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Epilogo

Alma

Quattro anni erano passati dal rapimento e dalla liberazione. Quattro lunghi anni a sentire le scuse di ogni persona che mi aveva giudicato: prima fra tutti mia cugina, Sofia.
Ricordavo ancora quel giorno, Alex, prima di raggiungermi in una camera dell'ospedale, aveva telefonato a mia zia per metterla al corrente della situazione. Quasi sette ore dopo, l'avevo trovata nella stanza di papà, dove era disteso, intubato e attaccato ai macchinari che lo tenevano in vita; mi abbracciò e in lacrime disse:

<Mi dispiace, Alma. Mi dispiace tanto. Sono stata una stupida, una cretina a non credere a quello che dicevi, all'essere innocente. Sai quanto era importante zia per me, ho creduto ai giornali e non all'unica persona che poteva sapere la verità... Sono una cugina orribile! Potrai mai perdonarmi?>

Forse era per il momento. Forse era per la stanchezza. Forse era perché mi mancava come persona, ma la perdonai senza la minima esitazione.

Papà si svegliò due settimane dopo; io non ero più andata a scuola, ma promisi al dirigente che appena avrei rimesso piede dentro a quell'edificio, mi sarei rimessa al pari e avrei anche preparato l'esame.
Papà comprò un appartamentino nel centro della città così che io potessi andare a scuola tranquillamente a piedi mentre all'uscita la metà delle c'era Alex. Insieme studiavamo per l'esame e ogni tanto facevamo l'amore.

Ancora oggi, quando chiudevo gli occhi, rivivevo ogni istante di quel maledetto giorno: la sua maschera, la stanza, la sua faccia. Perché non avrei mai pensato che fra tutte le persone, proprio lui, il comandante Carlo Mantonchi. Ora mi spiegavo perché diceva sempre che ero bellissima riempiendomi di tanti altri complimenti.

Ora, ero in piedi, davanti allo specchio con Sofia da una parte e zia dall'altra.
Chiara era dietro di me e mi stava aiutando ad allacciare il vestito bianco. Aveva una ampia gonna di tulle bianco ricamata solo in cima, il corpetto era anch'esso di pizzo. Non aveva le maniche. Avevo deciso di fare uno chignone sul lato destro della testa;per quanto riguardava il trucco non avevo messo niente di che: un po' di rossetto nude glitterato, un filo di eyeliner e mascara. Un po' di fondotinta e terra.

Perché sì, oggi ci saremmo sposati.

<A che punto siete?> chiese papà dall'altra parte della porta. Le gemelle gli avevano proibito di stare con me durante i preparativi.

<Quasi finito> urlò di risposta Sofia. Qualche minuto dopo aggiunse <Zio entra.>

Rimase pietrificato sulla soglia, non riusciva a parlare né camminare. Se ne stava lì come se avesse avuto l'illuminazione divina <Sei identica a tua madre, sarebbe fiera di te>. Delle lacrime mi rigarono il volto e lui, prontamente come faceva sempre, le asciugò <Non piangere perché ti rovini tutto il trucco... E poi Alexander non vorrà mica vederti con gli occhi gonfi e arrossati...>
Tutti i presenti risero contagiandomi e successivamente salii in macchina.

—————

Tutta la chiesa, alzandosi, si voltò verso l'entrata all'attacco della musica. Per mia grande fortuna, papà mi sorreggeva perché avevo le gambe molli come gelatina.
La gente che mi guardava, la sua corporatura dentro allo smoking, il suo sguardo verde, oggi mi mettevano paura. Ma non paura cattiva, paura buona. Quel tipo di paura che si prova va nei momenti troppo felici. Avevo paura che fosse tutto un sogno, che mi potessi svegliare da un momento all'altro e scoprire che non c'era nessun matrimonio, avevo paura che...

Le mani di Alex strinsero le mie, annullando le mille paranoie che frullavano nella mente. Guardai papà, lo ringraziai con lo sguardo; poi seguii Alex all'altare.
Ogni tanto, durante la funzione, osservavo papà che si asciugava le lacrime con il fazzoletto di stoffa che le aveva regalato mamma all'ultimo compleanno festeggiato insieme. Era buffo.

Alex continuava ad avere due diamanti al posto degli occhi, mentre io li sentivo velarsi di lacrime e le nostre voci si incrinarono al momento delle promesse.

<Vuoi tu, Alexander Schulze, prendere come tua sposa Alma Martini?> domandò il prete alla fine.

Lo guardai prendere la fede, rigirarsela fra le dita e infilarla al mio dito affermando: <Sì, lo voglio.>

<Vuoi tu, Alma Martini, prendere come tuo sposo Alexander Schulze?>

<Sì, lo voglio.> Presi la fede, la mano tremava, ma sapeva benissimo cosa doveva fare e con un gesto fluido la incastrò.

<Lo sposo può baciare la sposa>

Le sueabbra si posarono sulle mie delicatamente, amorevolmente ma al tempo stesso avidamente.
Dalla chiesa si alzò un applauso generale e papà era diventato un fiume in piena. Non riusciva a fermarsi. Sorrisi spontaneo nuovamente lo sguardo a mio marito.
Che bella che era come parola! Marito!

<Ti amo Alma> mormorò all'orecchio provocando mi brividi lungo tutta la parte.

<Ti amo prof>




FINE




Spazio autrice
Ahimè siamo giunti alla fine di questa avventura; voglio ringraziare tutti quelli che hanno letto, stanno leggendo o leggeranno questa storia. Inizialmente non pensavo che potesse riscontrare tanto successo, ma sorprendentemente ha raggiunto 36,5k di letture e sono sicura che potranno aumentare.

Se vi starete chiedendo se ci sarà un seguito... No, non ci sarà perché voglio concludere questa storia con il matrimonio e lasciare a voi la libera immaginazione del loro futuro.
Spero immensamente che vi sia piaciuta. ❤️

Kiss 💋

~Vale~

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