❦ Capitolo 15: Un'esistenza inesistente
Stavolta vorrei dirvi una cosa prima che iniziate il capitolo, se me lo permettete: non vergognatevi mai di voi stessi. Se qualcuno vi fa sentire zero, guardare la persona dinanzi a voi come se fosse il nulla assoluto. Questo capitolo doveva essere diverso. Migliore. Ma oggi ho sentito la necessità di trasmettere qualcosa di cui tutti hanno paura di parlare: il male interiore. Quella sensazione di essere sbagliati, di valere meno di niente... Io lo provo spesso, forse troppo. A chiunque sia come me, vorrei solo dire che nessuno può portarvi a pensare questo. Nulla e nessuno, intesi? Voi siete solo stelle in attesa di trovare un modo per esprimere la propria luce; voi la possedete, è dentro di voi, e nessuno potrà mai osare togliervela. Brillate ogni giorno, a modo vostro.
NEANCHE CATERINA È PERFETTA. Anzi, forse lei è la più incongruente di tutti.
Caro papà,
Oggi è successa una cosa che, seppur sciocca e insignificante, mi ha fatto sentire mortificata a livelli incomprensibili.
Se lo raccontassi a qualcuno al di fuori di te, quel qualcuno mi riderebbe in faccia, direbbe che sono melodrammatica e priva di capacità di giudizio valida.
Io ho deciso di ignorare le voci nella testa che mi sussurravano malignamente di non scriverti, che era un capriccio, e ho racimolato il coraggio per sfogarmi.
Ne avevo bisogno.
Mi sono sempre considerata brava quasi in tutto, nella maggior parte delle cose almeno; non fraintendere, non sono mai stata una di quelle ragazze altezzose con la credenza imbarazzante di essere una diva, ma pensavo di essere qualcosa fino a qualche anno fa.
Non so cosa sia cambiato dall'ora, nessuno all'esterno lo ha mai notato, ma qualcosa in me non funziona più.
Il modo in cui mi approccio al mondo, il modo il cui il mondo risponde ai miei sentimenti, che ancora oggi come una stupida non si gestire...
C'è qualcosa che non va.
In famiglia mi hanno sempre idolatrata, costantemente, è forse è stato proprio questo a farmi provare la sensazione di toccare il cielo con un dito.
Beh, amato confidente, ora mi sento come se mi fossi schiantata contro un muro di mattoni.
Mi sento spesso così, per molteplici ragioni.
A volte riesco a mascherarlo con gli altri, ma ci sono delle volte in cui scoppio.
Sono proprio quest'ultime a farmi male e porgermi una mano nel mentre.
Con le lacrime gli altri ti credono debole, anche se non lo dicono lo pensano - fidati - eppure questo è ciò che serve per nascondere i momenti quotidiani di sconforto.
Chi crede ingenuamente che tu mostri il tuo male e i tuoi pensieri intrusivi facilmente, non si accorge dei sorrisi finti e dei momenti di distrazione repressi con battute ridicole.
Ed è meglio che gli altri non se ne accorgano, a volte.
Oggi è successa una cosa che, per l'ennesima volta, mi ha fatta sentire inutile, come se valessi meno di zero.
È stato un evento stupido, un interrogazione andata male, eppure le parole e la sensazione di umiliazione mi rimbombano dentro come il ticchettio di un orologio.
Nonostante fossi scoppiata a piangere, c'era chi dietro di me rideva, e chi - davanti - continuava a ferirmi senza curarsene minimamente.
Avrei voluto spaccare il mondo a metà il quel momento.
Perché sono consapevole che non sono l'unica a sentirsi così, e questo non è giusto, per niente.
Seduta su quella sedia, con mille dubbi e incertezze relative a fattori esterni - con mille paranoie nella testa -, ho creduto di poter correre più veloce.
Vuoi sapere com'è andata?
Sono caduta e mi sono fatta molto male.
Nel silenzio che comporta il vilipendio, rimbombava a ripetizione nella mia testa un'unica frase: vali meno di niente.
Io non ho mai avuto niente che mi rendesse speciale, lo sai papà, non sono mai stata bella, ne agile, e tantomeno logica o spiritosa.
Ho sempre fatto pena con le persone, ho un carattere a dir poco tremendo, eppure credevo di averla una piccola briciola di pane.
È l'unica cosa che io abbia mai avuto lo studio, l'unica cosa per cui valessi davvero: se mi tolgono questo, papà, che cosa resta? Te lo dico io, un cazzo.
Sono un involucro vuoto, privo di un qualsiasi incentivo. Sono un'esistenza inesistente.
E delle volte vorrei che fosse il mondo a provare come mi sento ogni volta che inciampo, perché molte persone si sentono come me.
Sono fermamente convinta che almeno metà popolazione senta di possedere solo un elemento di unicità, e almeno un mezzo di queste persone si è sentita strappare dalle braccia quell'elemento, qualsiasi esso fosse.
È orribile quando ti senti meno di tutti gli altri, quando qualcuno utilizza un altro per sminuirti.
Lo so che non è colpa del mio compagno, a cui tra l'altro voglio un bene del mondo, ma le parole "solo lui è davvero inflessibile" mi rimbombano in testa.
E fanno male. Tanto male.
Allora io cosa ho fatto fino ad ora? Ho perso tempo?
Se da piccola qualcuno mi avesse detto che mi sarei sentita peggio di quanto mi sentissi quei giorni in cui mi prendevano in giro per il mio fisico, gli avrei riso in faccia.
"Io almeno sono intelligente" gli avrei risposto "non ho bisogno di quella roba."
Ma è davvero così, papà? Dimmelo, ti prego, posso considerarmi brava almeno in questo?
A volte penso che forse, in fondo, so cosa prova Carmine quando Ezio gli dice di essere un piecuro.
È proprio per questa ragione che ho sempre cercato di far brillare gli altri, di farli sentire apprezzati e amati.
Se nessuno, al di fuori della mia famiglia (che lo fa fin troppo), lo farà con me, lo farò io per gli altri.
Perché chiunque merita di sentirsi dire che è perfetto anche con i suoi difetti, che le stelle sono chiamate con nomi diverse perché differenti l'una dall'altra.
A volte vorrei che tu fossi qui ad abbracciarmi, papà.
È questa la sensazione che ho provato quando sono scappata in bagno e mi sono chiusa dentro, dopo che quella donna più deleteria del veleno mi ha fatto sentire una nullità: la brama intensa, disperante, di essere stretta.
È una sensazione che non auguro a nessuno.
Mi sono abituata a dare abbracci, ma non a riceverli, perché so che il mondo non lo farà una volta che sarò uscita dalla mia campana di vetro.
Quindi meglio che mi abitui al freddo della mancanza di braccia.
Forse è colpa mia se mi sono sentita il quel modo, papà, me lo sono meritata.
Dovevo fare di più, ma a volte credo di avere qualcosa di storto che me lo impedisca.
Forse il mio di più non è comunque abbastanza.
L'unica cosa che davvero mi ha fatto sentire meglio in quell'istante sai cos'è stata, papà? La mia migliore amica.
Spesso dico che Gea è la mia salvezza, quando ovviamente non sono alla portata delle sue orecchie, e lo dico sul serio.
Sa di me cose che non ho mai detto a nessuno, ha sempre cercato di aiutarmi e ci è sempre riuscita, anche se lei spesso crede di non fare abbastanza.
So, tuttavia, che ci sono molte persone che in questi contesti non possiedono qualcuno di fantastico come Gaia, e vorrei tanto dire a queste persone che io le capisco e sostengo.
Siamo tutti uguali, infondo.
Tutte anime fragili, chi più chi meno, che cercano disperatamente una strada che li porti verso la completa accettazione di sè.
Quella strada esiste, spero solo di trovarla.
Ma fino ad allora, ti prometto che cercherò sempre di ricordami una cosa che mi hai detto molti tempo fa, papà: Dio ci ha dati alla luce per uno scopo, e anche se questo non ci fosse stato, la nostra sola esistenza sarebbe stata sufficiente a illuminare la notte.
Non ci ho mai creduto, papi, ma cercherò di farlo.
Con affetto,
la tua bambina.
Angolo di zia Annie.
Prima dei dettagli tecnici di questo capitolo, vorrei spiegarvi perché l'ho scritto.
Il quindicesimo capitolo non doveva essere così, era stata idealizzato in maniera totalmente differente, doveva raccontare altro.
Ma oggi mi sono sentita in bisogno di dire a tutti coloro che mi hanno concesso l'onore di provare a leggere la mia storia, che sono unici.
Nei momenti di sconforto, nei momenti in cui vi sentite come oggi mi sono sentita io, ricordatevi le parole di inizio capitolo.
Spero che lo farete, anche se so che è difficile❤️🩹.
Per quanto riguarda la struttura, questa è una pagina di diario di Cate.
Lei chiama il diario papà, perché Dante era il suo confidente più fidato.
Dopo la sua morte ha deciso di "continuare a parlargli" attraverso l'inchiostro e la carta.
Vi voglio rivelare una curiosità sulla protagonista: quando è triste abbraccia il suo diario.
A voi spetta trarre le conclusioni.
Ora che vi ho spiegato tutto, direi che è meglio smetterla o finirò per scoppiare di nuovo.
Spero che il capitolo vi piaccia, questa volta sul serio, perché ho pianto fiumi mentre lo scrivevo. Non voglio controllarlo ora, non ne ho la voglia e la forza, perdonatemi gli errori grammaticali.
Vi voglio bene, sul serio.
Zia Annie🫶🏻
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