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30

Alexander

Aprendo la porta del loro appartamento fui inebriato da un buonissimo odore di brioche appena sfornate e caffè appena fatto.

Salutati Sabrina e Federico, mi sedetti al tavolo guardando bramosamente quelle brioche che avevano posizionato lì davanti; sentii Vittoria chiamare Alma e Chiara insultare la sorella per non so quale futile motivo facendo ridere i genitori.

<Buongiorno prof.> esordì quest'ultima <Dopo non è che potrebbe aiutarmi in un esercizio che ci ha dato?>

<Certamente... Così li faremo fare anche ad Alma!> scherzai ridendo per poi beccarmi un pugno dalla mia ragazza che era entrata proprio in quel momento nella stanza.
Le cinsi la vita drogandomi dell'odore di vaniglia che le inebriava il corpo appena uscito dalla doccia.

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<Dottore allora cos'ha?> domandammo in contemporanea io e Federico

<Allora... Abbiamo riscontrato una massa nel colon che esamineremo nel pomeriggio con una biopsia; per ora ci limitiamo a reidratarla poi una volta avuti i risultati parleremo del resto... Ora vi lascio soli> ci informò il dottore tutto d'un fiato per poi uscire dalla stanza seguito da Sabrina e Federico e le ragazze.

Sentii le gambe cedere non riuscendo più a sostenere il peso del corpo, la testa girava e le parole del dottore riecheggiavano nella testa come il suono di una campana la domenica.

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«Mamma cosa è successo?» chiese Alexander ansimante per lo sforzo dopo la corsa a piedi che aveva fatto per arrivare in tempo all'ospedale dopo che vi ci era stata ricoverata la piccola Martina.

«Alexander... T-tua sorella sta morendo» rispose più ferma del previsto la madre «La fascite necrotizzante si è aggravata, le restano si e no due mesi»

Il ragazzo corse ad abbracciare la sorellina che si trovava distesa sul letto con diversi tubicini delle flebo infilati nel corpo.

«Alex» la voce flebile di Martina ruppe quel silenzio spaventoso «Perché sei qui? Vai al lavoro... Io» tossì «Sto bene» sorrise.

La settimana successiva era fuori dall'ospedale e, anziché restare a casa come detto dal medico, Martina continuò a svolgere la vita di prima finché il 15 novembre non si svegliò.

Mamma chiamò il figlio, che come al solito, era con la ragazza e in quella precisa occasione a festeggiare il loro mesiversario; appresa la notizia si rifugiò in un bar ad ubriacarsi cercando di scordarsi tutto.

Per miracolo riuscì ad entrare in chiesa per il funerale e subito dopo lasciò la ragazza rifugiandosi a capofitto sul lavoro.

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Era la stessa situazione, la stessa paura che avevo provato con mia sorella era tornata più forte di prima e finché la situazione non si sarebbe risolta, sarebbe stata lì a farmi soffocare.





Quello stesso pomeriggio il dottore ci comunicò i risultati e...

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