33. Cavalleria
"Sì certo come no, saltiamo sopra una folla di soldati nemici che vogliono soltanto ucciderci, ottima idea veramente" pensai mentre caricavamo in tre il fianco della colonna. Quando fummo abbastanza vicini sentimmo qualcuno urlare per avvertire i suoi compagni della "minaccia" che stava sopraggiungendo da un fianco. Una gruppetto di 10 persone si staccarono dalla massa per affrontarci, iniziarono a caricarci, ma si dispersero quando Andrea iniziò a lanciargli addosso delle sfere di fuoco. Mancavano ormai solo 5 metri dal fianco nemico e quindi era ora di saltare, ci scambiammo uno sguardo di assenso e insieme saltammo; per saltare abbastanza in alto da evitare la colonna avversaria evocammo delle fiamme che usammo da "propulsori". Atterrammo aldilà della linea senza troppe complicazioni e riprendemmo a correre per allontanarci dai nemici prima di riavvicinarci alla nostra colonna per comunicargli cosa avremmo dovuto fare. Ci guardammo alle spalle per vedere se qualcuno ci stava seguendo, ma fortunatamente la nostra dimostrazione di controllo del fuoco li aveva sorpresi abbastanza dato che quanto si riebbero dalla sorpresa eravamo già troppo lontani da loro e vicini alle nostre truppe per poter intervenire. Fortunatamente anche qui la pioggia di frecce aveva causato pochi morti evidentemente gli arcieri nemici avevano una pessima mira. Ci avvicinammo alla linea di difesa e constatai che si erano già schierati per riceve un'altro possibile attacco alle spalle, per cui effettivamente dovetti entrare in un rettangolo difensivo chiuso da ogni lato da soldati. Per entrare dovetti convincere un centurione sulla nostra buona fede, ma penso di non esserci riuscito perché ci fece passare solo quando riconobbe le immagini sui miei anelli. Sempre da lui mi feci indicare il comandante e uno volta raggiunto notai, con immenso sollievo, che era Giacomo, il mio Guardiano. "Ecco chi ha fatto schierare così male le truppe" dissi ironico, si voltò adirato e appena mi riconobbe si rilassò immediatamente "Sire" disse abbassando il capo in segno di rispetto "Sono felice di vedere che state bene" "Grazie, ma adesso abbiamo altro da fare; dobbiamo pensare a quel cuneo infilato nel mezzo della nostra formazione" Giacomo annuì "Dobbiamo far ruotare tutto questo troncone e farlo avanzare sul fianco del nemico, stessa cosa farà l'altro troncone comandato da Giulia" gli spiegai "Dovremo essere molto coordinati se vogliamo che tutto funzioni, inoltre rischiamo un'attacco da dietro da parte della cavalleria nemica" mi fece notare " Infatti è per questo che dopo aver dato il segnale di attacco io e le ombre ti lasceremo al comando qui e andremo a riorganizzare la cavalleria" "Ottimo piano, ma ha un solo difetto, sire" "Quale?" chiesi sorpreso "Non posso permetterle di rischiare ancora la sua vita, per ciò io andrò a cercare la cavalleria e lei rimarrà a guidare l'attacco" rispose sicuro "Va bene però ora vai". Prima di allontanarsi definitivamente il mio Guardiano si rivolse alle mie ombre "Non fatelo stare in prima fila, tenetelo al sicuro" si assicurò "Sappiamo quello che dobbiamo fare" rispose Riccardo mentre Andrea si limitò ad annuire. Mentre Giacomo si allontanava io mi rivolsi all'oppio più vicino e gli ordinai di andare a chiamare tutti i centurioni sopravvissuti. Impartii gli ordini e al suono di una buccina tutta la colonna si dispose su quattro file frontali e iniziò a ruotare, quando fu di nuovo schierata attesi qualche minuti prima di lanciare l'attacco perché ruotando c'erano soldati che dovevano fare soltanto un passo altri invece dovevano correre e anche molto per mantenere la linea schierata e non volevo mandarli a combattere col fiato corto. Quando ritenni che la linea era ormai pronta, presi un bel respiro e mi concentrai; evocai una sfera di fuoco che lanciai in aria e immediatamente la linea iniziò a marciare accelerando sempre di più in modo tale che a pochi metri dal nemico stava correndo per dare poi un maggiore impatto. Lo schianto fu quasi perfettamente coordinato, per la precisione arrivammo prima noi di qualche secondo "Siamo arrivati per primi" urlai a Riccardo sopra il rumore di scudi infranti, ossa rotte e urla "Lo rinfaccerò a Giulia per tutta la vita" finii io "Sempre di arrivarci a finire la vita" commentò Andrea parando una freccia arrivata da non so dove "Il solito ottimista..." pensai. Finalmente vidi in campo la decantata superiorità della fanteria pesante romana, erano e sono una macchina da guerra; la prima fila, l'unica a contatto con il nemico si proteggeva completamente con lo scudo quando vedevano un'opportunità per colpire la muraglia di scudi si apriva quel po' appena sufficiente a far scattare fuori una lama che, di punta, trafiggeva un nemico e prima ancora che gli avversari potessero reagire la lame era rientrata e la muraglia di scudi riformata. La linea nemica si stava lentamente assottigliando e lasciavano molti morti sul loro cammino, "Dobbiamo ucciderne il più possibile prima che si accorgano che abbiamo i fianchi scoperti e inizino ad aggirarci" urlai a Riccardo "Cambiamo la prima linea e aumentiamo il passo, sfruttando la nostra compattezza, in questo modo però avremo più morti" "Non abbiamo molta scelta o facciamo così o rischiamo di essere circondati, dai ordine di cambiare le file" dissi a Riccardo che dopo un cenno ad Andrea si allontanò per comunicare il mio ordine ai buccinatori*. Sentimmo prima una singola nota lunga allungarsi sul campo di battaglia e i nostri uomini di entrambe gli schieramenti prima diedero con lo scudo uno spintone all'avversario che avevano davanti dando così il tempo alla seconda fila di superarli e riformare una linea. L'azione fu fulminea e perfettamente coordinata, il nemico reagì solo quando ormai la linea era già riformata, arrivarono poi due forti e brevi squilli di tromba. Appena udita vedemmo ogni soldato della linea cambiare passo e accelerare spingendo sempre di più i nemici sulle proprie lame. La battaglia stava procedendo bene gli avversari se anche si erano accorti della nostra debolezza sui fianchi non riuscivano ad approfittarne per colpa della pressione delle nostre truppe. Nonostante ciò non ero comunque tranquillo e fu Andrea a dar voce ai miei dubbi "Dov'è finita la cavalleria?" era importante capire dove fosse la cavalleria sopratutto quella nemica per evitare di essere tagliati a metà da una carica improvvisa. La battaglia era ormai finita perché le due linee romane erano quasi a contatto quando alle spalle della linea di Giulia si iniziò a vedere della polvere levarsi; chiaro segno di cavalleria, non sapevo come avvertire Giulia del pericolo, ma fortunatamente Vincenzo che era ancora con Giulia si accorse del pericolo e la avvertì. Appena resasi conto del pericolo Giulia fece voltare le sue ultime due file, l'ultima in particolare quella che avrebbe dovuto affrontare l'impatto era quella che aveva già combattuto e quindi era molto stanca. Da conto mio ordinai un'altro cambio di linea e un'ulteriore cambio di passo, se volevamo avere una speranza di sopravvivere alla carica di cavalleria avremmo dovuto per lo meno essere uniti, così divisi non avevamo speranze. La situazione venne salvata dall'intervento di Giacomo che quando la cavalleria era a meno di cento metri sbucò dal bosco insieme a quello che rimaneva della nostra cavalleria, che si lanciò sul fianco della cavalleria avversaria. La carica poteva definirsi suicida dato la disparità di cavalieri, ma fortunatamente per noi fu lanciata nel momento perfetto perché ormai gli avversari non potevano cambiare direzione e intervenire quindi vennero tagliati come burro, tutti quelli dietro al punto di impatto dovettero fermare la carica per non fare inciampare i cavalli e la testa della colonna che non era stata toccata dalla carica di cavalleria era troppo esigua per arrecare troppi danni alle nostre linee.
La seconda carica da parte di Giacomo ebbe decisamente meno successo, l'effetto sorpresa ormai era sfumato e dato che erano praticamente fermi riuscirono a far valere la loro superiorità numerica. Fu praticamente una strage e si salvarono soltanto pochi uomini fra cui con sollievo potei vedere Giacomo, però Giulia non era stata con le mani in mano ed era avanzata fino a mescolarsi con la cavalleria in modo tale che ci fosse almeno quattro o cinque soldati per ogni cavaliere, era il nostro turno per il massacro, la fanteria nemica era stata quasi completa trucidata solo una piccolissima parte si era salvata come prigionieri e ancora meno erano fuggiti.
Avevamo vinto e non ci credevo, ero sporco di sangue fortunatamente non mio perché ero entrato nella linea coi soldati per combattere, intorno a me potevo sentire i lamenti dei feriti e vedevo i soldati superstiti passare tra le file dei morti e spogliare i cadaveri dei nemici, finire quelli che ancora vivi e se trovavano un commilitone ancora vivo, ma ferito lo trasportavano da un medico, quando invece era morto lo raccoglievano e lo portavano sotto un albero insieme agli altri corpi. Rimasi impressionato dalla delicatezza di questi guerrieri, avevano ucciso, dilaniato, massacrato fino a pochi attimi prima e ora quando trovavano un commilitone morto lo trattavano con infinita cura e delicatezza, lo sollevavano e aiutati da altri che immediatamente accorrevano lo portavano al riparo dal sole sotto l'albero. Quando vedevano un amico o anche un compagno di reparto crollavano a terra piangendo, questi soldati che per combattere dovevano mettere da parte la loro umanità, alla fine della battaglia dovevano riversarla tutta, insieme alla compassione che erano stati costretti a sedare per sopravvivere alla brutalità della battaglia. Mi ritrovai anche io a sollevare e portare sotto un'albero i miei uomini caduti, inizialmente i soldati ne furono sorpresi, ma poi capirono e mi lasciarono aiutare. Venni risvegliato da questa trance da Giacomo che mi portò in una piccola radura vicino alla tenda del medico; la mia guardia, anche se sfiniti perché anche loro avevano combattuto, si dispose sui bordi della radura in modo da potermi proteggere, ma senza sentire i miei discorsi. "Cosa facciamo?" chiese Giacomo "Lo chiedi a me? Sei tu quello che ha 100 e passa anni" gli risposi "Sarò comunque vecchio, ma io mi occupo della tua difesa, non ci capisco nulla di strategia, se fosse per me prenderei i cavalli rimasti lì sellerei e continuerei per la nostra strada solo: io, te, le tue ombre, che a proposito dove sono? e la tua guardia" "Non possiamo lasciare gli uomini qui allo sbaraglio" risposi indignato "Per questo ti deve venire in mente qualcosa". Chiamai Giulia che accorse velocemente, prima di parlarle la osservai un attimo, era sporca di sangue come me, aveva un taglio sul braccio sinistro fasciato alla bene e meglio, ma la vedevo stranamente serena "Manda qualcuno a fare un conto dei feriti, voglio sapere quanti legionari sono morti, quanti ufficiali e sottufficiali da sostituire e sopratutto se qualche alto grado è ancora vivo" gli ordinai, lei mi salutò e si allontanò a sbraitare ordini. Poco dopo mi venne comunicato che avevamo perso circa 300 uomini fra cui tutto lo stato maggiore, 3 centurioni e 9 oppi. Nominai i centurioni e gli oppi, accorpai quelle unità che avevano perso troppi uomini, convocai gli uomini e nominai Giulia comandate, nessuno protestò perché le voci di come aveva combattuto si erano già diffuse. Ordinai a Giulia di procedere con il rogo dei nostri uomini e di seppellire in fosse comuni gli altri e sopratutto di preparare un campo. Devo ammettere che Giulia ci sapeva fare, divise gli uomini in due: una parte si occupò dei riti funebri l'altra andò in esplorazione per trovare il luogo adatto per il campo, fortunatamente la zona fu trovata a poca distanza e il campo iniziò subito a nascere. Mi congedai da Giulia e mi diressi al campo, dove per prima cosa fu eretta la mia tenda.
*buccinatori: suonatori di buccina. La buccina era uno strumento a fiato tipico delle truppe romane ed era utilizzate per comunicare informazioni durante la battaglia.
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