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capitolo 8 (parte 1)

Vi consigliamo l'ascolto della canzone dal momento in cui entrano nel labirinto.

Le squadre furono create, le uniche ragazze vennero messe insieme per evitare disagi, il resto dei gruppi erano formati da cinque-sei persone e ciò non piacque a Tomomi, che insofferente iniziò a discutere con il guardiano.

"Perché siamo solo in tre? Siamo delle ragazze, abbiamo bisogno di essere aiutate!" Affermò sbattendo un piede.

Rosanjiin sbuffò annoiato. "Credo, al contrario, che ognuna di voi sia perfettamente in grado di difendersi."  Sorrise, "Dupont-san una persona intelligente e forte come lei ha bisogno della presenza di un uomo per sentirsi sicura?" Domandò vicino al suo orecchio, era stanco di discutere con lei e aveva ben capito come fosse facile manipolarla.

Tomomi ridacchiò e poggiò una mano sul torace del guardiano per spostarlo, dietro di lei si trovava Iroa-sensei e la sua reputazione doveva rimanere immacolata. Nonostante ciò fu soddisfatta di sentire pronunciare da quell'arrogante che tipo di donna meravigliosa fosse.

"Avete ragione Rosanjiin-kun!" Affermò spostandosi di qualche passo. Mentre si guardava intorno notò il ragazzino fastidioso di poco prima avvicinarsi a passo svelto e con disinvoltura prendere una bottiglietta d'acqua e bagnare la schiena di lei e le sue compagne. Fu davvero contenta di quel gesto, aveva un buon motivo per sfogare la sua rabbia repressa nei confronti di Sayuri e Yuriko su di lui e questa volta nessuno l'avrebbe fermata.

"Quel ragazzo dagli occhi chiari ci ha dato della poco di buono e adesso questo moccioso ci tratta così, Yuriko come puoi accettarlo?"

"Non lo accetto infatti." Rispose secca Yuriko ad alta voce per poi sorridere non appena si accorse di essere guardata. Era arrabbiata e triste, lei voleva bene al suo amico Keiichi per questo gli scriveva lettere e disegnava cuori e Yagirobei era stato gentile, perché quel ragazzo si era comportamento in quel modo così arrogante con lei? Non aveva fatto nulla e poi quel ragazzino che l'aveva inondata di palline di saliva e acqua, la frustrazione saliva ogni secondo di più in quel posto.

Sayuri aveva terminato la sua nuova bambola, la stava accarezzando e preparando per il momento consono. Dopo alcuni minuti di lenta attesa il professore Murakami si mise al centro del prato.

"Al mio tre, una squadra per volta entrerà nel labirinto e prenderà una delle vie, dovrete riuscire a uscire facendo meno chiasso possibile e senza farvi vedere dalle altre squadre." Si asciugò il sudore dalla fronte. "Uno, due... tre!"

Una per volta le squadre iniziarono a entrare dentro il labirinto, Mejii entrò prima delle ragazze; si ritrovò davanti altissime mura di siepi con dieci viali che conducevano dentro l'intricato dedalo, sulle pareti crescevano grovigli di rose bianche e rosse e l'odore di polline era talmente intenso da stordire. Non fare rumore era un'impresa pressoché impossibile, sotto i piedi si estendeva un letto di foglie secche e marce che scricchiolavano a ogni passo. Mejii lasciò che il suo gruppo si allontanasse senza di lui, voleva aspettare le tre fanciulle e farsi rincorrere. Rimase fermo nel punto in cui tre vie si incrociavano: una a destra, una a sinistra e una frontale.
"Sei proprio stupido" pensò tra sé, comportarsi in quel modo non era il massimo per attirare delle ragazze, ma la realtà era che la sua timidezza lo portava spesso a comportarsi in modo sciocco. Sbuffò, dopo pochissimi attimi si era già stancato di aspettare. Iniziò a dondolarsi avanti e indietro, posando lo sguardo sulle vie scure che diventavano totalmente buie dopo pochi metri. Un vento freddo lo investì, provocando tra le chiome degli alberi un canto angosciante che si sposava con le gocce che iniziavano a picchiettare sulle rocce e le foglie.
In lontananza udì una voce dolce espandersi per il labirinto.

"Din don sono alla porta, scappa e corri via, giochiamo insieme a nascondino. Din don sono alla porta, scappa e corri via, giochiamo a nascondino." Dopo la prima strofa due voci nuove si unirono al canto, una delle tre stonava, creando un coro distorto tanto quando le ombre che i grovigli gettavano al suolo.

Mejii sgranò i grandi occhi castani, non vide nessuno agli sbocchi dei viali e la litania sembrava provenire da varie direzioni. Fu incuriosito da quella canzone, forse anche loro volevano giocare con lui?

Ci fu silenzio.

"C'è qualcuno? R-ragazze siete voi?" Domandò incerto, la temperatura si era abbassata, e la leggera maglietta grigia che indossava non bastava a riscaldarlo. Un tonfo improvviso alla sua destra lo fece voltare di scatto, ma era impossibile distinguere qualcosa alla fine della via tra le siepi. Fece due passi in avanti, un corvo sbucò all'improvviso aggredendolo. Mejii iniziò ad agitarsi, provò a scrollarselo di dosso, ma non vi riuscì. Iniziò a rotolarsi a terra, ma l'uccello continuava a beccargli la fronte, il viso e la schiena procurandogli un dolore continuo. L'animale  cadde al suolo morto poco dopo, l'adolescente arrancò sul terreno per prendere fiato, respirava velocemente e solo con molto sforzo si rimise in piedi. Prese il cadavere tra le mani; era intatto... Come se gli fosse venuto un infarto.

"Ma che diamine" Continuava a rigirare l'essere tra le mani fin quando avvertì un prurito, prima lieve e poi insopportabile. L'uccello si decompose sotto i suoi e centinaia di moscerini e vermi divorarono la carcassa per poi strisciare sulla pelle delle sue braccia.

"Aiuto! Aiutami!" Gridò spaventato, indietreggiò sbattendo la schiena sulla siepe. Il cuore gli batteva forte, sembrava che stesse per esplodere. Aveva paura, faceva tanto lo spaccone ma la verità è che odiava i film horror, gli ambienti angusti e stare lontano da casa. Era andato all'istituto solo per diventare una persona migliore per sua mamma, non voleva essere per sempre il ragazzino combina guai. Il gracchiare di cento corvi invase la volta, Mejii si alzò per scappare.

"Sento chiaramente il rumor di passi svelti, sento chiaramente il respiro irregolare."

La litania riprese, il ragazzo alzò gli occhi al cielo e alla sommità del muro di piante una fanciulla comparve. I capelli blu fluttuavano mossi dal forte vento e sopra di lei un cielo torvo incorniciava quella tremenda figura accompagnata dai corvi neri.

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