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12. Pennington racconta


Pennington si sedette alla sedia dello scrittoio, guardò attentamente tutti i suoi interlocutori e finalmente si decise a raccontare ciò che gli era successo.

Indicò con il braccio il muro in cui si apriva la nicchia e disse:

" Noterete che il muro, qui, è molto spesso e contiene questa nicchia con una porta, che dà in due piccoli vani, uno a ciascun lato della nicchia. Li ha fatti costruire mio nonno verso la fine del secolo scorso.
Da dove siete non potete vedere l'ingresso di nessuno dei due vani, ma quello a destra è una specie di libreria dove tengo dei libri e l'altro è un guardaroba e contiene anche un divano, nel caso in cui io voglia riposarmi "

" Ma cosa c'entra tutto ciò ?" chiese Dawlish perplesso.

" C'entra, perché voglio dare a Liam e al suo amico Louis, che non conoscono bene questa casa e le sue abitudini, un quadro completo di tutto " rispose Pennington piccato.

Attese che l'avvocato annuisse rassegnato e poi ricominciò a raccontare:

" In questa casa abbiamo tre domestiche, Tiffin, la cuoca e due ragazze, Phyllis e Phoebe, che sono cameriere.
Dopo cena, verso le otto e mezza, sono venuto qui, come al solito, mentre Zayn è venuto a prendervi alla stazione, il dottor Fortescue è salito in camera sua e mia sorella è andata nella sala di musica a mettere qualche disco.
Le due cameriere avevano chiuso la portafinestra di sinistra e tirato le tende, mentre quella di destra era aperta.
La luce era ancora buona, così mi sono messo a leggere un libro, sulla sedia dello scrittoio, dove sono seduto anche adesso.
Poi....a proposito Zayn, dov'è Harry?"

Il ragazzo moro scosse la testa e disse:

" Non lo so, non era sul treno con cui sono arrivati i tuoi ospiti...."

" Beh, avrà trovato qualcosa da fare " sghignazzò Pennington " è un ragazzo talmente bello...."

Louis avrebbe ammazzato lo zio del suo amico, ma fece finta di nulla.

" Comunque " riprese a parlare l'uomo " alle nove e mezza, dato che era ormai quasi buio, smisi di leggere, mi sedetti sulla poltrona e mi misi a guardare fuori, nel giardino, senza un perché....
E accadde....
Se volete delle prove, guardate lì...."

Tutti si voltarono verso il punto che stava indicando Pennington con il braccio e videro, sul pavimento, un piccolo revolver di acciaio.

Dawlish si chinò verso l'arma e chiese a Pennington:

" È la tua pistola?"

" Sì " rispose serio il padrone di casa " e l'ultima volta che l'ho vista era nel cassetto dello scrittoio ed era carica con proiettili veri. Invece adesso..."

Si alzò, recuperò l'arma, ritornò al tavolo, aprì il tamburo e, premendo il perno al centro, ne fece cadere dei cilindretti di ottone.

" Sei cartucce a salve " spiegò ai presenti " di cui una esplosa. Non so da dove siano saltate fuori, dato che io l'avevo caricata con proiettili veri "

" Zio...." disse Liam cauto " non credo che un fantasma possa sostituire dei proiettili e sparare..."

Pennington lo guardò in modo enigmatico e sbottò:

" Fantasma o non fantasma qualcuno mi ha sparato e comunque quel tizio con il mantello nero l'abbiamo visto in tre e non possiamo essere tutti pazzi! "

Liam allargò le braccia e guardò Louis sconsolato.

" Comunque " ricominciò Pennington " se anche non ci si vuol credere, c'è un particolare strano. Dato che il fantasma è comparso anche in questa stanza, se fosse in realtà un uomo in carne ed ossa, avrebbe lasciato le sue impronte digitali su qualche mobile, no?"

" Certo " confermò Louis, più per rassicurare l'uomo che per dargli ragione.

" Allora io mi sono procurato tutto l'occorrente per realizzare le impronte digitali!" sbottò Pennington alterato " Le ho rilevate su tutti i mobili della stanza, le ho prese a tutti i membri della famiglia e il risultato è che in questa camera non ci sono impronte sconosciute!"

Liam scosse la testa sconsolato, di fronte al ragionamento strampalato dello zio e sussurrò : " Magari il tuo fantasma aveva i guanti...."

" Ma che fantasma d'Egitto!" tuonò Dawlish " Deciditi a raccontarci cosa è successo una buona volta, Pen!"

L'uomo, allora, caricò meccanicamente la pistola con le cartucce vere che aveva nel cassetto e ricominciò a raccontare:

" Verso le dieci io ero seduto sulla poltrona e la finestra di destra era aperta. Non era proprio buio pesto, infatti, grazie al chiarore della luna, riuscivo a distinguere le sagome degli oggetti all'esterno. Ad un certo punto, davanti alla finestra, comparve una figura con una maschera e un mantello nero.
In quel momento, udii il rumore di una macchina che entrava nel viale e capii che era Zayn che tornava con voi.
Il fantasma mise una mano guantata in tasca, estrasse la pistola e mi sparò...
Lasciò poi cadere l'arma sul pavimento, indietreggiò ed uscì..."

" E tu cosa hai fatto?" chiese l'avvocato.

" Dopo essermi ripreso dallo spavento ed essermi accorto che non ero morto, sono rimasto immobile per un po' di tempo... ero troppo sconvolto anche per gridare...." rispose Pennington.

Liam si diresse verso la finestra a destra, guardò fuori e chiese perplesso:

" Ma zio, il fantasma è uscito da questa finestra? Dalla stessa finestra da cui siamo entrati noi?"

" Sì!" confermò sicuro l'uomo.

" Ma era chiusa!"

" Non è vero!" borbottò Pennington adirato.

" È vero, invece " intervenne l'avvocato " ci hai aperto tu la portafinestra per farci entrare!"

Nella stanza calò un pesante silenzio....

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