Un salto nel vuoto
Un'altra notte era passata. Guardai Lily rigirarsi nel letto, quasi pronta a svegliarsi. Era sempre la prima tra le altre ragazze a svegliarsi. Era lei poi che le svegliava, con la sua voce squillante e il suo sorriso radioso.
Guardai il suo viso, la sua pelle bianca con qualche piccola lentiggine, i suoi occhi grandi con quelle ciglia lunghe che fra poco si sarebbero spalancati, rivelando i suoi occhi blu, blu come la notte.
Veloce uscì dalla finestra, in caduta libera dalla torre, fermandomi solo a pochi centimetri dal suolo. Era ormai quasi un mese che non facevo altro che seguirla, osservarla, starle vicino. Stando bene attento a non farmi vedere ne da lei ne da altri.
Avevo provato a non farlo. Ma appena distoglievo l'attenzione da lei, la prima cosa che facevo era andare alla ricerca di Rose. E non potevo farlo.
Non potevo sperare di fermarmi un altra volta.
Se me la fossi ritrovata davanti l'avrei uccisa sicuramente. E non potevo permettermelo.
E quindi mi tenevo lontano da tutto quello che non era Lily. Anche se voleva dire stare giorno e notte invisibile, aggirarmi per corridoi pieni di ragazzi con anime tentatrici e sentire noiose lezioni, noiosi discorsi, che riuscivo a sopportare solo e unicamente per Lily.
***
Guardai il pentolone. Mancava qualcosa. Ero sicura mancasse qualcosa. Ma cosa?
Era difficile dirlo.
Quel giorno il Signor Joseph ci aveva sorpreso invitandoci, invece a realizzare o a scoprire l'antidoto di una qualche pozione, a inventarne una noi dal nulla. E io non avevo un'idea precisa di cosa stessi realizzando. Mi stavo lasciando guidare dall'istinto. Istinto che in quel momento mi diceva che mancava ancora qualcosa. Ma non capivo cosa. Mi guardai intorno. La mia amica Doroty stava mischiando agitata la sua pozione che iniziava a bollire incontrollata. Jehn, accanto a lei, era rimasta con metà mestolo perchè il resto si era fuso per la sua pozione completamente corrosiva. Sorridendo e ringraziando il fatto che i pentoloni che di cui ci fornivano erano decisamente più spessi e resistenti del normale, mi fermai a guardare la vasta gamma di ingredienti che avevamo. Li guardai uno a uno, sperando in una qualche illuminazione. Poi guardai la lista su cui avevo scritto sia gli ingredienti, sia i vari momenti in cui avevo aggiunto. Continuai a mescolare mentre osservavo tutto quello che avevo messo fino ad ora. E poi capii cosa mancava. Presi del dittamo in polvere e ne misi due pizzichi. E la pozione cambiò colore. Divenne di un dorato intenso, sembrava proprio oro fuso.
Il professore si avvicinò stupefatto.
-cosa pensa di aver realizzato signorina Weasley?- mi domandò.
Io presi il mestolo e mescolai una volta. E uscendo il mestolo, che prima era di legno, notammo tutti che ora era di puro metallo.
-non ne ho idea professore- dissi.
*****
Dopo la centesima lettera scritta e poi gettata via mi chiesi perché continuavo a tentare di scrivere.
Non mi faceva sentire meglio. Durante il girono riuscivo a tenere la mente occupata. Passavo tutto il mio tempo tra libri, amici e Quidditch. Mentre studiavo non potevo fare altro che concentrarmi sulle materie. Mentre volavo pensavo solo al vento che sembrava spazzare via tutte le mie preoccupazioni. Mentre ero con gli amici continuavamo a ridere e scherzare anche per cose stupide e pensavo a lui solo nel caso qualche amica si lamentasse di un nuovo ragazzo. Ma non mi sentivo mai male come quando scrivevo. O almeno tentavo di scrivere. In quei momenti, cercare di mettere per iscritto tutte le sensazioni che provavo, ammetterle a me stessa, me le faceva sentire di più. Sospirai mentre pensavo che infondo me la stavo cercando io... il che non era confortante. Da quando ero diventata masochista?
Mi asciugai un lacrime prima che cadesse sul foglio bianco che avevo davanti. Poi mi guardai intorno. La biblioteca era ormai quasi vuota. Solo la vecchia Madama Pince continuava a girare per le scaffalature. Aveva un nuovo apprendista, John Tompson, arrivato quell'anno per aiutarla. Avrebbe preso il suo posto quando Madama Pince si fosse resa conto che era davvero troppo avanti con gli anni per poter pretendere di badare alla biblioteca. Ma a lei non andava bene ne l'idea di andarsene in pensione, ne l'idea di questo nuovo apprendista. Ora, per esempio, girava per gli scaffali alla ricerca di qualcosa di cui lamentarsi. E John, come si era fatto subito chiamare dai ragazzi appena arrivato, la guardava a metà tra il divertito e l'infastidito seduto nella scrivania all'entrata. Riposte le mie cose nella borsa mi diressi verso l'uscita con appena un cenno a John.
-Lily- mi chiamò lui. Io mi voltai e incontrai i sui occhi. Erano un castano profondo, aveva i capelli castano chiaro ed aveva solo 4 o cinque anni più di noi del settimo anno. Pensai sorridendo a Sally, una mia amica di Tassorosso che già era stracotta di lui. Veniva in biblioteca ormai non per studiare, ma per guardare lui.
-ti vedo preoccupata. Qualche problema? Posso aiutarti?- chiese gentile. Io sorrisi. Come avrebbe potuto risolvere il mio problema lui?
-grazie, ma ho solo bisogno di un buon riposo- risposi.
-allora buon riposo- disse lui. Sorrisi e me ne andai, mentre pensavo a cosa avrebbe risposto Sally al mio posto.
****
Guardai Harry. Forse stava scherzando. No, doveva scherzare sicuramente. Guardai Harry e poi la squadra di ricognizione. E tra loro purtroppo c'era proprio Scorpius. Guardai di nuovo Harry che continuava a ignorare i miei sguardi stupiti e rabbiosi e parlava con i ragazzi.
-dobbiamo scoprire tutto quello possiamo su quel lupo. Conto su di voi ragazzi. Sono sicuro che farete un buon lavoro!- li incitò Harry. Poi guardò finalmente me.
-li coordinerai naturalmente tu Ron. Hai proprio di tutto. Da giovani auror che hai addestrato tu stesso, altri dell'ufficio dell'ufficio regolazione e controllo delle creature magiche e specialmente i nostri indicibili dell'ufficio Misteri. Spero che riuscirai a trovare la soluzione del caso- e si voltò per andarsene. Io diedi una breve occhiata a tutti e poi lo inseguì, chiudendomi la porta alle spalle. Harry mi sorrise, guardarndomi.
-prima che tu mi aggredisca non li ho scelti io. Ho solo spiegato la situazione e ogni ufficio mi ha dato quello che considera il meglio del meglio.
È un caso d'urgenza, lo sai bene. Non possiamo permettere che compaia di nuovo quel lupo. Sai benissimo cos'ha fatto la notte scorsa senza che io te lo dica. Vedrai che andrà tutto bene. Se c'è una persona che può riuscirci, sono sicuro che sei tu- disse fregandomi completamente.
Sbuffai.
-è semplice per te. Non mi fai sbraitare neanche un po'? Avevo delle brillanti frasi da dirti e adesso se le dicessi sembrerebbe una vera malignità-
-e allora tienile per la prossima volta amico. Comunque fammi sapere appena hai nuovi risultati- e se ne andò. Io tornai dentro non arrabbiato, ma un po' depresso.
Guardai tutti. La prima cosa da fare era capire cosa diavolo era quel lupo.
****
Avevo il pigiama addosso ma non riuscivo a dormire. Pensavo a lui. E guardavo fuori dalla finestra. Il parco di Hogwarts anche da lassù era proprio bello. Ma non mi accontentavo di quella vista. Sorrisi guardando le mie amiche. Dormivano tutte serene, tranne Melanie che sicuramente stava sognando il suo ragazzo, perché continuava a bisbigliare il suo nome. Aprì la finestra e con precisione e velocità mi issai sopra il tetto. Ricordai quella volta con Rose.
Era da quella volta che non ci salivo. E non capivo il perché. La vista era pareggiabile solo con quella che si poteva avere dalla scopa.
Avrei tanto voluto avere Stone accanto a me.
Non si era fatto sentire, ma non mi aspettavo una sua lettera. Del resto, non ero riuscita io a scriverla. E fu in quel momento che la notai. Era una cosa strana. Sembrava un petalo di quei fiori bianchi che chiamavo nonno. Uno di quelli che si soffia sopra affidando a quei petali che volano i propri desideri. Aveva solo una cosa strana: brillava.
Brillava nel buio di una luce bianca. Mi alzai in piedi per cercare di prenderlo. Allungai la mano stando attenta a non sbilanciarmi e quasi riuscì a prenderlo. Ce l'avevo a pochi millimetri dal palmo della mano quando una voce dietro di me mi spaventò.
-non toccarlo- era la voce di Stone. Ma lo spavento e il mio voltarmi all'improvviso mi fece sbilanciare. Perso l'equilibrio iniziai a cadere, cadere da un'altezza indescrivibile.
****
tornata a casa mi industriai per cucinare. Questa volta volevo preparare una bella cena.
Dovevo preparare qualcosa di buono. Mi sentivo anche di ottimo umore. La mia pozione aveva avuto un tale successo che il professore aveva espresso la sua intenzione di darmi la possibilità di farmi saltare la gavetta! Sorrisi pensando a Scorpius e a quanto sarebbe stato felice. E accesi il forno. Poi tirai fuori dai pacchetti della spesa il pollo che avevo comprato, insieme agli aromi, alle patate e a varie altre cose. Iniziai a pelare le patate e a tagliarle a spicchi, mentre la radio cantava una vecchia canzone delle sorelle Stravagarie. Sorrisi mentre mettevo le patate nella teglia insieme al pollo nel forno. Poi mi sedetti a guardare il giornale che quel giorno non avevo proprio avuto il tempo di leggere. E rimasi raggelata. Il lupo, probabilmente lo stesso lupo che mi aveva attaccato tre notti fa, aveva attaccato ancora. Aveva ucciso un povero vagabondo. Pensai a mio padre. Probabilmente era proprio a indagarci sopra in quel momento.
Ormai l'aveva presa come una cosa di personale.
Non penso che zio Harry avrebbe osato non metterlo a lavorare su quel caso. Presi il telefono e aspettai che qualcuno rispondesse.
-pronto?- era la voce di mia madre.
-ciao mamma. Come va'?- chiesi sorridendo.
-vuoi che ti risponda davvero? È una bella storia lunga- disse lei stancamente. Mi sedetti sul bancone accanto al telefono e risi.
-non ti avrei telefonato se non volevo sentirti. Cos'è successo stavolta?- dissi.
-da dove inizio?- disse tra se ridendo. Poi iniziò a raccontarmi quella giornata completamente storta secondo il suo punto di vista.
Due ore dopo la porta si aprì rivelandomi l'arrivo di Scorpius. Alla prima pausa per respirare di mia madre la salutai subito.
-grazie Rose. Grazie per avermi ascoltata. Cos'ho fatto per avere una figlia come te?- chiese lei affettuosamente.
-non lo so mamma. Probabilmente il fatto che hai la pazienza e la prontezza di stare con uno come papà ha sicuramente stupito. Magari ti hanno deciso di premiare!- scherzai e poi chiusi la chiamata. E mi voltai per vedere Scorpius che entrava sorridente, ormai libero da cappotto e borsa.
-buonasera signorina. Forse ho sbagliato casa.
Mi sembra impossibile che questo buon profumino provenga davvero dalla mia cucina-
-avevo voglia di cucinare- dissi mentre si avvicinava e mi stringeva a se. Io gli misi subito le braccia intorno al collo.
-ne sono piacevolmente sorpreso. Com'è andata la giornata?- chiese.
-bene. Così bene che il professor Joseph mi vuole proporre di entrare a far parte degli indicibili-
-davvero???- chiese mentre il suo viso risplendeva di un sorriso sorpreso per la felicità.
-no, stavo scherzando- dissi ironica.
Lui mi guardò accigliato e io risi.
-si, me l'ha davvero proposto. O meglio lo proporrà ai suoi superiori. E sono uscita anche prima. Per questo sono riuscita a cucinare- e gli raccontai della mia pozione.
E mentre mangiavamo lui mi raccontò del suo primo incarico.
****
Si gettò anche lui dal tetto e mi prese mentre cadevamo in caduta libera. Mi strinse a se e io feci lo stesso, chiudendo gli occhi e nascondendo il viso nell'incavo del suo collo.
Avevo paura che ci saremo sfracellati. Ma stringendolo la mia paura svanì. Allontanai il viso per guardarlo negli occhi. La nostra caduta stava rallentando lentamente. In poco tempo atterrammo leggeri e senza difficoltà ai piedi dell'alta torre Ovest. I piedi scalzi nella neve era una sensazione che non avevo mai provato prima. Guardai un attimo a terra per poi ritornare a guardare quegli occhi. Gli stessi occhi che ora mi fissavano freddi e preoccupati.
-perché sei salita lassù?- chiese freddamente. Io ignorai il freddo e lo guardai con calore invece.
-perché pensavo a te. Grazie per essere venuto- dissi felice. I suoi occhi parvero addolcirsi un attimo. Io mi allungai e lo baciai. Era da troppo che non lo vedevo. Da troppo che non vedevo l'ora di vederlo. Il mio bacio fu molto passionale e mi strinsi così tanto a lui che sentivo la sua pelle fredda. Lui rispose con amore e dolcezza, tenendomi stretta e staccandosi dopo con più dolcezza che freddezza.
Gli sorrisi e lui ricambiò. Poi tornai io seria.
-cos'era quella cosa?-
Lui si fece di nuovo freddo. Guardò il cielo forse anche arrabbiato.
-è un segno. Il segno che qualcosa è arrivato. O almeno è tornato- disse.
-cosa?- chiesi preoccupata.
-non lo so. Ma mi chiedo se ho sbagliato a restare qua tutto questo tempo- riflettè lui, evidentemente preoccupato.
-qua tutto questo tempo?- chiesi confusa. Lui sorrise e mi accarezzò il viso.
-non ti devo lasciare, me lo hai detto tu. E senza di te ho scoperto di non sopravvivere allungo- disse semplicemente. Io lo guardai accigliata.
-mi stai dicendo che è da giorni che mi segui, mi spii e mi stai vicino, però invisibile?- chiesi sconcertata. Lui annuì. Io lo fissai arrabbiata.
-è da giorni che mi dispero per te ed eri qui a due passi. Tu sei uno stupido pazzo!- e lo baciai. Felice perché era lì, perché c'era sempre stato e perché sapevo che ci sarebbe stato sempre. E perché sentivo dentro di me questo sentimento crescere giorno dopo giorno.
******
Era lì. Sentivo il suo potere. Sentivo che stava crescendo ogni giorno di più. E sentivo anche che presto avrei dovuto distruggerlo. Il più presto possibile. Era già diventato troppo forte. Era riuscito a fermarmi. Era riuscito quasi a sconfiggermi. Dovevo chiamare a raccolta gli altri.
E attaccare tutti insieme. L'unica nota positiva era che lui non c'era. Almeno non avremo avuto nessuno che ci conosceva. Quegli stupidi maghi avrebbero brancolato nel buio. E io mi sarei procurato degli aiutanti. E insieme saremo riusciti a prendere quel potere, per poi dominare tutto il mondo! E neanche quella pietra ci avrebbe fermato!
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