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❦ Capitolo 18: Giù le maschere signori!

Capitolo 18: Giù le maschere signori! 

La tua vita è la tua vita
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell'arrendevolezza.
stai in guardia.
ci sono delle uscite.
da qualche parte c'è luce.
forse non sarà una gran luce ma
la vince sulle tenebre.
stai in guardia.
gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscibile.
afferrare.
non puoi sconfiggere la morte ma
puoi sconfiggere la morte nella vita, qualche volta.
e più impari a farlo di frequenti,
più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo finché ce l'hai.
tu sei meraviglioso
gli dei aspettano di compiacersi
in te.
~ Charles Bukowski

2 giugno 2018
(due giorni prima del messaggio)

Caterina aveva imparato a sue spese che l'amore rovina la vita alle persone.

Lo aveva capito quando - in prima superiore - il suo primo ragazzo, Matteo De Rossi, le aveva spezzato il cuore tradendola davanti a mezzo istituto durante una festa.

Inutile dire che suo padre lo aveva quasi ucciso una volta venuto a conoscenza dell'accaduto.

Il cuore aveva iniziato a prendere consapevolezza di questa crudele verità quando suo padre era morto, ucciso da Salvatore Ricci, e lei era rimasta quasi completamente da sola.

E infine la vita glielo aveva dimostrato per l'ennesima volta quando aveva scoperto il tradimento di Ezio nei confronti non solo di Carmine, ma anche di lei stessa.

Le aveva promesso di trovare una soluzione migliore, di non rischiare di compromettere Carmine, e invece pur di non perdere piazze e potere aveva venduto la sua anima come una fetta di pane.

La vita l'aveva avvertita troppe volte di stare lontana da qualsiasi tipo di amore, ma lei era sempre stata un'amante del brivido e non aveva mai ascoltato qualcuno.

Ciro Ricci però era fuoco puro.

Lui che avrebbe fatto male - davvero molto - eppure non poteva che buttarsi tra quelle fiamme con la stessa sconsideratezza di Giovanna D'arco.

Lui, d'altronde, sembrava essersi fissato con lei: non faceva che mandarle lettere e attendere risposte, e le rose erano addirittura aumentate da quando avevano iniziato a scambiarsele.

Non aveva ancora trovato il tempo di mascherarlo e dirgli che sapeva che le rose fossero da parte sua, nonostante le numerose lettere con le quali avevano comunicato.
In quest'ultima era stata troppo occupata a riversare i propri sentimenti, le proprie idee e passioni.

Aveva, scioccamente, condiviso sè stessa con il suo peggior nemico e lui aveva fatto lo stesso con lei.

Chi dei due era più stupido?

Si sarebbero fatti maschi e lo sapevano entrambi, si addormentavano con tale consapevolezza, eppure non sembravano curarsene affatto.
Quel bacio era stato troppo bello per dimenticarlo.

Una domanda tormentava Caterina da giorni, influenzando i suoi sogni - che ormai si erano trasformati in veri e propri incubi - e il suo umore quotidiano.

Chi dei due si sarebbe fatto più male?
Ciro oppure lei?

Aveva uno scatolone pieno di suoi disegni sotto al letto per evitare che Ezio la trovasse, e aveva parlato di lui in numerosi temi di italiano.

Era rovinata ufficialmente.

Perché, per quanto avesse provato a negarlo, sotto sotto Ciro Ricci iniziò a piacerle e anche parecchio.
Il suo sorriso, il suo portamento serio e traboccante di sicurezza, ei suoi occhi completavano un quadro ai suoi occhi ineguagliabile.
Eppure sapeva quanto fosse sbagliato, quali sarebbero state le conseguenze se Ezio fosse venuto a conoscenza di quel sentimento, corrisposto o meno che fosse.

Perché l'amore doveva essere così complicato?
Non dovevamo forse migliorare la vita? A lei sembrava la rendesse solo più spinosa.

Era con questi pensieri che aveva unito le labbra con quelle di Ciro in spiaggia, due giorni prima, e la forma della sua bocca le era rimasta impressa come una dolce carezza.

Cosa avrebbe fatto solo per poter riassaggiarle ancora...

Odiava ammetterlo ma, nonostante tutti i suoi tentativi di non cadere in trappola - nonostante la consapevolezza che lui stessi solo giocando con lei - alla fine Ciro Ricci aveva vinto.

Era riuscita - con le settimane in cui la tormentava con rose, messaggi, sguardi durante le lezioni e con un solo maledettissimo bacio - a farla innamorare di lui.
Sapeva che se ne sarebbe pentita amaramente, se lo sentiva fino al midollo, ma non poteva continuare a fingere che quel bacio non le aveva scatenato nulla.

"Vorrei solo che le cose fossero diverse."

Anche io, Angelù, anch'io , pensavo amaramente.

"Puoi ascoltarmi, Cate? Sono seria quando dico che non so che cosa fare!"

Con uno sbuffò Caterina si alzò dalla sedia del suo banco, quel giorno in classe c'erano solo lei e Angela dal momento che Gaia era a fare "una commissione troppo importante" e Francesca non voleva beccarsi un due in latino.

"Angela, mi hai rotto il cazzo" sbottò dopo due ore che sentiva i suoi pensieri irregolari quanto una pista di F1 "se vuoi andare, devi andarci a questa maledetta gara di karatè, non sei inferiore a nessuno. Smettila di preoccuparti di non avere abbastanza potenzialità, quando ci sono anche i venditori ambulanti del pesce che combattono, e buttati."

E con questo commovente discorso motivazionale prese la barretta al cioccolato dalla tasca del suo zaino e diede un morso troppo grande.

"Lo sooo" continuò lei "ma non so."

Caterina alzò gli occhi al cielo e prese a sfogliare le notifiche di instagram.

Ciro_Ricci ha iniziato a seguirti. (10.10 h)
Edo_Conte ha iniziato a seguirti. (10:11)

"Questi due sono fuori?" la voce della sua migliore amica la fece sobbalzare.

Aveva fissato così a lungo le notifiche che non si era resa conto che nel frattempo Angela non solo aveva smesso di lamentarsi, ma le si era anche avvicinata per guardare l'oggetto del suo interesse.

"A quanto pare sì" le rispose chiudendo velocemente l'app.

Più tardi, nascosto al campo visivo di occhi indiscreti come quelli di Angela, avrebbe visto meglio il profilo del piccolo boss, nonostante i suoi stessi rimproveri.
Era inutile prendersi cura dei fondelli: lo avrebbe fatto di certo.

"Cosa? Vuoi fingere ancora che ti sia indifferente?" chiese quasi seccata.

"Piantala, Angela, mi hai stufato con questa storia."

"Non puoi continuare a mentire a te stessa, Caterina, sei ridicola come una gonna a balze gialle e verdi."

"E questa da dove cavolo ti è saltata fuori di grazia?"

"Dalla mia fantastica mente" le fece un sorriso malizioso "ma non provare a cambiare discorso. Ciro Ricci ti piace e puro tanto, ascolta a me."

Non riuscirono - sbattete in faccia così violentemente - a contestare quelle parole e preferì tacere dinanzi alla consapevolezza esplicata.

Tu sei una stupida Caterina Di Salvo.

"... ma solo perché sei stupida con gli altri, non significa che devi esserlo con te stessa" senza neanche rendersene conto Angela concluse per lei il suo monologo interiore con una leggera punta di sarcasmo nella voce.

"Ma vaffanculo" e si diresse verso le macchinette.

***

Più ripensava al bacio con Caterina, più Ciro non riusciva a capacitarsi di come gli fosse piaciuta la sensazione delle sue labbra contro le sue, incerte.

In quel momento, sulla spiaggia, non aveva pensato alla scommessa, ad Edoardo e neanche a quanto fosse sbagliato per il sistema quella situazione tra loro, figli di rivali eterni.
Neanche Caterina ci aveva pensato, questo era certo, perché non aveva esitato a ribaciarlo quando si era allontanato per riprendere fiato.

Il secondo bacio era stato talmente inteso che era stato sul punto di vincere la scommessa, anche se il quel momento a tutto aveva pensato fuorché a quello; le sue mani erano già all'interno della felpa e il cuore lo pregava di baciarla ancora insieme a un istinto più selvaggio che lo spingeva a prenderla, eppure non lo aveva fatto.

Lei glielo avrebbe permesso - ne era quasi certo -, era annebbiata dal piacere, eppure lui si era fermato e, a mente lucida - fumando una sigaretta sul davanzale della finestra sbarrata della sua cella, si era resa conto di essere uno sciocco a farsi scoraggiare dagli scrupoli.

Scrupoli per cosa poi? Che gliene poteva mai importare di Caterina Di Salvo?
Tutta quella storia era iniziata solo a causa di Edoardo, alla fine.

Quello che sapeva di certo era che a lui il bacio era piaciuto talmente tanto che il cuore aveva saltato qualche battito, e questa consapevolezza lo terrorizzava a morte.
Per uno come lui non c'era posto per l'amore, specie con una ragazza del genere; era già stato deciso che la moglie per lui sarebbe stata perfetta solo ed esclusivamente per le esigenze del suo lavoro e della sua famiglia, l'unica cosa che poteva decretare e che contava era la bellezza della sua presenza - alla fine era lui obbligato a scoparsela per avere un figlio e soddisfazione - ma nient'altro.

Nessun sentimento, nessuna debolezza.

Non credeva al padre fino a un anno fa, ma dopo il tradimento di Francesco era stato costretto a ricredersi amaramente.

Eppure aveva, misteriosamente iniziato, di notte, a sognare una vita diversa, migliore... con Caterina: un figlio, una bella casa, notti d'amore eterno e selvaggio, e una pace che in quel momento - nonostante i teneri diciassette anni - non aveva.

Anche se non l'avrebbe mai ammesso ad anima viva, neanche a sè stesso, iniziava a chiedersi ogni notte prima di chiudere gli occhi e ogni mattina quando li riapriva: cosa sarebbe successo se lui e Cate non fossero stati così incompatibili?

***

Nonostante la sua volontà stabilisse il contrario, Caterina il sabato pomeriggio andò all'IPM per svolgere il suo corso settimanale.

Cercò di essere positiva e pensare non alla sua inevitabile presenza, ma di come due o tre ragazzi fossero davvero interessati a quel che raccontava loro.
Doveva farlo per rivedere Filippo e il fratello, se non  altro.

Massimo la salutò con un sorriso quando varcò le porte della struttura forzandone uno evidentemente, e le chiese come stesse con un interesse talmente sincero che le venne quasi da piangere viste le difficoltà dell'ultimo periodo.
Riassunse un minimo di contegno e gli rispose in maniera affermativa prima di dirigersi al primo piano per prendersi un caffè, dieci minuti prima della lezione circa; era solita ad anticiparsi per evitare di essere in ritardo e avere sempre un pochetto di tempo in più per riorganizzare i propri pensieri, soprattutto in quei momenti.

Con passo lento percorse le brevi scale per raggiungere il piano stabilito e inserì i soldi nella macchinetta quasi con soddisfazione.

Aveva decisamente bisogno di caffeina.

Dopo il bip di avviso prelevò il bicchierino di plastica e in un sorso finì un caffè non poi così male come quello servito dalle scuole.
Si sedette su una sedia vicino e sospirò, il capo contro il muro e i muscoli delle braccia stanchi.

"Staij pensand a' e' diebbeti meij?" un forte accento la risvegliò da quel momentaneo stallo di alienazione.
("Stai pensando ai debiti miei?")

"Edoardo" sorrise ripensando alla discussione avuta con la migliore amica pochi giorni prima "non dovresti essere in classe? O quantomeno con una guardia?" Aggiunse notando la mancanza di un pubblico ufficiale dietro di lui.

"Tu i cazzi tuoi mai, eh?" Rise piano prima di sedersi al suo fianco "ma dimmi un po', cosa ti succede ultimamente qui dentro?"

Va subito al dunque il ragazzo.

"E che dovrebbe succedermi?" si trattenne dall'alzare gli occhi al cielo "è sempre la stessa storia. Tutto monotono."

"Non ti sei fatto nessun amico?" Edoardo l'analizzò con una presunzione che aspirava a cautela.

"No, e se è una proposta: declino."

Edoardo scoppiò a ridere beccandosi un'occhiataccia da Caterina.

"Mamma mij, tesò" si mise drammaticamente una mano sul petto "sei bellissima ma tu sai chi non mi perdonerebbe mai per questo."

"Tu sai chi?"

"Nun sij scem, Caterì" e con questo si alzò "lo so che non sembra, soprattutto nella vostra situazione, la persona più affidabile del mondo. E so che non sono cazzi miei, ma ci tiene, me crerer."
(Non sei scema, Caterina/mi devi credere).

Come se nulla fosse le lasciò un bacio sulla guancia e si incamminò verso il lato destro del corridoio.

"Ci vediamo in classe."

E mentre Caterina meditava se dovesse accompagnarlo per accertarsi che non combinasse guai o lasciarlo andare tranquillamente, Edoardo sparì per le scale con un ghigno in volto che - a vederlo - qualcuno (probabilmente Angela) gli avrebbe tirato uno schiaffo indimenticabile.

Nella sua testa solo un pensiero fisso: Mi devi un favore, Cirù. Arropp a chest t'à chiav', sicuro.
(Ciro dopo questa te la chiavi, sicuro.)

***
"E voi cosa ne pensate?" Con un sorriso finì di scrivere il pensiero di Tommaso D'Aquino sull'amore come atto di volontà.

"D'Aquino ha ragione quando descrive l'amore come dimensione fondamentale della vita morale e spirituale?" appoggiò il pennarello sulla cattedra "l'amore è un atto di volontà? Volontà di sacrificarsi per il bene dell'altro. L'amore è per voi altruista?"

Un silenzio di tomba cadde, come Caterina si aspettava, sulla stanza.

Forse sto sbagliando.
Di nuovo.

Con un sospiro si sedette con eleganza, seppur il gesto maleducato, sulla cattedra non troppo alta della professoressa Amelia.

"Okay, facciamo più semplice" battè e sfregò tra loro le mani "chi di voi è occupato qui dentro?"

Un paio di risatine.

"Vuò n'appuntament, Caterì?" La prese in giro Totò.
("Vuoi un appuntamento, Caterina?")

Seppur avesse imparato a conoscerlo e sapesse che il suo era un modo innocente di scherzare, quello non era il momento.

"Di certo non con te, Totò" alzò gli occhi al cielo "allora? Proprio nessuno è fidanzato qui? Tranquilli, nessuno di voi è il mio tipo" un sorrisetto le spuntò sul viso quando vide Ciro, che fino a quel momento aveva tenuto gli occhi fissi sul banco davanti a sè, alzare di scatto la testa e osservarla con un sopracciglio alzato.

L'imbarazzo la portò a distogliere lo sguardo, ma non prima di averlo guardato con finta espressione innocente e inconsapevole.

Pian piano, forse per farla contenta, Carmine alzò la mano seguito da Edoardo, un ragazzo infondo che non aveva mai sentito parlare, e altri due o tre ragazzi.

"Totò abbassa quella mano. Intendo ragazze esistenti e non a pagamento."

L'intera classe scoppiò a ridere.

"Bene, quelli che hanno alzato le mani sono fidanzati, quindi per il momento mi rivolgo direttamente a loro" si alzò e avvicinò alla prima fila di banchi, appoggiando casualmente - ma neanche così tanto - la mano vicino a quella del fratello "voi cosa fareste per loro?"

Un ragazzo infondo alzò la mano di scatto.

"Si?"

"Possono rispondere anche le persone che non hanno una ragazza?"

"Ma certo" Caterina sorrise "l'amore non è solo quello amoroso, la mia era una domanda per spronarvi a parlare con me. La stessa cosa vale per chiunque: una madre, un padre, una sorella, uno zio..."

Un altro attimo di silenzio, solo più prolungato rispetto al precedente.
Sembrò durare ore.

Ancora non ci riesco, eh?
Ma come posso-

"Moress p'è chi ten l'ammore mij."
(Morirei per chi ha il mio amore.)

Bastò quella frase, pronunciata con gli occhi fissi su di lei, la mano destra chiusa con forma intorno alla penna sul banco.

Moriresti davvero, Cirù?

Angolo Autrice💐🌺
Non sono 💀, lo giuro. Mi scuso tantissimo per essere scomparsa, ma finalmente I'M RETURN.
Come state? Ricordavate anche solo l'esistenza di questa storia?
Un abbraccio

~ Zia Annie💖

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