50
Alexander
1 ora e 37 minuti dopo
Inchiodai davanti al cancello del parco alzando un cumolo di polvere mischiata a qualche sassolino poiché mi trovai davanti alcune persone che sembravano attendermi con ansia.
Solo quando li ebbi davanti capii che erano i soldati scomparsi, ma ne mancava uno: il padre di Alma.
<Dov'è?> affermai agitato a quel gruppo di persone.
<All'estremità sud del Parco, l'entrata si trova ai piedi del di una conifera.> rispose una donna che in seguito scoprii chiamarsi Anna.
Con un salto fluido scavalcai il cancello attivando l'allarme e a breve capii che sarebbero arrivati i rinforzi, ma non avevo il tempo di pensare a quello; il cuore martellava nel petto senza tregua rischiando di provocarmi un infarto.
Correvo addentrandomi in un boschetto; ero più o meno a metà strada quando uno sparo riecheggiò nell'aria. Gli uccelli si alzarono in un volo disordinato emettendo i versi più disparati, mentre la mia mente si affollava di ogni tipo di pensiero, sia positivi sia negativi, ma principalmente la seconda. In un istante ripercorsi ogni giorno dal primo momento in cui avevo messo piede in quella scuola ad oggi, alla nostra relazione, alla sua trasformazione caratteriale, alla mia vita migliorata grazie a lei e quant'altro.
Correvo, correvo, correvo. Ora, però, dovevo raggiungere al più presto quel bunker e lei.
Scesi lì sotto con molta facilità, all'accademia ne facevo a migliaia di quel tipo di esercizi, e iniziai a guardare a destra e sinistra fino ad arrivare nella stanza delle “torture”.
Vi trovai tre figure: un clown, un militare (?) e una ragazza inginocchiata sopra. Quest'ultima piangeva, piangeva a dirotto tenendo premuto il centro dell'addome.
Prima ancora di andare da lei, ammanettai il clown e gli tolsi la maschera. Rimasi interdetto per qualche secondo, prima di vedere Alma alzarsi di scatto e caricarlo. La fermai in tempo.
<Lurido figlio di puttana!> urlò facendolo svegliare. Zoppicava vistosamente, ma sembrava non farci caso. <Mi hai mentito per tutti questi anni dicendo che eri dispiaciuto! Non lo sei mai stato! Hai ucciso mia madre! Me l'hai portata via, era ancora presto! Perché lo hai fatto?! Perché! Rispondimi cazzo. Rispondi>
<Perché tu non mi avresti mai guardato...> sussurrò il comandante Carlo Mantonchi. Fu l'unica cosa che disse prima di essere portato via dai rinforzi che erano sopraggiunti in quel momento.
Portarono via anche suo padre, mentre io le presi il polso posandole un dolce bacio sulle labbra <Sono contento che tu sia salva... Quando ho sentito lo sparo...>
<Ti amo Alexander. Ti amo più di me stessa. Sono sopravvissuta solo grazie a te. Solo grazie a te> scoppiò in lacrime e avvolgendola in un plaid lasciatomi dai paramedici poco prima, la condussi fuori.
***
Erano passati già quattro giorni dalla fine di tutto. Alma non era ancora tornata a scuola perché doveva riprendersi e voleva stare accanto al padre che si trovava in ospedale e che ancora non si era svegliato, ma con il preside Sabrina e Federico avevano accordato un permesso. Ne aveva bisogno anche più di me.
Io, invece, mi ero licenziato. Ero tornato al mio vecchio lavoro ovvero il detective.
Mi sarebbe sicuramente mancato fare il professore, ma quello no nera il mio posto. Il mio posto era in polizia. Era stare accanto ad Alma senza nascondersi, adesso più che mai.
Perché è questo che si faceva per amore. Questo e nient'altro.
Spazio autrice
Questo è l'ultimo capitolo ufficiale.
Quello che uscirà questo fine settimana sarà l'epilogo.
Spero che la storia vi sia piaciuta.
Kiss 💋
~Vale~
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro