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10. Scheletri

Giacomo mi svegliò e capii subito che era successo qualcosa, normalmente qualsiasi cosa capitasse aveva sempre un sorriso stampato in faccia, questa volta no. Era triste. La cosa mi preoccupò, ma essendo suo amico non gli avrei fatto domande, ma se lui avesse voluto parlare io ci sarei stato; "Come stai oggi?" mi chiese stanco, mentre mi alzavo in piedi gli risposi "Male come ieri" "Almeno non sei peggiorato" disse lui sconsolato e mi lasciò per andare a svegliare gli altri. Nel frattempo cercai con gli occhi il mio corak e lo individuai poco lontano su un masso a scaldarsi nel sole mattutino. Quando tutti fummo pronti Giacomo mi si avvicinò, mi prese il braccio lo fece passare lungo il suo collo, mi sollevò e ci incamminammo fuori dalla radura seguiti da tutti.

Dopo una passeggiata nel bosco di circa mezz'ora questo iniziò a diradare e noi potemmo vedere il villaggio che ci attendeva. Il villaggio era in una vallata circondata da tre lati da altissime montagne e dall'ultimo lato, quello rivolto verso est, da una baia che dava su un mare azzurrissimo e in quel momento calmo. Il villaggio era simile a una cittadina dell'epoca romana, da dove eravamo si poteva distinguere il castro e il decumano, il foro, la basilica e la classica suddivisione delle proprietà romane, per me era come un sogno sembrava di essere tornati all'epoca augustea, ero emozionatissimo. Avevo sempre desiderato poter visitare Roma all'epoca di Augusto o anche sotto Claudio, Traiano, Domiziano, Cesare insomma in qualsiasi periodo storico mi sarebbe andato bene, ma visto che era impossibile tronare indietro nel tempo, mi sarei accontentato di quella cittadina che sembrava essere sbucata dai libri di storia.

Per osservarla meglio mi fermai, notai che che la luce nel solo nascente andava a illuminare i tetti in marmo delle strutture pubbliche, incendiava le decorazioni d'oro del foro e che proiettava le ombra dei soldati che perlustravano le mura. "Stai bene?" mi chiese preoccupato Giacomo "sto bene, ma questo villaggio è vero o me lo sto immaginando io?" gli chiesi "E' verissimo, è l'unico villaggio che ti sostiene ancora, è il villaggio che mi ha accolto 17 anni fa" mi rispose lui più rilassato di prima "E' bellissimo" gli dissi io "E' un villaggio nella media nulla di speciale" mi rispose lui un po' confuso "Per me rimane bellissimo è come vedere Roma antica quando era ancora una Repubblica magari impegnata nella guerra contro i barbari nella pianura Padana" gli dissi affascinato "Giusto" disse colpendosi la fronte con la mano libera "Mi ero scordato la tua mania per i romani. Beh ora che ci penso per te dovrebbe essere un sogno" mi disse tornando pensieroso "Esatto" gli risposi estasiato. Il mio Guardiano mi fece capire che dovevamo riprendere e io se pure di malavoglia ripresi a trascinarmi.

La camminata mi stava distruggendo, non che fosse una camminata molto faticosa, ma io ero indebolito dai miei poteri che stavano per tracimare e anche la semplice discesa dalla radura, che avevo scoperto essere su una collina abbastanza vicino al villaggio, mi aveva distrutto, infatti ci eravamo dovuti fermati vicino a un ruscello, ai piedi della collina, per farmi riprendere fiato. Con la coda dell'occhio vidi Giacomo versarsi dell'acqua fresca sul braccio che usava per sorreggermi, evidentemente ero talmente caldo che l'aria non faceva tempo a spostarsi e raffreddarsi e bruciava la pelle di Giacomo, mi dispiaceva terribilmente, ma purtroppo non ero nelle condizioni di fare qualcosa. Riprendemmo a camminare e più camminavo più stavo male; a metà strada dalle mura ci fermammo perché ormai ero febbricitante e anche perché ormai Giacomo aveva le braccia completamente ustionate, nel mio delirio febbricitante sentii dire a Giacomo "non posso più sorreggerlo, qualche volontario per sostituirmi?" l'unico che si fece avanti fu Vincenzo che mi si avvicinò e fece per prendermi quando Giulia lo fermò "prima di prenderlo fasciati il braccio, così almeno per un po' sarai più protetto" mentre gli fasciavano le braccia, Giacomo riprese a parlare "Io ora vi precederò perché cercherò di avvisare il prefetto che si occupa della città che l'erede sta arrivando" dicendo questo prese a correre verso le mura ancora lontane, io vedendolo corre sorrisi perché Giacomo non era affatto il tipo di correre, preferiva perdere l'autobus piuttosto che correre verso la fermata. Appena Vincenzo fu pronto, mi sollevò e riprendemmo a camminare verso la porta, non so quanto tempo passò, ma vicino alle mura iniziai a sentire delle voce che mi chiamavano e immediatamente pensai o di stare impazzendo del tutto o di stare morendo.

Le voci si fecero sempre più forti mano a mano che ci avvicinavamo alle mure, con gli occhi del mio corak, che era in braccio a Giulia e a Sofia, vidi intorno a noi delle strane lastre che sbucavano della terra, ma visto le condizioni in cui ero non ci feci troppo caso. Chiusi gli occhi perché ormai le voci erano insopportabili, continuavano a chiamarmi sempre più forte, sentii un urlo, ma non sapevo se provenisse da dentro la mia testa o dall'esterno e sinceramente non mi interessava. Caddi a terra e il mio corak mi raggiunse immediatamente e mi affiancò. Mosso da un istinto a me sconosciuto, iniziai a muovere le mani a terra per formare dei cerchi sempre più grandi finché non dovette aiutarmi il mio serpente, sentii altre urla sempre più forti e nella mia testa il mio nome venne urlato sempre più forte e con gioia, poi d'un tratto le voci cessarono tutte insieme e mi sentii sollevato da terra da delle mani fredde e magre, troppo magre quasi scheletriche, un'orribile presentimento mi avvolse e mi costrinse ad aprire gli occhi, ma me ne pentii subito visto che i raggi del sole erano come dei pugnali per i miei occhi, li richiusi immediatamente e mi costrinsi a riaprirli più lentamente, i miei occhi se pure a fatica si abituarono alla luce e finalmente potei vedere. Ero circondato da dei veri e propri scheletri vestiti in armatura romana, se non fossi stato così stanco mi sarei messo a ridere, osservai meglio e notai che ero sorretto da due legionari-scheletro e i tutti i miei amici erano trascinati a loro volta da legionari-scheletro e che il mio corak era molto vicino a quello che potei identificare come un ufficiale-scheletro visto l'elmo crestato e il mantello rosso, poi lo sentii parlare "mio signore la ringrazio per questa opportunità" non capivo come facessi a sentire la sua voce, non aveva gli organi, come faceva a parlare, ma dopo tutto come faceva a stare in piedi e a muoversi senza muscoli e legamenti. La sua voce non la sentivo con le orecchie, ma le sentivo nella mia mente e l'ufficiale-scheletro non stava parlando a me, ma bensì al mio corak. Mentre camminavamo notai che le nostre file si stavano ingrossando sempre di più e che gli scheletri uscivano dalla terra vicino alle lastre, "che stupido, stiamo passando in mezzo alla loro necropoli, i romani seppellivano i loro morti fuori dalle mura vicino alle strade, che stupido a non averci pensato prima" mano a mano che i soldati uscivano da sotto terra io miglioravo, ormai riuscivo a stare in piedi quasi da solo e di nuovo sentii nella mia testa "signore non dovrebbe affaticarsi, ci pensiamo noi a portarla al sicuro" io continuavo a non capire e cercai di risponderli "non capisco, cosa volete da me?" gli chiesi, non so se con la mente o a parole, ma lui comunque capì "lei ci ha chiamati e noi siamo venuti" disse asciutto "io non vi ho chiamato" gli risposi confuso "abbiamo sentito che il potere di riportarci momentaneamente in vita era suo, noi abbiamo soltanto risposto e come ci ha ordinato il suo corak la stiamo portando verso la città" mi disse risoluto. Continuavo a non capire, ma ci rinunciai perché con l'ufficiale non potevo ragionare ed evidentemente erano ai miei ordini infatti ci stavano portando in città. Mentre ci avvicinavamo alla città notai con piacere di poter sostenere il passo dei legionari-scheletri che mi scortavano e che ormai eravamo decisamente in tanti, a occhio e croce eravamo in 500. Sentii degli squilli di tromba provenire dalle mura, evidentemente ci avevano visto e stavano avvertendo Giacomo che ormai eravamo arrivati; ma presto notai che mi sbagliavo di grosso.  Improvvisamente, le truppe sulle mura, aumentarono di numero e io e l'ufficiale facemmo appena in tempo a chiamare la testudo* e alzare lo scudo che una raffica di pila* piovve su di noi. Fortunatamente i due legionari fecero in tempo a proteggermi e non mi successe niente, non posso dire lo stesso di altri scheletri che vennero colpiti in pieno, in un primo momento caddero in un mucchio disordinato di ossa, ma pochi istanti dopo iniziarono a ricomporsi. Ormai la testudo era formata e procedevamo a andatura sostenuta verso la porta ancora chiusa, improvvisamente capii che c'era qualcosa che non andava quando la porta continuava a rimanere chiusa anche se ormai eravamo vicini, allora corsi fuori dallo schieramento e lo stesso strano istinto di prima prese il sopravvento, mentre correvo sentii Sofia urlarmi qualcosa che non capii e nella mente sentii l'ufficiale pregarmi di rientrare in formazione. Mentre correvo verso la porta mi vennero lanciati molti pila, ma nessuno mi raggiunse tutti deviati da improvvise folate di vento. Giunto abbastanza vicino alla porta sbattei forte a terra il piede sinistro e immediatamente un parete di roccia alta parecchi metri sorse a proteggermi, stessa cosa successe quando sbattei a terra il piede destro; appena le due pareti furono sorte mi buttai a terra e soffiai sulla strada, immediatamente dei rampicanti sorsero lungo le pareti di roccia vicino a me e andarono a formare un tetto impenetrabile sulla mia testa. Fatta questa protezione mi fermai un momento per respirare e per chiederemmo cosa stessi facendo, ma immediatamente l'istinto prese, di nuovo, il sopravvento e io giunsi le mani come se stessi pregando, dopo qualche istante sentii del calore sui palmi delle mani allora inizia lentamente ad allontanarle e vidi che si stava formando una pala di fuoco, ma stranamente non mi stavo bruciando, quando ormai la palla di fuoco aveva raggiunto le dimensioni di una testa mi ci avvicinai e gli soffiai contro. La palla di fuoco prese ad allontanarsi da me sempre più velocemente in direzione della porta e quando, finalmente, arrivò a contatto con essa esplose in una fiammata che bruciò completamente la porta, lasciando solo qualche frammento di legno bruciacchiato sui cardini.

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