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30. Un bicchiere di troppo

P.O.V. Giorgio
Come al solito la sfortuna mi perseguitava, dopo che il centurione Querto aveva scelto Giulia come comandante, ora mi toccava pure di essere mandato a fare la spia per quel pazzo di James. Ovviamente il mio caro amico Vincenzo era accompagnato da quella bellissima ragazza che era Alessandra e io mi dovevo accontentare di uno di quei mascalzoni mezzi reclutati. Oltretutto era proprio un bastardo quel Vincenzo; poteva accettare uno scambio di compagni, ma no lui doveva fare esattamente quello che gli aveva ordinato James, chissà cosa sarebbe successo se gli avesse ordinato di buttarsi da una torre di quella stramaledetta città. Anche questa città stava facendo di tutto per mettermi i bastoni fra le ruote. Era passata almeno un ora da quando mi ero separato da Vincenzo iniziando a fare la fila e finalmente ero arrivato davanti alla guardia. Mi fa una serie di domande inutili a cui rispondo grugnendo cercando di sembrare il più possibile un contadino ignorante, cosa molto difficile per una mente come la mia, ma estremamente facile per il mio compagno. Appena entrati in città ci dirigiamo verso la periferia e prendiamo due camere a una locanda, l'oste era un grassone che indossava, quasi come una seconda pelle, un grembiule tutto unto su cui insisteva a pulirsi le mani. Mi sedetti al banco e ordinai da bere. "Non dovremmo chiedere in giro come ci ha ordinato il sire?" mi sussurrò il mio compagno di cui non ricordavo il nome, "Abbiamo tutto il tempo, tanto James arriva solo domani sera, goditi un bicchiere di vino", vino che nel frattempo era arrivato. Alla vista sembrava buono, anche se la caraffa e i due bicchieri erano scheggiati, ' l'importante è il contenuto no? '  pensai, vidi che il mio compagno non beveva e lo incoraggiai con una pacca sulla spalla, lui mi sorrise e bevve. Continuai a bere senza tregua finché il vino nella caraffa non finì, dovetti ammettere che era buono, stavo per ordinarne un'altra quando vidi il mio compagno alzarsi "Dove vai?" gli chiesi con voce un po' impastata dagli effetti del vino, "Andiamo a fare il lavoro per cui siamo stati mandati dal sire" mi rispose mettendo troppa enfasi sulla prima parola "Io non vado da nessuna parte, questa notte voglio solo bere" dissi facendo un segno all'oste "Il sire ci ha dato un'ordine preciso su cosa dobbiamo fare" e ' poi perché lo chiamava sire? Non è il sire di un bel niente, ha solo un titolo vuoto è una corona in testa nulla di più '  pensai, bevvi un bicchiere di vino e mi alzai a fronteggiarlo "Non ho intenzione di uscire da qui, se vuoi vai, ma io rimarrò qui" gli urlai contro; mi sedetti e mi versai un bicchieri di vino, lui uscì e nel mentre sbattè la porta. ' Come è infantile ' riflettei fra me e me. "Un giro per tutti! Offro io" urlai e la locanda esplose in applausi e l'oste mi rispose con sguardo dubbioso "E con quali soldi hai intenzione di pagare?" tirai fuori da una tasca nascosta una moneta d'oro che sbattei sul tavolo "Basta?" gli chiesi facendo il finto innocente. Impassibile l'oste l'afferrò e la fece scivolare in una qualche piega del mantello, mi fissò un'istante per tentare di capire quale razza di contadino ero e poi scrollando le spalle servi da bere a tutti; una piccola parte della mia coscienza mi sussurrò all'orecchio "Quei soldi non erano tuoi, e magari ti potevano servire" annegai quella fastidiosa vocina con un nuovo bicchiere di vino.

Dopo non so quante caraffe di vino e innumerevoli bicchieri stavo sbavando sul bancone quando si siede vicino a me un tizio di cui non vedo la faccia "Un bicchiere di vino per il mio amico" disse all'oste indicandomi, mi stava per versare il vino quando gli blocca il polso e gli sussurrò "Quello buono" il barista gli servì un'occhiataccia e gli rispose "Questo è quello buono", lo strano tipo gli sorrise "Allora quello che tieni nascosto in camera tua, al secondo piano, fra i vestiti di tua moglie nell'armadio" l'oste sbiancò "Suvvia potevi nasconderlo in un posto migliore e adesso corri a prenderlo" l'oste scomparve dietro una tenda e poi sulle scale. Lo guardai confuso. "Finalmente siamo soli" disse piantando un pugnale nel bancone, cascai a terra sbigottito. Cercai di afferrare l'arma che avevo nei vestiti, ma fra l'intorpidimento dovuto all'alcool e le maledette pieghe del mio vestito, fu più veloce il mio avversario che mi atterrò sopra puntandomi il coltello alla gola "Abbiamo 3 possibilità: la prima è che ti uccida subito e così invierò un chiaro messaggio a James" pronuncio le ultime parole con disprezzo "Secondo ti faccio prigioniero e ti taglio un dito alla volta finché non mi dirai quello che voglio sapere, terzo ti prendi questo" lanciando un pacchettino di cuoio sul bancone "e farai quello che ti chiedo; a te la scelta". Non ci misi molto a decidere, non avevo voglia di farmi tagliuzzare ne tanto meno uccidere, per cui decisi di accettare la terza proposta. "Cosa c'è in quel sacchetto?", l'altro sorrise e si alzò "Ci sono moltissime monete d'oro e un documento firmato da Shown, per te" appena terminata la frase l'oste tornò con una bottiglia di vino e due bicchieri di cristallo e in silenzio lo versò a entrambi. Il tizio lo annuso, ne prese un sorso e poi ne bevve un secondo lungo sorso, sembrava compiaciuto, nel frattempo lessi la lettera che mi era stata consegnata. Era interessante e non ci misi molto a zittire quella fastidiosa vocina che mi diceva "Non fidarti, è una trappola", ma la proposta era troppo interessante per rifiutarla. "Cosa devo fare?" lo sconosciuto sorrise. Fu un sorriso freddo, senza gioia "Non fare nulla per ora, ti contatteremo noi" "Come faccio a sapere se siete voi?" "Cerca un grappolo d'uva". Si alzò e uscì dalla porta nello stesso momento in cui entrava il mio compagno che mi chiese "Chi era?" "Nessuno" riposi io mentre nascondevo la pergamena e il sacchetto nelle pieghe del mio vestito.

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