Il diavolo sorto dall'inferno
Mercoledì è seduta su un enorme poltrona di pelle in quello che sarà l'ufficio del preside della Nevermore. Da quello che vede ora è più uno studio personale. Sperava di poter ottenere delle informazione, ma si è resa presto conto che questo mondo mentale è tutt'altro che perfetto, i libri e gli appunti sulla scrivania sono tutti pieni di lettere disposte a casaccio. I dipinti alle pareti sono per lo più ombre di sfocate paesaggi e anche la vista dalla finestra è solo una fitta nebbia bianca.
"Ufff.... Devo trovare il modo di andarmene, non mi serve a nulla sprecare altre energie, questo mondo non è fisico... devo concentrarmi sulla mia mente"
Approfittando delle enormi dimensioni della sedia, Mercoledì incrocia le gambe e si mette in posizione di meditazione.
*** *** ****
Goody arriva nei sotterranei della Nevermore, passa tra le gabbia dei lupi mannari a passo spedito fino ad arrivare davanti ad una specifica gabbia.
"Vediamo se questo corpo ha ancora abbastanza forze"
Dopo aver lanciato il "bacio della morte su Enid", averlo accelerato ed aver creato la barriera di blocco sulla stanza, Goody ha sentito il corpo della sua discendete più debole. Si è vergognata per la Mercoledì di quanto debole sia il suo corpo, un così perfetto conduttore magico, ancora di più di quando lo era il suo. Quando riuscirà a riavere indietro i suoi poteri diverrà una dea scesa in terra.
"Anzi, sarò il diavolo sorto dall'inferno"
Goody apre la porta della gabbia, stende la mano aperta rivolta verso il pavimento.
"Oscuro poder que estás a mis órdenes revela la entrada secreta a la que sólo responde mi sangre y ábremela"
Le mattonelle del pavimento della gabbia si illuminano di un energia violacea e pian piano cominciano a ritirarsi, come se si ripiegassero su se stesse. Goody vede che ad ogni secondo che passa il passaggio rallenta la sua apertura, quindi sforza ulteriormente il corpo di Mercoledì per incanalare più potere e un rivolo di sangue le cala dal naso. Quando il passaggio è aperto si rivela un ampia scalinata a chiocciola.
Goody senza perdere tempo comincia a discendere la scalinata, con un solo gesto della mano fa accendere le torce sui lati della parete e rimane pietrificata quando gli occhi di suo nonno la fissano con intensità da un quadro appeso sulla parete.
"Stupido vecchio, insistetti così tanto con questo stupido sopranome che molte al villaggio non conoscevano nemmeno il mio vero nome. Da piccola lo adoravo, ero la tua piccola Goody, poi dall'affetto cominciai a sentirci il timore, la paura, la delusione. Quando hai scoperto che stavo cercando di rendere il mondo il nostro paradiso liberandoci dai normali dopo che questi mi tolsero mia madre, tua figlia! Tu ancora insistevi sul convivere con loro!"
Goody distoglie di stacco lo sguardo e riprendere a scendere la scalinata, ignorando i successivi ritratti dei membri più diretti della sua famiglia. Quando arriva in fondo alla scalinata, si apre di fronte a lei un stanza non troppo ambia, con al centro un piccolo altare su cui sono poste candele sciolte, fiori oramai mummificati e molti ritratti piccoli e grandi di sua madre Esperanza. Dietro al santuario un semplice sarcofago di pietra con incisa una semplice scritta: Esperanza Addams, amada hija y madre, viuda y corazón de su familia.
"Mia cara madre, mi dispiace doverti disturbare nel tuo riposo eterno, ma ho bisogno del tuo aiuto. Non sarai stata una grande strega, anzi, non eri proprio portata per la magia, secondo la bisnonna eri la delusione della famiglia, ma il tuo altruismo e il tuo cuore d'oro ti hanno portato ed essere la più amata e benvoluta da tutti, la pecora bianca degli Addams. Ti definivano così al villaggio dei normali."
Goody accarezza gentilmente il sarcofago, fa un giro completo in torno prima di fermarsi da parte ad esso. Una lacrima solitaria percorre il viso pallido della ragazza al ricordo della madre defunta in maniera così cruenta. Goody distende la mano, i suoi occhi brillano di un bagliore viola luminoso e il sarcofago vibra qualche seconda prima di cominciare con lentezza a spostarsi.
Una smorfia di fatica si dipinge sul viso di Goody e di nuovo un rivolo di sangue le esce dal naso.
"Maledizione! Stupida ragazzina! Stupida famiglia che ha rinnegato il potere del nostro stesso sangue!"
Il bagliore nei suoi occhi lampeggia come una lampadine che sta per fulminarsi ed infine si spegne definitivamente. Goody si guarda intorno rassegnata, le servirà del tempo a quel corpo prima di poter riprendere ad incanalare energia oscura. In un angolo della piccola cripta vede un lungo candelabro e lo afferra, infila la base piatte e sottile nella piccola fessura che si è creata tra il sarcofago e il coperchio.
"Bene Mercoledì, vediamo se il tuo stupido allenamento è servito a qualcosa"
La ragazza comincia a fare forza sul candelabro nell'intendo si usarlo come leva. Goody è sorprese del poco sforzo che deve usare per spostare e far cadere a terra il coperchio in pietra del sarcofago.
Ora davanti a lei, le spoglie di sua madre riposano sotto un velo di tessuto bianco, così deteriorato che si possono intravedere i lineamenti del viso ormai mummificato della donna. Goody ha un po di sollievo a non dovere vedere direttamente le spoglie di sua madre, sapeva che avrebbe potuto vacillare.
"Il tuo potere sarà misero, ma mi aiuterà ad arrivare al mio corpo senza che nessuno mi intralci"
Goody distende la mano, il corpo sotto il velo bianco si illumina di una candida luce rosea e delle liane del medesimo colore cominciano a diramarsi da esso, ma succede qualcosa quando toccano la ragazza, sembrano quasi vibrare, come se avessero ricevuto la scossa, il loro colore comincia a cambiare in un viola opaco con sfumature nere. Anche Goody che fino ad un attimo prima aveva iniziato a brillare di una flebile luce violacea, ora comincia a ricoprirsi di una luce viola-nero opaca e scura. Una volta che il corpo sotto il velo di sua madre smette di brillare, Goody sa di aver assimilato tutto il potere rimanente dalle spoglie della povera donna.
"Cavolo madre, se solo dalle tue spoglie centenarie ho potuto estrarre tutto questo potere, tu non eri un inetta, o una difettata come diceva la bisnonna, tu eri potente, ma hai scelto di non usare quel potere. Che donna sciocca"
Goody volta le spalle al sarcofago della madre e si sbriga a risalire le scale.
Dietro di lei il velo che copre il corpo della donna si macchia di sangue in prossimità degli occhi e pian piano diventa polvere.
*** *** ***
"Ragazzi!"
Xavier è immobilizzato dalla paura mentre fissa la finestra. È stato un attimo ma è sicuro di quello che ha visto. Tutti, meno Yoko, si voltano verso di lui, vedendo lo sgomento sul suo volto e il professor Silivieri si mette subito in allerta.
"Cosa hai visto Thorpe!?"
Il ragazzo distoglie lo sguardo dalla finestra e punta gli occhi in quelli del professore. Adesso tutti hanno paura, il viso di Xavier sembra più scavato del solito ed è pallido come un cadavere.
"Thorpe!"
Lentamente Xavier riporta lo sguardo sulla porta-finestra, un altro fulmine illumina il buio e stavolta non è solo un ombra, Xavier lo vede chiaramente, un enorme Hyde è sul balcone della stanza che lo guarda dritto negli occhi con i suoi bulbi iniettati di sangue e gli artigli che fremono dal voler compiere un massacro. Anche il professor Silivieri lo vede e subito lancia davanti ad Enid, la spinge verso Yoko che in ginocchio vicino al letto si ritrova l'amica tra le braccia. Lo scatto improvviso di Mark hanno innescato l'Hyde che si lancia attraverso la porta-finestra facendola andare in frantumi, schegge di vetro nero e arcobaleno volano per tutto la stanza, tutti chiudono gli occhi e si riparano il viso con le braccia. Xavier viene colpito per primo da una sferzata della creatura, che fortunatamente lo colpisce con il dorso della mano piuttosto che con gli artigli affilati. L'Hyde non ha tempo di voltarsi verso gli altri ragazzi che una saetta rossa lo colpisce in pieno volta, facendogli perdere l'equilibrio e inciampare nel letto mi Mercoledì, rovinando quindi a terra.
"Yoyo prendi Enid, andata dal preside! Petropolus, tu prendi Xavier e voi altri andate! Scappate subito!"
Yoko ha sollevato Enid ancor prima che gli venisse ordinato dal professore e ora corre per le scale del dormitorio con la ragazza in braccio seguita da suoi amici ma un agghiacciante urlo li fa fermare tutti. Dal piano alla base delle rampe di scale che stanno discendendo arriva una loro compagna di dormitorio coperta di sangue.
"Megan! Che sta succedendo?"
La povera ragazza ha il terrore dipinto sul volto, è coperta dalla testa ai piedi da schizzi di sangue che pian piano sta impregnando tutto il pigiama bianco con le paperelle gialle.
Divina supera Yoko e prova ad avvicinarsi alla ragazza terrorizzata, ma prima che possa fare l'ultimo scalino un Hyde sbuca da dietro l'angolo si lancia sulla povera ragazza cominciando a farla a pezzi.
"Via! Via! Via!"
Eugene urla mentre supera tutti per spingere Yoko e farla muovere. Tutti si riprendono dallo sgomento seppur ancora increduli a quello che gli è appena successo davanti agli occhi. Mentre corrono giù per le scale sempre più grida si propagano per il dormitorio, sanno cosa significa e a tutti loro hanno cominciato a scendere delle copiose lacrime. Arrivati al piano terra si trovano davanti un Hyde pietrificato e una loro compagna Gorgona che sta aiutando gli altri a scappare.
"Kassandra! Dov'è la Simmons?"
La gorgona finalmente inquadra i ragazzi. Sul suo viso c'è il panico, il suo cappellino è messo alla bella e meglio, da cui non toglie la mano pronta a sfilarselo al primo segno di pericolo.
"Mi ha usato come arma per pietrificare il mostro e poi credo sia corsa in camera sua dopo avermi urlato di aiutare le altre a scappare"
Dei colpi di pistola sovrastano all'improvviso le urla. Ajax guarda verso le scale e poi guarda Kassandra.
"Kent aiuta Xavier, io rimango ad aiutare la Simmons e Kassandra"
Ajax passa il ragazzo ancora intontito all'amico, si scambia uno sguardo d'intesa con l'altra gorgona e insieme iniziano a salire le scale.
Il resto dei ragazzi si precipitano fuori dal dormitorio e si dirigono verso l'edificio principale e presto si rendono conto che la situazione è la medesima in tutta l'accademia.
*** *** ***
Una volta che i ragazzi hanno lasciato la stanza, il professor Silivieri fa un ghigno, nella sua mano appare un globo di luce più raffinata e calma delle impetuose saette che ha lanciato fin ora. La sfera di luce è prima grande come la mano di Mark ma pian piano si rimpicciolisce.
Il mostro si alza lentamente, il professor aspetta che l'Hyde alzi lo sguardo ed incroci il suo sorriso a dir poco sadico, prima che il globo, ormai grande come una biglia, parta alla velocità della luce e lasci un pulitissimo e fumante buco tra gli occhi del mostro trapassandogli da parte a parte il cranio. Ci vogliono alcuni secondi prima che la creatura stramazzi a terra morta.
*Clap* *Clap* *Clap*
Il professore si volta e sulla balconata, sferzato dal vento e dalla pioggia, una figura incappucciata applaude lentamente.
La figura pian piano si avvicina alla porta finestra e una volta entrato i suoi stivali stridono sui frammenti di vetro mentre si toglie tranquillamente il cappuccio della lunga giacca a vento verde scuro.
"Da quanto tempo, ho sentito che ora.... Ti fai chiamare Mark Silivieri, giusto?"
Il ghigno sul viso del professore scompare alla vista del ragazzo che conosce fin troppo bene.
"Stephan Gates.... allora lo stai facendo davvero, sei davvero venuto fin qui per sterminarli tutti, per creare il tuo perverso paradiso sulle fondamenta di un genocidio?"
Anche a Stephan il ghigno scompare dal volto e ora guarda l'uomo di fronte a lui con sguardo accusatorio. Sulla balconata dietro di lui compaiono altri tre Hyde, uno, il più grande, entra nella stanza e si affianca al suo padrone.
"Vedi...... Mark..... Le ultime parole di mio padre sono state: Vai figliolo, fai quello per cui sei nato e rendimi orgoglioso per la prima volta nella tua vita. Belle parole da dire a tuo figlio in punto di morte, per lui sono stata una delusione da quando sono nato. Invece tua madre? Cosa ti ha detto mentre esalava il suo ultimo fiato?"
Mark riporta lo sguardo su di lui rabbioso.
"Tuo padre ti ha sempre amato e lui di certo non avrebbe voluto un genocidio, lui non era come tua nonna o il resto della tua famiglia, voleva convivere con i reietti non sterminarli!"
"LUI ERA DEBOLE! Se avesse voluto avrebbe vinto quella guerra molto prima, prima che lei ci togliesse tutto, prima che lei TI togliesse la persona che amavi di più di ogni cosa!"
"NON OSARE PARLARE DI LEI!"
Il ruggito dell'Hyde fa distogliere lo sguardo ad entrambi. All'avvicinarsi del professore al suo padrone la creature gli si era messa davanti per proteggerlo.
Stephan ghigna di nuovo, le urla che si sentono da tutto il dormitorio gli suggeriscono che i suoi Hyde stanno facendo un buon lavoro.
"A me sembra che non ti interessa evitare un genocidio, tu vuoi solo salvare loro, vero?"
Mark distoglie lo sguardo. Sa bene che non può nasconderlo, Stephan lo conosce bene, troppo bene.
"Dopo tutto quello che tua madre ha fatto, il dolore, la paura i soprusi che ha inferto a poveri innocenti, sia normali che reietti. Io sono cui per impedire che succeda ancora, non devono per forza morire tutti. Dopotutto... Lei non uccide tutti i normali, come potrebbe divertirsi altrimenti? Senza i suoi schiavetti?"
Ancora una volta il professor Silivieri tiene lo sguardo sul pavimento. Sa bene che Stephan ha ragione, che così sarebbe più semplice, ma ci tiene troppo alla sua vita e rivedere sua Mamma.
"RISPONDIMI JACOB! SEI DAVVERO COSÌ EGOISTA O VUOI SALVARE IL MONDO COME ABBIAMO SEMPRE SOGNATO?!"
Gli Hyde ruggisco e "Mark" riporta lo sguardo su Stephan. Stavolta la rabbia traspira dalla luce rossa che risplende nelle sue iridi.
*** *** ***
Mercoledì le sta provando tutte ma non succede niente, se quello è davvero un palazzo mentale Goody ne ha il pieno potere e lei non è nessuno.
La ragazza viene distratta da un fortissimo boato e subito scatta in piedi per dirigersi verso la porta dello studio. Quando la apre la scena che gli si propone è incredibile. La porte che ha provato con tutte le forze a sfondare è completamente in pezzi e tra i pezzi di legno, al centro dell'atrio d'ingresso della Nevermore, si erge fiero un bellissimo ed enorme lupo dal manto castano e gli occhi blu che risplendono di luce propria.
"Enid".
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