21. Sire
Qualcuno mi stava scuotendo dalle spalle, aprii gli occhi e vidi Giacomo "Cosa ci fai qui" gli chiesi confuso, poi ricordai il casino che avevo combinato "Mi hanno chiamato perché sei svenuto, avevano paura che ti fossi affaticato troppo, hai dato spettacolo" mi disse allegro "Che gioia, ho dato spettacolo; ho abbrustolito un mio compagno, un'altro per bloccarmi orami si cuoceva; devo dire che più che un'allenamento è sembrato un corso di cucina" Giacomo rise e io lo guardai male "Non guardarmi così, quello che hai fatto è stato fenomenale" lo guardai confuso "Fenomenale un corno ormai uccidevo due ragazzi" "Lo so, ma dopo hai rimediato no? Hai usato il fuoco come soli possono fare e lo hai fatto non guidato dall'istinto, ma dalla volontà di fare qualcosa e sopratutto hai riparato da solo ai tuoi errori sfruttando un elemento a te sconosciuto" "Sono pericoloso" dissi sconsolato "Lo sarai solo fino a quando non imparerai a controllarti e potrai imparare solo con l'esercizio e agli errori, magari la prossima volta non arrostirai nessuno" dicendo questo si alzò e fece per uscire da quelle che supponevo fosse l'infermeria. Poco dopo essere uscito la sua testa si riaffacciò dalla porta "Ti consiglierei di muoverti il tuo dormitorio fra 1 ora ha allenamento sul ring e se non ci sarai ti verrà data una punizione" dicendo questo uscì è chiuse la porta. "Oh che bello devo tornare nello stesso gruppo in cui ho tentato di uccidere un membro, saranno felicissimi di vedermi" dissi al mio corak mentre lo accarezzavo, mi mancava il mio serpente perché non lo si poteva tenere in dormitorio e solo per un'ora al giorno lo si poteva andare a trovare, mi lavai e poi mi vestii con la mia toga da allenamento che qualcuno aveva appoggiato sul letto.
Avevo ancora 20 minuti prima di dovermi ricongiungere al mio dormitorio sul ring perciò andai in mensa a fare colazione, appena entrai calò una pesante cappa di silenzio, ma mi sforzai di ignorarla e presi le solite cose che prendevo ogni mattina e andai a sedermi a un tavolo vuoto e iniziai a mangiare. Nessuno si sedette con me, non che volessi compagnia, ma a quell'ora la mensa era piena e un posto valeva l'altro. Mentre finivo di mangiare notai con mio rammarico che molti ragazzi stavano aspettando in piedi che un posto si liberasse invece che sedersi nel mio stesso tavolo, "Peggio per loro faranno ritardo alle lezioni" pensai. Finito di fare colazione sgomberai e mi diressi in palestra dove trovai quasi tutto il dormitorio, mancavano ancora qualche ragazzo, che stava chiacchierando guardando il ring, perciò nessuno mi vide entrare. Scivolai in un'angolo e aspettai l'arrivo dell'istruttore, quando arrivò ci mettemmo in riga e facemmo il saluto, nessuno mi aveva ancora notato tranne l'istruttore che quando mi vide fare il saluto diventò subito rosso in viso. Come sempre gli allenamenti consistevano in un torneo; il primo a salire sul ring fu Riccardo che passandomi di fianco fece un mezzo inchino evidentemente, anche lui, molto imbarazzato e confuso. Il suo mezzo inchino servì a strapparmi dalla mia invisibilità perché ora tutti mi notarono e si allontanarono, sussurrando, da me.
L'istruttore chiese silenzio e fece iniziare il combattimento che in breve tempo si risolse in favore di Riccardo che perciò rimase sul ring. Tutti i nuovi avversari che salivano sul ring, passandomi davanti, facevano un'inchino cosa che mi metteva in imbarazzo, ma stavo migliorando, perché non lo davo a vedere.
Toccò a me affrontare Riccardo e quando salii sul ring lo vidi preoccupato come la maggioranza dei ragazzi che assistevano. Quando il duello cominciò iniziarono anche le urla di incoraggiamento e il tifo tutte a favore di Riccardo. Per quasi tutto scontro rimasi in difesa evocando barriere di fuoco striate di verde. L'unica cosa che avevo capito dal duello precedente e che non potevo ancora permettermi di far alimentare le mie fiamme da un'emozione che non fosse la calma perché non sapevo come gestirle. Decisi di passare al contrattacco: gli lancia una raffica di palle di fuoco sempre striate di verde, erano molto più forti rispetto a quelle dell'ultimo duello, prima che perdessi la calma, Riccardo ebbe qualche difficoltà a pararle, ma ci riuscì. Non volli dargli tregua perciò evocai delle fruste con cui lo martellavo continuamente ai fianchi; decisi di giocarmi il tutto per tutto e mi sforzai di evocare una barriera di fuoco da lanciargli contro, ci riuscii e per fortuna non era potente come quelle che emanavo da dentro la sfera, ma comunque fece il suo effetto perché anche se venne parata, scaraventò Riccardo al limite del ring e mi fu assegnata la vittoria. Ero soddisfatto per non aver perso il controllo e di essere comunque riuscito a vincere, mi avvicinai a Riccardo per vedere come stava visto che era ancora seduto dove era atterrato.
Tirai un sospiro di sollievo quando vidi che stava soltanto riprendendo fiato, allungai la mano per aiutarlo ad alzarsi e lui, con un pizzico di sorpresa, accetto "Grazie per il bel duello" gli dissi sinceramente "Grazie a lei maestà" mi rispose lui "Non chiamarmi maestà non lo sopporto" "Ma così vuole l'etichetta" mi contraddì lui "Che vada al diavolo l'etichetta" sorrisi e lui ricambiò. I restanti duelli furono abbastanza deludenti, tutti avevano paura di me perciò si facevano battere in poco tempo, poi arrivò il turno del ragazzo che avevo quasi ucciso l'ultima volta che avevo scoperto chiamarsi Andrea. Quando salì sul ring nella sala calò nuovamente il silenzio, trattennero il fiato anche gli istruttori che ci intimarono di prepararci al combattimento cosa che lui lo fece e io no, non volevo battermi con lui. Quando il combattimento iniziò lui passò subito all'attacco io reagii soltanto difendendomi, non volevo attaccare e non lo avrei fatto, i suoi attacchi erano striati dal rosso della rabbia e le mie barriere non avevano difficoltà a deviare e parare i colpi, mi sorpresi nel vedere quanto erano migliorato in un solo giorno. Lui continuò ad attaccarmi senza un attimo di respiro e io non avevo difficoltà a bloccarlo e più di una volta avrei potuto passare al contro attacco e batterlo, ma non lo feci. A un certo punto crollò in ginocchio con la testa china e io cercai di avvicinarmi, ma fui subito allontanato da una fiammata, anche gli istruttori cercarono di avvicinarsi, ma anche loro furono allontanati da una fiammate per cui ci fermammo a una distanza di sicurezza. Era una situazione di stallo che andava sbloccata perciò tentai di riavvicinarmi, la prima fiammata era indirizzata alla testa e fu forte, ma evocai una barriera senza fermarmi, la seconda era indirizzata al torace ed era più debole di quella precedente, io la devia senza difficoltà la terza era indirizzata alle gambe e non tentai nemmeno di deviarla visto che non avrebbe nemmeno acceso della sterpaglia. Mi sedetti vicino a lui e lo sentii singhiozzare. Stava veramente piangendo? "Questo ragazzo ha dei problemi, prima tenta di uccidermi e poi singhiozza?" pensai; stammo seduti vicini per un po' di tempo, feci cenno a tutti di lasciarci tanto quello era l'ultimo duello della giornata. Quando tutti furono usciti Andrea tirò su con il naso e finalmente mi guardò, aveva gli occhi rossi dal pianto e le guance rigate dalle lacrime "Scusami" sorrisi "Perché stai sorridendo" mi chiese confuso "Sei il primo che non mi chiama sire" "Ti ho sentito dirlo a Riccardo finito lo scontro" sorrisi nuovamente e feci per alzarmi, ma lui mi trattenne "Hai un attimo devo raccontarti una cosa" mi disse con voce improvvisamente seria "Certo dimmi pure" dissi mentre mi risiedei.
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