20
Venti
“Cosa ci facciamo in questo posto?” Flora si guardò intorno, scrutando con un occhio forse troppo critico quell'appartamento spoglio.
“Il tuo addestramento sulla felicità raggiunta con poche cose parte da qui!”
Joseph l'aveva portata in una palazzina composta da diversi appartamenti. Ce n'erano anche altre uguali a quella posizionate a distanza regolare, in pratica era un sito di condomini vecchio stile e ormai disabitati da tempo, salvo gli ultimi stabili costruiti che ancora potevano godere di un veicolo di vita al loro interno.
“Lo sai che rischiamo di restare sotto le macerie, qualora dovesse crollare?”
“Adoro il tuo ottimismo”.
“Dico sul serio”.
“Guarda” Joseph passeggiò per alcune stanze, l'appartamento non ne contava molte, ma abbastanza per fare vivere in modo non troppo stretto una famiglia di quattro persone. Picchiettò con le nocche su alcune travi visibili, le punte dei piedi colpirono le basi provocando dei rumori sordi. Passeggiò calciando quel perimetro per cinque minuti buoni, che bastarono a fare salire dentro la ragazza una forte ansia di restare bloccata sotto delle macerie. Non era ancora pronta a morire.
“Joseph, dai ora smettila” lo implorò andandogli davanti e fermando le sue mani, “Per favore”.
“Non ci può succedere niente. Tute queste travi sono portanti” spiegò lui appoggiandosi, “Per quanto peso abbiano addosso, terranno tutto in piedi. E sono solo pezzi di legno”.
“Se questo è il tuo modo di insegnarmi a vivere con più serenità dalle piccole cose, io non credo di poter imparare” Flora fece un passo indietro, bello lungo. Volle tenersi il più lontano possibile da quella trave che dava più l'idea di star per sgretolarsi da quanto era marcia. Altro che Creatore dei Disastri, in quel momento Joseph pareva più un serial killer sotto false spoglie, e se quello fosse stato davvero il suo intento? Se avesse voluto mettere fine alle sue fisime e alle sue lagne con l'omicidio? Nemmeno il tempo di metabolizzare la cosa e già la sua mente iniziò a vagare su scenario inquietanti.
“Lo vedi come sei prevenuta? Ti fidassi per una volta di qualcuno!” sbuffò il ragazzo scuotendo la testa. Era chiaro che aveva appena inteso non avere un compito proprio facile. Forse aveva anche iniziato a pensare di avere davanti una forma aliena piuttosto che un essere umano.
“Scusami tanto! Ma non è certo colpa mia se ci troviamo in un luogo che potrebbe benissimo essere usato come scena del crimine! Magari un qualche delitto camuffato come incidente” nella sua testa, dovette ammettere la ragazza, il discorso aveva avuto più senso. Ora pronunciato sembrava tanto una citazione di un appassionato di crime, o di un fanatico del genere thriller. Ma non lo faceva apposta: era diffidente, era più forte di lei, potesse avere più volontà si sarebbe buttata a pesce sulle idee strane di un sconosciuto.
“Perché non evitiamo, per un momento, di pensare sempre a tutto il quadro completo? Così non rischiamo di perdere l'essenza effettiva di questo incontro”.
“Va bene…” Flora cercò di respirare a fondo, di non pensare al peggio anche se vedere quei buchi sul muro, quelle travi marce e quei detriti sparsi per il pianerottolo, rendevano la cosa molto difficile. Joseph riprese quindi a battere le punte dei piedi sugli zoccoletti delle pareti, e la ragazza iniziò a studiare quel movimento. Si rese conto che erano colpi troppo regolari: una persona normale avrebbe dato due o tre calci in giro, senza un punto specifico, ma lui pareva più segnare la strada.
“Quello che volevo che capissi, è che questi palazzi, soprattutto questo, sono stati creati con pochissimi materiali. Il cemento non era dei migliori, la maggior parte della rete della struttura sono pezzi di legno rimediati e molto più economici. Eppure eccolo qui, ancora in piedi. È durato per vent'anni nonostante fosse dismesso da mo'”.
“Quindi vorresti dire che paradossalmente, questo edificio è molto più resistente di molti altri?”
“Più o meno sì” Joseph indietreggiò avvicinandosi ad una finestra. Si voltò, girò la maniglia e aprì le ante rivelando un bel sole che invase subito la stanza. Il temporale ormai era passato e le gogge sulla ringhiera di quello che un tempo doveva essere un bel balcone arredato, si illuminavano come tanti piccoli diamanti incastonati.
“Se pensi che un tempo non esistevano mezzi sofisticati per poter vivere in autonomia e in modo comodo, eppure molte costruzioni sono sopravvissute alle peggiori intemperie… hai notato quante cose sofisticate abbiamo ma durano niente?”
Flora si affacciò si perse a vedere quel panorama diverso dal solito, che stranamente le provocava un senso di calma e di nostalgia. Le parve di vedere vecchie famiglia stendere il bucato con un grappolo di bambini che giocavano insieme, con una palla e nient'altro. Forse Joseph aveva scelto quel palazzo apposta, che mostrava tutti gli altri con le loro innumerevoli differenze di annata e di materiali, mostrando quindi un percorso che negli anni l'uomo aveva abbracciato per raggiungere le diverse forme, le diverse funzionalità e le diverse comodità di cui la vita aveva bisogno.
“Vediamo se ho capito il tuo gioco” disse girandosi verso il giovane, “Questo appartamento è come un essere umano. Lui ha avuto il suo compito: quello di ospitare delle vite dentro. E ci è riuscito proprio come quegli altri palazzi laggiù che sono indubbiamente più sicuri in fatto di stabilità. Più abitabili perché possiedono caratteristiche che col tempo sono diventate fondamentali. Ho colto?”
“Abbastanza” Joseph si tolse il cappello Steampunk, “Tu cosa vuoi fare della tua vita?”
“Studio giurisprudenza. Voglio fare l'avvocato. Ma servono dei requisiti che io non ho in mano al momento” Flora abbassò lo sguardo, tali requisiti erano il suo unico biglietto da visita per poter ottenere una borsa di studio, in modo che i suoi genitori potessero pagare di meno ma offrirle sempre il migliore dei mezzi per i suoi sogni. Ecco che il volantinaggio aveva dato modo di accelerare le cose: aveva letto che i crediti ottenuti da attività socialmente utili come volontariato o piccoli lavoretti, davano più punti di un normale corso di tutoraggio. Aveva preso la palla al balzo, nulla di più, aveva trovato una via comoda per non stare sui libri.
“Un avvocato…” borbottò il ragazzo incrociando le braccia, “Secondo te difenderebbe mai un imputato colpevole e palesemente indifendibile?”
“Deve farlo essendo il suo lavoro. Ma credo che se potesse scegliere, eviterebbe”.
“E perché eviterebbe? Sarebbero soldi in tasca, un bel gruzzolo solo per ritardare l'inevitabile”.
“Be'… perché a nessuno piace difendere chi ha colpa, e di quelle pesanti” per un attimo lo scenario di un tribunale le si parò davanti come le strade che percorreva giorno dopo giorno bussando a tutte le porte per avere firme, per dare volantini, per fare tutte quelle cose scomode che la obbligavano a passare il sabato mattina fuori invece che sotto le sue calde coperte. Il volontariato, quel volontariato almeno, aveva la faccia dell'imputato pluri-omicida o truffatore che lei era costretta a difendere contro la sua volontà, e tutto per ottenere i soldi facilmente. Facili come avere la borsa di studio attraverso una strada più corta e comoda piuttosto che farsi il mazzo e avere buoni voti in Università.
La sua bocca si contrasse in una smorfia che non aveva un'espressione precisa. Aveva capito finalmente dove Joseph voleva arrivare: al suo essere troppo meticolosa sulle cose, al voler anteporre il risultato a ciò che le stava intorno. E tutto per che cosa? Per comodità, per avere più possibilità di altri con il minimo sforzo, per non essere superata da nessuno. Ma se la vita fosse funzionato così, come pensano sempre tutti, allora nulla di tutti i successi ottenuti con costanza e fatica sarebbero mai passati alla storia. Nulla di tutto quello che il Viale dei Caduti raccontava era incredibile, e nulla di tutto quello che si studiava a scuola aveva importanza.
“Perché hai reagito male davanti alla notizia che Minnie si frequentava?” la domanda di Joseph squarciò i suoi pensieri riportandola alla vecchia e sudicia realtà dove stava appoggiando i piedi in quel momento.
“Io l'ho… fatto perché lei merita di meglio”.
“E?”
C'era un altro motivo? No, o almeno la sua mente si sforzava di non averlo. Lo teneva chiuso in una scatola con cento lucchetti che spesso si inceppavano e saltavano da soli, uno per volta per metterle paura. Il motivo c'era, ma non era nulla di buono, nulla che potesse ancora renderla un'amica sincera.
“E?”
“E… perché sono un'egoista. Nulla di più” confessò sedendosi sul pavimento sporco di polvere e sassi, “Volevo averla attaccata a me per sempre. Volevo nascondere dietro alle mie continue prediche su quanto potesse puntare in alto solo perché sapevo che non mi avrebbe mai eguagliata” Minnie non aveva mai goduto delle possibilità di Flora, a partire dalle elementari quel fattore era sempre stato evidente. Minnie non era mai stata una ragazza ambiziosa, si nascondeva dietro i suoi gingilli d'antiquariato solo per avere la magra soddisfazione di avere qualcosa che le piacesse. Non aveva nemmeno mai voluto studia in Università, l'aveva trascinata lei per il solo gusto di avere una faccia conosciuta.
Non aveva mai voluto nemmeno che avesse un fidanzato. Nel suo schema composto di successi infiniti, le persone a cui si appoggiava avevano sempre una nota di invidia per il suo amato marito, soldato premiato diverse volte per le guerre che aveva superato, mentre lei lo aspettava compilando schede e fogli nel suo studio all'ultimo piano di un immenso palazzo dove erano presenti solo i lavori migliori. Il tutto rendeva quel quadro davvero squallido, adesso che ci pensava. Si era sempre vista come la migliore in tutto, come quella che stava in cima alla piramide, che egoista egocentrica era stata.
“Non è sbagliato che tu abbia ambizioni. Ci stanno tutte dal momento che qui, o sai pescare o non combinerai nulla” Joseph si sedette accanto a lei, avvicinandosi di qualche centimetro, “Il fatto è che non puoi pensare che sia tutta una passeggiata. I proprietari della Tea House erano meccanici”.
“Lo so” sospirò lei, lasciando che la schiena toccasse il muro malmesso, “Ho anche pensato che facendo volontariato, potessi ottenere i migliori risultati con il minor lasso di tempo”.
Joseph giocherellò con dei ciottoli provenienti dal soffitto. Lei lo guardò passivamente, come se avesse dovuto capire in modo non troppo concentrato quello che le stava succedendo intorno.
“Cosa dovrei fare invece con Ivan?”
“Lascialo”.
“Quanto siamo diretti su questo argomento” Flora rise tristemente, il pensiero di aver appena demolito il suo stesso castello di sabbia le dava una strana sensazione di vuoto.
“In fondo lo vuoi fare. Tanto non ti cerca, quando si fa sentire, se lo fa, parla come se non gliene frega se niente. Perché andare avanti?”
Joseph doveva aver fatto un patto segreto con Annibal per dire una cosa del genere, ma in realtà era da un po' che ci stava pensando. Il giovane soldato aveva recuperato punti quando aveva risposto ai suoi messaggi, facendole un attimo ricacciare quel pensiero nei meandri delle intenzioni difficili da concludere, ma dopo poco aveva capito che non ne valeva la pena aspettare qualcuno che non sarebbe venuto. E poi nessuno amava quel ragazzo, lo definivano sempre tutti troppo gonfio di sé. Ma la spaventava l'idea di restare sola: Ivan in fondo era come una boa che permetteva di navigare tranquilla anche con le onde, una sorta di piccola barca che resisteva alle tempeste indipendentemente da quale fosse il meridiano. Un tempo, di sicuro era stato innamorato, ma aveva anche sempre avuto la passione per il militare che lo aveva sempre distratto dal mondo intero.
“Ma quando lo lascerò… resterò sola. Non ho nessuno che sia disposto a sopportarmi”.
“E se ci fosse?” la domanda risuonò con una voce ambigua. La ragazza non fu certa che lui stesse parlando per sé stesso, una persona normale non l'avrebbe detto con così poca attenzione, ma forse era anche dovuto al fatto che Joseph si commentasse da solo come ragazzo. Ma aveva anche un senso: non poteva sapere se sarebbe rimasta sola o se la cosa sarebbe volta in qualcosa di migliore. Quello era il futuro che doveva ancora abbracciarla, fino a quel momento lei avrebbe solo dovuto vivere nel dubbio.
“Sei sempre stato così saggio, Joseph?”
“Ho imparato ad esserlo”.
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