Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

La pazzia dilaga



Aprì piano la porta. Mia madre era stata portata in una stanza diversa da quella di mio padre.
Mi avevano detto che era sotto shock. Non aveva più parlato ne si era mossa da quando gli avevano detto che mio padre aveva avuto quell'incidente.
La guardai esitante. Sembrava invecchiata più di tre anni.
Il suo sguardo era completamente assente, come se dormisse. Ma aveva gli occhi sbarrati e non li sbatteva mai.
Mi avvicinai al suo letto esitante.
Non sapevo esattamente cosa fare. Lei non si accorse che di me, o almeno così sembrava.
-madre!- la chiamai esitante. Lei non alzò nemmeno lo sguardo. Mi sedetti accanto a lei e gli una sua mano.
Era gelata. Guardai i suoi occhi, così simili ai miei ma di qualche tonalità più scura. La strinsi a me senza pensarci oltre. Lei non ricambio ma la sentì riscaldarsi.
Sentì anche che non era più così rigida. Si stava rilassando.
Gli accarezzai i capelli come faceva lei quando ero piccolo e stavo male.
Non so quanto ci mise però si addormentò tra le mie braccia.
E io tornai a guardare mio padre oltre il vetro.

*****************************************************

Avevo fatto un sogno davvero strano.
Ero tra le braccia di un ragazzo, ma non erano le braccia di Scorpius. Mi aveva poggiato a letto e poi mi aveva baciato. Ricordavo con chiarezza le sue labbra su le mie, il suo sapore nella bocca, e sapevo con certezza che non era Scorpius. E la cosa mi frastornava.
Avevo sognato anche Scorpius. Però camminava lontano da me, lungo una strada illuminata, mentre io restavo nell'ombra, imprigionata da quelle braccia.
E adesso, quando aprì gli occhi, ebbi quasi paura di ritrovarmi accanto quel ragazzo di cui non ricordavo altro che le braccia che mi avvolgevano e quelle labbra.
Ma la mia stanza era vuota. Solo un piccolo biglietto accanto al mio cuscino. Lo aprì iniziando a leggerlo.

Cara Rose, riposati!
Dirò a mio nonno di non farti più stancare così tanto, non voglio che ti sfinisci così tanto mai più. Mi raccomando, riposa davvero. A domani!
Augusto 666

Ero preoccupata davvero da quel bigliettino, non tanto per quello che c'era scritto ma per il tono protettivo.
Mi alzai e corsi in bagno.
Dopo una doccia calda mi sentì meglio. Mi vestì con calma ma l'ansia mi tornò notando l'ora. Era ora di cena.
Perchè Scorpius non si era ancora fatto sentire?
Aveva promesso mi avrebbe mandato una lettera quasi subito. Eppure il viaggio in volo non era così lungo...
respirai piano e profondamente, cercando di calmarmi.
Poi scesi sotto a cenare.
Avendo dormito per tutto il pomeriggio quella sera non avevo sonno, quindi studiai almeno fino alle due di notte, nella sala comune di grifondoro vuota.
Mi tolsi i capelli dal viso e come una visione mi passò davanti agli occhi.
Augusto che mi toglieva i capelli dal viso e mi baciava.
Era stato solo un sogno? Oppure mi aveva davvero baciato? Avrei dovuto chiarire con Augusto.
Io amavo Scorpius, di questo ne ero sicura.
E se fosse stato solo un sogno? Chi può mai dire cosa succede nell'inconscio, quando è completamente finito?
Chiusi gli occhi abbastanza stanca da poter andare a letto.
E vidi la civetta nera di Scorpius beccare la finestra.
La feci subito entrare e quasi gli strappai la lettera dalla zampa. Iniziai subito a leggerla.

Cara Rose,
sono al San Mungo. Mio padre è in coma irreversibile e mia madre è sotto shock. Avevi ragione, qui c'è bisogno di me, anche se non penso di poter fare realmente qualcosa. Comunque questo non è importante.
La cosa che ti voglio dire e che mi manchi. Mi manchi tantissimo, non riesco a non pensarti e alla gioia che proverei ad averti vicino. Tornerò presto, non ti preoccupare per me. Mia madre si è addormentata dopo giorni che era rimasta sveglia. Domani tenterò di parlargli, e poi tornerò.
Ti amo!
Scorpius

Sospirai e mi strinsi la lettera al petto. Poi l'annusai e sentì un po' del suo profumo. Andai a letto prendendo una sciarpa di Scorpius che mi aveva dato un po' di tempo fa e che si era dimenticato di chiedermi. E mi addormentai con il suo profumo, anche se lieve, accanto.

La mattina seguente passò noiosa. Non riuscivo a stare attenta, il mio pensiero viaggiava sempre fino a Londra, all'ospedale San Mungo dove Scorpius doveva affrontare sua madre.
Per cessare il dolore che avevo nel petto all'idea che lui stesse soffrendo, mi misi a scrivere una lettera per mio padre. Quel sabato saremo andati a Hogsmead. E volevo passare il pomeriggio con lui, specialmente preoccupata dal fatto che perderlo potesse essere così facile e inaspettato.

**************************************************************
Quando lei aprì gli occhi io rimasi a osservarla mentre li sbatteva assonnata e confusa. Quando mi vide reagì come non mi sarei mai aspettato. Iniziò a piangere e mi strinse a se.
-tu sei mio figlio! Mio figlio è qui!- non fece che ripetere tra i singhiozzi. Io le accarezzai i capelli.
-si madre. Sono qui!- le dissi rassicurante.
Quando smise di piangere mi guardò felice.
-anche tuo padre sarà felice di vederti. Forse non lo dimostrerà subito ma so che lo farà. Lo sapevo che saresti tornato. Lui mi diceva che ti avrebbe cacciato se fossi venuto ma so che non lo farà. Tu sei sempre nostro figlio.
Mio figlio- mi disse con una dolcezza che non mi ricordavo appartenesse a mia madre. Forse quando ero piccolo, ma non coincideva affatto con la donna fredda e calcolatrice che era mia madre dopo i sette anni.
-madre...- dovevo dirgli cosa era successo. Il medimago che l'aveva visitata mi aveva avvertito che probabilmente avrebbe rimosso il momento di shock, e che quindi non avrebbe ricordato dov'era suo marito.
Ma doveva saperlo.
-madre lui ha avuto un incidente. Non ce la farà- dissi quasi brutalmente. Non sopportavo l'idea di girarci troppo intorno. Lei mi fissò incredula. Poi mi sorrise.
-hai fatto un brutto sogno e piccolino mio? Non ti preoccupare, tuo padre stà bene. E vedrai che tutto tornerà come prima- e si appoggiò di nuovo al mio petto, questa volta canticchiando tra se.
Mi preoccupai davvero. Doveva essere impazzita.

*********************************************************

Quel pomeriggio nella stanza delle necessità c'era solo Augusto. Osservai preoccupata la stanza, che aveva sempre le solite sembianze ma che era vuota.
Guardai l'uomo davanti a me perplessa.
-ciao... dov'è il professore?- domandai.
-questo pomeriggio sarò io il tuo professore.
Mio nonno non sta molto bene. Ha bisogno di riposarsi-
mi rispose sorridendo.
-tu sei riuscita a riposare? Ieri eri proprio sfinita..- continuò guardandomi. Il suo sguardo mi mise a disagio, come al solito. Era come se cercasse di... di stregarmi.
Come se volesse incantarmi. E purtroppo per me dovevo ammettere che dovevo sforzarmi per non rimanere incantata.
-sai, forse è meglio che riposi un altro po'. Non penso che per un pomeriggio si creino problemi, giusto? Del resto prima di avere quel... sovraccarico sono passati due lunghi anni. Un pomeriggio non mi procurerà problemi!- dissi cercando una via di uscita. Ma mi sentì bloccare.
Tutto il mio corpo era rigido, non riuscivo a muovermi, come se fossi incatenata o meglio come se mi avessero lanciato un incantesimo pietrificante.
Lui mi sorrise.
-oggi proviamo un po' di resistenza. Io ti tengo ferma e tu devi cercare di liberarti. Non sarà un esercizio particolarmente lungo. E non userò il massimo della forza, naturalmente. Prova a incanalare tutta la tua energia e a colpirmi!- mi spiegò.
Mi concentrai ma non ci riuscì. La sensazione di essere bloccata era orribile e cercare di concentrare tutte le mie energie mi sembrò più difficile di quanto mi era mai fino ad ora sembrato.
Provai di tutto: innanzitutto a rilassarmi ma non ci riuscivo.
Poi a pensare a solo una cosa per poter liberare la mente.
Ma non ce la facevo a non pensare a tutto.
La mia mente pensava continuamente a Scorpius, a come si dovesse sentire, pensavo ai miei genitori, pensavo a quello sguardo su di me che mi bruciava.
E poi lui si avvicinò a me e mi accarezzò il viso con il palmo della mano.
-il tuo potere è forte. Puoi benissimo liberarti.
E forse ho trovato un modo per farti usare il tuo potere- mi sorrise, un sorriso che mi fece preoccupare.
Si avvicinò alle mie labbra e mi baciò.

*************************************************************

-quando tuo padre si sveglierà andremo tutti insieme a mangiare, ti farò fare tutti i tuoi piatti preferiti.
Me li ricordo ancora, sai? Non si possono dimenticare certe cose. Tuo padre tanto non dorme molto in genere.
Si sveglierà tra poco- così blaterava ormai da ore mia madre, andando da una parte e l'altra della stanza dove mio padre giaceva quasi morto.
I macchinari segnavano sempre una linea morta, inattività completa. Stavamo mantenendo in vita un morto.
Guardai verso il vetro e notai un medimago.
-madre torno subito. Vado a prendere un bicchiere d'acqua. Vuoi qualcosa?- gli chiesi ma non aspettai risposta.
Uscì e guardai il medimago.
-signor Malfoy, penso che dovremo dare dei calmanti a sua madre- mi rivelò.
Io lo guardi incerto.
-sta perdendo il senno così velocemente. Cosa si può fare?- domandai.
-esattamente non so. Purtroppo è ancora sotto shock.
Non si rende conto delle cose, la sua mente non vuole più capire, si rifiuta di pensare come al solito altrimenti procurerebbe un dolore impensabile, quindi svaga di molto, non ammette quindi neanche ciò che vede- mi spiegò. Io annuì. Avrei tanto voluto avere qualcuno accanto che mi dicesse cosa fare. E quel qualcuno era solo una persona. Non mi ero mai fatto comandare, era l'orgoglio che viveva nei geni dei Malfoy.
Ma l'unica persona che ascoltavo davvero era Rose.
Pensai a lei guardando l'orario.
A quest'ora doveva essere a lezione nella stanza delle necessità. Non sapevo il perchè ma la cosa mi rendeva nervoso e preoccupato ancora di più.
Dovevo tornare subito da lei ma dovevo anche rimanere lì.
Avevo una grande lotta interna.
Chissà che parte avrebbe vinto.

*********************************************************************

Ora ero sicura che il bacio che avevo sognato era reale.
Lui mi aveva baciata e lo stava continuando a fare, nonostante sapesse che ero fidanzata. E non mi dava la possibilità di scegliere, mi teneva in suo potere.
E in quel momento lo odiai.
Odiai le sue labbra che mi aprivano a forza la bocca e si adattavano così bene alle mie (mai come quelle di Scorpius però), odiai quelle mani che mi accarezzavano la schiena coperta solo dalla maglia della tuta leggera, le odiavo anche perchè mi stringevano al suo corpo, sempre più forte mano a mano che il bacio diventava più profondo.
Ma io non gli rispondevo. Io l'odiavo.
Fu facile come respirare. La mia forza si fece viva in tutta la sua potenza. Capì che si era rafforzata, perchè distrussi tutta la stanza in una volta. Augusto fu scaraventato lontano da me, ma poi creò una specie di scudo e cadde in piedi incolume.
Mi guardò ridendo.
-ecco l'energia che devi tirare fuori!- mi disse.
Lo guardai furiosa.
-chi ti ha dato il permesso di baciarmi? Sei un..- ma mi interruppe.
-era il solo modo per farti usare la tua vera forza. Ora la senti scorrere tutta nelle tue vene, vero?-
Era vero. Insieme alla rabbia e all'odio sentivo anche tutta la mia energia fino ad ora non utilizzata.
Era immensa. Ma ciò non voleva dire che mi aveva calmato. Stavo per ricominciare a gridargli addosso quando lui mi anticipò.
-lo so che ho un po' approfittato ma ho notato anche che la tua difesa contro la rabbia è enorme. Quindi dovevo trovare il modo per farti arrabbiare davvero.
L'ho fatto per una buona causa!- mi sorrise tranquillo.
-una buona causa?- ripetei io furiosa.
La stanza nono aveva il tempo di ricomporsi che nuove ondate di magia la distruggevano subito.
-ho un'idea diversa rispetto a mio nonno sulla magia.
Secondo me usare al rabbia è il modo migliore per imparare a usarla. Però mi servivi arrabbiata.
E poi, cavolo, stato un bacio bellissimo!- mi sorrise ancora. Ecco, ora lo odiavo.
Anche con il suo scudo, si ritrovò a indietreggiare di parecchi passi come se l'avesse spinto un vento fortissimo.
-vattene prima che ti disintegri non ti voglio mai più vedere. Non ti avvicinare mai più a me!- gli gridai.
Lui rise. Doveva essere pazzo. Ero ormai senza controllo.
-sei così arrabbiata perchè infondo ti è piaciuto, di la verità?- mi sfidò. Lo guardai cercando di ucciderlo con lo sguardo. Poi cercai di riprendere fiato.
-addio!- e me ne andai. Non so se tentò di chiamarmi o fermarmi, ma non ci feci più caso. Volevo solo scappare da lui e pensare al mio Scorpius. Sarei andata da lui subito, immediatamente. E poi avrei parlato con i miei genitori. Dovevano cambiarmi maestro, se lui intendeva tornare con il nipote. Non avevo più intenzione di vederlo.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro