19
Alma
I due poliziotti mi fecero sedere nella sala interrogatori e uscirono lasciandomi lì in attesa del commissario.
La porta ai aprì rivelando la figura del superiore, un uomo sulla sessantina canuto e con degli occhiali tondi appoggiati sulla punta del naso; con tutta la calma possibile si mise seduto di fronte a me appoggiando un fascicolo davanti a sé.
<A quanto pare ci rivediamo> esordì con un falso divertimento sulla voce <Abbiamo trovato il corpo di tua madre uccisa in un fossato... Allora dove tieni il resto del gruppo?>
E che ne sapevo io dove si trovavano?
Non risposi incrociando le braccia al petto e appoggiando la schiena allo schienale.
Perché si erano fissati con la mia colpevolezza e complicità dei miei amici anziché indagare anche su altre persone?
Perché non cercavano di capire dove erano tenuti prigionieri?
Chi era che mi voleva dentro a tutti i costi?
Non avevo una risposta e forse non l'avrei mai avuta.
Forse il mio destino era quello di finire la mia vita in carcere.
Forse... Forse... Troppi forse. Loro volevano delle risposte.
<Andiamo Alma... Vedi abbiamo trovato questo ciondolo di fianco al corpo di tua madre, lo abbiamo fatto analizzare e indovina un po'? C'è il tuo DNA... Su se collabori potremo farti avere uno sconto di pena.>
Mi pose altre domande, ma l'unica cosa che ottenne fu uno sguardo fulmineo da parte mia.
<CIAO ALMA> DISSE UN UOMO <CHE FACCIAMO?>
<NIENTE> RISPONDO
<COME NIENTE? NON TI VA DI DIVERTIRTI CON ME?> MALIZIA NEI SUOI OCCHI E NELLA VOCE.
Mi svegliai di colpo, agitata e sudata con il respiro affannato. L'incubo era tornato.
Spazio autrice
Hello, volevo ricordarvi che da questa settimana pubblicherò due volte a settimana, ovvero Mercoledì e Sabato o domenica, poiché inizio la scuola.
Buona serata.
~Vale~
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