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Pesca e shopping


Guardai i miei vestiti smarrito. Non avevo la minima idea di cosa si doveva mettere uno per andare a pesca.
Non c'ero mai andato. E il mio armadio oltre a non contenere molte cose non avevo sicuro qualcosa di adatto.
Mi accigliai mentre cercavo di decidere cosa fosse meglio.
Ma non c'era niente che mi convincesse.
Di certo non potevo mettere quei pantaloni neri e lucidi.
E neanche la camicia di seta bianca. Incredibile quanti vestiti avessi in quel modo che non mettevo mai e quanti pochi ne avessi normali, meno eleganti.
Alla fine mi misi un paio di jeans e una maglietta a mezze maniche blu. Ero vestito normalmente, e speravo davvero che vedendomi arrivare il padre di Rose non mi rispedisse a casa perchè non avevo l'abbigliamento adatto.
Immaginai la scena e non potei non ridere. Anche se forse era anche un'opzione possibile.

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Scendendo sotto trovai già mia zia, Lily e la signora Malfoy di sotto, insieme a mia madre.
-buongiorno a tutti!- le salutai.
"gli uomini" erano partiti alle cinque circa da casa e adesso dovevano essere già sulla barca. Non potei sorridere all'idea di Scorpius a pesca. Chissà cosa avrebbe combinato.
Poi guardai Lily e il sorriso scomparve. Stava ancora male, si vedeva. Forse era anche per questo che Ginny aveva organizzato quella giornata di shopping tra donne. Sperava di tirarla su, a Lily in genere piacevano queste cose. Io le trovavo noiose ma di certo non mi sarei lamentata. Almeno non tornavo a studiare.
-cosa prevede il programma della giornata?- domandai sedendomi accanto a loro sul divano.
-un giro in centro e poi abbiamo un appuntamento alla beauty farm. Maschere viso, taglio e piega e manicure. E poi altro giro per negozi. Naturalmente tra una cosa e l'altra ci fermiamo dove vogliamo e mangiamo!- illustrò Ginny. Guardammo Lily. Eravamo abituate a una sua esclamazione di gioia a un simile programma.
Invece rimase a fissarsi le mani, triste.
Mia zia mi guardò. Io mi strinsi tra le spalle.
Non sapevo come aiutarla. Era una situazione davvero difficile e tutti i miei tentativi erano falliti.
Non voleva parlare, non voleva essere consolata e non voleva neanche essere distratta. Avevo capito che aveva deciso solo di soffrire in silenzio. Speravo che entro qualche giorno la situazione sarebbe cambiata.
Ma era difficile fare pronostici precisi.
Dopo qualche chiacchiera ci alzammo ed entrammo tutti nella macchina di mia madre. E partimmo.

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-Albus gira ora!- disse Harry. Albus eseguì ma troppo veloce. Fummo tutti sbattuti verso sinistra mentre Harry aiutava veloce Albus a rimettere il volante dritto e proseguivamo per la strada. Per fortuna che era deserta. Del resto alle cinque di mattina sfidavo chiunque a svegliarsi. Persino Ron, che aveva organizzato tutto, dormiva fino alla curva e si era svegliato sbraitando sulle prove di guida di Albus.
-dopo mi fate provare anche a me a guidare?- chiese Hugo guardando il padre.
Ron lo guardò sbadigliando.
-certo, tra tre anni!- disse. Hugo lo guardò imbronciato.
-tu hai mai provato a guidare Scorpius?- chiese Albus voltandosi verso di me. Harry gli tirò uno schiaffo alla nuca.
-guarda la strada- lo rimproverò.
-agli ordini papà!- rispose lui tornando a guardare avanti.
-in realtà è la prima volta che salgo su una macchina!- spiegai io un po' esitante. Mi sembrava un messo di trasporto proprio strano anche se sapevo che per i babbani era quasi vitale per spostarsi.
-vuoi provare a guidarla dopo un po' tu?- domandò Ron.
Lo guardai esitante.
-nel posto dove stiamo andando c'è un grande spazio aperto dove non c'è quasi mai gente. Albus ci ha fatto molta pratica lì e non rischierai di fare danni!- mi rassicurò Harry.
-allora posso guidare anch'io!- esclamò Hugo.
-ti ho detto che ci proverai. Tra tre anni!- sbraitò Ron.
Sorrisi mentre Hugo ribatteva al padre.
Io guidare quella scatola di metallo? Speravo davvero di non finire nel lago insieme a quel catorcio.

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-Ho voglia di cioccolata!- esclamò mia madre fermandosi davanti a una pasticceria.
-ma abbiamo appena fatto colazione!- disse Ginny stupita.
Dopo una ricca colazione a casa eravamo partiti con la macchina per andare in centro. E avevamo fatto neanche qualche metro che mia madre si era fermata.
-solo una cioccolata calda. Oppure una barretta alle nocciole. No, anzi voglio del gelato al cioccolato. Adesso sono decisa. Avanti, un bel gelato, non vi va proprio?- insistette lei tirandoci dentro.
Guardai mia madre preoccupata mentre si faceva fare una coppa gigantesca con cioccolato e panna.
Lo finì subito e proseguimmo tranquille e chiacchierando.
Presi sottobraccio Lily guardandola preoccupata.
-Lily...- la richiamai. Lei mi guardò cercando di sorridere.
-cosa vorresti fare?- gli domandai quando fui sicura che mi ascoltasse.
-Voglio andare in Cina- sussurrò guardandosi le scarpe.
Io mi accigliai ma la strinsi a me con un braccio.
Non volevo che soffrisse in quel modo. Ma era inevitabile.
-guarda quel vestito. Rose non ti starebbe benissimo?- mi chiamò mia madre. Io guardai insieme a Lily la vetrina che indicava. Guardai incredula mia madre.
-rosa?- domandai incredula.

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Mi rendevo conto che quella giornata l'avevano fatta per me. Speravano che mi tirasse su, visto che erano tutte cose che mi piacevano un sacco fare.
Ma non avevo proprio voglia di divertirmi. Mi sembrava sbagliato, mi sembrava impossibile. Avevo solo voglia di piangere. Mi guardai allo specchio.
Ero nel bagno della pizzeria dove ci eravamo fermati a pranzare. Le altre mi avevano lasciata andare da sola ma con molta difficoltà. Specialmente Rose voleva aiutarmi.
In genere le sue parole e la sua presenza mi aiutava molto ma questa volta non riuscivo a non essere triste.
Chiusi l'acqua e mi voltai per asciugarmi le mani nel fazzoletto. E mi trovai davanti lui. Mi accigliai.
-come sei entrato? Questo è il bagno delle donne..- lo sgridai. Lui mi accarezzò il profilo della guancia.
-ho cambiato sponda, sai mi è bastato attraversare solo un fiume!- rispose freddo.
Mi accigliai guardando la sua aria fredda. E scoppiai a ridere. Era la prima volta che lo sentivo fare una battuta di qualsiasi tipo. Risi così tanto che mi stava facendo male lo stomaco.
-certo che come comico non vai affatto bene. Potevi inventarti una battuta migliore- dissi tra le risate.
Lui continuò a guardarmi serio.
-sono riuscito a farti sorridere!- disse lui ripetendo una frase che avevo detto io quel capodanno. Gli sorrisi ricomponendomi.
-grazie Stone!- lo ringraziai. Lui mi guardò serio.
-la prossima volta che ti vedo in giro ti voglio vedere sorridere, chiaro?- e se ne andò senza lasciarmi il tempo di rispondere o di salutarlo. Gli corsi dietro aprendo la porta che si era appena chiusa dietro le sue spalle ma lui non c'era più. Si doveva essere smaterializzato.

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-come la possiamo aiutare? Mi sembra impossibile che tutte queste cose che gli piacciono non siano riuscite a distrarla neanche per un minuto....- disse Ginny sconsolata.
Guardai mia madre che quel giorno mi sembrava più strana del solito. E poi vidi un'altra cosa strana, ma che mi rese felice. Vidi arrivare Lily, e aveva un bel sorriso sulle labbra. Non era il suo solito sorriso, ma era molto meglio di quel broncio che aveva da giorni. Per la contentezza mi alzai in piedi e corsi ad abbracciarla. Lei ricambiò al volo, sorridendo finalmente tranquilla.
-andiamo a fare shopping!- disse felice e tutte si alzarono in piedi di scatto felici, quasi buttando giù il tavolo, che tremò e fece cadere tutti i bicchieri e il mangiare che c'era poggiato. Tutto finì sul pavimento e ce ne andammo quasi cacciate via dai proprietari che ci gridavano addosso.

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Avevo sempre pensato che la pesca fosse qualcosa di rilassante e anche di noioso. Pensavo che per lo più sarei dovuto stare attento a non addormentarmi e non cadere nell'acqua. Ma non pensavo di certo che avrei passato una giornata del genere.
Arrivati sulle rive del lago noleggiammo la barca che ci serviva. Salire fu un impresa, ma non tanto quella di partire. Tutti avevano i gambali, degli stivali lunghi fino alle cosce che ti permettevano di non bagnarti per salire e scendere dalla barca. Tutti tranne me. Me ne avevano prestato un paio che però era di Ron, quindi io ci sguazzavo dentro. E entrando non so come riuscì a infilarmi l'acqua dentro questi stivali.
Quando mi muovevo ora facevo un rumore come di sturalavandini.
Un'altra cosa a cui non avevo pensato era come lanciare l'esca. Io che non avevo mai preso in mano una canna da pesca mi ritrovai smarrito. Ma c'era Ron accanto a me. Cosa che invece di confortarmi alla fine mi depresse di più.
-imita il mio movimento. È tutta una questione di polso- spiegò lui. E iniziò a muovere questa canna. Guardai la canna ondeggiare, il filo formare una spirale e scontrarsi con la canna ferma ma dietro Ron di Harry.
Ma non se ne rese conto, fino a quando, con un movimento deciso di polso con gettò via l'amo in mare, portandosi via anche la canna da pesca afferrata. Anzi, abboccata.....
Un punto per i pesci che ancora non erano neanche entrati in campo.
Dopo vari minuti di confusione dove recuperammo la canna, siamo dovuti rimanere in silenzio per far tornare la calma, altrimenti i pesci non sarebbero tornati (sempre se c'erano prima).
Poi tirammo uno per uno l'amo.
Io, ricordando il movimento che aveva fatto Ron, provai a lanciarla ma l'unico risultato fu quello di incastrare l'amo nel legno della barca. Trattenendo le risate e cercando di non spaventare di nuovo i pesci ci preparammo per aspettare che qualcuno abboccasse.
Ecco un altro momento in cui pensavo ci sarebbe stata calma. Ma mi sbagliavo di grosso.
Questo giorno doveva essere venerdì tredici, oppure il giorno della nostra sfortuna. Non so come definirlo.
Pensato che stia esagerando?
Eravamo tranquilli aspettando che abboccasse. Una barca passò vicino a noi correndo, Hugo si appoggiò al bordo della barca sbadigliando, io feci lo stesso tenendo solo con una mano la canna e appoggiandomi a quel bordo quando qualcosa sembrò abboccare al mio amo. La lenza si tese e io però non fui così pronto a resistere. Non mollai la presa ma il pesce tirò così forte che mi spinse ancora di più verso il bordo dove ero appoggiato. Persi l'equilibrio e non solo caddi io nell'acqua ma mi portai anche Hugo e con le rispettive canne. Ma non finì qui. Perchè non mollai la canna. E quello che pensavo essere un pesce mi trascinò ancora verso il centro del lago. Gridando mi lasciai trascinare mentre gli altri mi seguivano con la barca e anche a nuoto.
E alla fine scoprimmo che la mia lenza di era impigliata all'elica della barca che era passata prima vicino a noi.
Tutti bagnati, avendo spaventato tutti i pesci del lago, andammo a riva ad mangiare qualcosa e ad asciugarci.
Starnutendo mi chiesi chi me l'avesse fatto fare a non restare a casa.
E la giornata non era ancora finita!

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