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23. Esame

Il resto del mese passò velocemente fra allenamenti e chiacchiere, si chiacchiere perché stranamente strinsi una stranissima amicizia con Andrea e Riccardo, amicizie molto diverse l'una dall'altra ma molto belle entrambe. La prima con Andrea era un'amicizia accompagnata da un senso di fedeltà impressionante, non so per quale stranissima ragione Andrea da dopo la discussione che avemmo il giorno dopo il nostro combattimento divenne quasi la mia guardia del corpo; era sempre la mia ombra e di qualsiasi cosa, secondo lui avessi bisogno, da un semplice bicchiere d'acqua a scaraventare a terra un ragazzo che si era seduto al mio posto, se ne occupava lui. Al contempo Riccardo era diventato il mio consigliere, mi aveva insegnato molte mosse e mi stava faticosamente addestrando all'etichetta che dovevo mantenere davanti ai miei sudditi. Eravamo inseparabili e durante i combattimenti eravamo sempre noi a contenderci il titolo, mi sarebbe piaciuto partecipare con loro agli scontri fra unità, ma io non ero assegnato a nessuna unità perciò ogni volta che si combatteva a gruppi io rimanevo in disparte ad osservare.
Finalmente arrivò l'ultima settimana di allenamento che coincideva con l'ultima settimana di addestramento per il mio dormitorio. In questa settimana avremmo partecipato a un torneo per formare una classifica di tutti gli iniziati; dopo le battaglie gli iniziati avrebbero dovuto scegliere una "professione" ovvero sotto quale divisione andare, ogni divisione aveva uno scopo diverso, la prima ad esempio era dedita al pattugliamento dei confini e delle strade fuori della città, era la più ambita perché era quella che offriva più emozioni e occasioni di usare i propri poteri. Io avrei partecipato al torneo, ma non sarei entrato in classifica perché non aveva senso che io scegliessi una divisione in cui operare dato che avrei abbandonato la città da lì a pochi giorni, perciò avevo deciso di lasciare la classifica agli altri iniziati e di dedicarmi soltanto ai combattimenti del torneo dove potevo capire a che punto ero arrivato.

Era la prima mattina del torneo e, come ogni mattina, entrai nella mensa dove venni subito affiancato da Andrea e Riccardo; Andrea si mise silenziosamente alla mia sinistra e con un semplice sguardo convinceva tutti ad allontanarsi da me, ormai mi ero abituato, invece Riccardo si mise alla mia destra e iniziammo a chiacchierare del più e del meno. Mentre parlavamo un ragazzo del mio dormitorio si fece coraggio e mi si avvicinò nonostante gli sguardi carichi di minacce di Andrea e parlò, intimorito sia dalla mia presenza sia da Andrea che gli si era piantato davanti in modo da non farlo avvicinare troppo "Si... si ... Sire volevo dire ma... mae... Maestà" io sorrisi e lo interruppi "Fermati e prendi un respiro profondo, non mordo e nemmeno lui" indicai con il pollice Andrea, il ragazzo si rilassò un po' e riprese "Sire lei parteciperà al torneo di oggi?" "Si perché?" il ragazzo fece una smorfia "Allora posso dire addio alle speranze di far parte della 1^ divisione" stava per andarsene, ma lo fermai "Non preoccuparti per questo io si parteciperò al torneo, ma non entrerò in classifica, non sarebbe giusto e poi ho altri obbiettivi dopo l'Accademia" il ragazzo sorrise e fece un'inchino prima di tornare al tavolo con i suoi amici. "Andiamo a sederci?" disse Riccardo io annuii e insieme ci dirigemmo al tavolo e Andrea andò a prendere i vassoi con la colazione. Gli avevo chiesto di non farlo, ma non gli entrava in testa neanche se glielo ordinavo, la mattina in cui gli dicevo di non andarci e che ci avrei pensato io al mio vassoio, mi lasciava andare, ma già dalla mattina dopo tornava a prendere lui la colazione. Mentre tentavo di costringerlo a non portarmi il vassoio della colazione Riccardo rideva e dopo
una settimana di vani mi spiegò il motivo di tutto ciò, secondo la tradizione e l'etichetta il re non doveva andare dal cibo, ma è il cibo a dover venire da lui perché era il popolo e i cacciatori che andavamo a cercare il cibo e non era educato che il re si "procacciasse " il cibo, la trovavo una tradizione stupida, ma purtroppo non avevo voce in capitolo; l'etichetta è l'etichetta.
Mangiamo e chiacchierammo tranquilli e ne approfittai per cercare di capire come funzionava il cosiddetto torneo. Da quando mi aveva spiegato Riccardo era un torneo a eliminazione che portava in finale 3 combattenti, i combattimenti non avevano giudici, ma erano gli stessi combattenti che chiedendo resa eleggevano un vincitore. Quando fummo arrivati in palestra cercammo Flavio che era l'istruttore con il compito di gestire i combattimenti e ci comunico i nostri combattimenti della giornata, per nostra fortuna i combattimenti di quella giornata sarebbero stati solo due ed entrambi alla mattina perciò ci dirigemmo al ring per prepararci a combattere. Vincemmo tutti i combattimenti e ci andammo a lavare nei bagni e ci dedicammo a un pomeriggio di tranquillità. Per altri 4 giorni le battagli continuarono e per nessuno dei tre furono combattimenti impegnativi dopo tutto eravamo i 3 combattenti più forti e le uniche volte che eravamo in difficoltà era quando ci scontravamo fra di noi.
Sabato mattina era il turno della finale e come previsto i tre finalisti fummo io Andrea e Riccardo; avevo fatto promettere a entrambi che avrebbero combattuto senza remore e cercando di vincere e non trattenendosi per farmi vincere visto che ero il loro re.
Era tradizione che fosse riunita tutta l'Accademia ad assistere alla finale, ma quest'anno c'era anche tutto il consiglio cittadino insieme a tutte le maggiori cariche della città e mentre salivo sul ring sentii gli occhi di tutti puntati addosso e mi sentii molto piccolo è molto a disagio, ma mi feci forza perché sapevo che questa spiacevole sensazione sarebbe scomparsa nel momento esatto in cui avrei iniziato a combattere.
Ci ridissero per l'ennesima volta le regole che poi sostanzialmente era solo una, per arrendersi si doveva rimanere sdraiati a terra se qualcuno si era arreso non si doveva continuare ad attaccarlo, semplice.
Finalmente ci diedero il via e Andrea e Riccardo scattarono all'attacco entrambi verso di me, non me la aspettavo, arretrai subito in una posizione di difesa. Erano molto bravi e si vedeva che si erano allenati molto nel combattimento di coppia perché non mi davano mai tregua, mentre uno mi attaccava l'altro arretrava per riprendere fiato e osservare i miei punti deboli con maggiore tranquillità e poi si davano il cambio, altre volte si dividevano e si posizionavano ai miei fianchi per martellarmeli, erano molto bravi. Li tenni, anche se a fatica, lontani per circa metà incontro, ma poi capii che non potevo vincere rimanendo in difesa; avrei esaurito le energie e sarei stato alla loro mercé perciò passai al contrattacco, ma fui molto discreto. Per prima cosa evocai dietro di loro delle fiamme che faticosamente costrinsi ad assumere una forma sferica, fatto ciò abbassai il mio baricentro ed evocai uno scudo di fiamme ed avanzai, non mi interessava che indietreggiassero molto mi bastavano quei 5 passi che li avrebbero costretti ad affrontare le sfere. Mentre avanzavo venni tempestato dai loro colpi e quando finalmente si accorsero delle sfere io gli ordinai di dividersi e lanciarsi contro i miei avversari. Sapevo bene che era un'attacco poco efficace, ma mi serviva il tempo di inginocchiarmi e fare scena, prima di tutto senza farmi notare lanciai dei dischi di fuoco lungo tutto il pavimento del ring e poi mi concentrai. Da tutte le centinai di bracieri che ardevano nella sala chiamai il fuoco e lui venne da me, migliaia di serpenti di fuoco uscirono dai bracieri e velocemente strisciarono da me, quando furono a pochi centimetri gli ordinai di formare una sfera intorno a me e loro lo fecero, più che una sfera era un bolzzolo perché i serpenti di fuoco non si amalgamarono. Mi diedi la spiando con le gambe e inizia a fluttuare sempre più in alto e mentre volavo forzai il fuoco a cambiare colore dal verde che lo permeava lo scolorii fino a farlo diventare bianco. Mentre volavo vidi Andrea e Riccardo voltarsi verso di me e rimasero a bocca aperta, ma il loro stupore non sarebbe durato a lungo. Ero abbastanza in alto per dare il via alla seconda parte del piano; spostai le fiamme che formavano il mio bozzolo fino ad avere due ali da fenici e per rimanere in volo le costrinsi a sbattere, lo sforzo era immane e finalmente i miei avversari cascarono nella mia trappola. Capirono che se avessero aspettato ancora ad attaccarmi sarebbero stati sconfitti perché mi stavo apprestando ad attaccare perciò avanzarono portandosi a portati di tiro e facendo ciò camminarono sui dischi di fuoco che avevo disseminato davanti a me poco prima. Dai dischi di fuoco, dopo essere calpestati, esplosero dei sottilissimi fili di fuoco che li legarono a terra. Avevo vinto anche se loro non lo sapevano, mi sganciai dalle ali e caddi in caduta libera fino a pochi metri dal suolo e solo allora evocai delle fiamme per rallentare la mia caduta, ormai le mie fiamme erano striate di giallo, gioia. Ero esausto per questo cercai di concludere subito questo combattimento e mi avvicinai ai miei due avversari "Vi arrendete?" gli chiesi "Mai" mi risposero in coro, sorrisi "Allora mi dovrò far portare una sedia perché dovrò aspettare molto, mi guardarono come se fossi pazzo "Quei fili di fuoco che vi trattengono non si romperanno mai, perché traggono energia dalle vostre emozioni perciò a meno che non vi rilassiate al 100% quelle rimarranno li" sorrisi nuovamente "Ovviamente se vi arrendete le toglierò io" feci un sorriso a 102 denti (so benissimo che si dice a 32 ma così rendo meglio l'idea) che anche se sembrava impossibile si ingrandì mentre tentavano di evocare le fiamme per distruggere i fili che li tenevano legati. Appena le fiamme si accesero i fili cominciarono ad assorbirle e mano a mano che succedeva i miei amici divennero scuri in video per la rabbia di essere stati battuti. Finalmente, dopo essersi scambiati degli intensi sguardi, si arresero e io li liberai, la sala proruppe un applausi e grida e salì sul palco il direttore dell'Accademia che si congratulò per la mia vittoria e diede a tutti appuntamento a domani per le premiazioni.

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