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Se il destino non esiste,come si fa a scegliere la propria strada?

Mi gettai sul letto, nascondendo il viso nel cuscino.
Appena chiudevo gli occhi non facevo altro che vedere schemi, appunti e pagine di libri. Mi misi il cuscino sulla testa per non sentire neanche i rumori delle mie compagne di stanza, con cui non parlavo da anni.
Mi sentivo male, ma non era un male fisico.
Era una stanchezza mentale, simile ma allo stesso differente da quelle che provavo quando usavo il mio potere. Così differente che sapevo che la magia non c'entrava affatto. Del resto i miei esercizi non mi stancavano più così tanto come prima, e li facevo ogni pomeriggio. Il professore Peanut era sempre più sbadato e simpatico. E per fortuna Augusto non si era più fatto vedere.
La mia stanchezza doveva essere dovuta al troppo studio.
Era da quando eravamo tornati che non facevo altro che studiare. Avevo anche organizzato i programmi di ripasso per Lily, che mi aveva guardata preoccupata.
-Rose mi stai preoccupando davvero! Perchè ti stai stressando così? Siamo solo a marzo!- aveva detto lei.
Io l'avevo guardata accigliata.
-se vuoi superare gli esami dovevi studiare anche da prima- l'avevo sgridata io prima di andarmene. Cercai di chiudere la mente, di non pensare più a niente.
Ma la mia testa non faceva altro che ripetermi l'ultima lezione di difesa contro le arti oscure.
Ancora non l'avevo riscritta. Mi alzai per prendere il mio blocco degli appunti. Lo sapevo che era assurdo. Ero salita proprio lì per cercare di riposarmi, cosa che a dire il vero non facevo mai su quel letto.
Era da quando eravamo tornati che di nascosto dormivo con Scorpius nella stanza delle necessità. Era pericoloso ma vitale per me averlo accanto.
Ma quel pomeriggio avevo voluto lasciarlo in pace. Stava impazzendo appresso a me. Non capiva perchè mi ostinavo a studiare tutto il giorno, continuamente, nel tentativo di non sprecare neanche un minuto del mio tempo.
Avrei tanto voluto essere come lui che non era così nervoso, secondo lui il lavoro che facevamo in classe era già abbastanza e potevamo evitare di ripassare così tanto fin da adesso.
Avrei tanto voluto avere anche solo un pizzico del suo buon senso. Oppure delle spensieratezza di Albus.
Lui non faceva altro che divertirsi, seguiva le lezioni e qualche volta rimaneva in dietro con i compiti ma alla fine era felice, senza troppe preoccupazioni. Ero sicura che nessuno dei due appena chiudesse gli occhi vedesse schemi di studio. Eppure il nervosismo non se ne andava.
Le vacanze di pasqua stavano arrivando e io non avevo idea di cosa fare. Avrei voluto tanto tornare a casa, abbandonare tutti i libri qua e godermi qualche giorno di tranquillità. E invece ero quasi del tutto convinta di restare a scuola per studiare.
Prendendo il quaderno e il libro scesi sotto in sala comune. Ma c'era troppo macello. Allora andai in biblioteca. Non vedevo in giro Scorpius, ma non mi preoccupai. Stargli lontana era una sofferenza, ma sapevo che aveva bisogno di stare tranquillo un po'. E con me ormai non ci riusciva, non ora che ero così stressante.
Incredibile quanto il fatto che lo sapessi non migliorava le cose. Non riuscivo a non pensare a studiare.
Seduta iniziai a scrivere tutto quello che ricordavo della lezione, quasi parola per parola, lasciandomi avvolgere dalla voce di zio Harry che risuonava nella mia testa.

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Guardai il gufo volare via, portando la lettera per mia madre lontano. Lei sarebbe stata contenta di passare quei pochi giorni di vacanza con me. E io mi sarei rilassato. Avevo intenzione di costringere Rose ad abbandonare ogni libro per 6 giorni, ero sicuro che avrebbe fatto bene.
Non poteva continuare a tormentarsi in quel modo.
E poi iniziavo a non sopportare più la scuola, non se lei non faceva altro che parlarne.
Amavo troppo Rose per dirgli che non la sopportavo in quel periodo ma dovevo ammettere che lei l'aveva capito.
Infatti quel pomeriggio era andata nella sua stanza a studiare, lasciandomi solo con i miei pensieri.
Mi sentivo perso senza di lei e quindi avevo tentato di fare qualcosa che mi aiutasse a non pensare quanta distanza c'era tra lei e me. E avevo scritto quella lettera a mia madre.
Chiusi gli occhi pensando a come sarebbe stato bello passare le vacanze tranquille, come quelle di natale dove eravamo stati davvero bene!
E alla mattina dopo, dove speravo di poter distrarre Rose con una bella giornata a Hogsmeade.

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Ritrovarci dopo sole tre ore di lontananza fu bellissimo.
Era come se quelle poche ore fossero state in realtà giorni interi. E comunque, in un certo senso, la cosa ci era servita.
Io ormai avevo esaurito tutti i compiti possibili ed immaginabili da fare e quindi potevo non stressarlo.
Lui mi strinse a se e io affondai il viso nella sua camicia, chiudendo gli occhi e respirando il suo profumo.
-mi sei mancato!- gli dissi contro il tessuto.
Lui mi accarezzò i capelli baciandomeli.
-andiamo insieme da qualche parte?- mi domandò. Restare sola con lui? Non chiedevo di meglio!

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Il pomeriggio seguente portare Rose lontana dalla biblioteca fu davvero difficile.
-io devo studiare!- sosteneva lei. Mi fece arrabbiare così tanto che la presi di peso lasciandole tutti i libri sul tavolo della biblioteca.
-Scorpius non fare il cretino. Lasciami!- gridò lei. Ma io la ignorai. La lasciai solo quando ci trovammo fuori dalla scuola.
-allora, ti ricordi che mi hai detto che non vuoi più litigare con me? Neanche io, ma se non vieni ora con me a Hogsmeade non potremmo evitare di litigare!- gli dissi arrabbiato. Lei mi guardò imbronciata.
-va bene, però quando torniamo devo finire i compiti che ci hanno dato oggi!- disse lei incrociando le braccia. Io gli sorrisi, mi piaceva quando era imbronciata! L'abbracciai arruffandole i capelli.
-basta che non fai altro che pensare a noi due per tutta la giornata! Niente compiti, niente scuola, nient'altro che noi due!- e lei mi sorrise suggellando il patto con un bacio.

Quel pomeriggio passammo una bella giornata. Mi ricordò i pomeriggi spensierati che passavamo prima di metterci insieme, e poi quello della nostra prima uscita. Trovammo posto proprio su quella stessa panchina. E ci fermammo lì per tutto il pomeriggio.
Gli accarezzai il viso e gli presi una ciocca di capelli che aveva sul viso. Glielo rimisi dietro l'orecchio, baciandogli la fronte.
-mi ricordo quel pomeriggio. Ero così nervoso. Non volevo rovinare la nostra amicizia, il nostro rapporto era così bello e mai avrei immaginato che sarebbe diventato così fantastico come adesso- la baciai con passione.
Quando lei si staccò mi guardò sorridendo.
-io..- ma si interruppe. Si accigliò. Seguì il suo sguardo e vidi Lily andare venire verso di noi. Aveva gli occhi rossi.
-Rose- gemette gettandosi tra le sue braccia, lei si era alzata per andargli incontro.
Lei si limitò ad abbracciarla e confortarla mentre lei piangeva sulla sua spalla. Mi guardai intorno arrabbiato.
Se fosse stato Geremy ad avergli fatto qualcosa gli avrei semplicemente spaccato la faccia appena l'avessi visto.
-noi torniamo a Hogwarts- mi disse Rose dopo un po'. Lily si staccò da lei asciugandosi le ultime lacrime e gli stavo per chiedere cosa era successo quando Rose mi fulminò con lo sguardo.
-vi accompagno!- dissi soltanto.
Facemmo in silenzio tutta la strada per la scuola e lasciai le due ragazze entrare nella loro sala comune.
Poi me ne andai verso la mia sala comune, sperando che tutto andasse bene.

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Mi si sdraiò accanto e nascose il viso nel mio cuscino.
Gli accarezzai i capelli cercando di confortarla più che potevo, ma senza informazioni diventava una cosa difficile. E dopo due ore in cui lei rimase lì, immobile a disperarsi silenziosa non potei non domandare.
-cos'ha fatto?-
lei mi guardò sconsolata.
-lui niente... ti ricordi che ho detto che i suoi si stavano lasciando? Bene, sono riusciti a ottenere il divorzio. E lui è stato affidato al padre. E il padre lo porterà con se in Cina, quindi non tornerà più qui. Non finirà neanche questo anno scolastico. Suo padre è babbano e quindi gli farà frequentare una scuola babbana. Lui non ci sarà più, non lo vedrò più....- ricominciò a piangere stringendomi a se.

La lasciai disperare al lungo. Rimasi con lei tutta la sera e quando la convinsi ad andare a mangiare mi assicurai che mangiasse qualcosa. Poi la portai al letto e aspettai che si addormentasse. Per fortuna le sue compagne di stanza erano discrete e non troppo inopportune.
Poi scesi nella stanza delle necessità e trovai Scorpius dentro, nella nostra solita stanza che facevamo apparire, addormentato vestito sul letto coperto.
Mi sedetti accanto a lui e gli accarezzai i capelli arruffati.
Avrei dato tutto l'oro del mondo per potermi semplicemente addormentare accanto a lui, spensierata.
E invece i dubbi mi avvolsero di nuovo, così come facevano spesso, nei pochi momenti di pace che avevo in quel periodo tra lo studio.
E nella mia testa solo una domanda:
Se il destino non esiste, come si fa a scegliere la propria strada?

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