14. Verdetto
Il primo a riprendersi dalla notizia è Giacomo "aspettaci fuori soldato, il re deve cambiarsi d'abito" disse con tono autoritario; il soldato per un momento rimane immobile poi fece nuovamente il saluto ed uscì dalla porta. Invece io ci impiegai ancora qualche istante per riprendermi e mentre Giacomo si avvicina alla cassapanca e iniziava a tirare fuori dei vestiti io gli lanciai una raffica di domande "Non hanno deciso troppo velocemente? Cosa significa? Mi vogliono morto? Dovrei andare a salvare i miei compagni e scappare?" Giacomo riuscì a sorridere nonostante l'evidente ansia nella mia voce "Prima di tutto calmati e smettila di essere così agitato sei il futuro erede al trono per cui datti un contegno, comunque si hanno deciso troppo velocemente e questo significa che in consiglio c'era una netta maggioranza o a tuo favore o a tuo sfavore" si ferma un'istante per rovistare nella cassapanca e poi chiede più a se stesso che a me "Meglio la toga o la corazza? La corazza può rappresentare la forza con cui ti riprenderai il regno che ti spetta però può ricordare come sei entrato in città. No no meglio la toga e il mantello" dicendo questo mi lanciò dei vestiti e mi disse "A forza di libri sui romani dovresti sapere come si fa a vestirsi per cui ti lascio solo, se hai bisogno sono qui fuori" mi fa l'occhiolino ed esce. Io rimasi un po' frastornato, ma decisi di rinunciare a tutti i dubbi che mi sorsero e tentare di vestirmi, riuscii a infilarmi tutti gli indumenti ma ebbi qualche difficoltà con le pieghe della toga e la fibbia nel mantello che non voleva saperne di chiudersi, per cui decisi di farmi aiutare da Giacomo che prontamente arrivò quando lo chiamai. Si complimentò con me per come mi ero vestito, secondo lui mi sarei inceppato molto prima, mi sistemò le ultime pieghe della toga e mi chiuse il mantello sulle spalle, stavo per uscire quando Giacomo mi fermò e mi diede una spilla da sostituire a quella che mi bloccava la toga "Grazie ma, me ne hai già data una" gli dissi sopra pensiero "Questa spilla rappresenta lo stemma della tua famiglia" mi disse orgoglioso, io la presi e la osservai più da vicino; la spilla raffigurava due aquile che si osservavano pronte ad attaccarsi e a separarli un'ulivo "Cosa significa?" chiesi a Giacomo "Nessuno lo sa gli unici a saperne il vero significato sono i membri della tua dinastia, quindi sarà compito tuo trovarne il significato" dicendo questo aprì la porta e fece un'inchino mentre gli passavo d'avanti. Il nostro piccolo corteo era formato del soldato in testa che ci faceva strada, io in mezzo e Giacomo in coda, però evidentemente, sia da come ero vestito sia dai racconti delle famiglie che erano nella basilica molti mi riconobbero e si misero a seguirmi per tutto il percorso per cui quando arrivai sotto l'edificio del consiglio si era formato un vero e proprio corteo silenzioso. Arrivati ai piedi dell'edificio del consiglio il soldato si congedò e Giacomo mi affiancò "Qualche consiglio dell'ultimo minuto?" gli chiesi teso "Se ti riconoscono re non iniziare subito a dare ordini perché sembreresti un tiranno pieno di se e amante del comando, aspetta di esserti insediato nel palazzo reale da lì potrai ordinare quello che vuoi. Se non ti riconoscono re dobbiamo scappare da qui e probabilmente sarà un'impresa molto difficile perché avranno posizionato all'interno del consiglio dei soldati specializzati nell'uso degli elementi, per cui se non verrai riconosciuto come re scegli l'emozione più forte che stai provando e immagina che di farla scorrere lungo il braccio e concentrala in un punto della mano poi guarda cosa accade" mi disse con un sorriso. Ero impietrito dal l'ansia per cui fu Giacomo a bussare alla porta del consiglio è quando si fu aperta mi fece cenno di entrare, quando gli passai d'avanti mi fece nuovamente un'inchino e un sorriso di incoraggiamento. Passata la porta entrai in una stanza molto più buia per cui ci misi un paio di secondi ad abituarmi alla poca luce, appena mi fui abituato vidi una sala circolare con 3 file di piccole gradinate, alla destra dell'entrata, su cui erano poste delle sedie in un legno molto scuro, invece alla sinistra della sala c'era soltanto un rostro un legno, immaginai fosse quello per l'oratore, la sala era interamente in marmo ed illuminata da delle lampade a olio che scendevano dal soffitto, per cui il contrasto fra il bianco del marmo e il marrone scuro delle sedie, quasi nero a causa della scarsa illuminazione, rendeva la sala molto bella e quasi magica. Solo dopo aver osservato la sala notai che i senatori erano tutti in piedi, il mio cuore perse un battito "cosa vuole dire? È il saluto al loro re oppure il saluto a un condannato?" pensai terrorizzato, mi imposi di riacquistare la calma per cui feci un respiro profondo e cercai il senatore Marco in mezzo al gli altri, mentre lo cercavo notai che alle spalle dei senatori erano posizionati dei soldati molto particolari, prima di tutto non portavano armatura, ma soltanto una giubba di cuoio colorata inoltre intorno alla testa avevano una fascia anch'essa colorata. Decisi di non farci caso perché la presenza dei soldati aumentava le probabilità di una decisione a mio sfavore, finalmente individuai il senatore Marco che era seduto in prima fila quasi perfettamente al centro del semicerchio delle gradinate, quando vide che lo stavo osservando mi sorrise e il suo sorriso aiuto a calmarmi, almeno avevo un'alleato o almeno ci speravo. L'oratore si schiarì la voce per attirare non solo la mia attenzione, ma anche quella di tutti i senatori "Lei è James?" mi chiese con voce ferma e assolutamente calma, "Si" sperai di avere la voce altrettanto ferma "Per favore si sieda" mi indicò una sedia davanti la prima fila esattamente al centro delle gradinate, io annuii e mi ci diressi con passo lento, volevo dare l'idea di essere calmo cosa assolutamente falsa visto che ero completamente in ansia. Appena mi fui seduto sentii una mano sulla spalla per cui mi voltai e vidi che la mano era quella del senatore Marco che mi sussurrò in un'orecchio "Non si preoccupi non ha nulla da temere" quindi la decisone era già presa e a sentire il senatore era a mio favore, però sarei stato tranquillo solo quando lo avrei sentito dire dall'oratore. L'oratore riprese a parlare "Cari colleghi siamo qui per comunicare al diretto interessato e al popolo" disse indicando prima me e poi due figure elegantemente vestire che avevo scambiato per senatori "la decisione riguardo a quanto successo in città 3 giorni fa. La decisione del consiglio che, sarà valida da quando qualsiasi di noi uscirà da questa sala, è?" ci fu un'attimo di silenzio poi da ogni senatore proruppe nello stesso grido "Re". In un secondo tutta l'ansia che provavo per la mia sorte e per quella dei miei amici si sciolse e se sentii la necessità di alzarmi, quando fui in piedi mi voltai e potei vedere i senatori, che cessato il grido, come se stessero facendo la olà, chinarono la testa in segno di saluto lo fecero anche i soldati sulle gradinate e i due rappresentati del popolo, subito dopo avermi fatto omaggio uscirono per comunicare la decisione al popolo. Tutti vennero a farmi le congratulazioni e sopratutto ad assicurarmi di essere stati uno dei più convinti sostenitori della mia causa, una parte della mia mente gli credeva tutti degli ipocriti, ma ero troppo felice per pensarci adesso. Gli ultimi due a congratularsi furono il senatore Decimo e il senatore Marco, il primo si congratulò e mi disse "Non sono un'ipocrita come quelli che mi hanno preceduto per cui ti dico che sono stato il più convinto sostenitore della tua condanna a morte, però il consiglio ha deciso altrimenti per cui ti servirò fino alla morte" per un'istante fui spiazzato dalla sua sincerità "Apprezzo molto la tua sincerità" piegò nuovamente la testa in segno di rispetto ed uscì dalla sala, lo seguii con lo sguardo poi riportai la mia attenzione su Marco "Congratulazioni, se mi permette vorrei accompagnarla a vedere la sua nuova dimora" mi chiese il senatore "Certo" dicendo questo fece cenno alle guardie che erano rimaste sulle gradinate di raggiungerci. Appena usciti Giacomo mi affianca e guarda con diffidenza il senatore Marco, le guardie formano un quadrato difensivo intorno a noi per tenere lontane la folla "Se mi permette vorrei aggiornarla su come si è evoluto in questo tempo la sua situazione finanziaria" mi disse il senatore; sul momento rimasi spiazzato, perché mi sarei aspettato qualsiasi tipo di domanda, ma riguardante il denaro non ci avevo proprio pensato e non mi interessava neppure, però per educazione gli risposi "Certo , mi farebbe molto piacere" lui sorrise e iniziò a elencare il mio patrimonio, poi passò alle dimensioni dei campi che possedevo, il numero del gli edifici in città, il numero dei miei capi di bestiame e degli schiavi. Mentre mi spiegava osservai la folla, la maggior parte era esaltata e inneggiava al mio nome, però c'erano alcune sacche di folla che non inneggiava il mio nome anzi guardava il nostro corteo con sguardo truce, quando passammo vicino a uno di essi qualcosa lì fece decidere che guardarmi male non bastava più per cui spinsero i soldati per cercare di arrivare a me. I soldati non si scomposero anzi con molta calma evocarono gli elementi, la maggioranza evocò lingue di fuoco, gli altri sollevarono, con una pedata, un pezzo di terreno o si fecero stringere le braccia da fruste d'acqua, alla vista degli elementi la folla si disperse e potemmo arrivare in tutta sicurezza al mio palazzo.
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