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Apri Gli Occhi |L'Ultima Goccia|

Helloooh gaaaaaaiiiiiiii!!!!
Questo è il mio testo, ho voluto giocare con la traccia per far intuire di aver sbagliato ma che in realtà ha un segreto nascooooostooo Muahahah

°Buona Lettura○●•

A casa Lackberg ogni oggetto, stanza e qualsiasi creatura che si possa definire viva e vegeta, dev'essere perfetta allo scoccare delle sette. Questo perché era l'ora di fare colazione e Mamma ha sempre voluto una famiglia magnifica ad attendere i suoi piatti deliziosi; peccato che non succedeva mai e quel giorno non era da meno.

Entrò in camera dimenticandosi delle buone maniere, aprì le tende sibilando parole incomprensibili per poi tirare un cuscino in piena faccia a un povero disgraziato coperto dalle lenzuola.
Come diavolo poteva essere arrabbiata a quest'ora? Pensai allontanando il morbido tessuto dal mio viso.
《Apri gli occhi, Harold. La colazione è pronta.》
Sbuffai nervosamente e lei, come se non avesse sentito, andò via lasciandosi indietro la porta aperta.
Decisi di alzarmi o avrei subito avuto uno secondo match con il demonio in persona.

Dopo appena dieci minuti ero fuori dalla mia stanza, troppo stanco per fare solo due passi figuriamoci andare fino in cucina, ma con l'ennesimo urlo di mia madre capì che non ero io il capo in quella casa e mi movetti subito verso la stanza.
Appena appoggiai la testa allo schienale della sedia mio padre mi accarezzò il capo prima di sedersi, spettinandomi i capelli da poco sistemati.
Lo odio pensai alzando gli occhi al cielo.

Finalmente mia madre servì le prime portate a tavola: ogni piatto era la dimostrazione di quanto affetto ci mettesse, seppur alcune volte esagerava con le proporzioni.

Uno dei suoi tentacoli appoggiò delicatamente il piatto sul tavolo e, avvolgendosi su sé stesso, ritornò sotto la gonna di mia madre: alcune volte quei "bracci" erano davvero ingombranti, così grossi e... viscidi, ma almeno sapevano essere utili.
Il colore era simile alla pelle di mio padre, un viola olivastro con delle leggere venature blu indaco. La loro lunghezza variava a seconda di dove si trovavano: fuori dalla gonna potevano raggiungere anche i sei metri, quando però si ritiravano a malapena toccavano terra.
Dall'ombelico in su, la sua carnagione era simile alla mia, una pelle chiara e rosea, diversa da tutte le persone che conoscevo.

Mio padre prese tra le mani il suo adorato bacon e in solo morso riuscì a staccarne un intero pezzo, insomma aveva lunghe fauci che sporgevano fino ad arrivare al naso. I capelli giallastri solleticavano dolcemente la fronte, mentre con ferocia diede un ennesimo morso.
Guardai verso la mia tazza di latte caldo, sulla superfice si specchiavano due occhi color muschio, troppo spenti per dar sfoccio alla loro bellezza.
I miei capelli rossastri erano scompigliati e malaticci, com'era di consuetudine ogni mattina sembravo un malato in coma.

Appena appoggiai il mio bicchiere dopo l'ultimo sorso, decisi di alzarmi con l'intenzione di sistemare il nido di uccelli che avevo in testa, mancava poco tempo prima di prendere l'autobus e se l'avessi soltanto perso avrei dovuto camminare fino a scuola e di certo non ne avevo voglia.

Quando misi piede dentro alla vettura, una voce in lontananza chiamò il mio nome.
《Harold! Sono qui.》era Heremy con una mano alzata per farsi notare alla mia presenza, senza esitazioni mi accomodai al sedile e partimmo in direzione scuola.
Heremy mi prese un braccio e con la sua lunga lingua, iniziò a leccare le dita come solo lui può fare: era da qualche anno che aveva iniziato con questa mania e io, a un certo punto, mi ero arreso alla mia condanna.
Diceva sempre《Lo faccio perché sono così salate!》Alla fine glielo permettevo, infondo era il mio migliore amico.

Ogni volta che finiva questo processo, iniziava a pulirsi con le sue lunghe e pelose zampe dorate, si trafiggeva ferite lungo tutta la cornea del suo unico occhio, posto al centro della fronte e aspettava che questo reagisse lacrimando. Alle volte capitava che si tagliasse così tanto da far uscire un  liquido verdognolo, viscoso che lentamente si prosciugava rilasciando un qualche tipo di schiuma.
Era uno spettacolo raccapricciante, orribile per alcuni, ma a me rilassava da morire.

Appena giunti davanti alla scuola, scendemmo dall'autobus e, parlando del più e del meno, iniziammo a dirigerci verso l'entrata.
《Alla fine con Leia? Non dovevate fare una ricerca insieme?》
Appena sentii il suo nome, provai un colpo al cuore. Mi piaceva, anzi l'amavo! Ma avevo oramai capito che i miei stupidi sentimenti non erano di certo corrisposti.

《Si... però è stata male in quel periodo e alla fine l'ho dovuta fare da solo.》Alla mia risposta Heremy scosse la testa, aveva capito perfettamente che infondo 'quel periodo di malattia' era solo una scusa per non stare con me.
Faceva male, ma ormai l'avevo superata.
《Mi dispiace... di certo ne troverai una migliore!》Disse sorridendomi come un deficente.
《Sisi, certo. È ovv-... AH!》

Mi ritrovai seduto per terra, come al mio solito, ero inciampato sul nulla. Immediatamente udii alcune risate da persone che avevano assistito alla scena, normale routine direi.

《Sempre a cadere Harold, eh?》Vidi una mano alla mia destra, la presi e mi rimisi in piedi.
Era il vecchio Dially, un giardiniere strambo ma con un grande cuore.
La sua lunga barba argentea solleticava i fili d'erba mentre, un po' gobbo, portava un sacco pieno di chissà cosa, forse concime o anche una sostanza molto più macabra.
Lo salutai e lui se ne andò con la sua solita andatura.

《Inquietante...》bisbigliò Heremy mentre ci allontanammo in silenzio.
Quando varcai il portone della nostra classe, la vidi lì, appoggiata al suo banco con un'eleganza smisurata: i suoi boccoli biondi scendevano dolci lungo tutto il viso, aveva una pelle lucida e pulita, non c'era nessun tipo d'imperfezione solo uno sguardo da angelo. La carnagione candida risaltava i suoi occhioni grandi di un ceruleo chiaro, erano uno spettacolo meraviglioso. Aveva un leggero rossore sulle guance e labbra piccole, sottili ma di un rosso acceso.

Il corpo era delizioso e minuto, aveva qualche curva accennata sui fianchi, nulla di eccessivo, ma visibile lungo tutto l'abito vistoso: questo era particolarmente rivestito di un tessuto pregiato color bordeaux, con una lunga gonna capiente a coprire le gambe. In testa indossava uno strano cappello, eccessivamente grande per il capo tenue della ragazza ma perfetto per il suo carattere.
Tralasciando il suo stile vittoriano, lei rimaneva una persona dolce e amata da chiunque in questa scuola, anzi dovrei dire: una persona amata da Harold.

Ci accomodammo ai nostri posti e si diedero inizio alle lezioni, insomma alla noia mortale. Durante queste ore, alle volte lo sguardo di Leia si posava sul mio banco e ogni qualvolta io la guardassi, si girava di scatto.
Forse non voleva vedere me... pensai ritornando a concentrarmi sulla lezione. In quel preciso momento il maestro mi chiamò a leggere e io alzandomi, recitai le suddette frasi.

《 ...È un modo rapido per rappresentare la somma di numeri uguali. Il risultato di-》Ogni parola si fece confusa, le lettere si intersificavano tra di loro, non riuscivo a distinguere nemmeno una singola sillaba. Stavo forse per svenire? All'improvviso un odore nauseabondo penetrò fino alle mie narici, di colpo mi tappai bocca e naso per evitare che quel conato uscisse dalle mie labbra. Un fetore del genere non lo avevo mai sentito, nemmeno un cadavere in putrefazione poteva puzzare così tanto.

Sentivo le mani bagnarsi dalle lacrime che scendevano senza fine, in quel momento cercai l'origine di tanta sudiceria: vidi solo la classe, i miei compagni che preoccupati guardavano verso di me. Loro non lo sentono? Mi domandai prima che gli occhi apassissero in un attimo e dopo ciò il nulla, pensavo di dormire ma quegli attimi furono indementicabili: un dolore alluncinante su tutto il corpo, era come se fossi sveglio ma trafitto da più di mille lame.

《Ah!》Mi svegliai di colpo, alcune goccie di sudore attraversavano il mio viso, ero spaventato ma riconobbi il posto circostante, mi trovavo in infermeria e c'era proprio lei ad aspettarmi: Leia.

Si vedeva che era leggermente preoccupata, teneva le mani giunte e ticchettava con il suo piede per terra.
Quando si accorse del mio risveglio,  si girò di scatto e mi guardò rasserenata.
《C-co-co-cosa ci fai tu qui?!》Chiesi confuso. Il dolore sembrava oramai morto, ora mi importava della sua unica e sola presenza.
《Sono il rappresentante di classe, non lascio da solo un compagno in difficoltà.》Disse rimproverandomi, mentre sul suo viso si accentuò un leggero broncio.

《Comunque, come stai? Hai fatto un incubo? Sai... quando dormivi sembravi soffrire.》Immediatamente ricordai quei momenti strazianti e di colpo ne sentii il dolore sotto la pelle.
《S-sto bene... era solo un brutto sogno...》 Lo dissi con un tono dubbioso e insicuro, di certo non volevo che si preoccupasse troppo per me.

《Capisco... non so se è il momento giusto, ma ho una confessione da farti.》I suoi occhi sembravano vuoti, persi in chissà quali pensieri.
《Cosa?》Chiesi con un po' di timore in corpo, faceva sul serio?
《Io ti amo, Harold, ti ho sempre amato. Quando oggi ho visto te in difficoltà non ho saputo trattenere ulteriormente questo mio sentimento.
Lo so che tu non mi ami ma...》
《NO! Non è vero!》Esclamai senza esitazioni, come poteva dire una frase del genere? Io ho sempre voluto che succedesse tutto ciò, l'amavo con tutto il mio cuore.
《Davvero? Sono... sono così felice!》Esclamò lei prendendo un fazzoletto dalla tasca per nascondere la sua emozione.

Finalmente lei poteva essere la mia ragazza, finalmente lei sarebbe stata la donna della mia vita, io l'amo e lei mi ama, cosa si vuole di più dalla vita? E poi noi faremo diverse cos-

《Starai con noi per sempre, vero?》
Alzai gli occhi e vidi che il fazzoletto, dove nascondeva il suo dolce viso, si macchiò sempre di più di un nero pece che lentamente si espandeva lungo tutto il tessuto.

Cominciai a sudare freddo, il luogo circostante si mutava e si spellava in ogni centimetro di quella stanza.
Lei rimaneva seduta e il suo corpo si sporcava sempre di più.
Il letto iniziò a girare su sé stesso e io, disperandomi, a squartare il silenzio con urla strazianti.
E dopo ciò...

"Ti abbiamo voluto crescere."

Mi ritrovai per terra, seduto sul pavimento impolverato.
Dove mi trovavo? Era buio, faceva freddo e io piangevo con lacrime inesistenti.
Mi alzai aiutandomi con quello che trovavo in giro, appena ripresi il giusto equilibrio, una luce si accese al centro della stanza.

Questa non è casa mia: Ogni oggetto di quella camera era distrutto, impolverato o semplicemente rovinato dal tempo. Era la stanza di un neonato, c'erano così tanti giochi infantili... sembrava di essere dentro a un negozio. Mi guardai ancora intorno, vidi una figura nell'angolo e preso dal panico, mi rannicchiai sotto un tavolo. Chi è?! È lui che mi ha portato qui?!
《Fatti vedere!》Cercai di urlargli senza timore ma non uscivano parole anzi erano ben sigillate dentro alla bocca.

Aspettai qualche attimo, non sentivo un minimo movimento, feci per alzarmi terrorizzato e mi accorsi solo dopo che era un semplice specchio.
Non c'è nessuno qui... ma quello sono io?

Mi toccai le labbra screpolate, il mio viso era irriconoscibile: avevo la pelle secca, malnutrita. I miei occhi castani erano danneggiati, non riuscivo nemmeno a vedere bene. i capelli erano sudici, sporchi e così... corti, cadevano con il solo tocco delle dita.
Avevo indosso solo stracci bagnati, il petto mezzo scoperto da tagli su tagli.
Ero denutrito e a malapena mi reggevo in piedi.

Dallo specchio intravidi cosa c'era sul tavolo, immediatamente vomitai quello che avevo mangiato in questi giorni: un topo squartato con le membra viscose e tutto il sangue che impregnava il legno sottostante.
Scappai da quella stanza, mi diressi verso ciò che credevo fosse un salotto e prima di uscire dalla casa, la tv si accese e mostrò quello che sembrava essere un telegiornale:

《Notizie dell'ultima ora, la nebbia Interprise, creata appunto dalla Interprise Company, è stata debellata proprio in questi minuti. Sembrava che non ci fosse nessun rimedio per quello che tutti noi credavamo fosse la fine del mondo ma, grazie al governo britannico e russo, il problema è stato risolto.
Per quanto riguarda l'azienda, verrà subito sciolta e dovrà pagare un risarcimento di oltre 57 milioni di dollari. Tutti noi sappiamo come i vari fumi che fuoriuscivano dalle cisterne situate in tutto il mondo, provocassero una nebbia allucinogena, infatti si è confermata la teoria dopo vari esperimenti fatti su questa sostanza.

Per fortuna la situazione sembra essere sottocontrollo. Questo è tutto, sono Heremy Growvall e oggi ricorderemo questo giorno come l'umanità è stata salvata all'ultimo momento. Buona giornata a tutti!》
Il telegiornale risaliva all'anno 2055, è l'unica informazione che avevo capito.

Potevo andarmene, infondo questo posto non era casa mia. Nel buio però intravidi un luccicchio e io come un bambino incuriosito, andai verso quella luce. Quando ci arrivai difronte, non riuscivo a muovermi. Ero troppo scandalizzato da ciò che vedevo, la presi in mano ed era veramente lei: Leia, una normalissima bambola di porcellana.
C-c-cosa?!? Nono, non è possibile!!
Cadde tra le mani, si ruppe in mille pezzi e la mia ragione si distrusse insieme a lei.
Misi le dita fra i capelli e inizai a urlare, urlare, urlare senza coscienza, con il solo puro dolore.

Ricordavo frammenti di me da piccolo, con la mia famiglia e quel giorno, quel fatidico giorno.
Ero a giocare in salotto con i miei pupazzi preferiti, mia madre disegnava sul tavolino poco distante da me, quando però la porta iniziò a tremare e si spalancò in un attimo. La nebbia mi circondò e di quella casa rimanevano soltanto urla e disperazione.
Non potevo scappare, volevo mia madre ma lei non c'era.
Cominciai a piangere e dopo non ricordai più nulla.
Quindi la nebbia si è presa cura di me per tutto questo tempo?

Ero morto da quel momento e avrei dovuto vivere solo in questo attimo. Finalmente avevo capito cosa fare, avrei ricostruito un mondo da capo, questo era il mio compito.
Raggiunsi la porta e prima di aprire sentii il telegiornale cominciare di nuovo.
《La nebbia è cosciente!!! La nebbia è cosciente!! Moriremo tutti! Cazzo, n-》

Sbattei la porta ignorando le parole del telegiornalista, finalmente ero libero.
Il cielo era nuvoloso, ogni macchina e strada era ricoperta da edera, sentivo solo la pioggia togliermi il fango dalla faccia.

Mi guardai intorno e la vidi: un muro d'acqua si elevava su tutta la città.
Era un enorme onda che inghiottiva palazzi, grattacieli e stava per arrivare verso me.
Quindi la nebbia è stata mandata via grazie all'onda... morirò adesso? Cosa posso fare?... Scappare? Non esiste nessun posto per evitare questa tragedia! Ma che importa? Io morirò così...

Mi misi in centro alla strada e aspettai che l'acqua mi prendesse con lei.
Sprecare la mia vita così... non lo avrei mai pensato, inghiottito dalla forza della natura... non lo avrei mai pensato, ma va bene così io-

Una spinta nel basso ventre mi scaraventò verso una macchina poco distante, sbattei la testa e un dolore mi schiacciò ogni arto del corpo, seppur la morte incombesse sulla mia anima, chiusi gli occhi e sprofondai giù, fino all'ultima goccia.

The End

Ed è finito... spero che sia piaciuto.
Ciao, dal vostro coniglio di quartierererere

Krakenino
ChiusaNellaMiaMente


Ulaulaula.

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