12
Alexander
La cena proseguiva bene, vedevo che era leggermente in imbarazzo sotto il mio sguardo malizioso, così decisi di prenderle la mano per vederla arrossire ancora di più almeno finché non dovette rispondere al cellulare.
Stranamente né mamma né papà obbiettarono sulla mia ragazza, cosa che fino all'anno scorso era successa assiduamente ogni volta che la portavo qui. <Maria ma tuo figlio?> la voce di Angi mi riportò alla realtà facendomi trasalire.
<Dorme a casa di un amico> replicò la donna. Ecco perché non lo avevo ancora visto; si chiamava Grigor, come il nonno, aveva dodici anni e giocava a hockey. Da come lo ricordavo assomigliava molto a sua madre, ma come costituzione era il padre.
Era quasi un anno che non mettevo più piede in questa casa, da quando... Ricacciai indietro quel ricordo doloroso e mi concentro sulla conversazione che aveva intavolato papà sulla scuola di mia sorella. Poco dopo mi resi conto che, Alma, era fuori da parecchio tempo ormai, e di conseguenza uscii per assicurarmi che stesse bene.
<Ehi Alma che succede?> chiesi quando la trovai appoggiata al cofano piangente. Sussultò ma poi si rifugiò tra le mie braccia piangendo ancora più forte <Ne vuoi parlare?>
<Non posso... > la voce era rotta, spezzata dai singhiozzi, il corpo le tremava un po' dal pianto e un po' dal freddo e le lacrime avevano inghiottito ogni centimetro del suo viso. Le appoggiai la mia giacca sulle spalle mentre, con il pollice, le asciugavo le guance per poi posarle un bacio sulla fronte.
<Facciamo così, quando potrai mi racconterai tutto. Però ora torniamo dentro che si gela> annuì ridendo per poi fermarsi pietrificata, come se avesse visto un fantasma.
<Ma non posso> piagnucolò <Sembro un mostro e ho tutto il trucco colato> risi di gusto baciandola in bocca.
La mattina seguente avevo il giorno libero, infatti quando mi svegliai erano le dieci passate e Alma era andata a scuola o almeno così credevo visto che mi ritrovavo una decina di telefonate da Sabrina che, tutta preoccupata, mi chiedeva se Alma fosse ancora da me.
Presi la prima tuta che mi capitò sotto mano ed uscii di corsa per andarla a cercare nel sentiero del nostro primo incontro ravvicinato fino alla roccia sullo strapiombo.
<Signorina Martini che ci fa lei qui?> affermai con lo stesso tono di voce di quel giorno, non ricevetti risposta ma con mio grande piacere notai che aveva, sparpagliati li intorno, tutti i libri delle materie che avevano assegnato i compiti. Tutte le materie tranne la mia.
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