da fare sopratutto perché non volevano sorprese durante la notte e volevano fare bella figura su di me, che incuriosito, li stavo osservando. Dopo neanche un'ora il campo era stato costruito e ringraziando il mio rango, la mia tenda era già stata montata. Al suo interno trovai già Andrea e Riccardo che stavano preparando la cena, gli sorrisi e mi distesi sul letto. "Se fossi in te non mi rilasserei troppo, devi tenere il consiglio per decidere come muoversi, mi sono già preso la libertà di convocarlo nella tenda principale" lo guardai male, in questo momento l'unico mio desiderio era fermarmi e riflettere, perché avevo un peso che mi affliggeva. Appena chiudevo gli occhi vedevo lo sguardo dell'avversario che avevo ucciso neanche 2 ore fa, vedevo lo sguardo sorpreso del mio avversario quando sentì la mia lama trapassarli il corpo da parte a parte. Anche se mi ero già lavato varie volete le mani, le sentivo sporche dal sangue che era fuoriuscito dalla ferita quando avevo tolto la lama. Inoltre mi sentivo terribilmente in colpa perché dopo averlo colpito ero rimasto immobile a osservare il suo corpo afflosciarsi e a osservare come la sua vita si stava spegnendo nei suoi occhi. Non vidi nemmeno l'altro assalitore che mi stava per colpire, solo la lama di Andrea si frappose fra me e quella che certamente mi avrebbe ucciso. Mi alzai dalla branda e mi preparai a uscire dalla tenda. Prima di uscire Leonardo, che miracolosamente si era salvato dalla carica di cavalleria, mi porse un mantello cerato che mi avrebbe protetto dalla pioggia che aveva appena iniziato a scendere. Lo ringraziai con un sorriso e uscii.

P.O.V. Giulia

Il consiglio si teneva nella mia tenda perché la tradizione imponeva che il comandate delle truppe avesse la tenda più grande. Fortunatamente non c'erano state incomprensioni fra me e James che nel momento di montare le tende aveva immediatamente chiarito a chi spettasse la tenda del quartier generale ritirandosi in una tenda più piccola e defilata. Sentii qualcuno entrare nella tenda, mi sembrava strano che fosse già arrivato James e sopratutto che entrasse senza farsi annunciare infatti immediatamente qualcuno mi cinse la vita da dietro e mi baciò l'incavo del collo, era Giacomo. Mi abbandonai alle sue braccia "Cosa ci fai qui? James sta per arrivare..." mi mordicchiò il collo e mi fece sospirare "Non adesso Jack" lui mi girò e iniziò a baciarmi sulle labbra. Era un bacio lento e romantico, inebriante da cui non ci si poteva staccare; le mie braccia contro la mia volontà scivolarono una sulla sua schiena per stringerlo più vicino a me è una nei suoi capelli. Lentamente il bacio si infiammò, le nostre lingue iniziarono a cercarsi sempre più freneticamente e non so come la mia armatura fu a terra seguita immediatamente dalla mia giubba in cuoio e per ultimo dalla mia maglia in lino, ero rimasta soltanto in reggiseno però non mi importava e ora toccava a lui. Gli tolsi la tunica e con mia, non piccola sorpresa, Jack rimase nudo lo guardai un'attimo e poi ripresi a baciarlo. "Signora, James vorrebbe entrare" ci disse Vincenzo dall'esterno della tenda, immediatamente mi staccai da Jack e lo spinsi nella parte riservata alla mia tenda. Mentre entravo afferrai una vestaglia per coprirmi un po', rientrai e dissi alla guardia di fare entrare il re. Lo accolsi in piedi e mi guadagnai un'occhiata un po' strana da parte di James "Disturbo?" chiese ero tentata di rispondere "Si stavo per farmi la scopata del secolo, ma sei arrivato tu quindi rinvio per pioggia" ma gli risposi con un tono più diplomatico "Non preoccuparti mi stavo preparando ad andare a letto" dicendo questo mi sedetti, ed evidentemente mentre mi sedevo qualcosa fu visibile perché James divenne subito rosso e io sorrisi "Scusami, ma non è la prima volta che vedi qualcosa no?" sorrisi al ricordo, invece lui divenne ancora più rosso "Cambiando discorso, come vuoi organizzare la marcia di domani" mi chiese "Domani volevo rimanere al campo se non avevi nulla in contrario" annuii "Poi manderò la cavalleria in esplorazione seguita dopo mezza giornata dalla fanteria in assetto da battaglia e più compatti possibili" gli risposi "Ottimo" fece per uscire, ma sulla porta si interruppe "Posso chiederti una cosa?" "No non puoi chiedermi nulla vattene e lasciamo in pace" "Certo dimmi pure" "Come ti sei sentita quando hai ucciso la tua prima vittima?". Non mi aspettavo una domanda del genere, per me non dico che fosse normale uccidere, ma il nostro istruttore ci aveva insegnato a mettere da parte le emozioni in battaglia perché le emozioni ti rallentano; perciò non ci avevo mai pensato. "Non lo so, la prima volta che ho ucciso fu durante l'esame finale quando il nostro istruttore ci costrinse a combattere contro uno schiavo armato, ma non provai niente se non soddisfazione per essere stata la più veloce" gli sorrisi per tranquillizzarlo, invece lo vidi molto cupo e preoccupato mentre usciva dalla mia tenda.
La cosa mi insospettì lo conoscevo da molto tempo e sapevo che in fondo era un ragazzo molto sensibile e se c'era qualcosa che non riusciva a metabolizzare sarebbe rispuntato fuori prima o poi. Ma al momento no mi interessava avevo altro per la testa. Mi fiondai nelle parte riservata della tenda e trovai Jack nudo, sdraiato sul letto, che mi stava aspettando. Mi fiondai sulle sue labbra e il bacio fu subito caldo, lui mi tolse il reggiseno e mi tolse anche i pantaloni. Lo sentii molto eccitato e mi passò per la mente un'idea molto interessante. Iniziai a baciarlo sul mento poi scesi sempre di più, sul petto e poi sul ventre, infine lo baciai sul suo membro eccitato e lo sentii gemere. A un certo punto sentii un gemito un po' più forte degli altri, allora decisi di prenderlo in bocca, era grande e mi riempiva, iniziai a muovermi e i suoi gemiti si fecero molto più forti e incontrollati. Stava per venire quindi mi fermai e mi posizionai sopra di lui e lentamente lo feci entrare. Era fantastico, eravamo una cosa sola. Ben presto i nostri gemiti si sincronizzarono; ero giunta al limite e venni poco dopo, Jack mi raggiunse poche spinte dopo e con mio immenso dispiacere uscì; io mi raggomitolai sul suo fianco e chiusi gli occhi esausta e felice. Più tardi nella notte lo sentii alzarsi, rivestirsi e uscire dalla tenda probabilmente per tornare a sorvegliare James, continuavo a non capire questa morbosa necessità di proteggerlo, era circondato da truppe fedeli soltanto a lui, nella tenda con lui c'erano le sue ombre e il suo schiavo personale, perché doveva andarci anche il mio Giacomo? Non poteva stare qui con me? Ormai avevo rinunciato a rispondere a queste domande perché sapevo che da lui non avrei avuto risposta e io lo amavo troppo perciò lo dovevo accettare così com'era.

P.O.V. James

"E ora da che parte devo andare? Era la terza tenda a destra oppure la seconda a sinistra?" Era da parecchio che stavo camminando per il nostro accampamento, non era molto vasto come quello di una legione al completo, però il mio senso dell'orientamento già scarso di giorno, al buio diventava quasi zero "Mi sono perso" vidi una sentinella a cui mi avvicinai "Scusi, mi saprebbe dire dove posso trovare la mia tenda?" ero troppo stanco e turbato per mantenere là formidabile ETICHETTA, ma evidentemente la guardia no, infatti appena mi riconobbe si inginocchiò e balbetto una risposta "Certo, m... mio si... signore, la sua tenda è quella con il suo stemma che sventola sulla cima" "sono una frana, era così ovvio" "Ehm, grazie" dicendo questo mi diressi verso quel che presumibilmente era la mia tenda. Quando arrivai trovai sia Andrea che Riccardo sulla soglia a scrutare il buio con una faccia decisamente preoccupata. Appena mi videro mi corsero incontro "La prossima volta veniamo con te" mi disse Andrea che fra i due era quello più preoccupato "Tranquilli ragazzi mi ero perso soltanto nell'accampamento" mi guardarono male, tentai di cambiare discorso "Cosa c'è per cena?".
Stavo dormendo quando improvvisamente il mio cervello fece un collegamento del tutto inaspettato che mi portò a svegliarmi, quel dettaglio che non mi tornava del colloquio con Giulia era quella strana tunica maschile che avevo notato nella sua tenda. Facendo 2 + 2 era chiaro capire che quella tunica era di Giacomo e che io probabilmente avevo interrotto qualcosa, "Che bello domani potrò torturare un po' Giacomo",  in quel momento rientrò nella tenda io gli sorrisi e tornai a sdraiarmi sulle mia branda.

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