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Come un castello di carte


Mi svegliai chissà quanto tempo dopo.
Mi sorprese la consapevolezza che accanto a me c'era Rose, mi colpì forte, allo stomaco.
Una delle mie mani era poggiata sul suo fianco e lei mi accarezzava i capelli.
Forse si era accorta che ero sveglio.
Aprì gli occhi e vidi i suoi occhi brillare, il suo sorriso bellissimo visibile anche alla tenue luce del tramonto. Oppure era l'alba?
-buongiorno bel addormentato!- mi salutò.
-buongiorno amore!- la salutai io alzandomi sul gomito per avvicinarmi al suo viso e baciandola.
Chiusi gli occhi e mi persi in quel bacio, mentre gli passavo la mano tra i capelli e gli prendevo la nuca con dolcezza.
Approfondì il bacio, gustando le sue labbra, il suo sapore.
Volevo stringerla a me di più, baciarla per sempre ma lei si staccò per cercare l'aria.
Anch'io avevo il fiatone ma devo dire che avrei preferito morire per non avere l'aria piuttosto che lasciare le sue labbra. Mi guardò con gli occhi leggermente scuri, e poi si alzò.
-ti ho preparato la colazione!- mi annunciò.
-la colazione? Ma che ore sono?- chiesi stiracchiandomi.
-le sei e mezza. Però, considerato che hai dormito dal pomeriggio profondamente ho pensato che avresti avuto fame. Non hai cenato!- quasi mi sgridò.
-perchè, tu hai mangiato? E dove hai trovato le cose per preparare la colazione?- gli chiesi.
Lei mi guidò fuori dalla porta. E io quasi non riconobbi la stanza.
Tutti i vestiti, coperte e giornale sparsi in giro non c'erano più.
Il divano malconcio che prima non si vedeva minimamente sembrava essere stato riparato ed era tornato de suo colore antico, il bianco.
Anche la cucina era pulita e splendente.
E il pavimento, che onestamente non avevo mai notato accuratamente, era di assi di legno e sembrava come se avesse passato la cera.
E probabilmente l'aveva fatto, visto l'odore di buono che c'era.
Ma naturalmente quell'odore non poteva coprire quello dei cornetti disposti sul tavolo, oppure quello del caffè fumante e per non parlare delle uova sbattute e delle fette di pane. La guardai incredula.
-sono andata al villaggio qui vicino.
Volevo fare io i cornetti, ho imparato a farli da mia nonna, ma il tuo forno non funziona!
Ero indecisa se comprare qualcos'altro ma mi sono trattenuta visto che non so per quanto resteremo qua.
C'è un supermercato aperto tutta la giornata quindi se abbiamo bisogno non dovremmo avere problemi!- mi disse mentre mi sedevo al tavolo.
La presi per la mano e la feci sedere sulle mie gambe.
La vidi arrossire a io gli baciai una delle guance infuocate.
-non ce la facevi proprio a stare in tutto quel disordine, vero?-. Lei rise annuendo.

Dopo mangiato la guardai mentre prendeva i piatti e andava verso il lavello.
La raggiunsi subito e l'abbracciai da dietro, appoggiando il mento alla sua spalla.
L'odore del suo collo era il più buono di tutti.
Gli baciai il collo, mentre lei rideva.
-mi fai il solletico!- disse inarcando il collo.
Io ne approfittai baciandola ancora.
Questa volte la sentì rabbrividire.
Stavo esultando quando lei mi schizzò con l'acqua.
Mi allontanai da lei per togliermi il sapone dagli occhi.
Sentì la sua risata sonora nel silenzio della stanza.
Le sorrisi.
-vuoi la guerra?- e presi a schizzargli l'acqua.

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Ero quasi del tutto lavata. Guardai ridendo Scorpius che era nella mia stessa situazione.
Tranne che era piegato in due dal ridere.
Lo guardai rapita. Aveva i capelli tutti arruffati, la maglietta zuppa che gli aderiva perfettamente al petto muscoloso. Arrossì mentre lo guardava, protetta un po' dal fatto che lui non lo stesse notando.
Quando alzò lo sguardo ero riuscita a distogliere lo sguardo.
Tirai fuori la bacchetta per asciugarci ma lui mi si avvicinò mettendomi una mano dietro la schiena e attirandomi a se. Io arrossì di botto.
-ti ricordi tre anni fa, ad aprile? Mi avevi buttato nel lago e sei stata per una settimana intera a ridere per la faccia che ho fatto quando sono riemerso- rammentò.
-già, eri così divertente. Sembravi un pulcino!- annuì ridendo. Lui mi strinse di più a se, sentì il mio corpo sul suo e trattenni il respiro. E poi mi baciò.
Come aveva fatto quella mattina a letto.
Incredibile che effetto aveva la sua vicinanza.
E quando mi baciava in quel modo non riuscivo più a pensare a niente.
La testa mi si svuotava completamente, non volevo altro che lui e soltanto lui. Ma in quel momento il mio cellulare squillò e mi dovetti allontanare.
Risi contro le sue labbra quando lui mi attirò di nuovo subito a lui per baciarmi ancora.
Ricambiai e continuammo fino a quando il telefono non smise di suonare.
Dovetti per forza staccarmi dalle sue labbra per respirare e lui prese a baciarmi il collo, e io rabbrividì.
Non c'ero per niente abituata, lui non mi aveva mai baciato sul collo prima di quella mattina.
Forse pensava che la cosa mi avrebbe resa nervosa, forse era preoccupato della mia reazione.
Infondo, la prima e l'ultima persona che si era preso questo lusso era stato uno di quei serpeverde che avevano tentato di violentarmi più di due anni fa.
Ripensai di nuovo a quell'anno, ma non riuscivo quasi a ricordare il dolore che avevo provato.
Il dolore più grande che aveva inghiottito quello era stato proprio Scorpius a procurarmelo.
E meno male che non riuscivo a pensare.....
Cercai di nuovo le sue labbra e mi ci gettai con forza.
Lui allora mi prese per i fianchi e mi sollevò un po' per farmi sedere sul tavolo. Così arrivavo senza sforzo alle sue labbra. Lo guardai negli occhi prima di baciarlo ancora, mentre le sue mani erano ferme sui miei fianchi e invece le mie gli scompigliavano i capelli bagnati.
Ma il suono del telefono ci fermò di nuovo.
Lo guardai seria.
-potrebbe essere mia zia!- sussurrai.
Lui mi guardò serio, e mi accarezzò il labbro.
Poi sospirò e si allontanò lasciandomi scendere.
Presi il cellulare che era nel mantello e risposi.
-pronto-
-pronto Rose. Ma che fine avete fatto? Ho già chiamato ma non mi avete risposto!- mi sgridò.
-scusaci. È successo qualcosa?- chiesi con ansia.
-no, la situazione è come al solito.
Con la sola differenza che ho tentato di parlare con la signora Malfoy e mi voleva affatturare.
Comunque... ti ho chiamata perchè i tuoi genitori sanno che sei qui e non a scuola e si aspettavano che stanotte tornassi a casa. Gli ho spiegato che saresti quasi sicuro rimasta con Scorpius e solo tuo padre si è preoccupato, come al solito. Ti aspettano comunque qua, gli ho detto che vi avrei chiamato.
Mi sembra nient'altro. Ti volevo solo avvertire!- concluse.
-grazie zia. Comunque adesso arriviamo. Un bacio!- e chiusi.
-allora?- domandò Scorpius. Mi si doveva leggere in volto che non era successo niente perchè era serio ma non preoccupato.
-niente di che. Ci sono solo i miei genitori ad aspettarci.
Comunque......... Hai bisogno di più tempo?
Vuoi parlarne un po'?- domandai.
Lui scosse il capo.
-ho riflettuto. So cosa fare. Devo solo parlarne con mia madre. Non voglio togliergli la terra da sotto i piedi.
Deve riuscire a capire cosa stà succedendo- mi spiegò.
Io annuì. Poi rabbrividì per i vestiti bagnati e scoppiammo a ridere.

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-madre!- la richiamai. Lei si girò sorridendo.
Poi notò Rose.
-ancora tu! Sporca mezzosangue se ne vada.
Lei è solo pazza! Scorpius cacciala a calci nel...- ma smisi di ascoltarla. Guardai la mia Rose mentre cercavo di non essere arrabbiato.
-non te la prendere. Non sta bene! Sono qua fuori, ok?!-
E uscì. Mi sentì come se mi avesse abbandonato tutta quella tranquillità che avevo prima.
Sospirai e andai a sedermi accanto a mia madre sul letto.
Ora era tranquilla e mi guardava curiosa.
-allora figliolo? Tuo padre si è svegliato?- mi chiese.
-no madre. Lui non si sveglierà. Questa è la verità.
Non può svegliarsi. E purtroppo dobbiamo darci per vinti.
Non ritornerà-
Vidi gli occhi di mia madre guardarmi smarriti, poi riempirsi non di lacrime o di sgomento, come mi aspettavo, ma di rabbia e odio.
-sei un bugiardo!- mi gridò.
-quando tu te ne sei andato lui mi ha promesso che lui non se ne sarebbe amai andato. Lui si sveglierà.
Lui mi amava, lui non mi ha mai mentito!- continuò gridando mentre gli scendevano lacrime di odio dagli occhi.
La guardai smarrito. Non pensavo di avergli procurato un simile dolore. Eppure ora la vedevo nei suoi occhi.
Chiusi gli occhi trattenendo il flusso di ricordi e di dolore.
E se i miei genitori non fossero mai stati così terribili davvero? Mi avevano procurato un sacco di dolore, eppure forse avevano solo sbagliato tante volte.
Impossibile dimenticare come per un mio errore avevo fatto soffrire così tanto Rose.
Forse non erano i genitori migliori del mondo ma era normale sbagliare.
E così tutto quello che avevo sempre dato per scontato cadde come un castello di carte.

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